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Genova si sveglia per il Nautico. Dopo le prove generali della Notte Bianca del 15 settembre, non solo barche per la settimana dal 6 al 14 ottobre.Tanto che il suggerimento per chi si ferma almeno una notte è di conservare il biglietto di ingresso alla kermesse nautica, per usufruire di sconti e agevolazioni sugli eventi collaterali in programma. Eccone alcuni.
A Palazzo Rosso, dal 4 ottobre, Il Tormento e l’Estasi, ovvero i San Sebastiano di Guido Reni, un percorso di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo. Sempre nelle sale di Palazzo Rosso, fino al 9 dicembre, Forma e Decorazione – Herend e la via della porcellana, esposizione di vasellame di alta qualità artistica, proveniente da uno dei maggiori centri di produzione europei con sede in Ungheria.
Al Castello d’Albertis mostra L’Anima delle piccole cose – Arte del quotidiano in Costa d’Avorio, selezione di oggetti, scolpiti nel legno come pettini, cucchiai, bobine per telai, martelli musicali e piccole maschere. Il Museo della Lanterna di Genova ospiterà invece Storia della Nave in Bottiglia, 30 opere in miniatura tra cui il modellino dell’Amerigo Vespucci contenuto in una fiasca ottocentesca e realizzato nel 1983, la S. Maria di Colombo, realizzata nel 1980 in legno naturale e la Storia della nave, dieci modellini che vanno dalla barca di papiro del 3500 a.C. al primo piroscafo a propulsione nucleare Savannah (Usa, 1959).
A Genova poteva forse mancare il pesto? Dal 12 al 14 ottobre apre, a Palazzo Ducale, la quarta edizione di Pesto e Dintorni, manifestazione per promuovere valorizzare la verde salsa ma anche gli altri prodotti della tradizione agroalimentare e ittica ligure. Parlando di pesci e affini, anche se non nel piatto, all’Acquario è il momento giusto per conoscere i due nuovi cuccioli di foca nati a giugno e luglio. Il primo ha già abbandonato il latte materno e partecipa con gli altri alla cerimonia della nutrizione, seguitissima ogni giorno. Infine al Galata Museo del Mare la mostra Transatlantici italiani. Dall’unità d’Italia alla seconda Guerra Mondiale , un viaggio a bordo delle grandi imbarcazioni a vapore, dai primi piroscafi fino alle più spettacolari navi da crociera. Nella stessa sede, sempre fino al 12 ottobre la mostra Cristoforo Colombo: marinai e mercanti e la permanente Yachts Portrait, collezione di Beppe Croce per ammirare immagini che testimoniano l’evoluzione delle barche a vela dal 1832 al 1907.
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Quest’autunno la fatidica domanda “Casa mia o casa tua”? non si colorerà più di sfumature erotiche. Perché la moda è passare sì le serate fra le quattro mura, ma in gruppo. Banditi il cocooning, il nesting, il cuddling, ossia tutte quelle tendenze che parlano di imbozzolamento, chiusura e coccole di coppia.
Oggi si parla di rentring, trend francese nato da una campagna di viral marketing e diffuso a macchia d’olio nella capitale. Che poi non è niente di più di ciò che già fate quando invitate gli amici a vedere un Dvd o una partita, magari di rugby per restare in tema di nuove tendenze. Ma codificato da regole precise che arrivano dalla Ville Lumière, dove il guru dell’intrattenimento notturno Laurent Guyot organizza già da tempo serate sul divano a colpi di quiz musicali e giochi di società. Tra i gentili ospiti, Isabelle Adjani e Paco Rabanne.
