Stili di vita low cost

low-cost

Di Guido CAstellano e Cristina Bassi
Sono solo due piccole parole in inglese ma racchiudono molteplici significati e la loro traduzione è in continua evoluzione. Il «low cost», che letteralmente vuol dire a basso costo, prima è entrato nel nostro vocabolario come sinonimo di volo aereo a prezzi stracciati. Poi ha contagiato vacanze e alberghi. Ora sta diventando uno stile di vita.
Complice la crisi, l’attenzione, la parsimonia, cominciano a fare tendenza. Proponendo però un nuovo paradigma (anche questo in inglese): «Low cost, high value». Come dire: non bastano i prezzi bassi, quello che gli italiani si aspettano è oggi la qualità a basso costo. Perché, anche se la necessità di risparmiare è impellente per molte famiglie, spendere meno non necessariamente vuol dire vivere peggio o accontentarsi. E a dimostrare che non si tratta solo di un fenomeno legato alla contingenza economica negativa, ma di una vera e propria trasformazione sociale e culturale, intervengono i numeri.
«Il low cost di qualità in Italia nel 2008 ha fatturato 55 miliardi di euro» calcola Andrea Baracco, vicepresidente della Assolowcost, l’associazione che riunisce aziende che producono beni «low cost high value», come i mobili Ikea, le auto Dacia e le attrezzature sportive Decathlon, insieme con quelle che erogano servizi a prezzi competitivi, come per esempio Mutuionline o le assicurazioni sul web come Genialloyd e Dialogo. «L’incidenza sul pil degli acquisti low cost nel 2008 è stata del 3,5 per cento, pari appunto a 55 miliardi di euro. Dato destinato a crescere nel 2009» prevede Baracco: «Il fatturato del settore salirà a 61 miliardi di euro, ossia quasi il 4 per cento del pil».
Quanti adottano il low cost come stile di vita, secondo il primo rapporto annuale della Assolowcost, sono nove italiani su dieci. Un popolo che Panorama racconta, diviso per caratteristiche prevalenti in sette tribù.

1 Il viaggiatore
L’auto? Piace spartana
Secondo una ricerca condotta dall’istituto Nextplora, il 47 per cento degli italiani ha dichiarato di voler acquistare un’auto low cost. Un dato che può sembrare esagerato, ma è realistico. Un indizio: mentre qualche settimana fa il mercato dell’auto attraversava uno dei momenti peggiori dal punto di vista delle vendite, con una caduta del 18 per cento nelle immatricolazioni, la Dacia (gruppo Renault) ha fatto registrare un aumento del 208 per cento negli ordini.
«La Dacia Logan è una vettura a sette posti nata per i paesi del Terzo mondo. Spartana, dalle line squadrate, è stata pensata per le strade della Romania e dell’Iran, eppure sta spopolando in Italia» sostiene Luciano Ciabatti, direttore marketing Renault Italia. «Il pianale è della Renault Modus, il cambio e il motore sono della Clio e della Mégane. Le lamiere sono tagliate con stampi semplici e poco arrotondati. Queste sinergie con la casa madre e accorgimenti che semplificano la produzione portano a costruire un’auto familiare che costa solo 8.950 euro e ha un bagagliaio che può ospitare fino a tre mountain bike».
In Italia ne sono state vendute 14 mila in pochi mesi. La tribù della Dacia ha addirittura creato un forum di discussione sul web e raduni periodici in giro per l’Italia.
Per chi ritiene l’auto un mezzo di trasporto e non uno status symbol è in arrivo la Nano della Tata. In India, dove viene prodotta, costa 1.700 euro. La monovolume, che a vedersi ha la forma di una 500, in Italia arriverà l’anno prossimo e costerà 4.700 euro.

