Diksha: meditate gente, meditate

Tutto corre veloce. Frenetici arranchiamo in un mondo in cui ora è già tardi, tanto che avere tempo diventa un bene raro e prezioso. In una società sempre di fretta, c’è però qualcuno che si ferma. E s’interroga su come riappropriarsi del proprio ritmo seguendo le orme di antiche filosofie orientali (ma forse anche di una nuova moda hollywodiana).

Yoga, buddismo, reiky utilizzano tecniche di meditazione diverse ma con un fine comune, ossia dare un significato alla propria vita.

Una di queste nuove pratiche è il diksha; letteralmente significa trasferimento di energia, ed è una sorta di attivazione neuro biologica che porta all’illuminazione. Nel diksha la meditazione è attivata da un maestro. Molti sorridono immaginando queste riunioni in cui dalle dieci alle cinquanta persone si ritrovano in una sala in silenziosa attesa che il diksha giver imponga su di loro le mani. Anche molti maestri di meditazione sono dubbiosi: dopo anni di esercizi si sono visti arrivare una nuova tecnica con la quale il benessere viene dato e non raggiunto. “Però alcuni di questi scettici che provano per gioco, poi tornano ad altri incontri” racconta Amid, un diksha giver, che per anni ha praticato la meditazione sperimentando diverse forme. “Molti provano per curiosità” dice Amid “e scoppiano a ridere, invasi da una forte sensazione di gioia e benessere, altri hanno grandi aspettative e non provano nulla. Il maestro non è altro che un tramite di energia per attivare i diversi chakra”.

Quindi non si tratta di pranoterapeuti, ma di uomini normali che stanno seguendo un particolare percorso di formazione che presuppone anche un periodo di studio in India. Tre erano i maestri che hanno importato la pratica dall’India cinque anni fa, ora sono circa trecento. Il fenomeno è in rapida crescita, frutto di un sempre più crescente bisogno di aiuto nel ritrovare valori spesso dimenticati: fa riflettere, anzi meditare!

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