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Nero è più bello. E così Vogue Italia in concomitanza con la lunga corsa elettorale Usa dedica un intero numero al mondo black. Che Barak Obama sia stato il diretto ispiratore lo dichiara la direttrice Franca Sozzani, negli Stati Uniti durante il Super Tuesday, che aggiunge anche: “L’America è pronta per avere un presidente nero. Perché noi non dovremmo essere pronti ad avere top nere?”
E così, dalla teoria alla pratica, il gioco è presto fatto. Lo speciale numero di più di 300 pagine si trasforma in uno splendido omaggio alla bellezza nera. Più di una ventina le top che ci mettono faccia e corpo. Dall’intramontabile Naomi Campbell ad una delle stelle del momento Jourdan Nunn. Delle top nere la Sozzani ammira oltre al fascino e alla professionalità soprattutto la personalità “Sono rimasta molto colpita-ha aggiunto la direttrice- dalla classe e dalla eleganza di Liya Kebede”. Che oltre ad essere modella è anche Ambasciatrice dell’Organizzazione mondiale della sanità
Ma la black issue di Vogue Italia riserva anche altre sorprese. Un profilo della possibile futura first lady Michelle Obama e due interviste. Una al regista statunitense Spike Lee e l’altra ad Edmonde Charles-Roux che si dimise da Vogue Paris nel 1966 dopo la decisione di non pubblicare in copertina l’allora top nera Donyale Luna. 40 anni dopo i tempi sembrano essere cambiati. Carla Sozzani racconta di non aver incontrato, infatti, alcuna resistenza, né da parte degli inserzionisti né da parte dei suoi colleghi. Anzi si augura che questo sia solo l’inizio.Perché tutti aprano con più generosità le porte della moda e della pubblicità alla bellezza nera.
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Sembra essere veramente molto lontana l’epoca delle “Grindhouses”, le sale cinematografiche di periferia made in Usa, spoglie nell’arredamento e nei contenuti, anche se fecero la fortuna dei B-movies. Le ultime tendenze oggi guardano al lusso e alla super tecnologia perché andare al cinema non sia solo vedere un bel film ma soprattutto vivere un’atmosfera sensoriale completa. Lo sanno bene i giapponesi che hanno da poco inaugurato lo Shinjuku Piccadilly, considerato senza ombra di dubbio il cinema più lussuoso del mondo. L’idea è quella di trasformare una sala cinematografica in una sorta di lounge, dove si viene assistiti da hostess gentilissime ancor prima che la proiezione abbia inizio. E sempre prima del film in una saletta privata lo spettatore-ospite può scegliere tra un flute di champagne, un’acqua delle Fiji o un bicchiere di Brunello di Montalcino. Tanto poi lo spettacolo è assicurato. Poltrone reclinabili, suono perfetto e se si vuole anche la possibilità di vedere il film in un privé con la propria compagna.
Dall’altra parte del mondo negli Stati Uniti fa eco alle novità giapponesi lo spirito imprenditoriale di Robert Redford. Il Kabuki Theater di San Francisco è, infatti, l’ultima creatura di casa Sundance Cinemas, la divisione cinema dell’impero dell’attore californiano. Il suo aspetto è a metà tra ristorante di lusso e confortevole salotto. Ma negli Stati Uniti un’altra tendenza sta prendendo piede e va contro il mondo spesso di massa dei multiplex. E’ la riscossa dei piccoli cinema. I Big Pictures, così si chiamano, hanno spazio solo per un centinaio di spettatori. Niente popcorn in sala, un’atmosfera piuttosto da teatro dell’Opera, film di qualità. Il lusso più grande per gli americani, in fondo, resta sempre quello di imitare noi Europei.

Fa ormai parte della mitologia dell’uomo moderno. Il cellulare, al di là delle sue funzioni principali, è diventato un oggetto del desiderio intorno al quale si costruiscono sogni e aspettative. Lo sanno bene gli italiani che sono impazziti per lo sbarco nel nostro paese dell’I-phone ma anche i fortunati consumatori di tutto il mondo che possono permettersi le ultime eccentriche e preziose novità del mercato. Come per esempio il Budda phone, uno sfizio per soli ricchi, tutto made in China. A renderlo prezioso non è solo venalmente l’oro 24 k che lo ricopre ma la forma sinuosa con decorazioni orientali. Un connubio di oro e tecnologia, insomma, visto che il display è completamente touchscreen. Non mancano, inoltre, una fotocamera incorporata da 2 megapixel, la possibilità di trasmettere in Bluetooth e una memoria espandibile. Ma la chicca è il lettore audio-video multimediale che contribuisce a rendere l’oggetto veramente esclusivo. L’altra novità è, invece, il Cosmic Shiner, un telefonino dal design essenziale ultra HiTech, tempestato da una pioggia di diamanti e ideato da Kansai Yamamoto. La linea, come si può immaginare, si compone di soli 1000 pezzi, la cui particolarità è quella di poter essere acquistati soltanto tramite invito. Del resto oltre al telefonino al fortunato cliente viene assicurato un servizio di assistenza ad hoc, il cui nome è già tutto un programma: Prestige Gold. Possibilità di chiamare 24 ore su 24 e di sostituirlo con un altro della serie in caso di guasto.
