
La Chevrolet Camaro è prenotabile dallo scorso 20 giugno
Dopo nove anni di assenza dal listino la Chevrolet Camaro torna in Italia. Le prime consegne della supercar “low-cost” (i prezzi partono da 39.151 euro) americana inizieranno a settembre.
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La Camaro è giunta alla quinta generazione
La Chevrolet Camaro, un mito automobilistico americano, attraversa l’Oceano e arriva in Europa. Per attirare il pubblico punterà sul design e sul rapporto prezzo-prestazioni.
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Il presunto fascino delle linee retro, presunto perché è ancora tutto da dimostrare che funzioni sempre e comunque, ha colpito ancora. Ecco la Chevrolet portare in Europa la HHR (Heritage High Roof) con forme che ricordano le auto americane degli anni Quaranta. Chi è stato negli ultimi due anni negli USA ne avrà viste parecchie. Già, la, oltre l’Oceano, la Chevrolet HHR miete successi già da tempo: costa poco, ha dimensioni compatte per gli strabordanti standard yankee e profuma di vintage con quella linea ispirata alla Suburban del 1949. In Italia però è tutta un’altra storia. La HHR sbarca da noi con la missione di riossigenare l’immagine del marchio Chevrolet, evidentemente appannato da un esercito di ex Daewoo (Matiz, Kalos, Nubira ecc). Contano di venderne 250 (duecentocinquanta!) nel 2008. E l’operazione «back to America» proseguirà con il lancio, nei prime mesi del 2008, della mitica Camaro. Così in Chevrolet ci provano: look old-style, posto di guida rialzato, bagagliaio pratico e trasformista e un prezzo (che sarà comunicato in dicembre, al Motorshow di Bologna) che dovrebbe assomigliare a quello della quasi gemella Chrysler PT Cruiser (22-23 mila euro circa). Le prime sensazioni? L’immagine va bene. Il prezzo, un po’ altino ma potrebbe anche funzionare. I motori però… Sorry, il motore. La HHR arriva nel Belpaese con un unica versione, a benzina, di 2,4 litri e 170 CV. Niente auspicabile diesel, niente versioni Eco Logic benzina/GPL, quelle che a oggi fanno il 43% dell’immatricolato Chevrolet. Carta d’identità americana, nata in Messico per piacere negli USA, la HHR da noi potrebbe incontarre qualche resistenza: plastiche dure al tatto, clima manuale, nemmeno l’ombra di una maniglia di sostegno sul padiglione. Al volante la posizione di guida è elevata e l’assetto ritoccato e irrigidito per scongiurare l’”effetto molla” tipico delle americane. Il motore? Potente il giusto, abbastanza sensibile al gas, ha una gradevole erogazione e una spinta adeguata allo stile dell’auto. È solo un po’ ruvido (e rumoroso) col salire del regime.
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