Archivio per autore: » barbarasgarzi

Inutile negarlo nascondendosi dietro sorrisi e ringraziamenti di prammatica. Spesso quello che troviamo sotto l’albero ci delude e non poco. Una recente ricerca Doxa quantifica in 29 milioni i regali non graditi, lo scorso anno, dagli italiani. E eBay, che ha commissionato l’indagine, dichiara che già il 2 gennaio 2007 erano in vendita ben 1600 pezzi descritti come doni non azzeccati, e dopo poche settimane la quantità di ricicli all’asta aveva raggiunto le 88.000 unità. Numeri che aggiungono, allo stress delle corse nel traffico per arraffare un presente per tutti, anche l’ansia di non azzeccare quello giusto. Ci si consola, appunto, col riciclo: antica arte bollata come cheap ma praticata più o meno in segreto da tutti. Tanto che l’esperto di galateo Nicola Santini l’ha sdoganata senza problemi.
Facendo un po’ di attenzione: “Quando si ricicla si può incorrere in due errori: che se ne accorga chi ci ha fatto il regalo o che ci scopra il destinatario finale a cui vogliamo sbolognarlo. Per questo il bon ton del riciclo deve seguire un metodo scientifico”, spiega. La regola numero uno è tenere conto del fattore spazio-temporale: un regalo ricevuto a Milano per esempio va riciclato a Roma e non immediatamente, a meno che non sia qualcosa molto di moda. Ricollocandolo troppo in là con il tempo, infatti, si rischia che l’aspetto datato ne riveli la dubbia origine. Se non è un oggetto fashion, è meglio aspettare: ricevuto un regalo a Natale, lo si ricicla per un compleanno, avuto a Pasqua lo si porterà come cadeau ad una cena, preso a una cena, lo si riproporrà qualche settimana dopo in un’altra città e in un diverso giro di amici. “I riciclatori di professione annotano provenienza e data del regalo, per essere certi di non commettere gaffe”, aggiunge Santini.
La seconda norma è non risparmiare sulla confezione. Ovvero, va bene riciclare il libro o il Cd, ma guai a presentarlo con la carta strappata o il fiocco ammaccato e polveroso. “Visto che non spendete per il regalo, almeno investite su carta e coccarda nuovi e luccicanti. E senza lustrini, renne o Babbo Natale, se lo portate per un compleanno”.
Terzo dogma, azzeccare il dono. Ossia, non commettere lo stesso sbaglio che gli altri hanno fatto con voi. “Non abbiate fretta. Il set di sottopiatti arancione che stride nella vostra cucina potrebbe essere perfetto per la tavola di amici. Prima o poi troverete la giusta collocazione ad ogni oggetto: basta un po’ di spirito di osservazione per fare bella figura alleggerendovi di qualcosa che non gradite”.
Ultima raccomandazione: occhio agli omaggi e ai doni aziendali. “Se per il vostro lavoro ne ricevete molti, che non vi venga mai la malsana idea di girarli a qualcuno. Da qualche parte in caratteri minuscoli, molto nascosta o magari ton sur ton potrebbe celarsi la terribile scritta: campione gratuito vietata la vendita oppure omaggio. Figuraccia garantita”, conclude Santini.


