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Con la neve che quest’anno più che mai ha deciso di premiare gli amanti della montagna, si moltiplicano gli eventi sulle piste da sci di mezza Italia. Uno degli appuntamenti più attesi, è sicuramente Riders Palace 2009, che dopo i due weekend di gennaio tornerà ad arricchire le piste piemontesi nei fine settimana del 7-8 e 14-15 febbraio, del 28 febbraio-1 marzo e del 14-15 marzo. Presentato in collaborazione tra FIAT Freestyle Team e Campagnola Iveco, Riders Palace è un progetto che prevede sei weekend dedicati a tutti gli appassionati di snowboard. L’iniziativa si svolge a Bardonecchia, spot ideale sia per i rider più esperti, sia per quelli che per la prima volta si avvicinano a questa disciplina. Il target è quello degli universitari, come conferma il prezzo per l’intero weekend: 99 euro per ciascun fine settimana proposto. Compresi nella quota, oltre alla cena e alla colazione, ci sono il pernottamento del sabato presso il Villaggio Olimpico di Bardonecchia, lo skipass valido per due giorni per tutti gli impianti di risalita di Bardonecchia e l’accesso a uno dei più importanti e attrezzati snow-park d’Italia: il FIAT Freestyle Team Snow-parking, l’unico in Europa che può vantare la presenza di un half-pipe Olimpico, potenziato quest’anno da un impianto di illuminazione per l’utilizzo notturno. Ma non è tutto. Terminate le evoluzioni sulla neve, infatti, saranno tantissime le attività in programma per il weekend: dai party insieme ai rider del FIAT Freestyle Team, agli happy hour sulle piste, fino alla possibilità di assistere a concerti live ai piedi dell’halfpipe. Per tutti, infine, ci sarà la possibilità di provare gratuitamente tavole da snowboard, boot e maschere, mentre per i primi 20 iscritti, i maestri di FaccioSnao saranno a disposizione per una lezione gratuita di snowboard.
Per informazioni e prenotazioni: Cento&Venti , 02-36567811.
Che Milano fosse ricca di locali e ristoranti, non è certo una novità. Ma fra tanti indirizzi disponibili, ne spiccano alcuni per lo stile eclettico e la stravaganza. Come Il Maggiolino, dove l’assenza totale di posate fa sì che qualunque piatto, dalla polenta alle grigliate di carne, venga mangiato con le mani. Due le sedi a Milano: in via Giambellino 56 e in viale Liguria 47, che con 800 posti è il più grande finger food d’Europa. Sempre con le mani si mangia anche al Warsà di via Melzo 16, ristorante eritreo in cui, nella zona etnica, è possibile mangiare seduti per terra su pelli di zebra. Atmosfera particolare anche alla Locanda dell’Oste Scuro (via Archimede 12), dove ogni sera vengono spente le luci, si alza la musica, e un omaccione incappucciato serve a tutti un liquore dolciastro e rosso che richiama il sangue. Nel menu, a farla da padrona è l’aragosta, servita in ogni possibile variante: da quella brasata con polenta, a quella con curry e riso pilaf.
In pieno centro, spicca invece il Ronchi 78 (via San Maurilio 7), dove i clienti vengono trascinati da alcuni musicisti in balli e karaoke. Musica anche all’Osteria Cantamilano di via Corsico 1, in cui gli artisti offrono un repertorio che spazia dalla canzone milanese alle hit anni sessanta. Niente musica ma tanto cibo al Mongolian Barbecue, in viale Montenero 62, dove con il menu a 18 euro si può mangiare tutto ciò che si vuole dal buffet orientale, composto da sushi, specialità cinesi, carne e pesce, cucinati al momento davanti ai clienti. Attenzione però a non avanzare nulla nel piatto, pena una multa da 5 a 10 euro. Nessuna multa invece per gli sprechi al Ciabot di Rivanazzano (PV), a 70 chilometri da Milano: una famiglia di asinelli provvederà infatti a passare tra i tavoli facendo razzia di avanzi. Ma non è tutto. L’aperitivo viene infatti sparato nel bicchiere con una pompa per il fertilizzante, l’ammazzacaffè versato in bocca con un imbuto, mentre il risotto, portato con una carriola, viene servito con cazzuola e frattazzo.
