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Kona: una tradizione centenaria nascosta nei chicchi di caffe’

La tradizione del caffé Hawaiiano

Un antico detto hawaiiano sostiene che una volta provato il caffé Kona dell’isola di Hawaii (nota anche col nome di Grande Isola) diventa impossibile viverne senza.

Nel lontano 1828, il caffé venne introdotto nel distretto di Kailua-Kona dal missionario americano Samuel Ruggles che lo scelse come pianta ornamentale per il proprio giardino. Tuttavia, bastò poco agli agricoltori statunitensi ed europei della zona per decidere di utilizzare il raccolto del Reverendo per creare delle vere e proprie piantagioni. Oggi tutta l’area di Kona é tappezzata da circa 800 piantagioni di caffé a gestione familiare e curiosamente multietnica, dato che nell’area di Kona si sono via via rifugiati agricoltori cinesi, portoghesi, giapponesi e persino filippini.

La tradizione del caffé Hawaiiano si é mantenuta autentica anche grazie al fatto che tecniche e astuzie siano state tramandade di generazione in generazione senza subire sostanziali modifiche. L’unica differenza rispetto al passato consiste nel fatto che i chicchi di caffé non vengono più sbucciati a mano ne’ separati, dopo l’essiccazione, con l’ausilio di piccole pietre vulcaniche.

L’integrità del sapore di questa bevanda corposa e a bassa acidità é stata altresì garantita dal fatto che in questa isola sperduta nel mezzo del Pacifico, ad almeno otto ore di distanza (in aereo) dal Giappone e dagli Stati Uniti, le condizioni di temperatura, terreno, precipitazioni e nuvolosità ideali per un buon raccolto si sono mantenute costanti nei decenni. Caratteristica che ha permesso al caffé di Kona di essere apprezzato in tutto il mondo come uno dei migliori.

Provare per credere: se passate da queste parti, vale la pena fermarsi in una delle tante piantagioni per una vera e propria degustazione. In genere, si può scegliere tra una tostatura ‘media’, ‘full city’, ’scura’ o ‘espresso’. Ancora, esiste il caffé al sapore di nocciole macadamia e di nocciole al cioccolato. Tuttavia, l’importante é assicurarsi che la qualità sia 100% Kona e non una miscela di diversi tipi di caffé.
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Maui: dove il sogno di un matrimonio in paradiso diventa realtà

Nella classifica degli atolli e delle isole più romantiche del mondo, Maui lotta sicuramente per il podio. Mare cristallino, sabbia bianca e finissima, brezza piacevole che accarezza i capelli rinfrescando i rari momenti afosi della giornata, fiori profumatissimi e tramonti dorati la rendono il posto ideale in cui trascorrere qualche giorno di vacanza con la persona amata. Sulle spiagge incantate di quest’isola nel bel mezzo del Pacifico ad alcune coppie capita persino di riscoprirsi più innamorati che mai, tanto da rientrare nel proprio Paese con un anello di fidanzamento al dito -per chi lo aveva premeditato- o con una promessa di amore eterno. Altre no: si organizzano per tempo e approfittano del soggiorno a Maui per celebrare quello che gli abitanti del posto chiamano il “matrimonio in paradiso”.

Un surfista si esibisce sulle spiagge di Maui

Maui, del resto, detiene il record dell’isola in cui vengono celebrati il maggior numero di matrimoni e in cui vengono organizzati più viaggi di nozze o festeggiati anniversari e romanticherie di altro tipo. Sogni come quelli di un matrimonio celebrato in una raccolta cappella sulla spiaggia, magari al tramonto o al chiaro di luna, a Maui possono diventare realtà. L’unica alternativa consiste nella possibilità di scegliere tra una cerimonia all’americana (con automobili d’epoca di un bianco candido e altari creati con corone di rose sistemate in maniera tale da formare la porta simbolica che gli sposi devono attraversare insieme), e una più hawaiiana, colorata da composizioni di hibisco e frangipane e allietata da musiche e spettacoli polinesiani. Spesso, però, le coppie optano per unire entrambe le soluzioni: la prima per la celebrazione del rito, la seconda per i festeggiamenti successivi. Infine, non c’è neppure bisogno di recarsi sull’isola in anticipo per controllare che i preparativi siano stati curati in ogni dettaglio: professionisti di altissimo livello sono in grado di realizzare i desideri anche delle spose più puntigliose, e il successo di una cerimonia indimenticabile è garantito.