Dopo il ponte dell’8 dicembre, si entra di diritto nel vortice degli inviti natalizi. Periodo di feste, aperitivi a casa, cene aziendali e fra amici, al quale si può sopravvivere in due modi opposti: negarsi, sempre, oppure scivolare allegramente sull’onda e passare da una serata all’altra fino al 6 gennaio.
Nel caso apparteniate a questo secondo gruppo, sappiate che per invitare, ma anche per essere un perfetto ospite, ci sono da rispettare alcune semplici regole di etichetta. Che valgono anche per gli inviti più informali. Per chi invita, si inizia dalla lista: “Mai stilarla in modo troppo omogeneo, chiamando solo colleghi di lavoro o amici d’infanzia: si rischierebbe di parlare sempre delle stesse cose. Risultato, noia mortale”, ricorda Tiziana Rocca, Pr e organizzatrice di eventi. Per cui, via al mix: giovani e anziani, colleghi e amici della palestra o del corso di sommelier. Fatta la lista, devono partire gli inviti: quelli formali per posta ormai non si usano quasi più, per cui via libera a telefonate, e-mail o addirittura sms, concessi solo per una cena al volo con gli amici più cari. Facili e rapidi anche quelli online, su siti come Evite, Zoji o Yahoo! Upcoming. I nomi degli invitati sono visibili a tutti, e voi eviterete di sentire l’odiosa domanda, vietata dal galateo, ma gettonatissima: “Chi c’è, di altri?”.
Ma quanta gente si deve invitare per un party a casa? «Io mi baso sul 50%; su 50 invitati, verranno in 25. Preparate una lista principale e una secondaria dalla quale attingere altri nomi man mano che arrivano le defezioni. Ma tenete conto di quel 5-10% che potrebbe presentarsi senza confermare. Il cibo è importante, ma attenzione a non restare mai senza bevande: calcolate 4 o 5 bicchieri a testa e rifornitevi al meglio”, aggiunge Tiziana Rocca. E occhio allo spazio: “Ogni ospite ha bisogno di almeno 60 centimetri per cenare tranquillamente. Se non ci sono, meglio una cena in piedi o un buffet”, aggiunge Barbara Ronchi della Rocca, autrice di numerosi libri sul galateo. E non preoccupatevi della spesa: ci sono modi per fare un gran cenone anche con pochi euro.
Altro tema scottante: i bambini. Chi li ha, tende a imporli sempre e comunque. Chi appartiene alla schiera dei childfree, preferirebbe evitare pargoli altrui che si appendono ai festoni natalizi e saltano sui divani. “La cosa più semplice è dire chiaramente che è una festa per adulti, senza fare allusioni che potrebbero non essere colte”, sottolinea Barbara Ronchi della Rocca. Più possibilista Tiziana Rocca: “Per invitare anche i bimbi, basta attrezzarsi con un tavolo basso solo per loro, alcuni giochi e magari un animatore che li tenga buoni”. Come quelli che si trovano su Bambinopoli o Feste per bambini.
Ultima regola per i padroni di casa: armarsi di santa pazienza. Sottomettersi di buon grado al giro di telefonate qualche giorno prima dell’evento per sapere chi effettivamente verrà (per molti, rispondere agli inviti è un optional), fare buon viso di fronte ai ritardatari cronici (in ogni caso, a cena si aspetta per 30, 40 minuti al massimo e poi si inizia), e a chi si presenta con un paio di persone non invitate. Almeno quella sera, per non creare imbarazzi o tensioni: il giorno dopo, liberi di dirgliene quattro al telefono o di persona.

E’ vero che il peso maggiore di una serata ricade sulle spalle di chi organizza; ma se non volete finire nella lista nera di ogni padrona di casa, anche come ospiti ci sono delle regole da rispettare. Partendo dall’invito, al quale si risponde sempre, nei tempi indicati. Adeguandosi allo stile di chi lo ha fatto: una risposta rapida e informale a telefonate ed e-mail; possibilmente per iscritto se si riceve un cartoncino stampato. E niente bidoni dell’ultimo minuto. “A meno che non siate influenzati, acciaccati o di pessimo umore. In quel caso, non imponente la vostra presenza e i vostri musi lunghi agli altri”, ricorda Barbara Ronchi della Rocca. Alle feste e ancora di più alle cene, si arriva puntuali e rispettando il dress code indicato nell’invito.
Si lasciano a casa tutte le persone non espressamente menzionate e soprattutto non ci si presenta a mani vuote. “I fiori vanno bene per tutte le occasioni, ma solo se fatti consegnare nel pomeriggio o il giorno dopo. Altrimenti la padrona di casa dovrà perdere tempo a cercare un vaso mentre è ancora impegnata nei preparativi o a ricevere gli altri ospiti. Bene anche i libri illustrati, un Cd, cioccolatini extralusso. “Il vino è ammesso solo se l’etichetta è ottima e chiarendo che è per la cantina, così da non obbligare i padroni di casa a stapparlo”, spiega Nicola Santini, esperto di bon ton. I cibi homemade portati da casa, a meno che non siano stati espressamente richiesti, vanno evitati. Per quanto riguarda gli atteggiamenti da tenere, mai monopolizzare i padroni di casa o un solo invitato (se è particolarmente interessante, è lecito cercare di ottenere il numero di telefono per rivederlo) . No anche alle smancerie da coppia in luna di miele con il partner, o alle crisi di astinenza se in casa non si fuma (e non c’è neppure un balcone disponibile).
La regola aurea, però, è per il giorno dopo: “Ringraziate sempre per l’invito con una telefonata, una mail o un sms per gli amici più intimi. Niente offende chi ha organizzato una serata più del silenzio”, conclude Barbara Ronchi della Rocca.


