La Dakar 2009 verrà sicuramente ricordata negli annali. E, non solo perché la 31ª edizione della massacrante corsa si è spostata dalle sabbie del deserto del Sahara agli sterrati dell’America Latina tra Argentina e Cile. Ma, perché, a dominare il famoso rally raid è stata la VW che, con le fuoristrada Touareg Race, ha piazzato sui primi due gradini del podio gli equipaggi Giniel de Villiers/ Dirk von Zitzewitz e Mark Miller/Ralph Pitchford. Un grande risultato che poteva essere festeggiato da una “tripletta” se l’equipaggio Sainz/Périn non fosse stato costretto al ritiro nel corso della dodicesima tappa, quando era saldamente al comando, causa un rovinoso incidente - sembra per un errore nelle mappe. In ogni caso, le grosse 4×4 della VW, spinte da un 5 cilindri TDI da 280 CV, hanno dimostrato grande affidabilità e prestazioni riuscendo a vincere ben 10 tappe su 13: 6 conquistate Sainz, le altre 4 da de Villiers. La vittoria anche in questa competizione di un motore TDI del Gruppo Audi/VW che fa seguito a quelle della 24 Ore di Le Mans con l’Audi R10 e del campionato WTCC con la Seat Leon, ribadisce ancora una volta come questo tipo di motorizzazione abbia saputo evolversi nel corso degli anni fino a ritagliarsi uno spazio anche nel mondo delle competizioni. Resta da chiedersi, se oltre a Peugeot (per la 24 di Le Mans), anche altri costruttori guarderanno con maggiore interesse all’applicazione dei turbodiesel nel mondo motorsport, non solo nei raid e gare endurance dove questo tipo di motorizzazione fa la parte del leone.
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Sarà che in tempo di crisi chi ha i bilanci in positivo può far la parte del leone. E sarà pure che da anni in casa VW si parlava del ritorno di una piccola sportiva come la 914 realizzata nel lontano 1969 in collaborazione con Porsche, oggi azionista di maggioranza del Gruppo Audi/VW. Fatto sta che la spiderina presentata al Naias, ha al suo arco più di una freccia per far breccia nel cuore degli automobilisti sportivi. Compatta, è lunga solo 3,99 m e leggera, si parla di meno 1.200 kg (a vuoto), la BlueSport è in grado di raggiungere i 226 km/h e scattare da 0 a 100 km/h in soli 6,6 secondi grazie al 2.0 quattro cilindri TDI da 180 CV e 350 Nm abbinato al cambio a doppia frizione DSG a sei rapporti. Buone prestazioni garantite da un motore sì potente, ma anche economo e pulito: la VW dichiara un percorrenza media di oltre 20 km/l e solo 113 g/km di CO2 emessa. E, se le linee essenziali della carrozzeria già fanno sognare, sono le novità tecniche celate sotto di essa ad essere “reali” e svelare cosa ci riserva per l’immediato futuro il gruppo VW. Perché, se ad oggi non è dato sapere se effettivamente dalla BlueSport sarà derivata un’erede per la 914 - ma sembra abbastanza probabile, sicuramente i sistemi di recupero di energia e “start/stop” che permettono di tagliare consumi e emissioni nocive su questa concept equipaggeranno presto le “auto del popolo”. Di questo potete starne certi.

Golf_VI
La sfida è di quelle dure, senza ironia: cambiare l’auto più venduta in Europa, la Volkswagen Golf, mantenendola asolutamente riconoscibile. La nuova Golf doveva restare una Golf, però con una serie di modifiche che la rendessero ancora più desiderabile. Il meccanismo è riuscito? Secondo noi sì, con una piccola riserva. Esternamente, la Golf non cresce in dimensioni, guadagna giusto un paio di centimetri in larghezza: il frontale adesso è più filante, contraddistinto da tre elementi verticali, con la griglia più sottile. I parafanghi appaiono allargati, la linea di cintura più filante. Gli specchietti, anche in tinta con la carrozzeria, guadagnano una lucina all’interno che vi avvisa quando si attivano i segnalatori di cambio di direzione. Ma è nell’abitacolo che la Golf VI sa stupire: interni nuovi, belli e funzionali, danno la sensazione chiara di essere al volante di una vettura di categoria superiore. Un ottimo lavoro è stato fatto per rendere la Golf ancora più silenziosa: una pellicola fonoassorbente posizionata nel parabrezza, nuovi supporti motore, materiale isolante nei punti strategici e guarnizioni speciali ai finestrini, contribuiscono ad abbattere i decibel, in particolare con i motori turbodiesel, per definizione più rumorosi. Una ricca dotazione di accessori potrà rendere la Golf più efficace nella guida, come il navigatore satellitare a grafica tridimensionale o il comando delle sospensioni adattive, che modifica in senso più confortevole o sportivo, la risposta anche dello sterzo e del motore, fino al Park assist che vi permette di parcheggiare in automatico, basta trovare lo spazio giusto. Quanto ai motori, al lancio previsto l’8 novembre, saranno disponibili tre turbo benzina da 102, 122 e 160 cv e due turbodiesel da 110 e 140 cv. Per chi vuole il minimo dei consumi, il Tdi 110 cv necessita di 4,5 litri di gasolio per 100 km. I prezzi: 16.800 a 26.200 euro.Per concludere. La Golf VI è un’auto che probabilmente ha raggiunto la perfezione: solida, veloce, silenziosa e funzionale, con una cura maniacale dei particolari. E sicuramente fedele a se stessa. Il suo creatore, Walter De’ Silva, sostiene che è finito il tempo dell’emozione e del dinamismo a tutti i costi, meglio semplicità, carattere e riconoscibilità. Però forse, esteticamente, avrebbe potuto osare qualcosa in più. E questa è l’unica riserva, alla quale solo il mercato potrà dare una risposta.
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Audi R8
Chissà che il futuro del gasolio non passi proprio da questa Audi R8 TDI. Con il prezzo del carburante meno “nobile” che ha raggiunto quello stellare della “verde”, scegliere un’auto con motore diesel rispetto all’analoga versione a benzina è diventato meno scontato. E le ragioni sono molteplici…I modelli a gasolio hanno un prezzo di listino superiore che per essere ammortizzato impone chilometraggi da “globetrotter”, i tagliandi sono più costosi e i moderni motori con iniezione diretta della benzina garantiscono percorrenze non lontane dai turbodiesel che, alla ricerca di sempre più cavalli, sono diventati assetati. Così, se una motorizzazione a gasolio non si sceglie più per semplici ragioni economiche, lo si potrebbe fare per le sue caratteristiche alla guida. Tanta coppia in basso, spinta costante e fluida che regalano riprese fulminee. Quanto si ritrova al volante della R8 TDI spinta da un V12 diesel da 500 CV e ben 1.000 Nm di coppia, ovviamente abbinato alla trazione integrale quattro che aiuta a mettere a terra tutti questi “numeri”. Un’auto che brucia lo 0-100 km/h in soli 4,2 secondi e s’invola fino ai 300 km/h in un silenzio surreale. Perché è questa la sensazione più strana che si percepisce alla guida di questa Audi, quando solitamente su una sportiva si è abituati ad udire il rombo del motore che suona la carica. Vi siete incuriositi? Trovate la prova completa su EVO 54 di giugno già in edicola.
La copertina di Evo numero 54
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