Ricapitolando: le nuove serate casalinghe nascono anche per sfuggire a happy hour affollati e sgomitanti e musica “a palla” nei locali. Cominciano presto e finiscono presto (appunto, seven-eleven, dalle sette alle undici) per salvare un barlume di vita sociale senza compromettere il rendimento in ufficio la mattina dopo. Chi invita pensa al cibo, ma attenzione: niente finger food o patatine ammuffite. L’invito è informale, sì, però ci vuole un po’ di classe, come ammonisce Csaba della Zorza, food writer e responsabile di Luxury Books: “Niente piatti di plastica e tovaglioli di carta; piuttosto, meglio un allegro servizio spaiato. E al posto delle solite tristi tartine, piatti della tradizione da preparare al mattino e passare poi velocemente in forno, come lasagne o torte di verdura”.
Attenzione al look che deve essere, anche qui, informale ma non troppo: “Niente eccessi, sia per chi riceve che per chi è ospite. No ai tacchi a spillo, all’abitino elegante o alla cravatta. Ma anche a tuta e pantofole; jeans, ballerine e sneakers sono perfette. E non presentatevi mai a mani vuote; un piccolo pensiero magari enogastronomico è sempre gradito”, ricorda Nicola Santini, esperto di galateo.
Anche se la regola fondamentale di bon ton per le serate casalinghe è una sola; mai fermarsi oltre la mezzanotte. Ché domani si lavora.

Guarda la GALLERY dell’edizione 2006
Barche ai posti di partenza in Costa Smeralda per la sesta edizione del Big Game di Porto Rotondo, gara di pesca sportiva suddivisa in due specialità, la traina e il drifting.
In coda all’estate, dal 31 agosto al 2 settembre, l’evento chiude idealmente la stagione turistica di una della coste più glamour della penisola e apre quella della pesca. Storicamente è anche un’occasione per confrontare tecniche e metodi tra gli equipaggi, provenienti da tutta Italia.
Ma non solo: la tre giorni sarà ricca di manifestazioni ed eventi collaterali ospitati come di
consueto dallo Yachting Club dell’approdo sardo.
Lo scorso anno la manifestazione ha registrato ben 41 equipaggi composti dai più noti fishermen che solcano il Mediterraneo. La sfida sul campo di gara, che si sviluppava tra la boa dell’isola di Lavezzi a Nord e l’isola di Molarotto a Sud, ha visto trionfare il team bordo di Gaia, un Cabo 32 di Alberto Verona, che ha catturato due grandi tonni oltre a due ambite allunga di circa 6 kg. Qui la cronaca completa dell’edizione 2006.
Guarda la GALLERY dell’edizione 2006


Agosto, moglie mia non ti conosco, eccetera. Oppure i convogli carichi di mariti che ogni venerdì raggiungono mogli e figli al mare, ribattezzati poco elegantemente su tutte le riviere “treni dei cornuti”. La liturgia del tradimento estivo si ripete quasi immutata anno dopo anno, con schemi che differiscono poco dalle commedie italiane anni ‘50 e ‘60. Anche se, sottolinea l’esperto di galateo Nicola Santini, “Oggi l’ultima frontiera della trasgressione è la fedeltà dura e pura. Risulta eccentrico chi mantiene le promesse, non chi si scatena incurante della canicola appena il legittimo compagno gira l’occhio”.
Se corna devono essere però, dice Santini, almeno che siano di classe. E quindi ecco le 5 regole auree per metterle rispettando il bon ton. Servono altre dritte? Provate su Tradimento.net che si autodefinisce “il portale dell’infedeltà”.
1) Si fa ma non si dice. Guai vantarsene, guai rischiare. Se vi capita, ricordate che l’ora migliore è il primo pomeriggio. Mattina e sera sono incompatibili con il lavoro e il resto del tran tran. La notte? E’ troppo impegnativa e pericolosa…
2) Occhio all’alito. Se pianificate un tradimento subito dopo colazione, fate un pasto leggero e portatevi uno spazzolino da denti. Il fuoco della passione non può essere messo a rischio da un alito effetto bruschetta.
3) Luogo incontaminato. Scegliete posti che non siete soliti frequentare con il vostro partner. Da evitare anche i locali troppo affollati e alla moda: potreste incontrare qualche pettegolo.
