La parola d’ordine, dagli Stati Uniti all’Europa è la stessa: ridurre consumi ed emissioni inquinati. Così, non deve stupire se anche un brand di lusso come Bentley si appresta a presentare una vettura più “amica dell’ambiente”. Ancora non è dato sapere né il nome, né le specifiche del modello, ma dato che per ridurre l’impatto ambientale è stata scelta la strada del biocarburante è facile immaginare che la nuova auto sarà basata sulla Continental GT Speed, top di gamma per prestazioni della Casa alata. Una scelta che viene giustificata dal fatto che l’E85 (come è comunemente conosciuto il bioetanolo), grazie al maggior numero di ottani rispetto alle tradizionali benzine, permetterebbe di garantire un plus di potenza al W12 da 6 litri e 610 CV aumentando ulteriormente le attuali prestazioni della Speed: 326 km/h e 0-100 km/h in 4,5 secondi. Il nuovo modello che si presenterà con una veste estetica più aggressiva come lascia trapelare il teaser rilasciato dalla Casa, verrà svelato al prossimo Salone dell’auto di Ginevra, ma non è da escludere che sarà seguito da altri modelli “ecologici”. Bentley fa parte del gruppo Audi/VW e proprio dalla “banca organi” del gruppo potrebbe ricevere nell’arco dei prossimi anni il sistema di propulsione ibrido già destinato a equipaggiare la ormai prossima Porsche Panamera e l’Audi Q7.
La Dakar 2009 verrà sicuramente ricordata negli annali. E, non solo perché la 31ª edizione della massacrante corsa si è spostata dalle sabbie del deserto del Sahara agli sterrati dell’America Latina tra Argentina e Cile. Ma, perché, a dominare il famoso rally raid è stata la VW che, con le fuoristrada Touareg Race, ha piazzato sui primi due gradini del podio gli equipaggi Giniel de Villiers/ Dirk von Zitzewitz e Mark Miller/Ralph Pitchford. Un grande risultato che poteva essere festeggiato da una “tripletta” se l’equipaggio Sainz/Périn non fosse stato costretto al ritiro nel corso della dodicesima tappa, quando era saldamente al comando, causa un rovinoso incidente - sembra per un errore nelle mappe. In ogni caso, le grosse 4×4 della VW, spinte da un 5 cilindri TDI da 280 CV, hanno dimostrato grande affidabilità e prestazioni riuscendo a vincere ben 10 tappe su 13: 6 conquistate Sainz, le altre 4 da de Villiers. La vittoria anche in questa competizione di un motore TDI del Gruppo Audi/VW che fa seguito a quelle della 24 Ore di Le Mans con l’Audi R10 e del campionato WTCC con la Seat Leon, ribadisce ancora una volta come questo tipo di motorizzazione abbia saputo evolversi nel corso degli anni fino a ritagliarsi uno spazio anche nel mondo delle competizioni. Resta da chiedersi, se oltre a Peugeot (per la 24 di Le Mans), anche altri costruttori guarderanno con maggiore interesse all’applicazione dei turbodiesel nel mondo motorsport, non solo nei raid e gare endurance dove questo tipo di motorizzazione fa la parte del leone.
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Sarà che in tempo di crisi chi ha i bilanci in positivo può far la parte del leone. E sarà pure che da anni in casa VW si parlava del ritorno di una piccola sportiva come la 914 realizzata nel lontano 1969 in collaborazione con Porsche, oggi azionista di maggioranza del Gruppo Audi/VW. Fatto sta che la spiderina presentata al Naias, ha al suo arco più di una freccia per far breccia nel cuore degli automobilisti sportivi. Compatta, è lunga solo 3,99 m e leggera, si parla di meno 1.200 kg (a vuoto), la BlueSport è in grado di raggiungere i 226 km/h e scattare da 0 a 100 km/h in soli 6,6 secondi grazie al 2.0 quattro cilindri TDI da 180 CV e 350 Nm abbinato al cambio a doppia frizione DSG a sei rapporti. Buone prestazioni garantite da un motore sì potente, ma anche economo e pulito: la VW dichiara un percorrenza media di oltre 20 km/l e solo 113 g/km di CO2 emessa. E, se le linee essenziali della carrozzeria già fanno sognare, sono le novità tecniche celate sotto di essa ad essere “reali” e svelare cosa ci riserva per l’immediato futuro il gruppo VW. Perché, se ad oggi non è dato sapere se effettivamente dalla BlueSport sarà derivata un’erede per la 914 - ma sembra abbastanza probabile, sicuramente i sistemi di recupero di energia e “start/stop” che permettono di tagliare consumi e emissioni nocive su questa concept equipaggeranno presto le “auto del popolo”. Di questo potete starne certi.