Natalie Massenet è una donna che sa quel che vuole. Ad esempio, sa come vestirsi e cosa vorrebbe trovare in un negozio. E lo sceglie per le altre, mettendolo a disposizione a portata di un clic.
Ex redattrice moda, un aspetto elegante e curatissimo che oltremanica definirebbero classy, Natalie è la mente di Net-a-Porter, sito di culto dello shopping online griffatissimo. Nato nel 2000, il business è cresciuto rapidamente, tanto da raggiungere i cento dipendenti e un fatturato da 37 milioni di sterline (più di 53 milioni di euro). E che promette di fare sfracelli per questo Natale, con una guida al regalo pensata ad hoc. Tutto, dice chi la conosce bene, grazie allo charme e al fiuto impareggiabile di Natalie per le nuove tendenze, accumulato negli anni di lavoro per Tatler, W Magazine e Women’s Wear Daily. Ma dovuto anche al suo background internazionale di americana cresciuta a Parigi, figlia di una modella di Chanel.

Proprio l’esperienza nelle riviste di moda le ha dato l’idea per lanciarsi in questa attività imprenditoriale: non appena un servizio veniva pubblicato, fioccavano le telefonate di lettrici che chiedevano dove poter acquistare quella gonna o quella cintura. Da lì a pensare di rendere gli oggetti disponibili online, il passo è stato breve. E con il suo gusto le proposte del sito, scelte fra circa 150 griffe, sono sempre, quelle più calde della stagione e i capi vintage selezionati diventano immediatamente oggetti del desiderio. Arricchiti da consigli da stylist, suggerimenti per acquistare le taglie giuste e fotografati in abbinamenti impeccabili.
Non solo, però, per chi si può permettere di spendere migliaia di euro ad ogni acquisto. Le consumatrici online sono eterogenee, e spesso approfittano di saldi e offerte speciali. E tra il milione di utenti che visitano il sito ogni mese c’è anche chi lo utilizza come una patinata rivista di moda da sfogliare per cogliere le ultime tendenze e i must have della stagione. Magari per ispirarsi e poi acquistarli nelle versioni low cost.
Natalie presenta Net-a-Porter
Guarda il VIDEO

Happy hour, assaggi al bancone, cene in pescheria dopo aver scelto la preda del giorno. Fioriscono in tutta Italia locali alternativi dove è possibile degustare il pesce in modo diverso dal solito e senza sottoporsi necessariamente al rito di una cena a tre portate. A Milano gli amanti delle ostriche troveranno ciò che cercano da Ostriche e Vino, in viale Col di Lana. Si può cenare, certo, ma anche gustare un aperitivo con i pregiati molluschi e un bicchiere di prosecco o di Poilly Fumé. Il plus è la scelta: a seconda della stagione troverete infatti le classiche francesi come le fines e speciales de claire, le creuzes de bouzigues, una vasta scelta di bretoni e le rarissime tsarkaya. Ma anche le ottime irlandesi selvagge. Gli amanti del crudo si fermano anche alla Pescheria Claudio in via Ponte Vetero, che si trasforma in un fish bar per l’ora dell’happy hour. Oppure dalla Tana del Riccio, dove annesso al ristorante vero e proprio c’è un bistrot più informale dove degustare finger food ittico e sushi.
A Roma, piatto di frittini di pesce più drink per la formula aperitivo proposta a € 10 da Gusto al 28, in Piazza Augusto Imperatore. Sempre nella capitale, bar del pesce chic con mini creazioni servite in piattini singoli per Il Sanlorenzo, in Via dei Chiavari. Il menu degustazione è intorno a € 15 e si possono portare a casa le creazioni nei barattoli di vetro per valorizzare una cena con amici. Più popolare, ma sempre dedicato agli amanti del pesce appena pescato, Porto Maltese, in via di San Sebastianello, una delle prime e più importanti fish house romane. Tu compri il pesce scegliendolo dal bancone, loro lo cucinano. Più fresco di così… Qui altre pescherie-ristoranti della capitale.

A Genova, a pochi passi dal Porto Antico, l’happy hour di pesce è alla storica Pescheria Soziglia, nell’omonima piazza. Si degustano tartare di pescatrice o ricciola annaffiato da Pinot, Chardonnay o dalla bottiglia che gli stessi clienti portano per l’aperitivo. A Senigallia lo chef Moreno Cedroni propone il suo “susci”, scritto proprio così, all’italiana (e sulla cucina fusion nippo-italiana ha scritto anche un libro). Si trova da Anikò, un chiosco di delizie enogastronomiche dove si acquistano anche specialità di terra. Infine la Sardegna, patria del pesce fresco e di uno dei giovani chef più interessanti della nuova generazione, il trentenne Luigi Pomata. Nel suo locale, oltre alla cena placé, offre specialità fast da gustare al bancone e un piatto di crudi della casa a circa € 15.
- Tags: abbigliamento, abbigliamento-sportivo, aigle, capilene, cotone, giacche, patagonia, pile, polartec, riciclo, risparmio-energetico, tshirt
-