4) Breve ma chic. La scappatella per esser definita tale deve essere rapida, ma non per questo meno elegante. Gli uomini apriranno la porta alle signore per farle entrare ed uscire dall’auto sia prima che dopo l’incontro. Regola valida anche se l’amplesso si consuma in cabina! Una volta terminata, però, ognuno a casa sua. Senza telefonate, messaggini, biglietti clandestini nei pantaloni. E nessun tentativo di accaparramento.
5) No al piagnisteo. Non giustificate mai il flirt con un momento di stanca coniugale: è super kitsch. Un’amante non può pensare che la passione è scatenata da squallide crisi personali anziché dalla sua sensualità.
Siete le vittime? Prendetela con spirito con l’archetipo del siciliano tradito. Il VIDEO
Non sapete come dire all’amico che avete scoperto il suo partner in dolce compagnia? Provate con una canzoncina… Il VIDEO
LEGGI ANCHE: Il bon ton da spiaggia - Le buone maniere in crociera

“Dimenticate il fascino d’antan del Titanic o il romanticismo anni 80 di Love Boat: le crociere di oggi, ahimé, sono autentici villaggi turistici ambulanti tra le onde del mare, spesso in puro stile low cost“, si lamenta l’esperto di galateo Nicola Santini.
Visto però che il numero di persone che sceglie la crociera come vacanza è in continuo aumento e le navi moderne sono in grado di contenere fino a 5000 individui, l’esigenza di qualche pillola di bon ton appare davvero indispensabile.
Ecco le 7 regole d’oro della crociera:
1) Cerchiamo di distinguere la zona albergo dalla zona piscina. In costume e ciabatte si circola solo nei dintorni del solarium e della vasca;
2) Niente fronzoli, tacchi assassini, gioielli, bijoux vistosi e profumi a bordo piscina;
3) Chi cerca quiete e e relax si tenga alla larga dalle zone popolate da animatori e bambini. Altrimenti, niente lamentele;
4) La sera ci si cambia sempre d’abito. Dalle 6 in poi l’abbigliamento si fa più formale. La dicitura “serata di gala” va rispettata: abito lungo per le donne, giacca scura per gli uomini;
5) Al Comandante ci si rivolge chiamandolo, appunto, Comandante e dandogli del lei. Pacche sulla spalle e commenti amichevoli sono fuori discussione;
6) La mancia al personale deve essere sempre più alta rispetto a quella che si sarebbe elargita in una vacanza a terra;
7) Solo l’ultimo giorno, a cena, è consentito un look è più informale, perché solitamente gli abiti più impegnativi sono già stati riposti in valigia.
Per veri nostalgici: la sigla di Love Boat
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Può mancare, in un’estate che si rispetti, il decalogo delle nefandezze estetiche che i nostri occhi dovranno sopportare in spiaggia, nelle città d’arte, nelle mete turistiche più famose? Certo che no. Noi abbiamo chiesto a Nicola Santini, esperto di etichetta, di stilare la sua lista nera per quest’anno. Con un’avvertenza: nonostante i guru di look e galateo insistano a stigmatizzarle come mode orrende, assolutamente da non copiare, stanno prendendo drammaticamente piede un po’ ovunque. Per cui, come sempre, liberi tutti.
1) Crocs con pantaloni pinocchietto;
2) Treccine finto afro con bracciale all inclusive conservato dal villaggio vacanze;
3) Boxer aderente con pacchetto di sigarette (o accendino, o cellulare) infilato nell’elastico;

4) Trucco evidente, capelli coiffé e profumi persistenti ostentati in spiaggia;
5) Collanina etnica, pareo e tattoo all’henné;
6) Infradito in plastica e canottiera sfoggiati in città;

7) Ombelico in vista e pancia (l’unica regola che consente di esibire la pancia è quella che comanda di non averla: purtroppo è spesso ignorata);
8) Capelli effetto bagnato a qualsiasi ora del giorno e della notte;
9) Depilazione maschile e tessuti stretch per lui (fa troppo Fabrizio Corona);
10) Griffe taroccata, magari acquistata dagli ambulanti in spiaggia. La marca è finta, ma il risultato è che la miseria sembra vera.