La Volkswagen amplia la propria gamma di modelli EcoFuel, sviluppati per utilizzare il gas naturale come carburante principale. Dopo la monovolume compatta Touran e il Caddy Life (veicolo commerciale leggero), entrano in listino anche la Passat e la Passat Variant EcoFuel. Spinte dal 1.4 TSI a doppia sovralimentazione (compressore volumetrico più turbo), da 150 CV che sviluppa una coppia di 220 Nm già a soli 1.500 giri, le Passat EcoFuel assicurano buone prestazioni unite a consumi ridotti. Infatti, se il classico 0-100 km/h viene coperto in 9,7 secondi e la velocità massima si assesta sui 210 km/h, con meno di 20 euro si possono percorrere in media 500 km. Tanta è la strada che si macina grazie ai tre serbatoi (per un totale di 22 kg di gas) posti sotto il pianale in modo tale da non rubare spazio al bagagliaio o all’abitacolo… Ad ogni modo, l’autonomia totale raggiunge gli 800 km se si sommano anche i 300 km che in media si percorrono se poi si utilizza l’auto in modalità benzina (il serbatoio contiene 31 litri). La Passat EcoFuel è già disponibile negli allestimenti Trendline (28.851euro) e Comfortline (30.101 euro) e può essere richiesta anche con il cambio a doppia frizione e sette rapporti DSG - di serie manuale aa sei marce. Per le rispettive versioni Variant servono 1.076 euro in più.
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Continua l’inchiesta del settimanale Auto oggi sull’acquisto di un’auto con un budget di circa 10.000 euro. Dopo aver selezionato 10 proposte partendo dal listino del nuovo, sul numero 33, in edicola fino al 20 agosto, si passa al mercato dell’usato e non senza qualche sorpresa…Se può infatti sembrare scontato trovare per questa cifra in occasione una compatta come l’Alfa Romeo 147 JTD del 2004, altrettanto non si può dire per un’ammiraglia lussuosa come l’Audi A8 2.5 TDI quattro del 2000 o una supercar come la BMW 850i del ‘91. Senza dimenticare le numerose stationwagon come la Ford Mondeo 2.0 TDCi del 2004 o una sportiva come la Mazda MX-5 1.8 del 2002. Ma, se sono le nuove SUV di medie dimensioni le auto che più v’intrigano e interessano, allora non potete perdervi un confronto come quello tra la nuova Audi Q5 contro la BMW X3 e la Land Rover Freelander. Dove l’ultima arrivata sul mercato, l’Audi, mostra di non soffrire certo di complessi d’inferiorità, anzi… Proprio come la nuova VW Polo che, giunta alla quinta serie, per l’anno prossimo si annuncia ricca di contenuti tecnici: motori 1.4 TSI fino a 170 CV e cambio DSG a doppia frizione. Sempre più una baby Golf.
