
È sabato pomeriggio, l’euro ha fatto segnare un nuovo record sul dollaro, davanti all’Apple store sulla Quinta avenue di Manhattan c’è la fila. Le code sono addirittura due, una per entrare e una per uscire, regolate da buttafuori il cui inglese risulta davvero incomprensibile alla folla di europei che si accalca per entrare.
Dentro è stato appena imposto un limite al numero di iPhone che si possono comprare, da cinque a due per persona: la richiesta era troppo forte, nonostante il cellulare possa operare ufficialmente solo negli Stati Uniti, e i commessi non si stanchino di ripeterlo. Non c’è ancora, invece, un tetto per gli iPod, anzi: per comprarli non bisogna neppure passare dalla cassa perché i commessi accettano carte di credito anche coi loro lettori portatili di codice a barre. Andrea Frascatani, romano, fa la conta del risparmio: “Per un iPod nano qui ho pagato 160 dollari comprese le tasse, in Italia sono 150 euro: la differenza è di circa 40 euro”.
Stessa ressa al negozio di Brooks Brothers a pochi isolati di distanza: “È un piacere servire gli italiani, perché comprano sempre all’ingrosso” spiega Eleonora Bahradi, commessa che lavora su commissione, e in questo periodo è quindi molto felice. L’affare del momento? Tre camicie a 190 dollari contro i 90 euro l’una dei negozi italiani.
Un rapporto simile a quello che si trova da Ralph Lauren, dove una polo a maniche lunghe costa 79 dollari contro gli 80 euro dei negozi italiani. E allo sconto spesso si aggiunge l’offerta speciale. Se ne è accorta Ambra Totaro, arrivata da Milano per quattro giorni di shopping newyorkese: “Da Saks Fifth avenue ci sono ribassi del 15 per cento, da Bloomingdale’s si toglie un altro 11 per cento a chi visita dall’Europa. E questo prima ancora dei saldi invernali, che cominciano a inizio dicembre”.
Benvenuti a New York, ovvero il nuovo paese dei balocchi, dove per chi si presenta armato di euro tutto è in offerta speciale con uno sconto del 43 per cento in aumento (1 euro vale 1,43 dollari). E gli europei infatti arrivano in massa: secondo l’ufficio del turismo i visitatori sono aumentati del 7 per cento nei primi 7 mesi di quest’anno, mentre nello stesso periodo i negozi hanno aumentato il loro personale del 9 per cento.

“Una volta i commercianti di Manhattan non potevano sopportare gli europei, che venivano chiamati eurotrash, per la loro arroganza un po’ snob” spiega a Panorama Alex Kuczynski, giornalista specializzata in consumi, che sul supplemento Style del New York Times tiene una rubrica intitolata “Obsessions”. “Ma la crisi economica ha cambiato tutto: ora gli eurotrash sono accolti a braccia aperte, anche perché non si limitano certo a comprare qualche camicia. Ho assistito di persona a vere e proprie aste in cui italiani e inglesi battono regolarmente gli americani. E, sebbene sia francese, il negozio della Van Cleef and Arpels sulla 57esima strada è preso d’assalto dalle parigine che vengono apposta per comprare a prezzi scontati le collane di diamanti della linea Alhambra, una vera ossessione transcontinentale”.
C’è anche chi si spinge oltre: “Non ho mai avuto più richieste” racconta Piero Protti, la cui società Paradise garage aiuta chi vuole comprare auto americane per portarle in Europa, adattandole e completando tutte le certificazioni necessarie all’esportazione: “Alla fine conviene comunque” assicura lui. Sulle Dodge Nitro da 29 mila euro il risparmio è circa del 20 per cento. Stesso sconto che ci si ritrova comprando una Cadillac Escalade seminuova per 63 mila euro, contro i 76 mila che ci vogliono per la stessa macchina nuova in Italia.
Non è tutto. Da qualche tempo gli investitori europei stanno sostenendo con i loro acquisti il mercato immobiliare newyorkese, che non a caso è tra i pochi a non avere subito la flessione che si registra in altre città americane. Sebbene alcuni economisti ritengano che anche a Manhattan il prezzo degli appartamenti sia destinato a calare, nei primi sei mesi del 2007 gli investimenti degli europei sono aumentati del 37 per cento circa. “Molti puntano non su cooperative, ovvero appartamenti in palazzi amministrati da regole rigide che limitano per esempio la libertà di affittare a terzi, ma sui cosiddetti condo che si possono mettere subito a reddito” spiega Giampiero Rispo, agente immobiliare a New York con la sua Domus realty.

di Marco De Martino
Un appartamento da 70 metri quadrati dentro al Trump palace sulla Terza avenue costa ancora caro, circa 700 mila dollari, ma può essere subito affittato per 3.500 dollari al mese. Secondo Rispo, però, i veri affari si fanno ora su altre piazze americane come Miami, una delle città dove il mercato immobiliare è calato più che altrove, e un condo da 100 metri quadrati si può avere per 360 mila dollari. “A chi mi chiede quanto investire rispondo: il più possibile. Non c’è mai stato un momento più propizio per comprare americano, e non è detto che duri a lungo”.
- Giovedì 8 Novembre 2007



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