2 Il modaiolo
Ok, l’abito costa il giusto

Avere l’abito adatto per ogni occasione può essere difficile in periodi di crisi. Secondo la ricerca condotta dalla Nextplora, l’abbigliamento si colloca al secondo posto dopo il cibo nei settori dove si preferisce il low cost. Per questo chi non rinuncia all’abito firmato (il 53 per cento degli italiani) cerca occasioni e affolla outlet di tutti i tipi, sia in Italia sia oltreconfine.
Nei 180 punti vendita di quello di Serravalle, per esempio, gli sconti arrivano fino al 70 per cento e le navi Costa che attraccano nel porto di Savona offrono, accanto a quella a Monte-Carlo o all’Acquario di Genova, anche la gita nella città dello shopping. Pullman di linea portano nell’outlet ogni giorno anche migliaia di passeggeri atterrati (con voli low cost) a Milano e Torino. C’è pure il processo inverso. Con un po’ di pazienza e metodo, calcolatrice alla mano, si possono organizzare trasferte per lo shopping a Londra con voli low cost e notte in bed & breakfast. Una volta sbarcati, sterlina indebolita e sconti fino al 70 per cento, per esempio da Harrods a Londra, rendono proficua la minivacanza.
Poi c’è chi vuole mischiare i capi griffati con abiti di tendenza ma a basso costo. Questa tribù conosce bene le vetrine della catena H&M. Nei negozi del marchio svedese diventato multinazionale dell’abbigliamento «la moda non è una questione di prezzo» teorizza Margareta van den Bosch, creative advisor e responsabile del design dell’azienda. «Ogni giorno ci sono nuovi vestiti da mettere in vetrina e i prezzi medi non superano i 30-40 euro». Anche per i modelli disegnati per H&M da stilisti come Roberto Cavalli, Comme des Garçons e Karl Lagerfeld.
Finisce nel girone del low cost-high value anche la moda da polso. Per esempio la Sweet Years, marchio dell’abbigliamento casual, è arrivata nel mondo degli orologi dove sta riscuotendo un notevole successo con modelli sotto i 100 euro.
Chi vuole risparmiare può inoltre contare su internet. Per il maquillage a costo zero c’è il sito  saicosatispalmi, che spiega come farsi in casa ciprie e rossetti. Affittare accessori griffati anche solo per una sera è la soluzione che propone il sito myluxury. Con pochi clic la borsa dei sogni arriva a domicilio a partire da 15 euro.
L’ultima bizzarria in arrivo da Londra? Gruppi di amiche (e amici) decidono di mettere in comune il guardaroba. I più evoluti mettono addirittura un fondo mensile per gli acquisti e l’armadio in condivisione.

3 Il genitore
Tra gruppi solidali e scambi

Il bebè mette a dura prova il bilancio familiare, costringendo madri e padri a trovare soluzioni sempre nuove per far quadrare i conti. Problema numero uno: i prezzi del latte in polvere. Una confezione arriva a 30 euro nelle farmacie italiane, ma oltreconfine prezzi dimezzati. In molte città quindi i genitori si sono attrezzati e hanno creato gruppi di acquisto solidale (Gas) per questo alimento indispensabile.
A turno c’è chi si offre di partire in missione e andare a comprarlo in Germania. Anche considerando le spese per il viaggio in auto, si risparmia fino al 40 per cento. Basta digitare «gruppi di acquisto solidale» su Google per veder comparire 114 mila risposte. Ce ne sono decine in ogni città che comprano in gruppo non solo latte in polvere, ma si associano per dividersi la spesa fatta all’ingrosso ai mercati generali.
Si risparmia fino al 50 per cento anche negli outlet del pannolino, dove costano circa 15 centesimi l’uno (contro i 30 nelle confezioni al supermercato). Da Fippi by Pillo a Pero, poco fuori Milano, nel finesettimana mamme e papà riempiono il bagagliaio di pacchi di pannolini, anche di marche conosciute. Una confezione da 28 pezzi che nei negozi tradizionali costa in media 8-9 euro in questi discount costa circa 4,20.
Vestitini, magliette, bavagli e scarpe non bastano mai e dopo pochi mesi non servono più: è il motivo per cui tornano anche in Italia, sull’esempio come al solito dell’America, gli scambi di vestiti per bambini, che le nonne ben conoscevano. Il tam-tam si diffonde non solo tra famiglie che si conoscono, ma anche nei quartieri e su internet, poi ci si incontra in quelli che negli Stati Uniti hanno battezzato «swap party». Qui, oltre ai vestiti dei figli, i genitori permutano (o regalano) giocattoli, passeggini e seggioloni. Non si spende un euro, basta contribuire con oggetti in buone condizioni. Per trovare i più vicini a casa propria basta inserire su Google le parole «swap party» seguite dalla propria città.

4 Il tecnologico
L’era del minicomputer

La smania di avere un processore sempre più potente dentro un computer sempre più sofisticato sembra avere subito una battuta d’arresto. Dallo scorso anno è comparsa sugli scaffali una nuova generazione di computer portatili (inventati dalla taiwanese Asus e ora disponibili di tutte le marche) che costano tra 399 e 499 euro, navigano il web, inviano e ricevono email, servono per chattare, scrivere, utilizzare fogli di calcolo e proiettare presentazioni in Power point. In pratica fanno (e bene) tutto quello che chiede l’80 per cento di chi acquista un portatile. Si chiamano netbook, ossia computer fatti apposta per l’era di internet. Secondo una ricerca Idc, nel 2009 si prevede che arriveranno a 21 milioni.
La voglia di risparmio per la tribù dei tecnologici ha scatenato la fantasia delle aziende che stanno sfornando nuove categorie di prodotti che, come i netbook, vengono incontro alle nuove esigenze.
La taiwanese Acer, per esempio, ha appena lanciato un telefonino a cui nessuno aveva mai pensato prima: uno smartphone che funziona con due sim di due operatori contemporaneamente. Così a chi servivano due telefoni (lavoro-famiglia) ora ne basta uno solo.

