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Un corso di cucina un po’ speciale, quello che parte venerdì 9 maggio a Roma. Prima di tutto per la location: non capita tutti i giorni di prendere lezioni dentro la Galleria Borghese, museo immerso nel verde di Villa Borghese che custodisce capolavori di Canova, Raffaello, Tiziano. E poi perchè l’obiettivo è proporre al pubblico un percorso didattico originale, che unisca l’arte all’enogastronomia.
Il corso, organizzato dalla Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano, si chiama “Gusti e prelibatezze” e si articola in otto incontri di due ore, ogni venerdì pomeriggio dalle 16 alle 18. Alla degustazione vera e propria dei cibi verranno unite lezioni di storia sulla cucina rinascimentale, ricette dell’epoca, riferimento ad alcuni quadri famosi, e naturalmente preparazione dei piatti.
Per esempio, nella lezione sul pesce si farà riferimento alle molte curiosità sulle pietanze afrodisiache: già gli antichi greci e romani consideravano infatti molluschi e crostacei cibi capaci di risvegliare la passione. La stessa parola “afrodisiaco” deriva dal nome della dea dell’amore, Afrodite appunto, che secondo il mito era stata generata dal mare.
E nella lezione dedicata ai dolci e alla frutta l’insegnante, Emanuela Mainardi, avrà certamente buon gioco a citare Caravaggio - autore di famose tele tempestate di mele, uva, foglie di vite e brocche colme di vino.
Per chiudere, ai lettori di Panorama.it che volessero cimentarsi nella preparazione di un piatto di vero gusto rinascimentale, ecco la ricetta della “zucca di pezzuoli”. Il testo originale non è certo di facile comprensione: “Monda dentro e fora le fietti longhi si si poi e fa pezzuoli e fa che sia tenera e mette a lessare; quando è cotta colela e poi matte sale, olio, petrosello, basilico, peve[re], zafferano, garofanie gresta, si voli, acini e acaldella ben ben e poi vieni rispendo”.
Ecco la traduzione, un po’ arricchita, della professoressa Mainardi:
Ingredienti
- 1,2kg
- 3 cucchiai d’olio d’oliva
- 2 cucchiai di prezzemolo tritato
- 2 cucchiai di basilico spezzettato
- 1 punta di coltello di chiodi di garofano in polvere
- 1 bel pizzico di zafferano in stigmi
- 2 cucchiai di agresto
- 1 cucchiaio di succo di limone
- pepe macinato e sale
Mondare la zucca e tagliarla in quarti e poi a pezzi grossi. Cuocerla in acqua bollente e salata fino a che non sarà tenera. Scolare l’olio in una padella, aggiungere la zucca e rosolarla per 5-10 minuti. Aggiungere le spezie. Pepare e salare. Far ridurre il sugo per qualche minuto e servire subito.

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Piccole disavventure casalinghe che capitano a tutti: qualcosa che si infila nello scarico del lavandino e non ne vuol sapere di venire fuori, il temporale che si scatena proprio quando il bucato è stato appena steso ad asciugare sul balcone. Con inevitabile sottofondo di sbuffi e imprecazioni. Sono quelli i momenti in cui uno si chiede: ma perché non si sono ancora inventati una soluzione?
Di tanto in tanto, in effetti, qualcuno inventa qualcosa di (più o meno) geniale. Gli ultimi arrivati? Uno sturalavandini dotato di una pinzetta per recuperare piccoli oggetti, una spugna da cucina con una fessura che aiuta a pulire meglio posate e bicchieri, un guanto toglipelucchi da appendere nell’armadio, uno stendino in plastica con cappottina per proteggere il bucato dalla pioggia.
E’ la nuova sfida della Coop, che da marzo porta nei suoi negozi (ancora non in tutti, però) dodici “oggetti di design democratico”: coloratissimi, originali e utili, ma a prezzi contenuti - da uno a venti euro. Il progetto è stato ribattezzato “Eureka”: parola greca (traduzione: “ho trovato”) che, si narra, l’inventore e scienziato Archimede pronunciò quando arrivò a comprendere una delle leggi della fisica.