Indossalo fino allo spasimo, e poi riciclalo. È il mantra di grandi produttori di capi sportivi come Patagonia e Aigle. Patagonia già dal 2005 ha lanciato una campagna ecologica per recuperare capi usati e ricavarne di nuovi. Da quest’anno, però, la produzione di t-shirt e giacche nuove di zecca ricavate da fibre si è allargata a nuovi capi e, per quanto riguarda la raccolta, non è più limitata solo al Capilene, fibra artificiale idrorepellente utilizzata per imbottiture, maglie termiche, ma anche a vecchie t-shirt di cotone. Con la partecipazione di una storica fabbrica di tessuti italiana.
Per partecipare al programma, basta spedire i propri capi in Capilene o cotone usati al centro di raccolta a Parigi (l’indirizzo è qui) oppure consegnarli di persona presso uno degli store autorizzati (in Italia, a Milano: telefono 02-659 0268).
A questo punto magliette e giacche ormai consunte dall’uso iniziano un lungo viaggio (con minimo impatto ambientale, assicurano dall’azienda), che le porta prima a Reno, dove vengono controllate e smistate, e poi a Matsuyama in Giappone, dove la Tejin Fibers Limited si occupa del riciclo vero e proprio. Qui vengono eliminati zip e bottoni, i tessuti sono ridotti in piccoli pezzi, poi sminuzzati in briciole e depurati da ogni impurità per produrre nuovo poliestere grezzo. A questo punto non resta che “scioglierlo” e filarlo per ottenere maglie e giacche nuove di zecca, senza utilizzare derivati del petrolio. Tutto il processo dura approssimativamente 18 mesi: i capi usati raccolti oggi diventeranno nuove collezioni in un anno e mezzo circa, e saranno composti da almeno il 50% di fibre riciclate. Riducendo anche le emissioni di anidride carbonica che sarebbero state necessarie invece per incenerirle. I prodotti riciclati in questo modo comprendono giacche come la Eco Rain Shell Jacket (circa € 196), la R2 Jacket (circa € 140) e maglie termiche come la Chamy Zip-Neck (circa € 63).
Simile il procedimento per recuperare il cotone delle vecchie t-shirt, dove entra in gioco l’Italia. Grandi quantità di cotone usato, infatti, sono inviate da Reno a Prato da Calamai, storico produttore di tessuti e recycling partner di Patagonia, che si occupa di trattare e recuperare il cotone, pronto per produrre nuove t-shirt come la Fitz Roy da uomo a circa € 39. Prima che iniziate a cercare negli armadi per fare space clearing, una precisazione: non sono previsti incentivi o buoni sconto sull’acquisto di un capo nuovo per chi consegna l’usato da riciclare. “Solo” la soddisfazione di aver fatto qualcosa per l’ambiente (e magari un po’ di pulizia nel guardaroba sportivo).
Aigle invece non prevede, almeno per il momento, la possibilità di restituire i capi usati ma, dopo l’utilizzo del cotone organico nelle collezioni precedenti, mette in commercio per la prima volta due pile a base di Polartec riciclato. Chi è attento all’ambiente potrà scegliere tra il modello da donna Akivi a 90 euro e quello da uomo Solok Eco a 85 euro (qui i punti vendita in Italia).

Guarda la GALLERY
Il 1° dicembre è la Giornata Mondiale per la lotta all’Aids. E c’è poco da girarci intorno: uno dei pochi metodi sicuri per proteggersi è il preservativo. Che però, almeno in Italia, ancora non riscuote il successo sperato, nonostante le parola tabù sia stata finalmente sdoganata in pubblicità, grazie a uno spot girato da Francesca Archibugi. E le resistenze si incontrano soprattutto fra i giovanissimi: l’utilizzo appare diminuito rispetto al 2005, come si riscontra dall’ultimo rapporto Eurispes-Telefono Azzurro (qui una sintesi in Pdf).
Ma protezione non deve far rima con fastidio o imbarazzo. Ecco la prova in questa carrellata giocosa che spazia fra le ultime tendenze…
Per una serata all inclusive, si può scegliere il preservativo Idom con Cd musicale abbinato, prodotto da Ondo Creation (tre pezzi lubrificati più Cd oppure, per i più ottimisti, il cofanetto da 12 pezzi più 4 Cd). Chi invece usa l’alibi delle misure oggi non ha più scuse visto che, dopo mesi di ricerche e sperimentazioni, il profilattico spray sta diventando realtà. L’inventore Jan Vinzenz Krause, dell’Institute for Condom Consultancy, chiarisce: è una bomboletta che spruzza uno strato di latex che si solidifica all’istante, adattandosi perfettamente a ogni dimensione. Per i più curiosi, sul sito c’è la spiegazione completa e si cercano pure volontari per sperimentarlo. Se preferite una soluzione più tradizionale per misure abbondanti, ci sono prodotti come Control Extra Large, più larghi (55 mm) e più lunghi (195 mm) rispetto a quelli tradizionali.