5 Il biogustaio
Quelli dell’orto in casa

Farmer market, ricettari poveri, ristoranti alternativi: per risparmiare a tavola, senza rinunciare al gusto, c’è solo l’imbarazzo della scelta. E, dopo che Michelle Obama ha promosso l’orto personale alla Casa Bianca, quella di coltivare anche sulla terrazza la verdura è diventata una moda. Basta considerare le forti vendite nei magazzini tipo Castorama di attrezzi per giardinaggio e sementi.
A sentire la Coldiretti, acquistando i prodotti alimentari direttamente dal contadino, o nel «farmer market» di città, si spende fino al 30 per cento in meno. Stesso vantaggio se si scelgono frutta e verdura locali e di stagione o se si fa parte di un Gas, gruppo di acquisto solidale.
Anche le ricette della nonna abbattono le spese. Sono cliccatissimi su YouTube i video di Nonna Clara, una vecchietta italo-americana che insegna la cucina della Grande depressione. Con un po’ di manualità e fantasia si può fare in casa praticamente di tutto, non solo marmellate e yogurt. La vera mania del momento è il pane. Per le istruzioni c’è www.panefattoincasa.net, la preparazione richiede mezz’ora e la spesa è di 60 centesimi al chilo, contro i 3 euro o più pagati dal fornaio. Non è un caso se la macchina per il pane da oltre un anno è uno degli oggetti più venduti nei magazzini Mediaworld.
La confezione incide sul prezzo dei cibi per il 30 per cento. Per questo i prodotti sfusi e «alla spina» sono la novità del low cost alimentare. I distributori si trovano in alcuni supermercati o dai produttori e spillano acqua, vino, olio, detersivi, caffè, pasta, riso. Molto diffusi anche i distributori di latte fresco a 1 euro al litro, la lista dei punti di distribuzione si trova sul sito della Coldiretti.
Chi si vuole concedere una cena fuori stando attento più che un tempo alla spesa può scegliere i ristoranti con menu «a km zero». Sono nati dalla volontà di non inquinare e di risparmiare, oltre che per servire prodotti genuini, ma col tempo sono diventati anche mondani. Promettono l’impiego di ingredienti che non hanno viaggiato migliaia di chilometri, ma che arrivano freschi e di stagione dalla provincia o, al massimo, dalla regione. Sono molto diffusi in Veneto, a Roma e in Campania.

6 Il casalingo
è l’ora dell’energia solare

Ottocento euro al metro quadrato, arredamento incluso: è la casa low cost. Dalla Svezia il modello Ikea applicato all’edilizia si è diffuso anche in Russia e Messico. La Next House, azienda con sede a Stoccolma, la sta lanciando anche in Italia. Si tratta di una villetta prefabbricata, curata nei dettagli e nel design. Se poi mancano una libreria o un tavolo, non c’è bisogno di rivolgersi al vecchio mobiliere. Basta andare all’Ikea, che il low cost di qualità nell’arredamento l’ha inventato. «Sono capaci tutti a fare una scrivania da 1.000 euro» ha detto Invar Kampradm, fondatore di Ikea. «Difficile è fabbricarne una da 50 e che faccia il suo dovere».
«La filosofia del low cost-high value dell’Ikea è semplice» spiega Andrea Baracco della Assolowcost. «Parte del lavoro lo fanno i clienti, che si caricano i mobili sul carrello, li trasportano a casa e poi se li montano da soli». Tutti costi che possono essere detratti dallo scontrino finale.
Dopo i mobili ora l’Ikea punta anche al consumo energetico consapevole. L’ultima novità? La lampada a energia solare. Si lascia esposta al sole, quando la batteria è carica emette luce per dieci ore.
Sempre in tema di energia, non è necessario spendere troppo neppure per le soluzioni ecologiche. Chi non può permettersi, per soldi o spazio, un impianto fotovoltaico tutto suo può puntare sulla multiproprietà. Il sito cooperativafotovoltaico spiega come si diventa comproprietari di un sistema a pannelli solari, godendo del risparmio e dei ricavi.
Se il problema invece sono gli affitti degli uffici, la soluzione, già diffusa all’estero, si chiama coworking. Spazi e spese condivisi in una sede dove è possibile affittare una postazione oppure una sala riunioni anche solo per poche ore o pochi giorni. I prezzi? Da 200-250 euro al mese per una scrivania. Con computer, telefono e servizio di segreteria.
7 Il previdente
Chi fa da sé fa per tre