La cerimonia del tè secondo le regole millenarie della Cina

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Secondo la mitologia cinese, fu l’imperatore Chen Nung, nel lontano 2737 a.C., a bere la prima tazza di tè della storia. La leggenda narra che un paio di foglie di tè caddero accidentalmente nella tazza di acqua calda che l’imperatore stava sorseggiando all’ombra di un albero nei giardini di palazzo. Chen Nung, incuriosito dalla tonalità dorata assunta dalla bevanda, la assaggiò e ne rimase estasiato.

Da allora, il tè è entrato nelle case di tutti i cinesi come una bevanda preziosa, e scandisce i momenti più importanti della giornata. I tè dai sapori più freschi accompagnano la colazione, quelli più speziati il pranzo, quelli forti sono ottimi da sorseggiare nel primo pomeriggio, mentre quelli leggeri vengono generalmente serviti a cena.

I cinesi suddividono il tè in tre macro categorie: verde, rosso e di fiori. Il tè verde in genere è preferito dai giapponesi, mentre le principali qualità di quello rosso (conosciuto in Europa come tè nero) sono due: Oolong e Pu’er. Se il primo si conserva in foglie, il secondo, soprattutto se molto stagionato, viene venduto sotto forma di “torta” compatta. I cinesi amano definire l’Oolong un tè feminile e il Pu’er un tè maschile, semplicemente perchè il sapore del secondo è molto più forte del primo.
Anche tra i tè di fiori c’è l’imbarazzo della scelta: il più diffuso è il Jasmine, mentre i più famosi sono i fiori della doppia o tripla felicità, in genere serviti in bicchieri molto alti, per permettere al piccolo bocciolo di schiudersi mostrando, rispettivamente, due o tre corolle variopinte. Agli stranieri, invece, piacciono spesso i piccoli boccioli di rosa, da miscelare con foglie di Pu’er per attenuarne l’intenso sapore di terra.

Secondo le regole della cerimonia del tè cinese, per ottenere un’ottima fragranza è necessario sciacquare le foglie di tè una prima volta con acqua tiepida o bollente (ogni qualità ha una temperatura ideale) in piccole teiere di terracotta, ripetendo poi l’infusione per un massimo di 4-5 volte. C’è infine chi ama conservare le foglie di tè già usate in un’apposita tazza dalla forma allungata, per continuare a sentirne il sapore anche quando il loro effetto è ormai svanito.

Ecco le notti che fanno sognare i cinesi. A Hong Kong

La skyline di Hong Kong da Victoria Peak

Nell’ottica di continuare a soddisfare le richieste dei cinesi del continente, i principali alberghi di Hong Kong si fanno concorrenza a suon di pacchetti da sogno…

Il Mandarin Oriental, posizionato nel cuore dello shopping dell’isola, offre due opzioni alla sua clientela di lusso. Il “pacchetto indulgente” permette, prenotando due notti, di averne a scelta una terza gratis oppure un coupon di 100 Euro da spendere liberamente nei negozi e nei ristoranti dell’albergo. Il tutto, per 400/700 Euro a notte, a seconda che si scelga la suite “superior” o “oriental deluxe”. “Momenti memorabili”, invece, è una promozione studiata apposta per celebrare le occasioni speciali con una colazione gratuita per due al Café Causette o alla Clipper Lounge dell’albergo, una bottiglia di champagne rosee e una “sorpresa di cioccolato” per addolcire l’arrivo e una cena di tre portate all’esclusivo Mandarin Grill, sempre per due. I prezzi, in questo caso, oscillano dai 550 ai 950 Euro.

