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germania
È cominciata la produzione della Focus RS nello stabilimento di Saarlouis dove già si producono la gamma Ford Focus nelle versioni a 3 e 5 porte, station wagon e ST, nonché i modelli C-MAX e Kuga. Una notizia, questa, che rasserena un po’ il clima triste che avvolge il settore dell’auto, dato che la più sportiva delle Ford (motore turbo da 295 CV), non ha certo l’obiettivo di risollevare i conti disastrati della Casa americana, ma rilanciare l’immagine sportiva del Marchio e accogliere le richieste di tutti gli appassionati di rally. Dopo il ritiro della Subaru dal Campionato Mondiale Rally, Ford e Citroën restano gli unici Costruttori impegnati ufficialmente nella categoria WRC. Un mondo, quello delle Prove Speciali, dove Ford ha costruito la sua immagine con le vetture RS (con le famose Sierra e Escort) e dal quale la nuova Focus RS trae linfa, sia nel look che nella tecnica - ma l’auto sarà dotata di una trazione anteriore con un evoluto differenziale autobloccante e non delle quattro ruote motrici.
«Siamo molto lieti che un nuovo modello Ford targato RS sia rientrato nella nostra gamma di prodotti e che la produzione a Saarlouis venga avviata secondo il planning stabilito», ha dichiarato John Fleming, Presidente e CEO di Ford Europa. «Abbiamo riscontrato un enorme interesse per tale modello da parte degli appassionati della Ford RS, nonché di potenziali acquirenti che non hanno mai posseduto una RS. Sono sicuro che se ne innamoreranno non appena si troveranno dietro al volante». La nuova Ford Focus RS sarà venduta in oltre 20 paesi europei dalla primavera a un prezzo stimato tra i 30 e 35.000 euro, inclusa la Russia, anche se i mercati più importanti per la sportiva dell’ovale saranno sicuramente Regno Unito, Svizzera e Germania.

DeMeo_Marchionne
Il vecchio continente si sta disamorando dell’auto? Una cosa sembra certa, che la crisi al di là dell’Atlantico, con le tre grandi Case americane, Ford, General Motors e Chrysler, sull’orlo del fallimento, si sta trasferendo anche da noi: i quattro grandi mercati europei, che con l’Italia rappresentano il 70% delle vendite continentali di auto nuove, cioé Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, sono tutti in flessione. L’Italia ha visto ridurre le immatricolazioni, a ottobre, del 18,9%, ma in Spagna è stata la catastrofe: il 40% in meno, il che vuol dire che si spera a fine anno di contenere le perdite al 26%. Un disastro per un mercato che negli ultimi anni aveva dato invece segnali di grande vitalità. La seconda sberla l’ha presa il mercato inglese, con una frenata delle immatricolazioni del 23%, il peggior ottobre automobilistico - dicono le statistiche - da 17 anni a questa parte. E poi, perfino Francia e Germania che avevano retto bene fino a settembre, anche loro a ottobre scivolano verso il basso. La Francia incassa un meno 7,4%, la Germania rimane attonita a cifre che parlano di meno 8,2%, dopo cinque anni di continua crescita. Dunque, allarme. Gianni Filipponi, Segretario generale dell’Unrae, l’associazione che riunisce le marche estere operanti in Italia, dichiara che «i dati europei evidenziano con vigore una crisi che colpisce un settore chiave dell’economia mondiale. E si devono prendere le misure necessarie per riattivare l’accesso al credito in modo corretto e sopportabile, visto che il 75% delle vendite di auto avviene con pagamenti dilazionati». In mezzo a questa bufera il Gruppo Fiat (nella foto Luca De Meo, responsabie di Alfa e Abarth e l’ad Fiat Sergio Marchionne) tiene botta: a ottobre ha perso l’8,3%, meno 3,8% dall’inizio dell’anno, con una quota di mercato che migliora leggermente, visto che i concorrenti vanno peggio: 8.3 di share questa’anno contro 8.1 nel 2007.
