Il bon ton dell’orologio. Per chi può permetterselo

C’è chi non resiste e lo porta sopra il polsino della camicia, come faceva Gianni Agnelli. Oppure chi non lo porta mai, perché infastidito dal cinturino che stringe il polso. Parliamo dell’orologio, croce e delizia di tutti i libri di bon ton: la sera meglio uno da taschino, mai troppo grande, mai sopra i polsini, come faceva l’Avvocato, né a destra, come usano in tanti. Ma, buona educazione a parte, quanto si può spendere per sapere che ore sono? Bisognerebbe chiederselo, visto che i produttori internazionali mettono sul mercato pezzi di indiscusso valore, ma molto costosi. Come l’ultimo cronografo di Maurice Lacroix, con cassa in acciaio, quadrante in argento, vetro zaffiro bombato e cinturino in coccodrillo cucito a mano. Il cronografo, che ha tutte le funzioni del caso, dal movimento meccanico con contatore dei 60 minuti all’impermeabilità fino a 100 metri, vanta finiture e design di moda. Con una tecnica degna dei migliori maestri orologiai svizzeri. Peccato che sia per pochi: Masterpiece Le Cronographe, questo il nome, costa ben 10 mila 500 euro. Per chi di bon ton se ne intende.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 14 Maggio 2007 alle 17:58 rickyferrara ha scritto:

credo che, bon ton a parte, l’orologio da polso o da tasca sia un elemento talmente personale che non può esserci una regola per indossarlo. io ritengo sia l’unico gioiello che un uomo possa portare oltre la fede nunziale (se sposato) e i gemelli per la camicia.
perciò credo che chi può permettersi di acquistare un gioiello importante (quindi un bel orologio) lo deve fare

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.