A pochi passi da Mandarin Oriental, il Four Seasons, situato nel prestigioso International Finance Centre, il grattacielo più alto della città, offre da tutte le stanze una vista mozzafiato sulla baia di Hong Kong. Al Four Seasons, le camere eleganti (i cui prezzi oscillano tra 400 e 950 Euro) e i trattamenti “romantici”, “spirituali” e “senza tempo” della Spa sono a disposizione di tutti i clienti, e l’unico vero pacchetto prenotabile è quello “luna di miele”, comprensivo di una notte gratuita per festeggiare le nozze con fragole e champagne, rilassanti colazioni in camera per due, un trattamento personalizzato nella Spa, e varie altre agevolazioni per le coppie che al Four Seasons decidono di organizzare anche il proprio ricevimento.

Dall’altra parte della baia, infine, è il Peninsula che dal 1928 continua a far sognare ad occhi aperti i propri clienti. L’ultimo pacchetto in promozione è il “festeggiamo un anno eccezionale”, ovvero l’80esimo anniversario dell’albergo. Come? Con colazione gratuita, il trasferimento da e per l’aeroporto in limousine, una cena per due da Gaddi’s, l’esclusivo ristorante francese dell’albergo, e un buono da spendere in trattamenti di bellezza. Il tutto, per 600 o 900 Euro a notte.

Nonostante i prezzi siano molto alti, le suite del Mandarin, del Four Seasons e del Peninsula sono sempre piene. I cinesi di oggi non badano a spese, soprattutto quando si tratta di lasciarsi viziare dal lusso piu sfrenato.

Scene da un matrimonio. Cinese

[i](Credits foto: Claudia Astarita)[/i]
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Volete organizzare un matrimonio originale e insieme supertradizionale? Ispiratevi al modello cinese, in cui tradizione e modernità non si escludono a vicenda in un rito nuziale che si basa su due registri culturali, quello occidentale e quello cinese, per la sue mise en scène contemporanea.

La data Che il rito venga celebrato durante la settimana o nel week-end non fa differenza. L’importante è che siano scelti il giorno otto (in cantonese bat, simile a fat, ricchezza) o nove (gau, longevità).
[i](Credits foto: Claudia Astarita)[/i]
Le partecipazioni Si compongono in genere di tre parti: un cartoncino rosso dove, in cinese e in inglese, i genitori degli sposi invitano amici e parenti a festeggiare il matrimonio dei figli. Un buono per ritirare un dolce in pasticceria, visto che la torta nuziale è di plastica e serve solo per scattare le foto, e una busta rossa (laisi) contenente, per buon auspicio, l’equivalente di un Euro, da utilizzare per il regalo degli sposi: un contributo economico il cui valore oscilla tra i 20 e i 100 Euro, a seconda del grado di amicizia. In realtà, tutte le fasi del matrimonio cinese (e non solo) sono contrassegnate dallo scambio di laisi, la tipica busta rossa in cui ci si scambia l’unico regalo riconosciuto come tale dagli orientali: il denaro.
[i](Credits foto: Claudia Astarita)[/i]

Gli abiti da sposa La sposa che rispetta la tradizione indossa tre abiti: Un qipao (abito tradizionale cinese) coloratissimo, meglio se a fiori, da indossare la mattina. Un abito bianco per la cerimonia ufficiale, e uno da sera rosso per i festeggiamenti finali.

Le foto di nozze Le foto nuziali si scattano prima del matrimonio. In una giornata di sole, gli sposi si spostano tra i luoghi più belli della città per scattare le immagini che proietteranno poi durante le cerimonia in appositi maxischermi.
[i](Credits foto: Claudia Astarita)[/i]
Il passaggio da una casa all’altra e la cerimonia del tè Il matrimonio in Cina occupa una giornata intera. La mattina il giovane sposo, in compagnia degli amici più cari, si reca presso il domicilio dei genitori della futura sposa. Qui incontra le amiche della stessa cui consegna un laisi che le ragazze potranno poi spartirsi tra loro. A questo punto, l’uomo raggiunge la sposa nella sua camera e le consegna il bouquet. Insieme, vanno poi a servire il tè alla famiglia della ragazza. Lungo il tragitto tra il proprio domicilio e quello della famiglia del marito la sposa è considerata vulnerabile. Per questo motivo una damigella la protegge con un ombrello rosso. Nella casa del marito viene poi ripetuta la cerimonia del tè. Solo a questo punto i due ragazzi possono iniziare a prepararsi per il rito nunziale.
[i](Credits foto: Claudia Astarita)[/i]