Uno dei produttori storici, Durex, sciorina le sue novità per proteggersi divertendosi: ad esempio i Milk Chocolate, colorati e aromatizzati al cioccolato. O, per chi sogna i Caraibi, i Tropical, dal profumo di frutta esotica. O ancora i Tingle Fresh con effetto fresco e mentolato. E come dimenticare i gloriosi Supporter color maglia-della-nazionale, creati in occasione degli ultimi Mondiali di calcio? Ancora, i Performa, che risolvono i problemi di durata con un leggero anestetico locale. E quelli di autostima, grazie al nome: “Quando sono nati, i profilattici ritardanti venivano associati a un problema da risolvere, causando disagio. Per questo li abbiamo chiamati “performanti”, per sottolineare il fatto che possono migliorare la qualità del rapporto”, spiega Emilio Ulivi, responsabile Ricerca e Sviluppo dell’azienda. Da Akuel rispondono con Nudo, Long Pleasure e Double Pleasure. Nudo è sottilissimo; Long Pleasure migliora la performance e Double Pleasure promette meraviglie “per lui e per lei” grazie a un sistema di microrilievi e nervature. Se siete nel dubbio, si possono provare tutti nella confezione Pleasure Mix.

Notevole anche la scelta online sui siti specializzati, molto amati perché permettono di bypassare farmacisti curiosi e file al supermercato. Su Preservativi.it chi ha un’insopprimibile voglia di comunicare può scegliere le confezioni da personalizzare con un messaggio spiritoso, a € 29,60 per 25 pezzi. Ovviamente disponibili colorati e aromatizzati: gialli per gusto banana, nero per il cioccolato (anche se gli esperti consigliano di evitare i colori scuri, visto che snelliscono. Vedete voi). Oppure puntare sui Primex Punto G che promettono di farvi raggiungere il mitico hot spot, più difficile da trovare del Graal. Sullo stesso sito potete fare (o farvi) un regalo originale: il kit Da Capodanno a Capodanno, 366 preservativi (uno in più, non si sa mai) di ogni tipo e colore in offerta speciale a € 85.
Su Comodo.it si trovano i condom griffati Benetton per i modaioli, i classici senza lattice per scongiurare allergie, ma anche quelli per vegani, realizzati da Condomi senza caseina, una proteina del latte. Le principali novità, però, fanno sapere dall’ufficio stampa, sono il Love Light Technosex e l’Inspiral: “Love Light Technosex brilla al buio se esposto alla luce per circa 30 secondi. Il periodo di massima luminosità è di 15 minuti (dovrebbero bastare, ndr), ma il prodotto resta visibile nell’oscurità per ore. Se lo si espone nuovamente alla luce mentre è ancora indossato, il Love Light si ricarica e torna a splendere. Tre pezzi costano € 5. Inspiral ha una particolare forma a chiocciola: massima elasticità per chi lo indossa e maggior stimolazione per entrambi i partner. Tre pezzi a € 3,30″.
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-novembre/preservativi/normal_preservativi06.jpg)
Per il futuro, si attendono novità sul condom al femminile. Visto lo scarso successo, un pool di scienziati ha pensato bene di ridisegnarlo (più morbido, più sottile e semplice da usare). Ma la grande attesa è soprattutto per il contraccettivo stimolante; in pratica una sorta di Viagra da indossare. Arriva dall’Inghilterra, dove la casa farmaceutica Futura Medical lo ha sviluppato inserendo nel serbatoio Zanifil, un gel stimolatore che mantiene l’erezione durante il rapporto. E senza pillole blu.
Soddisfatti? Se volete saperne di più, non resta che leggere la storia del preservativo. E magari partecipare al tentativo di entrare nel Guinness con la catena di condom più lunga del mondo.
LEGGI ANCHE: Il Pulitzer David Sanford: Io, il virus e quattro pillole al giorno
Guarda la GALLERY
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-novembre/preservativi/normal_preservativi08.jpg)
- Tags: bungee-jumping, celti, cinema, corinaldo, feste, halloween, leggende, ognissanti, party, riti, terme, tim-burton, tradizioni, triora
-