Tutto è iniziato nel 2005 a Milano, nell’ambito della Settimana del Design al Salone del Mobile, con la presentazione dell’idea. Nel 2006 venti prototipi, tutti articoli per la casa innovativi e funzionali, sono stati messi in mostra nelle Coop in un’esposizione itinerante. I clienti hanno potuto votare i loro preferiti: così si è arrivati alla scelta dei dodici da realizzare. Infine, la presentazione ufficiale nell’ambito di “Torino 2008 World Design Capital“.
Dietro queste idee, un pool di designer italiani coordinati da Giulio Iacchetti. Tra loro l’architetto Enrico Azzimonti, docente dello Ied di Milano, che ha inventato la tavoletta da bucato del nuovo millennio, e Ilaria Gibertini, che al design alterna la grafica e che è l’ideatrice dello stendipanni con cappottina. Che la Coop voglia mettersi a fare concorrenza all’Ikea?
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Oggi fare compere andando in un negozio per volta è obsoleto. Ci vuole qualcosa di più per rendere lo shopping speciale, perché il cliente si senta coccolato, perché viva una “esperienza di consumo” originale e unica.
Una moda che arriva dagli Stati Uniti è quella dei negozi multifunzione: locali ibridi in cui la clientela può trovare un ventaglio di offerte più ampio del solito. I grandi store di libri, musica e tecnologia (come ad esempio Feltrinelli, Mondadori, Fnac) l’hanno recepita aprendo già qualche anno fa, nei punti vendita più grandi, caffetterie e wine bar.
Ma alla fantasia non ci sono limiti: e viaggiando per l’Italia si possono trovare negozi davvero bizzarri, in cui farsi la ceretta mentre si sceglie un quadro d’autore, comprare un biglietto aereo e poi prendersi un caffè, o addirittura gustare un piatto sushi in una boutique d’alta moda.
A Milano c’è quello che viene chiamato affettuosamente il “Cubo”, il Bookshop e Caffetteria degli Atellani, in via della Moscova, all’interno di un moderno edificio di vetro a forma cubica: le grandi vetrate si affacciano su uno splendido giardino interno accessibile ai clienti. Qui si mescolano libri, dvd, mostre d’arte, musica dal vivo e bicchieri di buon vino. Il locale, che esiste dal 2003, è adiacente alla mediateca di Santa Teresa, sezione digitale della Biblioteca Braidense, ma ha una sua vita indipendente come orari e gestione. Alla caffetteria si possono ordinare bevande, panini, insalate; per gli aperitivi invece c’è il bistrot. Il Bookshop, con più di 2.500 titoli in dvd, è diventato un vero punto di riferimento per gli appassionati di cinema.
Invece al Gattò, sempre a Milano ma in via Castelmorrone, il ristorante è nascosto: dalla strada sembra un semplice negozio di abbigliamento, e invece nasconde una sala con 40 coperti. In cucina la giovane proprietaria, la 28enne Valeria Martinetti: “Abbiamo aperto nel 2004. Mia madre si occupa del negozio, andando in giro per il mondo in cerca di vestiti, cappelli, borse, scarpe, bijoux che le piacciano, da proporre alla nostra clientela. Ma non è un caso che l’esistenza del ristorante non sia segnalata: vogliamo che chi entra da noi possa scoprire poco a poco quel che gli offriamo. E contiamo sul passaparola”. Nel nome del locale si ritrovano le radici napoletane della famiglia: il gattò infatti è una ricetta tipica della Campania, uno sformato gustoso (”ma leggero!”, assicura Valeria) di patate, uova, mozzarella e scamorza. Come resistere?