Possono però fare sogni tranquilli anche tutti coloro che non riceveranno l’invito di acquisto. Il Cosmic Shiner non è che la rivisitazione del modello FunFun815T. L’unica differenza sono i diamanti.

budda phone
Immaginate le più importante firme del fashion disegnare coperte per gli elefanti. Con un obiettivo, però, nobile, cioè salvare la specie in questione dal rischio estinzione. No, non è un’allucinazione estiva ma l’originale quanto intraprendente progetto messo in piedi in Gran Bretagna dalla Royal Parks Foundation e da Elephant family. E così ecco il Conservation Couture, un nome che diventa uno slogan e che non nasconde le sue vere intenzioni: sensibilizzare l’opinione pubblica e dare una chance agli elefanti indiani, da tempo ormai in pericolo. Ad accogliere l’invito sono state le firme più importanti del momento. Da Tommy Hilfiger a Calvin Klein, passando per Caroline Herrara e Donna Karan. Le coperte verranno vendute all’asta e con i fondi raccolti si realizzerà in India un apposito habitat che permetterà agli animali di vivere in completa sintonia con i villaggi circostanti. I più svariati i materiali utilizzati dagli stilisti, dalla seta al cachemire passando per il cotone.
Anche l’Italia partecipa all’originale iniziativa e lo fa con Alberta Ferretti. Per l’occasione la stilista ha creato una coperta in chiffon per un baby elefante.
“Per la prima volta, ha dichiarato la Ferretti, forse, il concetto di coperta non è quello di nascondere un problema o un misfatto, ma quello di renderlo più visibile. Qui il problema nasce dalla compatibilità tra l’uomo e le sue costruzioni e degli animali, gli elefanti, che nel loro tentativo di sfuggire a una vera persecuzione distruggono quanto trovano sul loro cammino. Ancora una volta, credo che sia compito dell’uomo ristabilire un equilibrio nel
mondo naturale e quindi di prevedere spazi appositi affinché uomo e animali possano vivere ognuno all’interno del proprio eco-sistema.”
Di qui la scelta dello chiffon, materiale leggerissimo e quasi trasparente, un omaggio alla giovane età di tanti cuccioli di elefanti che rischiano di non avere un futuro.
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Dall’amuleto per proteggere la vista che raffigura l’occhio di Santa Lucia alla parure in giaietto, un materiale di origine vegetale conosciuto fin dall’antichità per i suoi poteri consolatori. Sono solo alcuni dei 600 piccoli capolavori, tra amuleti veri e propri e gioielli con finalità terapeutiche in mostra fino al prossimo 30 novembre al Museo Etnografico del Friuli di Udine. Ori e Rituali, i Preziosi i gioielli della collezione Perusini è, così, un’occasione unica per ammirare lo straordinario connubio di arte e ritualità senza tralasciare un pò di sana tradizione popolare che alle pietre preziose ha sempre attribuito un grande valore. E così si scopre che una collana, di provenienza siciliana, con granati e crocifisso d’argento doveva sicuramente essere stata donata per le nozze della fortunata proprietaria visto che i granati nell’ottocento si regalavano, almeno in quella parte d’Italia per festeggiare questo rito di passaggio. Le proprietà loro attribuite fin da Plinio erano quelle di rallegrare gli animi e di cancellare la tristezza. L’ametista che impreziosisce alcuni importanti anelli in mostra, invece, era considerata pietra dell’influenza spirituale e di saggezza, utile dunque per chi doveva recarsi in guerra. E ancora, abbondano nelle vetrine spille con forbici e mezzaluna, forme simboliche legate alla femminilità mentre quelle in corallo a grappolo d’uva rappresentano ancora, grazie alla vitalità del colore rosso, la prosperità che si desiderava augurare con il dono. Un viaggio, insomma, nel lusso più antico quello di Udine, ricco di significati e simboli preziosi.
Curate in ogni dettaglio ma soprattutto capaci di far sognare. Tornano a ruggire le bambole, di stoffa o di plastica, ma stavolta fatte apposta per i grandi.