La consegna dei regali e il mahjong Prima di entrare nella sala del ricevimento, dove verrà celebrato anche il rito, gli invitati devono registrarsi alla reception e consegnare i laisi. Dimenticavo: la busta va firmata, in modo che la coppia possa rendersi conto del valore dei regali ricevuti. A questo punto, gli ospiti si accomodano ai tavoli da mahjong (gioco cinese simile al domino), dove si intrattengono sorseggiando tè e mangiando dolci.
[i](Credits foto: Claudia Astarita)[/i]
La cerimonia Nella sala del banchetto è allestito un palco per gli sposi. Dopo aver scattato le ultime foto con gli invitati, questi ultimi si siedono a tavola per seguire il rito dai maxischermi posizionati ovunque. Niente lancio del bouquet e niente scherzi: è il master of ceremonies che ha il compito di allietare la serata raccontando la storia dei due ragazzi. Anche per il menù nulla è lasciato all’improvvisazione. Le portate devono essere dodici, sempre uguali, per scandire i vari momenti della serata. La zuppa di pescecane (quarta portata), ad esempio, segna il momento in cui la sposa si cambia d’abito e col marito inizia a salutare gli ospiti ai tavoli. Ma attenzione: non è permesso chiacchierare troppo. Servita la dodicesima portata (dolci e arance), i due ragazzi devono correre all’ingresso insieme ai genitori, per mettersi in fila e stringere la mano ad ospiti ormai pronti per tornare a casa.

Happy hour all’orientale: stappa un Huangjiu al posto del mojito

Pu Mu, Chang Huang, Yellow e Mi Ya Luo: ecco i quattro cocktail che vanno per la maggiore nei pub e nelle discoteche orientali. E con una esportazione sempre più massiccia di vino cinese all’estero, non è detto che non sbarchino presto anche da queste parti. I drink cinesi, infatti, sono tutti a base di vino.

Il Pu Mu, ad esempio, è a base di vino di susina, rum e succo di mirtillo rosso. Il Chang Huang di succo d’arancia, Cointreau e Chu Yeh Ching Chiew, un distillato di zucchero e foglie verdi di bambù. Lo Yellow di liquore di pesca, miele, succo di limone fresco e Ginseng Hua Tiao, un distillato di grano profumato al ginseng. Il Mi Ya Luo, infine, è a base di Sprite, succo di frutto della passione, essenza agrodolce e vino Kwai Hua, un distillato di osmanto.

Per fare chiarezza, va aggiunto che i vini si dividono essenzialmente in due categorie: Baijiu e Huangjiu. I primi hanno un tasso alcolico superiore al 40%, i secondi inferiore al 20%. I Baijiu più famosi sono il Moutai (53%), un distillato di frumento, sorgo e “pura acqua di fiume” della provincia di Guizhou. Da quanto Mao Zedong lo offrì a Richard Nixon nel ’72, è diventato il vino nazionale per antonomasia. Il Jiu Gui (54%) mette insieme sorgo, riso, frumento, e acque sorgive dello Hunan. Il Mei Kuei Lu Chiew (54%) deriva da vino di sorgo, zucchero di canna e petali di rosa. Se il primo e il secondo si accompagnano benissimo con grigliate e granchi, il terzo è ideale per tutti i tipi di carne. Tranne il pollo, da accompagnare, a scelta, con il Vino di Riso (16%) o il Gu Yue Long Shan Hua Tiao (17%), entrambi, naturalmente, Huangjiu a base di riso.

Insomma, la scelta per chi ama bere è destinata ad ampliarsi e chissà che i cocktail cinesi non riescano a soppiantare quelli di origine caraibica con cui tutti abbiamo familiarizzato. presto il mojito potrebbe essere soppiantato dal Pu mu.