
Fiat_Punto
La crisi delle vendite di auto nuove sembra aver inforcato una strada senza uscite. I dati sulle immatricolazioni nel mese di ottobre fanno infatti registrare in Italia una flessione del 18,9% rispetto allo stesso mese del 2007, 167.940 auto, il risultato peggiore negli ultimi dodici anni. Se poi si sottraggono le vetture consegnate alle flotte aziendali e si considerano unicamente quelle vendute ai privati, lo scivolone è ancora più preoccupante, meno 25,4%, un preciso segnale delle difficoltà economiche delle famiglie italiane, le quali si orientano sempre di più - inoltre - verso automobili di piccola cilindrata e dimensioni, tanto da far salire la quota delle citycar a un quarto del totale delle vetture vendute. E, infatti, nella classifica delle auto più gettonate (si fa per dire), le tre teste di serie sono Fiat Punto, Fiat Panda e Fiat 500 (il gruppo italiano migliora di un pochino la quota di mercato), seguite a ruota da Ford Fiesta, Lancia Ypsilon e Ford Focus. La prima berlina importante è la Audi A4, entrata ad ottobre in classifica al decimo posto. E se proprio ancora non ci crediamo, che è arrivato davvero il tempo delle scelte al risparmio, basti il numero di Dacia (il marchio low cost di Renault) che dall’inizio dell’anno è cresciuto del 50 per cento, passando da 4.284 a 6.458 unità vendute. E contemporaneamente, ad ottobre, la casa madre Renault ha perso il 35%. Dalla generale flessione si salvano in pochissimi, ma con risultati che non bastano di solito a pareggiare le perdite cumulate nei dieci mesi. Per capirci, Audi ad ottobre è cresciuta del 17,18%, ma su base annua perde l’1,60%; al contrario Chevrolet su base annua segna un più 4,16%, ma ad ottobre ha perso più del 25%. Come finirà? Una cosa appare evidente e cioé che la crisi finanziaria è entrata strutturalmente nel dinamiche del mercato, come sostiene Salvatore Pistola, presidente dell’Unrae, l’associazione degli importatori di vetture estere. E che la riduzione del costo del denaro e del prezzo della benzina non sembrano sufficienti a rianimare la domanda. Se il trend continuasse così a fine anno si farà fatica a fare l’obiettivo dei 2 milioni di veicoli. E, a questo punto, c’è da dubitare che perfino nuovi incentivi alla rottamazione possano servire a riportare le vendite a livelli normali. Per chi avesse la curiosità di vedere i dati complessivi, basta un click sul sito www.unrae.it
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Mercatoauto
L’estate non è mai stata un momento di particolare effervescenza per le vendite delle automobili, ma un agosto così triste non si vedeva dal 1996: 76156 immatricolazioni con una flessione sull’anno scorso del 26,4%. Negativo quindi anche il bilancio dei primi otto mesi di quest’anno, 1.531.598 auto vendute, vale a dire meno 12% sul 2007. Una situazione che è in linea con il generale andamento negativo del mercato europeo ma che in Italia sta assumendo una colorazione anche più pesante. Tanto che il presidente dell’Unrae, l’associazione delle Case automobilistiche non italiane, ha chiesto che il governo prenda atto della crisi, intervenendo con misure strutturali per rilanciare la domanda: e cioè eliminando il bollo auto e riducendo le accisi sulla benzina. Perché è opinione condivisa tra gli addetti ai lavori che tra i motivi della flessione delle vendite ci sia, oltre al caro carburante, anche il contino aumento dei costi di gestione dell’auto. E poi, per l’Unrae, sono opportuni nuove forme di incentivazione finanziaria per la rottamazione di veicoli anziani. Entrando nel dettaglio della crisi, l’unico segmento in crescita è quello delle city car, si riduce la quota del diesel, al 48,3% (era al 55,6% un anno fa) e cresce la richiesta di auto con alimentazione a gas, raddoppiate in un anno, dal 3,4% al 6,7%. Tra le Case in sofferenza, c’è anche il gruppo Fiat, Alfa, Lancia con una perdita del 22,6%, meno del mercato ma comunque pesante. Per una visione d’insieme vi rimandiamo al sito dell’Unrae. Qui vi segnaliamo le Case con le maggiori difficoltà: tra le più penalizzate in agosto le coreane Kia e Hyundai che perdono rispettivamente il 46 e il 48%, seguite dalla Peugeot con un meno 45%. Ma anche i marchi del lusso hanno preso delle sberle: BMW ha perso il 42%, Mercedes il 39%, Mini il 43%, Lexus il 56%, Porsche il 55%. Il record negativo spetta a Jeep con un pesante meno 61%. Tra le poche con segno positivo segnaliamo Audi (più 5,68%), Jaguar (più 15,85%) e la Dacia Logan che quasi raddoppia, più 91%, segnale che forse, il low cost sta prendendo piede anche da noi, più con la complicità della crisi economica, che come scelta culturale.
Piazzale-auto
E’ veramente un momentaccio? Il mercato dell’auto si sta infilando in una crisi vera? A guardare i dati delle immatricolazioni di giugno parebbe proprio di sì. Le vendite sono calate complessivamente del 19,5%, il gruppo Fiat va meno peggio, perdendo un 16,5%. Un mezzo paradosso: nel momento in cui l’industria dell’auto sta offrendo una scelta vastissima di modelli, sicuri, più ecologici, più affidabili, il consumatore le volta le spalle. Non perché la macchina sia diventata qualcosa di superfluo, ma perché tutto converge a usarla di meno e a posticiparne il rinnovo: inflazione, aumento del carburante, stretta del credito al consumo, eccesso di indebitamento delle famiglie, aumenti dei costi di gestione, difficoltàdi circolazione e parcheggio, bene la somma di questi fattori spinge al rinvio dell’acquisto. Alla faccia delle campagne promozionali delle Case. Va poi aggiunto che il mercato italiano era volato nel 2007 a quota 2 milioni e 400 mila immatricolazioni grazie agli incentivi governativi per la rottamazione delle auto più vecchie. Tolta questa spinta, probabilmente la richiesta di auto nuove si ridimensiona su una cifra intorno ai due milioni di pezzi che, se non ci fosse un’eccedenza produttiva, sarebbe comunque molto ma molto dignitosa. L’altro aspetto del problema, infatti, è che l’offerta di auto è eccedente alla domanda, le Case producono tanto, troppo per un mercato che in Occidente è di pura sostituzione. E dunque spingono sui mercati emergenti. Come finirà? Il trend non è di breve periodo. Ecco come la pensa il presidente dell’Unrae, l’associazione che rappresenta le Case automobilistiche estere, Salvatore Pistola: «Il mercato automobilistico sta attraversando una vera crisi strutturale che coinvolge i mercati europei, nordamericano e giapponese. Le cause principali sono la vera e propria esplosione del costo del petrolio, un quadro finanziario globale denso di incertezze, una bassa crescita economica ed un sistema di credito fragile e restrittivo. Tutto questo non si risolverà in breve tempo, servono interventi globali e concordati».
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