Guarda la GALLERY
Se non avete alcuna intenzione di recitare il mantra Trick or Treat o di travestirvi da vampiro, strega o scheletro perché considerate la festa del 31 ottobre un’insopportabile americanata, dovrete ricredervi. La tradizione della notte in cui i morti ritornano è la versione edulcorata del Capodanno celtico Samhain. E quindi affonda robuste radici nella civiltà contadina europea, come racconta Halloween. Nei giorni che i morti ritornano. Tanto che in appendice al libro c’è una raccolta di tutte le tradizioni italiane nei giorni da Ognissanti a San Martino. Riti di saluto all’estate, di attesa del riposo invernale per l’agricoltura, questue in omaggio ai defunti che hanno molto in comune con le celebrazioni Made in Usa.
Sistemata la questione filologica, c’è da pensare a come divertirsi la notte del 31 restando in Italia. Le più belle feste in piazza sono a Triora sulle alture imperiesi, delizioso borgo montano noto come il paese delle streghe. Gli eventi del festival Autunno Nero durano dal 21 ottobre al 4 novembre. Come anche a Corinaldo, nelle Marche; sei giorni di festa che culminano con l’elezione di Miss Strega. In molte città italiane torna Heineken Halloween Night con feste a tema in pub e discoteche e diversi locali di Milano e Roma si stanno già organizzando per party spaventosi.
Per una serata in casa, si fa incetta di gadget da negozi come Partyworld, ma anche di cioccolatini griffati a forma di zucca e fantasmini, come quelli Caffarel e Godiva. E si copiano ricette, travestimenti e giochi su Halloween Night e Halloween.it.

Se la scelta è un più tranquillo cinema, in attesa di vedere Halloween-The Movie, che sta sbancando i botteghini Usa (da noi è previsto per gennaio), c’è da puntare tutto sulla nuova versione in 3D di Tim Burton’s The Nightmare Before Christmas presentata a Venezia, che uscirà nei cinema europei proprio il 31 ottobre, la notte di Halloween.
I più fortunati approfitteranno del ponte di Ognissanti per una gita o un viaggio. Ad esempio per provare il brivido (vero) di un salto nel vuoto proprio la notte delle streghe; Bungee.it organizza salti by night in cui ovviamente, ci si lancia mascherati. Più soft la paura a Gardaland, con sessioni di makeup gratis e sfilate a tema. Chi invece vuole approfittarne per una remise en forme ha a disposizione i pacchetti di Riolo Terme , con tanto di cena celtica e festa in paese, e delle Terme di Salvarola, con trattamenti viso e corpo alla crema di zucca.
Si rimette in forma soprattutto il palato con uno dei tanti weekend in Italia organizzati per il ponte, caratterizzati da relax e ottime cene. Caccia al fantasma in Puglia, alla Masseria Appidé di Corigliano d’Otranto, che pare animata da strane presenze, e caccia al tartufo al Country Resort Monsignor della Casa, nel Mugello. Splendido Gala Dinner a lume di candela del Mirabell di Valdaora, Bolzano, con menu a base di castagne, tartufo, filetto e strudel. Cena tutta arancione alla zucca e trattamenti golosi in beauty farm all’hotel Garberhof di Malles in Val Venosta: bagno alle mele e impacco al cioccolato. Al Castello di Monterone, vicino a Perugia, prima si impara a cucinare il risotto dentro una zucca svuotata e poi si gustano specialità deliziose anche se dai nomi insoliti: Code di topo, Occhi di rospo, Sangue di pipistrello, Barba di gnomo.
Guarda la GALLERY

- Tags: açai, alimentazione, antiossidanti, bellezza, cocacola, cosmetici, integratori, lorèal, luteina, nutraceutici, tuttofood
-

Oggi bere ci fa belli. La nuova tendenza del beauty sono i cosmetici che agiscono da dentro: beveroni, yogurt o capsule che promettono effetti miracolosi, da soli o abbinati a una crema. Si chiamano, con un neologismo un po’ agghiacciante, nutraceutici e sono stati protagonisti dell’ultima edizione di Tuttofood. Fra i food trend presentati dall’osservatorio Nemo Lab c’erano cibi e bevande che promettono un ringiovanimento cutaneo, come lo yogurt Essensis e in Asia il Karada-Meguri-Cha, beauty drink lanciato sul mercato orientale da Coca-Cola. Arricchito con estratti di funghi, carote e arancia, migliora la microcircolazione e svolge un’azione detox rendendo la pelle più luminosa. E nel campo degli antirughe in bottiglia siamo solo all’inizio: Coca-cola sta lavorando in sinergia con L’Oréal a un vero cosmetico liquido dedicato alle donne “dai 25 anni in su”, che sarà lanciato nel 2008: nome presunto, Lumaé. E vanno per la maggiore, per elasticizzare la pelle, anche gli integratori a base di luteina, potente antiossidante che si trova nelle verdure.