I primi ad ammetterlo sono i produttori: parlare di bouquet, retrogusto e persistenza di un vino nella realtà virtuale sarà tutt’altro che facile. Ma la sfida è proprio questa: creare una nuova etichetta basandosi anche sulle impressioni e i desideri dei navigatori che affollano Second Life. Ci sta provando Marco Caprai, erede di Arnaldo Caprai, casa vinicola perugina nella zona del Montefalco. Già produttore del Sagrantino, un rosso autoctono doc che da anni spopola (il 25 Anni è definito come uno dei migliori rossi italiani e ha attirato l’attenzione degli americani, come si legge su RobbReport, magazine dedicato al lusso), sta lavorando alla creazione della sua versione bianca. “Si tratta di una ricerca in corso fatta tramite esperimenti di fecondazione sessuata. Grazie alla riproduzione di 250 differenti genotipi abbiamo isolato le diversità genetiche del Sagrantino e i suoi geni recessivi, fra cui quello che produce acini bianchi. Lo scorso autunno c’è stata la prima vendemmia, che abbiamo vinificato e ora stiamo sottoponendo ad analisi e prove di degustazione per capirne il valore”. Le prime bottiglie prototipo sono state aperte in occasione di Vinitaly.
Ma proprio perché la creazione del Sagrantino bianco è ancora un work in progress, i produttori stanno aprendo uno spazio su Second Life. “Ricreerà la nostra cantina; sarà possibile acquistare il vino, “degustare” virtualmente il prototipo bianco ed esprimere pareri e commenti. Vogliamo capire cosa si aspetta la gente da questo nuovo vino, imparare dalle loro considerazioni”.
Insomma, utilizzare la rete come potente strumento di marketing per produrre secondo i gusti del pubblico. Non solo: farne un vero esperimento sociologico, come dimostra la collaborazione al progetto di Raffaella Albanese, docente di Sociologia delle Emozioni alla Link Campus University di Malta a Roma.

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Popolo dei costretti al pranzo fuori casa, su la testa. D’ora in avanti pranzo veloce non sarà più sinonimo di piadine bisunte, hamburger standardizzati e odore di fritto che si attacca tenacemente ad abiti e capelli. Spopola la tendenza Fast Good, battezzata così da Ferran Adrià, lo chef catalano adepto della gastronomia molecolare il cui ristorante El Bulli è stato recentemente nominato il migliore del mondo da Restaurant Magazine. Anche per accontentare chi non può attendere (la lista delle prenotazioni supera il 2009) o permettersi conti astronomici, Adrià ha lanciato Fast Good, catena di ristoranti veloci con nobilitati dal suo tocco di Re Mida dei fornelli. Dopo i primi due a Madrid ed un terzo a Santiago del Cile, Adrià sta progettando di allargare il suo impero al resto del mondo. Italia inclusa. E Iberia serve già durante i suoi voli un menu speciale firmato Fast Good. Ma anche a Londra va il panino extralusso: da Haché che prepara squisiti panini homemade con carne scozzese, formaggio di capra e tonno fresco e ha ricevuto da TimeOut il premio per il “Miglior hamburger in città”. O dai grandi magazzini Selfridges dove lo chef Scott McDonalds, che con la catena di fast food più famosa ha ironicamente in comune il nome, prepara mega-panini da sei etti al costo di 85 sterline l’uno, causa pregiatissima carne di Wagyu, una razza di mucche giapponesi, foie gras e tartufo nero. A Parigi ci pensa Alain Ducasse con la sua panetteria chic Be Boulangepicier, una crasi tra panetteria (boulangerie) e drogheria (épicerie): pane aromatizzato sfornato fresco tutto il giorno, farcito con i prodotti della drogheria, in centinaia di combinazioni possibili. Oppure si può sceglier eil Petit Vendôme (vicino all’omonima piazza, in rue des Capucines 8) che imbottisce croccanti baguette con formaggi e prosciutti regionali e si vanta di non utilizzare surgelati. Un nome a New York per i fanatici dell’hamburger è Burger Joint, nella lobby del Parker Meridien, specializzato in farciture al cheddar. A Milano invece tutti dal pasticciere Ernst Knam che si è dedicato anche al salato con il panino gourmet, ma antiossidante, all’aloe vera e storione affumicato.

