Lusso sì, ma ecologically correct

In media conquistano un 7 in condotta i più importanti marchi di lusso mondiali. Glielo assegna il Wwf della Gran Bretagna e lo fa con un rapporto commissionato a Lifeworth dal titolo chiaro “Deeper Luxury: quality and style when the world matters” vale a dire “un lusso più profondo: la qualità e lo stile quando è il mondo intero che conta”. Ovvero un’analisi dettagliata di quanto il settore del lusso stia realmente facendo o perdendo nei confronti della protezione dell’ambiente. Tra le aziende in pole position Louis Vuitton (Lvhm) e Hermès, in fondo Bulgari e Tod’s. Voti a parte, il quadro non è particolarmente esaltante e molte case da primissimo mondo mostrano poi sul fronte ambientale di essere indietro, fino a rischiare di perdere l’occasione di raggiungere l’eccellenza anche sul fronte ambientale.
Inevitabili le reazioni del mondo della moda. Secondo la versione britannica di Fashion, il rapporto del Wwf potrebbe provocare un grande cambiamento nel modo di operare dei marchi internazionali di lusso. Mentre Tom Ford, ex stilista di Gucci, ha dichiarato che bisogna trasformare la vacuità in profondità, qualcuno è andato addirittura oltre. Anthony Miller, esperto dell’Onu in materia di comunicazione societaria, ha suggerito che “sembra che l’industria dei beni di lusso stia vivendo il suo momento Nike”, con evidente riferimento a quanto accadde negli anni ’90 al marchio Nike e alle denunce delle condizioni di lavoro degli stabilimenti asiatici. Grazie a “Deeper Luxury”, cioè potrebbero scattare maggiori investimenti nell’ambito dei programmi di responsabilità di impresa.
Lifeworth intanto ha lanciato l’Authentic Luxury Network, una rete che riunisce manager, presidenti, stilisti, analisti ed imprenditori. Tutti accomunati da un unico obiettivo: arrivare alla creazione di un lusso più etico e sostenibile.

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