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Non è solo un bell’esercizio di stile la concept car che Audi ha esposto al Salone di Los Angeles. La Cross Cabriolet quattro, infatti, contiene le indicazioni fondamentali sui modelli che la Casa tedesca lancerà nel corso del 2008. Iniziamo dalla parte inferiore della fiancata. Ebbene, il suo design anticipa nientemeno che la Q5, la sport utility di medie dimensioni a cinque posti che andrà a fare concorrenza alla BMW X3 e alla Mercedes GLK che verrà presentata nelle prima metà del prossimo anno. In sostanza, si tratterà della sorella minore della Q7, con una lunghezza attorno ai 4 metri e 62, proprio come questo prototipo, e quindi molto più adatta per le dimensioni delle strade europee.
Non a caso, poi, la vettura esposta a Los Angeles è una cabriolet. Audi, infatti, sta preparando due modelli decappottabili, uno ricavato sulla base della nuova A4, l’altro, e questa è una vera novità assoluta, è la versione convertibile a quattro posti della A3.
La Cross Cabrio quattro indica anche l’intenzione di Audi di puntare sempre di più sulle prestazioni brillanti. Il suo motore, infatti, è un turbodiesel common rail di 3 litri di cilindrata in grado di sviluppare 240 CV e far scattare questa bella vettura da 0 a 100 all’ora in soli 7,2 secondi. Anche il resto della meccanica è decisamente raffinato, in perfetto stile Audi. In particolare, la trazione è integrale permanente e le sospensioni hanno l’assetto regolabile elettricamente, in modo che la vettura si adatti al meglio alle strade su cui si muove, anche a quelle più impegnative.

Finalmente possiamo svelare come la Fiat 500 ha conquistato alla grande il titolo di Auto dell’Anno 2008. La nuova reginetta ha conquistato 385 punti, tanti, tantissimi se si esamina il meccanismo che porta i 58 giornalisti europei a decidere quale è la migliore auto fra quelle uscite sui mercati europei negli ultimi 12 mesi. Ciascuno dispone di 25 voti, da distribuire fra le sette finaliste, che vengono selezionate in una prima votazione, all’inizio di ottobre. Una sola può essere al primo posto nella votazione finale e il massimo assegnabile a ciascun modello è 10 punti. Dunque se una vettura facesse l’enplein (cosa che non si è mai verificata e probabilmente non si verificherà mai) otterrebbe 580 punti. In quest’ottica è chiaro che il risultato della Fiat 500 è ottimo, considerando che lo scorso anno la vincitrice, la Ford S-Max, si era fermata a quota 235. Ma non solo. La seconda classificata, la Mazda 2, ha totalizzato 325 punti e la terza arrivata, la Ford Mondeo, tecnicamente sorella gemella della S-Max, si è fermata a 202. Seguono, nell’ordine, la Kia cee’d, prima automobile coreana a entrare nella finale di questo prestigioso premio, la Nissan Qashqai, la Mercedes classe C e, fanalino di coda, la Peugeot 308 con soli 97 punti. Le motivazioni che hanno portato al trionfo della 500 sono da ricercare, oltre che nel design e in quell’alone di amarcord, che però vale solo per noi italiani, nella qualità generale di questa vettura, nel comportamento su strada divertente, ma soprattutto nell’avere saputo far nascere un fenomeno di costume così diffuso in Europa e in così poco tempo. La piccola Fiat, fra l’altro, è premiata anche dal mercato, visto che è già a quota 100.000 vetture vendute da luglio a oggi e che in Europa la lista di chi è in attesa di entrare in possesso dell’esemplare personalizzato secondo i propri gusti si allunga sempre di più.

Quest’anno il pronostico su quale sarebbe stata l’Auto dell’Anno era facile. Molti da tempo davano per scontato che la 500 ce l’avrebbe fatta. Anche se l’annuncio ufficiale da parte della giuria l’avremo lunedì 19, ormai si sa: la piccola Fiat è l’Auto dell’Anno 2008. Ma non solo, possiamo anche dire che la sua vittoria è stata schiacciante sulla seconda classificata, la Mazda 2, apprezzatissima per il suo design e per l’intelligenza del suo progetto, e sulla terza arrivata: la Ford Mondeo, che del resto tecnicamente è una copia fedele della vincitrice dello scorso anno, la crossover S-Max.