A preparare il terreno sono state al cinema le Bratz. Un po’ più chic di Barbie, sempre alla moda e glamour, dalla plastica si sono trasformate, così, in carne ed ossa nell’omonimo film. Diventando quattro adolescenti sempre smaniose di apparire e aggiornatissime sulle ultime tendenze. Piccole donne crescono, insomma, tra problemi e ambizioni, mentre dalla Spagna, invece, arriva per un pubblico sempre di grandi ma più tradizionale una bambola tutta da indossare. Si chiama Magerit Doll, è grande appena 6cm e può essere portata come ciondolo o spilla. A crearla è stata Cristina Alonso, una provocatrice designer di Bilbao attratta dal mondo dell’infanzia e dintorni. A Magerit è stato perfino dedicato un blog come se fosse un personaggio in carne ed ossa. Ma anche in Italia, soprattutto a Milano è esploso il boom delle bambole da grandi, meglio se ispirate al mondo del fantasy e dei manga. L’età media di chi le compra e se le espone in salotto va dai 25 ai 40, tutti appassionati del genere e rigorosi collezionisti. Tanto da aver trasformato in veri e propri santuari quelli che già erano negozi di riferimento. Da La Borsa del Fumetto se ne possono trovare addirittura d’epoca mentre da Milano Fumetto le fanciulle sono accompagnate da campioni dello sport e del cinema. Il loro successo ha scatenato la curiosità degli esperti secondo i quali si tratterebbe solo dell’evoluzione, per di più al femminile dei soldatini di latta dove l’importante non era alla fine il gioco ma il possesso. Perfino Paris Hilton ha creato una bambola a sua immagine e somiglianza. Resta da chiedersi se troverà collezionisti disposti a giocare con lei.
Un tuffo e via. Ricomincia il piacevolissimo tran tran estivo con il caldo di stagione che fa della piscina la protagonista indiscussa delle giornate piene d’afa. E il lusso quest’anno la fa da padrone. Dal cemento armato alla resina, dai mosaici alle Tv al plasma il made in Italy si è ingegnato per fare della piscina un luogo a metà tra l’oasi e il sogno.
In alcuni modelli l’acqua si tuffa scenograficamente in un’altra vasca oppure un canale, un torrente se non una vasca idromassaggio. Altri, invece, uniscono la tecnologia, all’architettura e al paesaggismo con piante, rocce, spiagge resinate, ciottoli, che formano cornici decorative uniche.
Un’altra grande novità si registra a livello dei materiali utilizzati. Molti nuovi modelli superano il tradizionale cemento armato, utilissimo per la struttura ma meno elegante per l’occhio, rivestendolo con piastrelle ceramiche o con mosaico vetroso dai colori sgargianti o sfumati a seconda dei gusti. In alcuni casi invece si utilizza la resina in monoblocchi che ha il vantaggio di consentire una maggior rapidità di posa in opera e montaggio dell’impianto. Il più audace resta comunque il modello in cui le pareti della vasca sono interamente rivestite da pannelli di alluminio. Oltre a dare un effetto high-tech all’insieme la scelta di questa lega è ideale per proteggere la piscina dalla salsedine e dalla ruggine.
Tra i numerosissimi accessori, da non perdere sono il tavolo anfibio che consente di prendere l’aperitivo completamente immersi e il sistema di home cinema resistente all’acqua con tanto di maxi tv al plasma, suono surround e lettore DVD.
La torta gioiello in platino
In estate, secondo le statistiche, ci si sposa di più. E si spendono più soldi. Per chi vuole strafare osando lussi da nababbi non c’è che l’imbarazzo della scelta. Mentre, per chi non può resta, comunque, il piacere della curiosità.
Si comincia dal tradizionale bouquet. L’ultimo grido, ma veramente solo per pochi eletti, è un prezioso mazzo è esposto al Takashimaya Department Store di Osaka.Il suo prezzo di mercato si aggira intorno agli 1,5 milioni di dollari, né un dollaro più né un dollaro in meno. E la ragione è semplice. I fiori altro non sono che pietre preziose come gli opali messicani e i diamanti gialli. Al momento pare che nessuno si sia fatto avanti, lo straordinario pezzo dunque resta in attesa superblindato in vetrina. Rubando, questo sì, l’ammirazione e l’invidia dei visitatori.
E non c’è matrimonio senza torta. Sempre il Giappone si è fatto avanti con un prototipo inestimabile, anche se gli esperti hanno già tirato fuori cifre intorno ai 130 mila dollari. Si tratta di un gateau che oltre ad essere un gioiello di pasticceria è un gioiello gioiello, visto che è stato presentato guardacaso al Platinum Guild International, manifestazione internazionale dedicata alla gioielleria in platino. Sulla normale glassa sono state, infatti, inserite decorazioni interamente realizzate nel prezioso materiale. Così una volta finita la torta potranno essere riciclati come gioielli. Ma in bocca rimarrà, comunque, sempre il sapore dello champagne. Già, le preziose bollicine adesso diventano ancora più preziose. E’ stato da poco lanciato sul mercato, infatti, l’Indulgence Coffret, uno scrigno che evoca atmosfere di fine ‘700 di cui sono stati tirati solo 75 esemplari in tutto il mondo, 5 solo in Italia. Un mix speciale di Pinot nero, Pinot Meunier e Chardonnay. Il colore, inutile a dirsi, rosa. Per un matrimonio, insomma, degno di Hollywood.
