In America le chiamano così. Quelle donne che, “addicted” di chirurgia plastica e dermatologia estetica, non si fanno scappare le novità hi-tech così come i ritrovati miracolosi anti età. E poi vanno in Rete a confessarsi i beauty peccati e a scambiarsi pareri.
Secondo una ricerca di mercato condotta in Europa e in America, le fanatiche italiane della bellezza rappresentano il 13% delle consumatrici: comprano cosmetici, sono disposte a spendere molto e a sottoporsi ad interventi chirurgici, pur di ottenere il fisico desiderato.
Mentre in Europa le beauty freaks hanno un’età media che va dai 35 ai 49 anni, in Italia sono più giovani (dai 25 ai 34 anni), sono single nel 30% dei casi e il 45% non ha figli. Si tratta di donne colte (il 19% è laureata, contro il 15% della media europea), ricoprono ruoli manageriali (15%) e hanno un livello economico elevato (nel 28% dei casi).
- Martedì 24 Luglio 2007



Commenti
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Il 24 Luglio 2007 alle 19:04 Medical spa: il patto col diavolo diventa un affare a cinque stelle » Panorama.it - Bellavita ha scritto:
[...] Beauty freaks, ovvero le patite della bellezza [...]
Il 13 Maggio 2008 alle 18:53 Tecnoetica » Resoconto di una settimana veramente 2.0 ha scritto:
[...] E’ il titolo del classico appuntamento annuale organizzato da Digital PR sui temi dei rapporti fra aziende, corporate blog e altri applicazioni delle relazioni Pubbliche 2.0, e a cui sono stato invitato come relatore dall’amico Vincenzo Cosenza (Digital PR) che mi ha chiesto di presentare un discorso generale sui temi del social networking. Io sono stato diligente, ho fatto i compiti e nei miei 25 minuti sono riuscito a sparare ben 21 slide sugli argomenti più disparati: dalla differenza fra community e social networking, passando dai sei gradi di separazione fino ai microtrends di Mark J. Penn. Comunque trovate le slide del mio intervento qui in cima al post. Mi è sembrata che l’accoglienza dell’uditorio - ben assortito e con aziende anche molto importanti rappresentate - sia stata positiva, anche se credo che la cosa che resterà a tutti impressa è il giochetto dell’oracolo di Kevin Bacon (che io ho usato come esemplificazione empirica della small world theory. Anche gli altri interventi molto interessanti: andando a memoria, mi sono rimasti molto impressi l’intervento di Luca Belloni (Millward Brown) sul’influenza dei UGC nell’acquisto di beni e servizi, Carlo Rossanigo (Microsoft) sull’esperienza del corporate blog MClips (e la sua metafora ispirata a Ivan Il matto di Caccia a Ottobre Rosso) e Roberta Vinciguerra (L’Oreal) e il monitoraggio delle community di beauty freaks e l’incontro con le forumine (a cui va il premio migliore riflessione della giornata: il monitoraggio dei forum cosmetici riesce a dare informazioni più sincere dei semplici focus group). Tutto questo e altro li potete trovare in rete, poiché grazie a Vincenzo, io e il mio compagno di banco (per la cronaca: Tony Siino), abbiamo passato il tempo a twitterare e live bloggare senza pietà. Info aggiuntive su twitter (tecnoetica e deeario) e su Business&Blog (by Vincenzo Cosenza). [...]
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