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Bisarche_auto
Per il quinto mese consecutivo il nercato europeo dell’automobile continua a perdere colpi. I nuovi dati di settembre confermano il trend negativo con un meno 9,3 dell’intera area EU a 18 Paesi, cioé quella che comprende anche Norvegia, Islanda e Svizzera. L’incremento del 7,8% nei Paesi non membri EU, dalla Bulgaria alla Slovenia, non pareggia ovviamente i conti, date le piccole quantità di auto immatricolate in queste regioni. Tra le nazioni più colpite dalla flessione delle vendite, in testa c’è la Spagna che ha visto una contrazione del mercato del 22% e che riporta il paese indietro di dieci anni; al secondo posto c’è la Gran Bretagna che lascia sul terreno un bel 21,22%. L’Italia è scesa di un 5,5% e la germania dà segnali di fatica con una piccola flessione dell’1,5%. L’unico mercato che ha dato segni di vitalità, con una crescita dell’8%, però in direzione di una maggior diffusione di auto ecologiche, poiché le grosse cilindrate sono penalizzate dal sistema di bonus-malus francese. In questa situazione non rosea, che risente inevitabilmente del generale clima di sfiducia e di attesa dei consumatori, il Gruppo Fiat limita a settembre le perdite all’1,1% (dall’inizio dell’anno fa meno 3,3% e però siccome fa meno peggio del mercato incrementa la quota di mercato da 7,1 a 7,7). Per quanto riguarda le case straniere, il Gruppo Volkswagen mette a segno un più uno per cento dovuto essenzialmente alle ottime performance di Audi (più 18%). Per tutti gli altri vale il segno negativo: Peugeot-Citroen meno 9, Ford meno 12, GM meno 18,7, Renault meno 4,9, Bmw e Mini meno 15,7, Mercedes e Smart meno 6,7, Toyota meno 7,8, Land Rover meno 49, Chrysler meno 45,3. Jaguar e Lancia vanno in controtendenza grazie al buon riscontro di modelli nuovi: la prima guadagna un 11%, Lancia un 5,7%. Secondo la consueta analisi congiunturale del Centro Studi Promotor, «per quanto riguarda le prospettive a breve termine si può ritenere che l’impatto psicologico della crisi iniziata con la vicenda Lehman Brothers e dell’andamento delle borse sarà ancora particolarmente forte in ottobre, mentre lo scenario dei mesi successivi è strettamente condizionato dalla reale efficacia delle misure adottate per fronteggiare l’emergenza».
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Primi in Europa e secondi nel mondo, subito dietro gli Stati Uniti. Purtroppo non stiamo parlando della quantità di medaglie conquistate alle recenti Olimpiadi, ma del rapporto auto/abitanti. Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio per la Mobilità Sostenibile dell’Airp (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), infatti, in Italia ogni 100 abitanti ci sono ben 60 auto. Un valore che cresce fino a 69 per il Lazio, la regione con la più alta densità automobilistica, e scende a un minino di 52 auto per la Liguria. Dati che pongono l’Italia saldamente al primo posto in Europa, dato che la Germania segue con 57 auto per 100 abitanti, mentre Gran Bretagna e Austria si fermano a “sole” 51 auto. La Francia registra 50 auto per 100 abitanti, mentre tutti gli altri stati, fino alla Polonia, ultima classificata con 35 auto, restano al di sotto della soglia di un’auto ogni due abitanti. Un primato del quale, ovviamente non bisogna andare molto fieri… L’alta densità automobilistica fatta registrare in Italia determina una congestione del traffico per l’elevata quantità di veicoli circolanti che mette costantemente in crisi una rete stradale e autostradale inadeguata alla crescente mobilità che avviene con mezzi privati. Ovviamente a determinare questa situazione concorre anche la mancanza di una valida alternativa al mezzo di trasporto privato: la rete ferroviaria, al pari di quella dei mezzi di trasporto pubblici all’interno delle città, non è abbastanza sviluppata e spesso carente nel servizio. Senza dimenticare che dove è presente e adeguata alle necessità dei privati, a volte non viene sfruttata per l’abitudine consolidata degli italiani di utilizzare i mezzi privati anche per gli spostamenti più brevi. Sembra chiaro, quindi, che la lotta all’abbattimento delle emissioni inquinanti oltre che su nuove tecnologie e carburanti più rispettosi dell’ambiente, non può prescindere da un diverso rapporto con i mezzi di trasporto dei singoli abitanti.