I come i30, la nuova berlina con cui la coreana Hyundai tenta di sfondare in Europa nel combattutissimo segmento C. Ma i anche come i10, la nuova citycar che sarà presentata ufficialmente fra un mese al Motor Show di Bologna e che verrà commercializzata nella primavera del prossimo anno. Con questo modello Hyundai sostituirà la Atos Prime, sulla breccia da 9 anni, ma che continua ancora a essere l’auto che il marchio coreano vende di più in Italia, che storicamente è sempre stato il mercato più favorevole del Vecchio Continente per questa piccola automobile orientale.
La i10 si presenta come una naturale evoluzione della Atos Prime. Rimane sempre compatta, con i suoi 3,57 metri di lunghezza, ma si allarga di 7 centimentri, quanti bastano per ricavare un divano posteriore sufficiente per ospitare tre persone e quindi poter essere omologata per cinque, un bel vantaggio in più. Anche il motore rimane lo stesso 1.100 a benzina, ma con la potenza massima che passa da 63 a 67 CV per garantire prestazioni più brillanti, ma soprattutto per consumare e inquinare meno. La i10, infatti, emette solo 119 grammi di anidride carbonica al chilometro, un ottimo risultato per un’auto destinata a muoversi soprattutto per le strade delle nostre città.
Sebbene più moderna e gradevole nel look e più spaziosa dentro, la i10 manterrà la stessa convenienza economica della Atos Prime, quindi si presenterà con prezzi decisamente concorrenziali, che partiranno da circa 9.000 euro chiavi in mano e comprenderanno una dotazione completa per una citycar.

Ogni tanto bisogna avere il coraggio di voltare pagina e di ritornare sui propri passi. Alla Citroën, per esempio, hanno sempre fatto automobili strane, anche troppo, anzi proprio questo chiedono i citroenisti incalliti. Ma quando si tratta di far numeri e andare a vendere macchine nei segmenti alti del mercato le cose cambiano e i gusti dei clienti si fanno molto, ma molto più tradizionalisti. Qui le icone sono sempre le stesse: le BMW, le Audi, le Volkswagen Passat. E proprio a queste automobili si ispira la nuova generazione della C5, presentata oggi ufficialmente a Parigi e in arrivo sulle nostre strade a maggio del prossimo anno in versione berlina a quattro porte e Break, ovvero station wagon.
Niente colpi di fantasie o soluzioni stilistiche tortuose che solo i francesi capiscono e sanno apprezzare. La nuova C5 ha linee decise, semplici, quasi sportiveggianti con quel muso lunghissimo e la coda tronca, ma senza il portellone che si solleva, perché in un’auto di questa classe fa troppo cheap. Anche le tanto celebrate sospensioni idrattive sono considerate un sovrappiù. Infatti nella nuova C5 ci sono, ma di serie le montano solo le versioni al top di gamma, mentre per le altre si possono avere anche quelle meno costose a molla. Alla Citroën ipotizzano già che almeno il 50-60% dei 150.000 acquirenti previsti all’anno rinuncerà a un po’ di comfort in più e sceglierà le sospensioni di tipo tradizionale.
Più lunga della serie precedente e molto spaziosa all’interno grazie al passo allungato di 6 centimetri, la nuova C5 sarà offerta con una gamma molto ampia, che prevederà tre motori a benzina, di 1.8. 2.0 e 3 litri, con potenze massime fra 127 e 215 CV e ben quattro turbodiesel, che vanno dal 1.600 da 110 CV al prestigioso 2.7 biturbo da 208 CV, passando attraverso un 2 litri e un 2.2. Inoltre ci saranno diversi ambienti di finitura interni e una ricca dotazione di accessori che comprenderà nove airbag, fra cui quello per le ginocchia del guidatore, la pedaliera collassabile in caso di urto, i fari attivi allo xeno e il dispositivo che avverte quando si esce inavvertitamente dalla propria carreggiata. Tanto per ricordare che, sebbene addolcita nello stile, questa rimane pur sempre una vera Citroën.

Da un po’ di tempo a questa parte, le automobili giapponesi sono tornate a farsi notare per il design. In testa a questo revamping dell’auto nipponica c’è la Mazda, che da un paio d’anni sforna automobili con un’estetica molto personale. Ha iniziato con la monovolume Mazda 5 a sette posti, ha proseguito con la piccola Mazda 2, arrivata sul mercato italiano da pochi giorni, adesso si appresta a lanciare la nuova Mazda 6, la vettura medio-grande, che arriverà sulle nostre strade all’inizio del prossimo anno, prima con la classica carrozzeria a tre volumi e quattro porte poi, da marzo, nelle varianti a cinque porte e station wagon (la più adatta al mercato italiano e anche la più bella delle tre) e da settembre con il motore turbodiesel common rail da 140 CV.
All’inizio ci sarà la possibilità di scegliere fra tre motori a benzina, un 1.800 da 120 CV, un 2 litri da 147 CV e un 2.5 da 170 CV, che sostituisce il precedente 2.3. Sicuramente, il 2 litri è il più adatto per una vettura come la Mazda 6, ma anche il 1.800 ha i suoi pregi, grazie alla potenza più che sufficiente e all’ottima elasticità di marcia. Il 2.5 è decisamente più brillante e ha un comportamento più sportivo, che del resto l’ottimo telaio di questa nuova giapponese, interamente progettata e disegnata nella sede Mazda di Hiroshima, tollera perfettamente.
Andando oltre il design raffinato e l’ottima tenuta di strada, la nuova Mazda 6 nasconde ua progettazione molto accurata che, nonostante l’aumento della lunghezza, il comfort che offre su strada e l’aumento dei contenuti rispetto al precedente modello, riesce anche a pesare meno: in media circa 35 kg. Adesso la parola al mercato: l’ultimo anno è stato duro per Mazda Italia, vendite inchiodate, un cambio improvviso di management al vertice. Però le premesse per riprendere quota ci sono.