I pescatori di Orbetello scambiano consigli ed esperienze con le donne Imraguen che producono bottarga in Mauritania e con i pescatori della lontana isola di Robinson Crusoe, in Cile. La cifra dell’edizione 2007 di Slow Fish, la seconda, dal 4 al 7 maggio alla Fiera di Genova, è la biodiversità e la tutela di fauna ittica e acque. Non solo salate: nei 23 presidi delle 4 aree in cui è idealmente divisa la manifestazione, tra mediterraneo, mari del nord e pescatori del mondo trovano posto lagune e acque dolci mentre il Po è rappresentato in un convegno dedicato. Qui il calendario completo dei Laboratori dell’acqua. Ma è un’edizione anche particolarmente rosa: oltre alle donne Imraguen ci saranno le affumicatrici di pesce del villaggio di Chokomey nel sud ovest del Ghana e le raccoglitrici di alghe del Cile. Un incremento, quello delle imprenditrici nel settore ittico, segnalato anche dal rapporto Fao 2006 sullo Stato della pesca e dell’acquacoltura nel mondo.
Ovviamente visto il marchio SlowFood il palato sarà protagonista, con le degustazioni guidate dei Laboratori del Gusto e soprattutto la gastronomia-spettacolo del Teatro del Gusto, dove grandi chef italiani e stranieri si esibiranno ai fornelli e daranno consigli per acquistare, pulire e cucinare il pesce migliore. Trucchi da replicare a casa dopo aver fatto scorta di prodotti freschi e spesso ormai introvabili in pescheria al Mercato, aperto per tutta la durata della manifestazione.
“In shop we trust”: il manifesto delle ragazze di Shopaholic, blog multiautore sugli acquisti, è molto chiaro. I contenuti, anche: un elenco di foto con descrizione di capi acquistati, ricevuti in regalo o visti nelle vetrine, con preziosi consigli su come vestono, le taglie giuste e i materiali. Come fa da anni l’antesignana del genere blog da consumo sfrenato, Bibi di Redapple. Recensisce con una precisione maniacale scarpe, borse, camicette appena uscite sul mercato ed elargisce preziosi consigli, tanto da aver creato una frequentatissima comunità di shopping addicted. Più ampio il raggio di azione di Miss Trendy che oltre alle recensioni sui pezzi da avere assolutamente in guardaroba si propone come nuova trendsetter della Rete, adepta della sacerdotessa del genere, Sophie Kinsella. Nulla di nuovo: i blog modaioli italiani nascono sulla scia di pagine molto famose oltreoceano, la vera patria dello shopping compulsivo (chi non ricorda Carrie di Sex&the City e la sua ossessione per le scarpe?) Tra i siti di riferimento ci sono The Fashion Bomb e l’inglese Shopaholic? Me?
Un hobby costoso, quella dello shopping, che spesso rischia di sconfinare nella patologia, come ricordano gli esperti del Siipac, Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive: “Nell’80% dei casi di shopping compulsivo si tratta di donne, di età compresa tra i 30 e i 40 anni, lavoratrici dipendenti”.
Nel dubbio, non si sa mai, qui c’è l’identikit dello shopper ossessivo e anche il test che verifica il tuo grado di dipendenza dagli acquisti.