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VW_Golf
La crisi delle immatricolazioni non è solo un problema italiano. Nei primi sei mesi di quest’anni l’Europa a 15 ha perso il 2,8%, ma nel mese di giugno la frenata complessiva delle vendite di auto nuove è scesa dell’8,3%. Il dato italiano era già noto, meno 19,5% a giugno, adesso si aggiungono gli altri: la Spagna è la “peggio messa” con una flessione 30,8%, Olanda, Portogallo, Regno Unito e Svezia calano rispettivamente del 7,7 - 8,9 - 6,1 -9,5. Un tracollo per la piccola Irlanda passata da 15 mila a 7 mila immatricolazioni. Gli unici mercati importanti che evidenziano piccoli incrementi sono la Germania e la Francia. In Germania, primo mercato europeo 1 milione e 633 mila auto vendute nei primi sei mesi del 2008. la crescita progressiva da inizio anno è del 3,6%, mentre in Francia, terzo mercato, al secondo posto c’è sempre l’Italia, a fronte di 1 milione e 128 mila auto l’aumento è lievemente più sostanzioso, più 4,5%. In mezzo a questa tempesta il gruppo Fiat è riuscito a migliorare la quota di mercato, salendo a 8,4 punti, uno soltanto in meno del gruppo Renault-Nissan-Dacia. La graduatoria complessiva in Europa dei costruttori di auto non è però cambiata: primo si conferma il gruppo Volkswagen (quota di mercato del 19,3%: la Golf è la regina, foto), seguito da Peugeot-Citroen (13,2%), Ford-Volvo (9,9%), General Motors (9,8%). Da segnalare infine il consolidamneto del sorpasso di BMW-Mini su Mercedes-Smart: 5,8% contro il 5,5% e la frenata inattesa, dopo anni di aumenti importanti, del gruppo Toyota-Lexus che ha perso il 18,7% a livello europeo, fermandosi a una quota di mercato del 5,2%

Quello chiuso il 31 dicembre 2007 è stato un esercizio da primato per la tedesca Audi. Per la dodicesima volta consecutiva, l’anno fiscale si è chiuso con record di fatturato, di utile, ma anche e soprattutto di produzione e di vendite. Le immatricolazioni sono infatti a un passo da quota un milione, per la precisione a 964.151, con un incremento del 6,5 per cento rispetto all’anno precedente, e hanno consentito di collezionare record personali su oltre 50 mercati in tutto il mondo. Un risultato che è stato ottenuto nonostante la flessione dell’1,5 per cento sul mercato interno tedesco. Se l’Europa Occidentale continua ad assorbire oltre 650.000 Audi ogni anno, segnali importanti sono arrivati da Oriente. In Cina un’impennata del 24,8 per cento ha portato a superare di slancio le 100.000 immatricolazioni, mentre nei Peasi dell’Europa dell’Est la crescita è risultata di oltre il 30 per cento. I prossimi obiettivi per il costruttore tedesco prevedono di raggiungere la vendita di 1.500.000 auto nel 2015, con una gamma che passerà dagli attuali 25 a un totale di 40 modelli in listino. E per i dipendenti i risultati ottenuti si traducono in un bonus di 5.300 euro a testa.

Siamo un Paese di inguaribili appassionati. Grazie anche agli incentivi per la rottamazione, il mercato dell’auto in Italia si appresta a chiudere il 2007 con più di due milioni e 400 mila auto. Un record, una performance fantastica, che porta l’Italia al secondo posto tra i mercati europei, preceduta soltanto dalla Germania. Infatti, secondo gli ultimi dati resi noti proprio oggi dall’Anfia, da gennaio a ottobre 2007, la Germania, pur in calo rispetto all’anno scorso del 7,6%, ha immatricolato 2.622.000 vetture, l’Italia 2.130.000 (+8,5% soltanto a ottobre; +6,9% da gennaio), la Gran Bretagna 2.107.000. In quarta posizione il mercato francese, molto al di sotto, con 1.712.000 auto, in ripresa però rispetto l’anno scorso. Quinto mercato, la Spagna, con 1.354.000 unità vendute. Per gli amanti dei numeri ecco gli altri Paesi in classifica: Belgio, 465 mila auto; Olanda: 457.000; Austria: 256.000; Grecia: 249.000; Svezia: 248.000. E le nostre auto, come se la cavano in Europa. Sempre meglio. Infatti, il gruppo Fiat, sempre nei primi dieci mesi dell’anno, ha raggiunto una quota dell’8,1% con un aumento di 0,5 punti sul 2007.
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