Secondo i dati della Nextplora, il 42 per cento degli italiani ha intenzione di assicurare la propria auto con una compagnia online, soluzione che permette un risparmio medio del 20 per cento rispetto alle polizze tradizionali. I vantaggi sono l’assenza di intermediari e la gestione in tempo reale di preventivi e denunce. In più c’è la garanzia di una società conosciuta, come nel caso della Genialloyd, gruppo Allianz, e della Dialogo, gruppo Sai. Un esempio concreto? Assicurandosi con la Genialloyd si spendono 800 euro per una polizza annuale che con una compagnia classica costa 1.140.
Anche il mutuo può essere online: su mutuionline sono messe a confronto le offerte di 40 banche. Chi sceglie questo tipo di servizio lo fa per le spese ridotte, a volte prossime a zero, i tassi più convenienti e le consulenze gratuite. «Scegliere i servizi online è tipico della net generation» spiega Andrea Baracco «ma sta contagiando anche i più anziani. «Perché il web dà la sensazione di essere artefici del proprio risparmio e permette di calcolare preventivi senza essere sommersi dalle chiacchiere di un venditore».
La concorrenza nel settore elettricità, che ha messo fine al monopolio, comincia a dare i suoi frutti. Da un lato società come Edison ed Eni hanno creato offerte convenienti che propongono risparmi fino al 15 per cento, dall’altro risponde l’Enel con tariffe flat «Energia tutto compreso». È una tariffa fissa per due anni. Le famiglie possono scegliere fra tre fasce di consumo: Small (12 euro al mese per 100 kwh), Medium (28 euro per 225 kwh) e Large (44 euro per 300 kwh).

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 14 Aprile 2009 alle 15:06 trovalowcost ha scritto:

Buongiorno a tutti, non so se è permesso di parlare di un sito che abbiamo aperto 3 amici e che tratta esclusivamente di low cost a 360°!

http://www.TROVALOWCOST.it

Il 06/04/2009 abbiamo messo in rete un nuovo portale dedicato esclusivamente agli annunci Low Cost. Il nostro obiettivo principale è quello di raccogliere, catalogare (sia per città che per categoria) ed offrire agli utenti servizi, prodotti, prestazioni e molto altro ancora, a prezzi bassi.

In questo modo cercheremo di indicare a un’ampia fascia di utenti, svariate soluzioni “Low Cost” nel tentativo di ovviare alla crisi che abbatte il potere di acquisto. E’ precisamente la giuntura economica nella quale viviamo che ha dato il via al nostro progetto.

Nel http://www.TROVALOWCOST.it gli utenti saranno in grado di trovare, in maniera facile ed intuitiva, tutto raccolto il Low Cost a 360°.

Pubblicare un annuncio Low Cost è facile e gratuito; in meno di 5 minuti con la possibilità di allegare delle foto.

Grazie mille

Il 27 Aprile 2009 alle 18:07 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:

Milano Fuorisalone ‘09 - via Tortona…

27/04/2009. Milano - Siamo stati al Fuorisalone ‘09 di Milano, uno degli eventi più interessanti della stagione meneghina collegato con la Salone del Mobile 2009.
Siamo andati a caccia del design sostenibile per cogliere i cambiamenti in atto.
Q…

Il 6 Maggio 2009 alle 09:43 mrlowcost.it ha scritto:

Le compagnie aeree low cost, comunemente chiamate anche compagnie “no frills”, ovvero “senza fronzoli”, consentono di risparmiare notevolmente sulle tariffe dei voli aerei rispetto alle compagnie di volo tradizionali.
La loro filosofia consiste nel fornire ai propri utenti soltanto il servizio essenziale del trasporto aereo, senza tutti quegli extra ed i confort che magari talvolta non sono nemmeno necessari per dei voli di poche ore.

In Europa sono oggi attive oltre 40 compagnie aeree a basso costo, molte delle quali propriamente low cost, altre che, adottando particolari politiche di prezzo, risultano comunque vantaggiose su determinate tratte.
Ovviamente l’attenzione posta sulla sicurezza è la stessa che per le compagnie classiche; le tariffe economiche sono dovute essenzialmente all’eliminazione dei pasti a bordo, ad un maggior impiego del personale e all’utilizzo di aeroporti secondari e poco trafficati, con conseguente riduzione delle tasse aeroportuali.

http://www.mrlowcost.it

Il 2 Luglio 2009 alle 10:00 Come capire se vi piace un ristorante (low-cost) senza andarci | Dissapore ha scritto:

[...] Altri abbinamenti ispirati dalla lettura di questo articolo e di quest’altro: Ikea → la trippa di Mythos in via Varchi 3; Assicurazione auto con una compagnia online → i piatti dello chef Andrea Fusco all’Osteria del Giuda Ballerino di largo Appio Claudio;  i G.a.s. ovvero Gruppo d’acquisto solidale → fritti e pizza di Gatta Mangiona, in via Ozanam. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.