A Roma c’è Tad, in via del Babuino, a due passi da piazza di Spagna. Un “concept store” enorme, oltre mille metri quadrati, aperto dal 2001. Al suo interno, senza soluzione di continuità: un negozio d’arredamento, una boutique d’alta moda, una caffetteria/vineria/ristorante, una galleria d’arte contemporanea, un salone di bellezza con una schiera di parrucchiere, estetiste e massaggiatrici pronte a regalare ore di benessere. E in più anche una profumeria e una fioreria, o meglio un “corner” dove si confezionano per la clientela oggetti di design floreale. All’inizio del 2006, Tad si è sdoppiato aprendo un gemello a Milano, in via Statuto.
Imponente per dimensioni e per offerta è anche il Kursaal Kalhesa di Palermo, che sorge in una specie di grotta nel palazzo Forcella De Seta, nel centro della città, all’interno del Bastione Vega (quella parte delle mura della città costruita nel Cinquecento dal viceré spagnolo Giovanni De Vega). Il nome “Kursaal” riprende quello delle strutture ottocentesche costruite in riva al mare per dare ristoro al corpo e alla mente della clientela. All’interno del locale ci sono una libreria, un ristorante (nella bella stagione - nove mesi all’anno, considerando che siamo in Sicilia! - i tavoli vengono disposti nel bellissimo giardino interno del palazzo), un wine-bar, un internet point. E poi addirittura un’agenzia di viaggi e un ufficio di consulenza per aziende.
Più raccolto è invece il Moodlibri, a Torino in via Cesare Battisti: tra pareti tinta avorio e lampade in rafia di gusto orientale, vasi pieni di fiori, sedie di metallo e ceramiche lavorate a mano, si può comprare un libro o bere un caffè. In questo spazio, che ha aperto i battenti nel 2002, vengono spesso organizzati presentazioni di libri e incontri con gli autori.
E un localino originale, purtroppo privo di sito internet ma degno di essere citato, è certamente il Broadside Concept, nel cuore di Genova, in via San Vincenzo. Che di giorno è una boutique glamour e di sera si trasforma in ristorante giapponese (il Sushi Side). Così i clienti possono gustare sushi e sashimi tra grucce, borse e manichini.
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Riuscire a comprare qualcosa a metà prezzo è sempre una grande soddisfazione. Se poi l’acquisto è un pezzo di alta moda (un vestito di Cavalli, una borsetta di Prada…) l’ebbrezza si moltiplica. Ma il massimo, naturalmente, è riuscire a fare shopping evitando i sensi di colpa del “dopo-acquisto”: insomma, sentirsi buoni anche dopo aver dilapidato piccole fortune in scarpe, cappelli e altri oggetti del desiderio non propriamente “indispensabili”.
L’ha capito bene Simonetta Tugnoli Frabboni, presidente dell’associazione Baby nel Cuore. Che si è inventata un sito, www.eforpeople.com, dove “la moda sostiene la solidarietà”: ottenendo subito il “sostegno morale” di tanti vip, dall’imprenditore della moda Matteo Marzotto allo stilista Ermanno Scervino, dall’attrice Nicoletta Romanoff allo showman Fiorello.
L’intraprendente signora ha chiesto alle più importanti firme – da Valentino a Ferré, da Blumarine a Etro, da Armani a Ferragamo – di regalare al portale capi di abbigliamento e accessori. Non mancano i marchi che spopolano tra i giovani: Diesel, Hogan, Mandarina Duck, Moncler - ce n’è per tutti i gusti. Questi pezzi vengono messi in vendita, sul sito, a prezzi iper-scontati: dal 50 al 70% in meno rispetto ai negozi. Nei primi due mesi i visitatori sono stati oltre 100mila, e hanno portato nelle casse del portale 155mila euro.
