
Collane, bracciali, orecchini e addirittura bottoni. D’avorio sì ma vegetale. Un’idea non solo sostenibile, ma pure economica visto che per un girocollo di perle si spende dai 30 ai 60 euro, per un bracciale ne bastano 12. Una proposta regalo per il Natale 2007 che arriva direttamente dall’Amazzonia. L’avorio vegetale è il seme del frutto della tagua, una pianta che prospera nella foresta pluviale del Sud America. Il nocciolo, di due o tre centimetri, è composto di una cellulosa durissima, che una volta seccato assomiglia per colore, durezza e duttilità all’avorio animale. Date le dimensioni però, può essere lavorato solo artigianalmente e per piccoli monili.
Da qualche anno gioielli e soprammobili di questo materiale prodotti alcune società ecuadoregne, stanno arrivando in Italia attraverso il circuito del commercio equo e solidale o tramite Ebay.
Francesca Gherzi 33 anni di Terni, appassionata di semi e di Ecuador da dieci anni, ha deciso invece di lavorare la tagua grezza direttamente in Italia. Da passatempo poi, le sue creazioni sono diventate un vero e proprio business tanto che nell’ultimo anno, aiutata da due apprendisti, ha importato e lavorato tre quintali di questo speciale avorio. I suoi prodotti (per lo più collane, cinte e bracciali) sono arrivati anche nelle maggiori fiere italiane del regalo, e ora vengono distribuiti tramite alcune erboristerie, a Roma, Firenze, Treviso, Cagliari, Siragusa, San Marino, Trento, Ancona e San Remo. Le potenzialità di questo materiale sono state fiutate anche da due interior designer di Torino, Mattia Malavenda e Francesco Marchis, che hanno fondato la Ivory forest, una società che utilizza l’avorio vegetale per realizzare piastrelle e rivestimenti di lusso.
- Martedì 18 Dicembre 2007



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