È stato definito il museo più ecologista del mondo. Ma stavolta non per le sue opere. L’Inhotim, infatti, è l’ultima frontiera dell’industria museale, a metà tra gioiello di famiglia e monumento nazionale. In pieno paradiso naturale. Situato in Brasile, a Brumadinho a 60 km da belo Horizonte, infatti, i 9 padiglioni che espongono opere di artisti del calibro di Chris Burden e Larry Clark, si stagliano non nel cemento ma in uno dei più bei parchi del mondo. Oltre 40 ettari in cui si possono ammirare perfino gli ultimi esemplari della Foresta Atlantica. Ma a colpire l’attenzione del visitatore sono le decine di giardini botanici, che si infilano uno dentro l’altro con più di 1800 specie in esposizione. Il tutto avvolto da un piacevolissimo profumo di eucalipti.
Il museo, nato dall’idea di un industriale della zona, Bernardo Paz, con il pallino dell’arte, è stato aperto neanche un anno e mezzo fa ed è già diventato oltreoceano un punto di riferimento, forse anche per la forte apertura sociale alla comunità vicina.
Se l’Inhotim è un caso unico soprattutto per la privilegiata posizione paesaggistica quella dei musei- gioiello in ambienti naturali sembra essere una tendenza dilagante.
Il Palm Spring art Museum, in California, si trova in pieno deserto. Un santuario di arte e cultura che offre ai suoi visitatori la possibilità di ammirare opere di artisti quali Ricasso, Moore, Modiglioni e collezioni importanti, alcune addirittura indigene e dedicate all’arte del deserto, in uno scenario lunare. Nella stagione più calda il beneficio viene dai vapori spruzzati in tutta la città per sconfiggere la cortina di caldo.
Anche l’Europa non ha resistito alla sfida. Un piccolo sogno è il Museo d’arte americana di Giverny, in Francia. Un’occasione unica per ritrovare nella terra così cara al pittore Monet il meglio dell’arte americana dal 1750 in poi. Grazie alle forme essenziali create dall’architetto Philippe Robert l’architettura si insinua con dolcezza nella natura circostante. Alla fine non vincono né l’una né l’altra ma entrambe. Grazie ad un’alchimia che è alla base della storia dell’uomo.
Il piacere dei diamanti non ha eguali. Anche quando non è dato possederli. Come dimostra “Diamond Divas”, in esposizione al museo dei diamanti di Antwerp in Belgio fino al prossimo 8 giugno. Una carrellata mozzafiato sui più bei gioielli creati nel XX secolo e indossati dalle più importanti dive del cinema e dalle signore del jet set mondiale. Senza dimenticare le teste coronate che alla bellezza naturale dei diamanti hanno sempre aggiunto il fascino discreto del sangue blu. Tra i luccichii delle preziose parure in mostra si scorgono, così, anche brandelli di storia, non solo europea ma planetaria. Ogni pezzo in vetrina, dunque, offre al visitatore se stesso e la sua leggenda, oltrechè informazioni precise sul suo taglio, provenienza e a volte evento in cui fu utilizzato. Le dive di Hollywood ci sono tutte, come se ai tempi d’oro della mecca del cinema, i diamanti fossero un passaggio obbligato, un affermazione di status ma anche un modo piacevole per rafforzare la propria autostima, a volte minata dalla solitudine e dalle droghe. C’è Marilyn Monroe e il celebre collier soprannominato “Moon of Baroda” con al centro svettante un magnifico diamante 24 carati. La diva lo indossò in occasione della prima negli Usa del film “Gli uomini preferiscono le bionde”. C’è Gloria Swanson che dei diamanti era un’instancabile collezionatrice, visto che arrivò a possedere un’ intera collezione firmata “Art de Cartier”. C’è la star messicana Maria Felix con il suo collier a forma di serpente che fece un’epoca. E perfino una tiara principesca appartenuta stavolta non ad una regina ma alla moglie del latin lover degli anni’50 Porfirio Rubirosa. Lei si chiamava Doris Duke ed era l’erede di una dinastia del tabacco. Morì in circostanze misteriose nel 1993 ad 80 anni. I suoi diamanti, però, raccontano ancora di quando era felice.