Ma a cosa serviranno questi soldi? Baby nel cuore, che proprio nel 2008 compie 15 anni, è una onlus che promuove le adozioni a distanza e raccoglie fondi destinati a progetti di solidarietà. Stavolta ha deciso di aiutare la Fraternità Francescana di Casa Betania per costruire a Salvador De Bahia, in Brasile, un villaggio per “meninos de rua”, minori in difficoltà. Un progetto ambizioso, che prevede l’apertura di un ospedale pediatrico, e poi ambulatori, scuole, un oratorio, un asilo nido.
Per invogliare ancor di più la gente a partecipare a questo “shopping benefico”, da questa settimana al 15 febbraio le occasioni si moltiplicano. Anche online ci sono i saldi, con vestiti griffati a 30-50 euro. “Un’iniziativa che porta la moda direttamente a casa e, nello stesso tempo, consente di compiere un significativo gesto di solidarietà”, sintetizza Simonetta Tugnoli Frabboni: “Affari d’oro per veri affari di cuore!”.
![[url=http://www.slh.com/rania]Isola e yacht privati nelle Maldive[/url]<br /> Maldive<br /> Faafu Atoll<br /> [i](Foto: SLH)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_rania.jpg)
Uno chalet in Svizzera? Romantico, però… che seccatura dover spalare la neve dal vialetto, o ricordarsi di chiamare la donna delle pulizie per dirle di accendere il riscaldamento. Una Ferrari? Meravigliosa da guidare, ma quanti grattacapi a parcheggiarla e proteggerla da ladri e vandali! Un panfilo da sogno per solcare il Mediterraneo? Fa molto Onassis, però a far due conti… centinaia di migliaia di euro spesi per due striminzite settimane di crociera o attraccati a Portofino…
Per i ricchi che non vogliono pensieri la soluzione c’è.
Si chiama CircleClub, esiste da un paio d’anni e permette, pagando una quota d’ingresso, di affittare beni di lusso per qualche giorno o qualche settimana. Nata da un’idea di Riccardo Schmid, imprenditore svizzero che fece fortuna negli anni Ottanta inventando il Pony Express, la società ha oggi tre sedi: Milano, Roma e Montecarlo.
E offre ai suoi soci oltre sessanta fuoriserie (Maserati, Jaguar, Porsche, Aston Martin…), oltre a jet privati, yacht, ville e chalet da sogno. In più, per gli appassionati, sono a disposizione duecento opere d’arte: da Gustav Klimt a Andy Warhol, da Giorgio De Chirico a Picasso, da Canaletto a Antoon Van Dyck. Tutto rigorosamente in affitto.
Per diventare soci bisogna versare una quota di 20mila euro, che dà diritto a 1000 punti: ogni bene affittato ha poi un “costo” in punti. Quando il socio li esaurisce, può comprare una nuova tessera. Qualche esempio? Una Ferrari 430 F1 costa 8 punti al giorno; per mettere in salotto per due settimane un Renoir se ne vanno 112 punti; per fare un salto da Milano a Roma con un jet privato, 275 punti. E poi c’è naturalmente il capitolo ville: dalle nevi di Gstaad al sole di St. Tropez, fino all’esotica Bali. Per farsi un’idea: uno chalet nel centro Saint Moritz per un week end in febbraio “costa” 240 punti, mentre una settimana in una villa sul Monte Argentario, in settembre, 350 punti.
Tra i 170 “happy few” soci di Circle Club c’è quello che ha il vezzo di solcare i mari della Sardegna su uno yacht Mangusta con un quadro di Christo appeso alle pareti. C’è la famosa ex atleta appassionata di Ferrari che ogni weekend prova un modello diverso. E c’è un signore che ha consumato ben dodici card (pari a poco meno di 250mila euro!) in soli sette mesi.
Una citazione a parte, poi, la merita quel socio che tempo fa prese un’opera di Mario Sironi per esporla in casa. Allo scadere delle due settimane, realizzò che non voleva affatto separarsene: e decise di acquistarla.
Panorama.it è riuscito a “scovare” uno di questi riservatissimi soci, il finanziere Luca Giacometti: per farsi raccontare i vantaggi del Club.