Nell’ambito dei cibi hi-tech è da registrare anche l’arrivo di quelli che contengono, nell’involucro esterno, un codice da fotografare con il cellulare. Per poi ottenere sul display ingredienti, contenuti calorici e filiera di produzione, all’insegna del “sai cosa mangi”. Una tendenza nuova solo per noi: in Giappone quasi tutto è già “taggato” compresi gli hamburger di McDonald’s, forniti di codice per visualizzare sul telefonino i valori nutrizionali del pasto, mentre Coca-Cola l’anno scorso ha invaso il mercato messicano con 50 milioni di bottigliette Sprite interattive.
Buone notizie per i salutisti anche nel campo degli snack confezionati, le famigerate merendine da sempre simbolo di alimentazione scorretta. Da un progetto del Cnr nascono i Nutra-Snack, merendine che contengono composti nutraceutici di origine vegetale: carotenoidi, chinoni, flavonoidi, polifenoli e allicine con attività antiossidante, antibatterica, anticancerogena e antinfiammatoria. Per mangiare uno snack senza sensi di colpa, però, bisognerà attendere un paio d’anni: nel frattempo Enervit, che li commercializzerà, ha già a disposizione prodotti simili nella linea EnerZone.
Se però preferite essere trendy mangiando cibi più “normali”, puntate sull’Açai (si pronuncia “assaì”), un frutto brasiliano a bacca piccola color mirtillo. Ricchissimo di antiossidanti e sali minerali, si consuma com’è o sotto forma di purea di frutta surgelata in porzioni monodose. Per tentare di raggiungere le agognate 5 porzioni di frutta e verdura giornaliere.

- Tags: aziende, bijoux, calze, calzini, carriera, cinzia-felicetti, collant, cravatta, doppiopetto, gessato, gioielli, l-abito-fa-il-manager, libri, lingerie, look, scarpe, tacchi, ufficio
-

Guarda la GALLERY
È vero, il Casual Friday esiste da anni e si è impossessato anche degli altri giorni della settimana, mentre le dotcom hanno ormai sdoganato l’insieme bermuda più infradito in ufficio. Ma se si vuole far carriera e affrontare indenni una riunione ai piani alti, meglio farsi aiutare da un look curato e classico.
È la tesi di Cinzia Felicetti, giornalista e scrittrice, presentata nel suo ultimo libro L’abito fa il manager. Una serie di consigli di stile in azienda per lei e lui, dettati dal buon gusto ma anche e soprattutto dal buon senso. “La prima, indelebile impressione che abbiamo di una persona si forma in sette secondi. In un battito di ciglia chi abbiamo davanti ci prende le misure e taglia letteralmente i panni addosso. Per cui, che si tratti del primo colloquio o dell’incontro per chiedere un aumento o una promozione, conviene restare sul classico”, ricorda Felicetti.
Evitando défaillances come queste:
I consigli per lui
- Sembra superfluo, ma occhio all’igiene personale; presentarsi sempre sbarbati e in ordine, con i capelli freschi di shampoo. Possibilmente senza aver fatto il bagno nel dopobarba.
- No al doppiopetto e al gessato con riga troppo larga stile Sopranos. No anche ai revers della giacca troppo ampi;
- Capitolo cravatta: si va sul sicuro con blu, grigio e bordeaux. Le stampe sono ammesse solo se contengono l’esatto colore della camicia e non sono più grandi dell’impronta di un dito. Bandite (anche se molto di moda ultimamente) le nuances stile “Omega 3″ ossia color salmone affumicato o tonno scottato; velo pietoso su quelle a mega disegni tipo cartoons.
- Le scarpe non devono mai essere più chiare dell’abito; ammessa, anche se con qualche riserva, la calzatura testa di moro con l’abito blu (preferita dagli statunitensi, mentre i londinesi non si discostano dal classico nero). L’abbinata sneakers (o stivale texano) sotto l’abito elegante è decisamente sconsigliata.
- Massimo divieto per i bijoux maschili di tutti i tipi, dalla collanina-souvenir al braccialetto brasiliano sfilacciato. Sì invece ai gemelli, ma solo su un look elegante e su camice dal polsino doppio.
- Bisogna ripeterlo ancora? No, ovviamente, al calzino bianco, corto o di spugna tipo tennis.