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Con San Valentino alle porte, per gli innamorati è tempo di progettare romantiche fughe. Uno dei modi più affascinanti per farlo è sicuramente quello offerto da Slow Drive, che propone il noleggio di spider d’epoca, dalla Triumph Spitfire al Maggiolone Cabriolet, per itinerari in stile dolce vita comprensivi di pernottamento in romantici bed and breakfast. In caso di meteo non favorevole, Slow Drive permette di spedire il regalo, valevole nove mesi, direttamente a casa del partner in un kit che include guantini da guida, foulard vintage e itinerario.
Chi invece non avesse voglia di muoversi da un nido d’amore, può scegliere fra una delle tante offerte all’insegna di benessere e alta cucina. Come al Garberhof di Malles, in Val Venosta, dove vengono proposte cene a lume di candela in salette private e tanti spazi beauty da vivere in coppia. Su tutti, la vasca in rame in cui condividere golosi bagni-delicatessen per tutti i gusti: al latte, ai boccioli di rosa, ai fiori d’arancio, al ginepro, alle mele della Val Venosta o alle vinacce di Chardonnay. Vino anche alle Terme della Salvarola di Sassuolo, sulle colline modenesi, che per l’idromassaggio mettono a disposizione delle coppie una grande botte usata per la fermentazione del mosto, o all’Hotel Taubers Unterwirt, collocato nel piccolo paese dolomitico di Velturno, dove oltre al vino protagoniste sono le castagne, frutto dai preziosi principi attivi: dal peeling castagne-zucchero-miele a quello alla vinaccia, dal bagno al vino con bicchiere di succo d’uva, agli impacchi di crema alle castagne. Tanto benessere anche al Villa Eden Health Club di Parma, dove le coppie alloggeranno per qualche ora in una spa-suite per provare bagno turco con esfoliazione ai vinaccioli, idromassaggio con estratti di uva rossa e relax finale con spumante e cena a lume di candela. Mentre il Borgo Casale di Albareto, relais di sosta nell’Appennino parmense, offre massaggi di coppia e trattamento lushly polinesiano per mani e piedi. Dedicato ai milanesi, invece, l’Hammam della Rosa, che il 14 febbraio propone per le coppie lo speciale aperitivo arabo con tanto di massaggio defaticante di 20 minuti.
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- Tags: Arturo-Spicocchi, Cant-del-Gal, Chef’s-Cup-Südtirol, Le-Petit-Dahu, Marco-Salvadori, Norbert-Niederkofler, St.-Hubertus, Stua-de-Michil, Thomas-Haselwanter, Tiziano-Gérard, Unterwirt
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Polenta e salciccia? D’annata, come gli yodel, i cori tradizionali. Ma oggi il must di una vacanza in montagna sono i ristoranti aperti da chef di grido nelle baite accoglienti in località rinomate o in villaggi di legno e pietra.
Apripista l’Alta Badia, nel cuore dell’Alto Adige, dove si concentra il numero di stelle Michelin più alto delle Alpi, che per la terza volta, dal 20 al 22 Gennaio 2008, ospiterà a San Cassiano la Chef’s Cup Südtirol, prestigiosa sfida di antichi sapori rivisitati con tocchi creativi: a confronto il gotha internazionale dei fornelli, più di 100 nomi eccellenti capeggiati dai “dolo-mitici” Norbert Niederkofler del St. Hubertus e Arturo Spicocchi della Stua de Michil di Corvara.

Ma tra le cime innevate si nascondono i buen retiro di audaci quarantenni come Thomas Haselwanter dell’Unterwirt, a Chiusa, che delizia i palati con ravioli ripieni di fonduta di formaggio di montagna o coscia al capriolo in crosta di noci. In Trentino, in val Canali, invece, è di scena Marco Salvadori della malga Cant del Gal. Un luogo di fughe romantiche, ma soprattutto culinarie. Da ricordare gli gnocchi verdi a base di farina, uova e spinaci, imperdibile il tortino Linzer con frutta secca e composta di ribes. L’avventura gastronomica prosegue in Val d’Aosta, a Le Petit Dahu, uno chalet nel borgo di Valnontey, arredato come una casa, dove ci si affida ai coup de theatre di Tiziano Gérard: da applauso la terrina di fagiano con castagne, le lumache della Borgogna al forno con aglio e prezzemolo e la fonduta di cioccolato alla salsa di mele e vaniglia. Una festa per gli occhi e per il palato.
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L’Alta Corte di Stato di New York è scesa in campo e il 27 novembre ha decretato la vittoria di Oracle su Alinghi e messo una bella ipoteca sul destino della prossima America’s Cup. Tra sentenze, defender, challenger e trimarani il trofeo velico più famoso del mondo ha vissuto giorni davvero travagliati. Ma cos’è successo esattamente fra Alinghi e Oracle?