Stile giovanile, colori vivaci, grande abitabilità, costi contenuti. Così possiamo riassumere in breve i contenuti della Splash, la nuovissima citycar che Suzuki lancerà sul mercato all’inizio della prossima primavera. Questa compatta cinque porte, lunga 3 metri e 72, è stata sviluppata in collaborazione con Opel ed è praticamente identica (a parte il muso e qualche finitura) alla nuova Agila, che sarà lanciata sul mercato più o meno nello stesso periodo. Entrambe, del resto, usciranno a partire dal prossimo dicembre dallo stesso stabilimento, quello Suzuki di Esztergom, in Ungheria, lo stesso che produce già la Swift nonché la Suxuki SX4 e la Fiat 16. A budget 2008 sono già state messe 60.000 Splash, a fronte di una capacità produttiva di 140.000 macchine da dividere fra i marchi Suzuki e Opel, da vendere a prezzi che partiranno da circa 10.500 euro.
Tre saranno i motori disponibili. Si partirà con un mille a tre cilindri da 65 CV destinato a chi usa l’auto soprattutto in città, visto che si tratta di un motore economico, ma anche limitato in fatto di prestazioni. In alternativa ci sarà un 1.200 a quattro cilindri da 86 CV, decisamente più vivace nelle prestazioni e anche più silenzioso. Infine, sarà possibile avere la Splash con il 1.300 turbodiesel Powertrain da 75 CV, il motore giusto per un utilizzo più intensivo dell’auto. Quest’ultimo motore, frutto dello sviluppo comune Fiat-Opel, nel caso della Suzuki viene prodotto in India e da lì è inviato direttamente in Ungheria per il montaggio sulle Splash.
Qualunque sia la versione scelta, la piccola Suzuki si presenta con un interno spazioso e molto luminoso, un ottimo comfort acustico e una notevole facilità di guida. I suoi difetti? Qualche finitura un po’ troppo economica e lo sterzo poco sensibile soprattutto per quando si viaggia fuori città.

Se c’è un’automobile compatta che esce davvero dal mucchio, è la serie 1 della BMW, una vettura che, oltre a farsi notare per il design originalissimo, si distingue per un comportamento su strada unico. Non a caso è l’unica della categoria ad avere la trazione posteriore, il particolare che fa la vera differenza e che assicura una guida precisa, gratificante, in una parola sportiva. Quest’anno, per la più piccola delle BMW (almeno per il momento, visto da un po’ di tempo si è tornati a parlare del progetto di una citycar), è iniziata l’espansione della gamma. A primavera è arrivata la tre porte, al Salone di Francoforte si è vista la coupé, che sarà commercializzata entro fine anno. E proprio da questo modello deriva la cabriolet, di cui BMW ha diffuso le prime foto ufficiali.
La vettura si presenta compatta, ma decisamente grintosa e, andando controtendenza anche rispetto ai più recenti modelli aperti della BMW (vedi serie 3 cabrio), adotta una classica capote in tela ripiegabile a comando elettrico. Niente tetto rigido retrattile, insomma, però qualcosa di originale c’è comunque. La capote, infatti, si potrà avere, a richiesta, in una versione color antracite con fili risplendenti inseriti nella trama che, sotto il sole splendente, diventano color argento.
La serie 1 cabriolet sarà commerrcializzata dall’inizio del prossimo anno nelel versioni 118i, 120i, 125i e 135i a benzina, con potenze massime che andranno da 143 a 306 CV. La 135i, la versione al top di gamma, monterà di serie il pacchetto sportivo M di elaborazione della carrozzeria. Infine, da subito, questa cabrio compatta a quattro posti sarà disponibile anche nella versione 120d con il motore turbodiesel da 177 CV.