I consigli per lei
- Gli artigli da strega in resina accessoriati da French manicure lasciateli a veline e pornostar pentite.
- Idem per il reggiseno balconcino o push up strizzato che occhieggia da una camicetta con scollo panoramico. L’unica lingerie che davvero sparisce sotto ogni outfit è quella color carne, per cui niente colori improbabili.
- In generale no a tutto ciò che è troppo corto, troppo strizzato, troppo sexy, ma anche troppo di tendenza; riservate gli eccessi fashionisti per l’happy hour dopo l’ufficio.
- Calze e collant devono essere sempre più chiare rispetto alle calzature. Durante il giorno e con scarpe sportive a tacco medio basso, la microfibra coprente è perfetta. Un evento formale richiede invece una calza velatissima, 15 o 20 denari. Non dimenticate una confezione di ricambio in borsa per scongiurare orrende smagliature. No alle calze a rete e in generale a quelle troppo colorate, vistose, ricamate.
- Tacchi sì ma fino a 7 cm a meno che non vogliate partecipare al campionato di corsa su stiletto nei corridoi aziendali. In un ambiente molto formale meglio evitare anche sandali, scarpe modello Chanel con il tallone a vista e décolletée aperte sul davanti o troppo scollate.
- Gioielli con parsimonia; meglio uno solo, importante, che tante cianfrusaglie. Al primo posto le perle, sia per gli orecchini che per la collana. Seguono i diamanti, ma sono ammessi anche i falsi di ottima fattura, leggi zirconi top quality. Orecchini chandelier, choker e tintinnanti braccialetti con i charms sono da bandire. Dosi omeopatiche anche per gli anelli. Meglio un bel pezzo unico che mani effetto espositore di bijoux.
- Infine, un consiglio per creare un guardaroba perfetto: investire in capi basic che durino più di una stagione anziché inseguire l’ultimo trend. Almeno una volta all’anno, fare un decluttering completo del guardaroba e gettare senza pietà tutto ciò che stringe, tira, non dona e non indossiamo da più di un anno.
Guarda la GALLERY con gli esempi da imitare e da cancellare.
Anche i Vip sbagliano il look: gli Oscar 2007 dei peggio (e meglio) vestiti. Il VIDEO

Guarda la GALLERY del Salone
Guarda tutte le novità in mostra
Edizione numero 47 per il Salone Nautico di Genova, dal 6 al 14 ottobre. Più spettacolare e godibile per il pubblico grazie all’aumento di barche in acqua, 530. E con numeri da record: 2.300 natanti in esposizione di cui 43 superyacht oltre i 30 metri di lunghezza e 215 barche a vela, circa la metà da ammirare in acqua. 1500 espositori di cui il 37% stranieri e 600 marchi di accessori, concentrati nel padiglione C, che fanno del capoluogo ligure la seconda rassegna di accessori nautici del mondo dopo il Mets di Amsterdam. Il tutto in un spazio espositivo che si è rifatto il look, con un investimento di 1,5 milioni di euro.
In attesa dell’inaugurazione del nuovo padiglione B firmato dall’architetto superstar Jean Nouvel, prevista per il 2008, ci saranno infatti tre nuove banchine nel canale d’ingresso di Marina Uno destinate alle imbarcazioni a vela, un nuovo pontile lungo 200 metri che chiuderà il percorso dei visitatori attraverso le darsene e, a terra, due aree espositive senza più separazioni che offriranno un colpo d’occhio ampio e panoramico. Un totale di 100 mila metri quadrati e 3,1 chilometri tra banchine e pontili.
“Abbiamo cercato di garantire - spiega Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina, l’Unione cantieri e industrie nautiche che organizza il Salone assieme alla Fiera di Genova - un’adeguata rappresentanza ai tanti gruppi italiani e internazionali e di valorizzare allo stesso tempo la produzione artigianale italiana, dedicata ai natanti (le barche fino a 10 metri)”.

Il Salone ospiterà come sempre anche un ricco programma di convegni e eventi culturali su temi di interesse per il mondo della nautica: si parlerà di industria dei servizi ai superyacht, di ambiente e aree marine protette, del sostegno al turismo nautico e dello sviluppo della vela in Italia.
Il sindaco di Genova, Marta Vincenzi, ha invece assicurato la partecipazione della città con una serie di spettacoli e appuntamenti culturali ed enogastromici.
Guarda la GALLERY del Salone e TUTTE LE NOVITÀ IN MOSTRA - LEGGI ANCHE: Non solo barche. Arte, cibo e cultura per chi passa da Genova