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Dieci giorni di kermesse, un bombardamento di novità e belle ragazze e show da perdere la testa. Per non farvi beccare impreparati ecco le meraviglie che proprio non potete tralasciare. La prima è di rigore e non si può evitare a meno di essere sordi e cieichi, ma va comunque messa in agenda: è la Volkswagen Arena, dove si esibiscono i «Miti della Musica» avvolti nei fumi artificiali e nel bombardamento dei decibel. Subito dopo, all’esterno, in mezzo ai padiglioni, ecco la Shell Arena e le altre piste dove tutti i giorni e per tutto il giorno si susseguono eventi e gare. Consiglio: selezionate sulla base del programma che vi danno all’ingresso, se no la giornata vi scappa. Per quanto riguarda le auto-novità, subito un salto al padiglione 29 dove la Volvo ha portato il prototipo Recharge, elettrica con la spina, e già che si è nel mondo Ford si può dare uno sguardo all’ultima Jaguar XF e alla Ford Focus Station in prima mondiale. Passando al padiglione 30 una sosta alla BMW, che assieme alla macchina ad idrogeno fa vedere la X6 Active Hybrid, la sua prima ibrida, e due passi più in là c’è l’inedita Porsche Boxster RS 60 Spyder. Al vicino padiglione 36 la caccia è aperta per la Smart mhd, micro ibrida e la spettacolare Dodge Concept. Nei padiglioni centrali, nel 25 c’è la Citroen Nemo con i colori del noto pesciolino della Disney, naturalmente sistemata in una vasca, mentre nel 26 è da vedere Ecocity, che raccoglie tutte le novità sulle auto ecologiche bifuel a GPL e Metano, disponibili per i test all’area 49. Gli appassionati di rally non possono perdere la Subaru Impreza WRX STI al padiglione 32, affianco, nel 31, c’è il Suv DR5 della DR, il primo in vendita nei supermercati «Iper». Per arrivare al padiglione 16 dove c’è la novità mondiale Audi A3 Cabriolet, la spettacolare Lamborghini Reventon e le tre piccole VW Up!, si passa attraverso il 22, con gli imperdibili Hummer, l’H3 Black Edition, e il 21 dove inedite spuntano le Renault New Modus e Grand Modus. Dulcis in fundo il padiglione 19 dove, oltre alla giostra gigante della Fiat 500, ci sono la straordinaria Ferrari 430 Scuderia, l’affascinante Maserati Quattroporte GT S e anche l’Alfa 147 Ducati, non solo per i motociclisti. (testo di Marina Terpolilli)

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C’è quello che è venuto perché ha ereditato il Bulli di suo cugino, quello che passa tutti i suoi week end alla ricerca dei ricambi originali, quello che durante il raduno continua a lucidare le frecce, quello che non sa cosa sono i Bulli ma è venuto solo per il concerto degli Who, quello che ci ha messo 40 ore ma lo rifarebbe anche il giorno dopo.
In 5000 sono arrivati ad Hannover, il sei ottobre, per i sessant’anni del Bulli, come i tedeschi chiamano affettuosamente il pulmino più freak del pianeta, icona della beat generation, simbolo delle vacanze on the road, quattroruote di tutti i surfisti unplugged che si rispettino. Eh già, perché il Bulli (dalla contrazione delle parole tedesche Bus Lieferwagen, bus-furgoncino) non passa di moda. È fatto cosi: da scuolabus ad ambulanza, da camionicino dei pompieri a camper iperattrezzato, distributore di gelati, perfino carro funebre. Insomma, cinque generazioni l’hanno smontato, riadattato, arredato per farlo diventare un oggetto di culto, un motus symbol che ha attraversato indenne il dopoguerra tedesco, la beat generation, il punk anni ‘70, la yuppie generation e l’avvento del nuovo millennio. Con due certezze: la trazione posteriore e l’affidabilità della meccanica.
Al raduno, oltre all’armata di 3500 pulmini, 5000 bulliti di tutto il mondo (perfino da Taiwan e dall’Australia sono arrivati) hanno scambiato opinioni e ricambi, partecipato alla premiazione del pulmino più bello, del più vecchio, del più originale, del più divertente. E per bambini, un laboratorio open air per costruire bulli di cartone ha divertito il popolo dei fauvisti. La serata si è conclusa con un concerto degli Who: mentre Pete Townshend mitragliava il pubblico con la sua Fender Stratocaster, Roger Daltrey ipnotizzava la platea cantando too much, magic bus.
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