Dietro l’originalissimo nome cee’d (che non vuol dir niente, se non che è un’auto a cavallo tra due segmenti di mercato, il c e il d) traspare tutta l’aggressività che i coreani intendono scaricare sul continente europeo. Questo insolito nome è associato alla prima vettura che Kia ha progettato ad hoc per noi europei e che produce nella nuovissima fabbrica di Zilina, nella Repubblica Ceca, che quest’anno sfornerà 130 mila vetture, fra cee’d berlina e station wagon, ma che entro il 2010 passerà a 300 mila unità al’anno, con l’aggiunta della sport utility Sportage e di prodotti del tutto inediti, come la pro_cee’d (si scrive proprio così) una tre porte dal look sportiveggiante che la fa assomigliare più a una coupé che a una berlina con due porte di meno.
Questo nuovo modello, fresco di debutto al Salone di Francoforte, in Italia si vedrà per la prima volta al Motor Show di Bologna di inizio dicembre e sarà in vendita dal 2008 con una gamma di motori completa e aggressiva. Si va dai tre benzina di 1.4, 1.6 e 2 litri, con potenze fra 109 e 143 CV, ai due ottimi turbodiesel, 1.6 da 115 CV o 2 litri da 140 CV, forse il più adatto per questa tre porte. Con questo motore common rail, la pro_cee’d è piacevole da guidare e confortevole, molto di più di tante rivali europee al 100%. Il motore è elastico, progressivo, mai troppo rumoroso, le prestazioni sono di buon livello e i consumi contenuti. In più, all’interno di questa nuova versione, superata la difficoltà di salire posteriormente a causa delle due sole portiere, si apprezza ancora di più la qualità generale, che non ha niente da invidiare alle Case europee. Anzi.
Fra l’altro, rispetto alla cinque porte, la pro_cee’d permetterà anche di risparmiare qualcosa. Alla Kia promettono prezzi mediamente di 300-400 euro inferiori rispetto alla cinque porte, che parte da 14.951 euro chiavi in mano. Insomma, fino a poco tempo fa i coreani erano guardati con ilarità. Oggi spaventano con la loro potenza e la qualità che sono in grado di offrire. Tanto per fare un esempio, solo loro riescono a offrire una garanzia fino a sette anni per la cee’d. Addirittura di più della tanto celebrata Toyota.

Dopo la 5oo, il Gruppo Fiat estrae un altro asso nella manica: il glorioso marchio Abarth, che ritorna con una versione sportiva della Punto, in vendita dal weekend del 13-14 ottobre a un prezzo base di 17.800 euro. La cifra è interssante, non solo per gli inclini all’amarcord, ma anche per i giovani, che finalmente avranno una vettura italiana con cui divertirsi davvero. Il motore della punto Abarth è il nuovo T-Jet 1,4 a benzina, ma questa volta in una versione pompata da 155 CV, che permettono di viaggiare a 208 all’ora e di scattare da 0 a 100 all’ora in 8,2 secondi.
Il look, naturalmente, è sportivo, specialmente se si sceglie la carrozzeria bianca, ma anche il rosso e il nero, le altre due tinte previste, non scherzano. Ma su strada la nuova Abarth è tutt’altro che «cattiva» e impegnativa da guidare. Anzi il suo telaio, ovviamente rivisto rispetto alle Punto normali, ha una tenuta davvero elevata e lo sterzo si è fatto più pronto. Specialmente se si preme il tasto Sport, che fa salire la coppia massima da 206 a 230 CV e rende il volante molto più pronto e diretto.
Sport e prestazioni, insomma, ma alla Abarth hanno pensato anche alla sicurezza. L’Esp, per esempio, è montato di serie e non è disinseribile, un particolare che farà storcere il naso ai puristi della guida sportiva, ma che per permette a chi non è un pilota esperto di andare a cacciarsi in guai davvero seri.
Se poi le prestazioni della Abarth normale vi sembrano troppo annacquate, non vi resta che acquistare il kit «esseesse» (che sta per Super Sport), che modifica l’assetto e il motore, spremendo altri 25 CV da questo inesauribile 1.400 turbo. Così la Punto si trasforma in un vero bolide e lancia un ululato da vettura da corsa, di quelli da far girar la testa. Forse anche ai vigili. Comunque, il kit «esseesse», che sarà venduto dal 2008 a un prezzo da definire fra i 4.800 e i 5.600 euro, verrà montato direttamente dalle concessionarie Abarth, che saranno 35-40 diffuse in tutta Italia e che provvederanno a fornire la garanzia e l’omologazione delle Punto modificate. Per un tuffo nel passato del marchio Abarth, nei gloriosi anni Sessanta e Settanta vai alla Gallery.
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