In un dizionario lo snobismo dalla A alla Zeta

Frankie Morello

Un pò dandy, un pò chic, lo snob torna di moda e lo fa in grande stile. Le edizioni La Lepre pubblicano in Italia quella che ad oggi è considerata la Bibbia del genere, il Dizionario dello Snobismo di Philippe Jullian. Dato alle stampe in Francia per la prima volta nel 1958 è un evergreen, un volume da tenere sul comodino e consultare come un oracolo. Perchè passano le stagioni ma il vero snob rimane identico a se stesso e si riconosce sempre dal parvenu o nuovo ricco che ostenta ma non è. E anche dal Dandy. Visto che sarebbe come paragonare una beghina qualunque a Santa Teresa perchè lo snob è privo di quell’intuizione estetica in cui il dandy invece quasi affoga. Lo snob, come suggerisce la parola e Jullian stesso, è “sine nobilitate”, senza nobiltà, intesa forse in tutte le sue accezioni, di nascita e d’animo. Senza infamia e senza lode, dunque, in perenne fuga dallo standard comune alla ricerca possibilmente dell’esclusivo. E se oggi il vero snob non viaggia mai con più di un bagaglio, frequenta un corso per massaggi al bebè, porta il maialino al guinzaglio per Milano e coltiva l’orto in casa per avere sempre un pò di verdura organica a portata di mano Jullian riconosce agli italiani un grande valore. “Gli italiani sono forse snob?” si chiede. Per poi rispondersi “Sì e nel modo più sfarzoso, senza meschineria, senza occultarlo e senza cupidigia” E fa l’esempio di una Ferrari in un piccolo centro di provincia al cui passaggio tutti si girano presi dall’ammirazione. Oggi come allora gli italiani sono rimasti fedeli a loro stessi, almeno nello snobismo. Jullian questo l’aveva già capito 50 anni fa.

Commenti

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Il 16 Settembre 2008 alle 15:55 zoroastro ha scritto:

Speriamo che il libro sia migliore dell’articolo…

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