Il terremo finanziario che sta colpendo il mondo dell’auto sembra non conoscere sosta. Dopo essersi abbattuto negli USA colpendo i tre big di Detroit, si è spostato in Giappone, coinvolgendo non solo Honda, ma anche Toyota. Al punto che, per la prima volta in 71, il più grande costruttore al mondo si appresta a chiudere l’anno fiscale con un passivo pari a 1,22 milioni di euro. Uno smacco per l’azienda fondata da Kiiro Toyoda nel lontano 1937, ad oggi considerata tra le più solide, presa ad esempio per il suo modello manageriale e che l’anno scorso si era permessa il lusso di superare nelle vendite la General Motors. Come fa sapere lo stesso presidente Katsuiki Watanabe, la Toyota si appresta ad affrontare una situazione difficile e che fino a qualche mese non era assolutamente pronosticabile. E che risente sia del crollo degli acquisti (34%) in USA e Europa, sia il rialzo dello yen che ha ridimensionato gli introiti a posto un freno alle esportazioni. Tant’è che, dopo i 9,37 milioni di veicoli venduti nel 2007, per l’anno corrente la stima era stata calcolata in ben 9,85 unità. Un valore che verrà decisamente ridimensionato dato che a novembre 2008 le vendite del costruttore nipponico fanno segnare una regressione del 4%: se il trend resta costante ci si fermerà a 8 milioni. Da Nagoya, però, fanno sapere che la situazione non è così drammatica come negli USA: anche con soli 7 milioni di veicoli la Toyota è in grado di generare profitti… Una dichiarazione che potrà far tirare un sospiro di sollievo agli azionisti del gruppo, ma che non evita lo stop ai progetti di espansione: dall’impianto del Missisipi al rinvio del progetto di auto economica per l’India. Sorte che, invece, non toccherà la fabbrica i Miyagi dove insieme alla Panasonic avviene la produzione delle batterie. Perché, grazie a auto ecologiche come la Prius la Toyota prevede di poter affrontare nel migliore dei modi un 2009 che si annuncia ancora più critico per l’economia mondiale. Una strada, quella della ricerca e produzioni di veicoli a basso e nullo impatto ambientale, che non a caso è stata imposta anche ai Costruttori americani quale condizione per usufruire dei 13,4 miliardi di dollari stanziati dall’amministrazione Bush.
- Martedì 23 Dicembre 2008





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