“Ho sempre posseduto macchine da corsa: Ferrari, Lamborghini”, racconta Giacometti: “E da proprietario, ho potuto constatare tutti gli inconvenienti: la batteria che si scaricava se la macchina veniva lasciata ferma, e poi i tentativi di furto, le seccature per bolli e assicurazioni… Senza contare che, ogni volta che mettevo piede da un meccanico per qualche piccola riparazione, uscivano conti da capogiro. Insomma, era diventata una perdita di tempo e di denaro”.
Così, scoperta su un giornale l’esistenza di CircleClub, Giacometti decide di associarsi: “E l’aritmetica mi dà ragione. Non solo risparmio, ma ho anche una grande varietà di scelta: posso prendere di volta in volta la macchina che più si adatta alle mie esigenze. Me la portano sotto casa, perfettamente lavata e lucidata, con il serbatoio pieno. E a tutti i grattacapi ci pensano loro”.
E il sottile piacere del possesso? “Quello all’inizio c’è, è vero” conclude Giacometti: “Ma scompare in fretta: gestire macchine del genere diventa solo una gran scocciatura. E allora: meglio affittarle”.
È una specie di Melrose Place in salsa di soia. Ricordate il telefilm ambientato a Los Angeles, dove una decina di bellimbusti e affascinanti donzelle condividevano il condominio, la piscina e più spesso che mai la camera da letto? Beh, in Giappone si sono inventati qualcosa di simile (ma invero molto più serio) e l’hanno battezzato “Social Apartment”. Ce n’è uno a Tokio, con 17 miniappartamenti, e uno a Yokohama che può ospitare fino a 61 single.
L’ultimo arrivato è il “Social Apartment Yomiuriland” nella città di Kawasaki: un edificio, costruito 16 anni fa per ospitare gli impiegati di una società di brokeraggio, completamente trasformato e riadattato allo scopo. Ora comprende 44 miniappartamenti (sul “mini” i giapponesi non hanno rivali: da 9 a 26 metri quadrati, non c’è certo da scialare) affittati esclusivamente a persone single. Con una motivazione quasi “sociale”: aiutarli a socializzare, a vivere in un ambiente “protetto” e amichevole, a farsi compagnia. In una parola: a sentirsi meno soli.
Il problema è particolarmente sentito in una società, come quella giapponese, dove fino a pochi anni fa le famiglie non si separavano mai, le generazioni stavano tutte sotto lo stesso tetto, e vivere senza una ragnatela di relazioni era impensabile. Oggi invece anche in Giappone, come dimostra bene un libro uscito da poco, “La mente giapponese” (a cura di Roger J. Davies e Osamu Ikeno, Meltemi editore), la spinta a trasgredire le regole della tradizione è molto forte. Sono sempre più numerosi i giovani che ritardano il momento del matrimonio, o antepongono la costruzione della carriera professionale a quella del nido familiare. E naturalmente i divorziati: i cosiddetti “single di ritorno”.
La storia del Social Apartment di Kawasaki è stata riportata dal Japan Times qualche giorno fa. I miniappartamenti sono dotati di letto e scrivania: tutto il resto, dal bagno alla cucina, dal salotto alla “sala cinema” fino alla palestra, è in comune con gli altri. Gli affitti variano da 46mila a 86mila yen (rispettivamente, circa 280 e 520 euro), cui si devono aggiungere 13mila yen (circa 80 euro) per le spese relative ai servizi comuni. I prezzi non sono stratosferici, quindi: forse è anche quello il motivo per cui di appartamenti vuoti non ce n’è neanche uno.
Ma chi sono i 44 inquilini di questo Social Apartment? Gente di tutte le età, dai 18 ai 43 anni. Alcuni sono molto giovani, frequentano ancora l’università; altri sono stranieri. Tutti ancora alla ricerca dell’anima gemella: e tutti contenti di avere qualcuno che, quando rientrano a casa, dica almeno “Bentornato”.
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