Facciamo un passo indietro. A luglio, Alinghi vince la 32° America’s Cup, confermandosi Defender, ovvero colui che crea il protocollo con le condizioni per la futura America’s Cup. Qualche istante dopo, Desafío Espagñol accetta la sfida degli svizzeri, diventando, in quanto primo team iscritto, Challenger of Record, ovvero l’unico in grado di discutere con Alinghi sul nuovo protocollo. Desafío decide però di iscriversi non più sotto la Federazione Spagnola di Vela come per la 32° Coppa, bensì sotto il guidone del Club Náutico Espagñol de Vela, nuovo yacht club creato specificatamente per l’iscrizione. Questa procedura, secondo Larry Ellison, patron del team Oracle, andrebbe però contro i principi del Deed of Gift, l’atto di donazione che dal 1851 governa l’America’s Cup, secondo il quale sia necessario iscriversi con uno “yacht club organizzato”. Larry Ellison inizia così il suo ricorso contro il Defender Alinghi presso l’Alta Corte di Stato di New York, l’unico organo competente a decidere sul Deed of Gift. Il rischio, secondo Oracle, sarebbe infatti quello di una coppa giocata secondo le condizioni del Defender Alinghi e di un “finto” Challenger of Records, Desafío Espagñol, lasciando agli svizzeri la totale libertà nel fare le regole e un conseguente vantaggio “sleale” nella prossima coppa.
Dopo mesi di tira e molla, in cui Alinghi e l’ACM, l’organo che organizza la manifestazione, decidono di posticipare l’evento a causa della mancanza del tempo necessario per la preparazione della sfida, si arriva al 27 novembre, giorno in cui l’Alta Corte di Stato di New York si pronuncia contro la Società Nautica di Ginevra (SNG), circolo velico di Alinghi, decretando la non validità dell’iscrizione del Club Náutico Español de Vela (CNEV). Il Golden Gate Yacht Club di Oracle (GGYC) viene così dichiarato nuovo Challenger of Record, dando a Ellison quel potere decisionale tanto cercato, e aprendo nuovi scenari per l’America’s Cup. Sarà lui infatti a mettere sul piatto del defender due possibilità: Alinghi potrà decidere un’America’s Cup disputata nel 2009 a Valencia con regole accettate da tutti i team, Oracle in testa, o una sfida nel 2008 fra il team americano e Alinghi, a San Francisco, a bordo dei trimarani. Sempre che Bertarelli non presenti ricorso.
Comunque andrà, una cosa è certa: l’America’s Cup, oggi più che mai, è tristemente destinata a palcoscenici sempre più lontani dal mare.
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Nei meandri dell’America’s Cup, combattuta a suon di cause più che di virate, l’infinita disputa fra Oracle e Alinghi sembra essere a una svolta davvero epocale. Come confermato a Panorama.it dallo stesso team Oracle, infatti, se gli americani vinceranno la causa legale e Alinghi rifiuterà una negoziazione, allora la 33° America’s Cup si svolgerà nel 2009 (o, dicono a San Francisco, addirittura l’anno prossimo) sui trimarani, i velocissimi e spettacolari multiscafo. Una soluzione che taglierebbe le gambe a tutti i team, incapaci di preparare una sfida del genere in pochi mesi, lasciando la questione Coppa ai soli Oracle e Alinghi. Con gli americani sicuri vincitori, avendo, come sembra, praticamente già pronto il proprio 90×90 piedi. Oracle rassicura che questa soluzione sarebbe soltanto la più estrema delle ipotesi, causata da una mancata negoziazione di Alinghi. Ma se Bertarelli perderà la causa, diventa sempre più difficile pensare che lo svizzero possa in qualche modo abbassarsi alle pretese di Oracle.
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L’America’s Cup non ha fatto a tempo a finire, che già tutti, da Valencia a Dubai, non parlavano d’altro: dove e quando si terrà la prossima edizione della Coppa? E l’Italia si trova adesso al centro del tormentone.
Se per i tempi, il 2009 sembra decisamente favorito (il 2010 è l’anno dei mondiali di calcio, mentre il 2011 sembra troppo lontano), Alinghi, il team vincitore e quindi titolare della scelta, non ha ancora dichiarato i giochi conclusi sul campo di gara. Anzi, le trattative sono in pieno svolgimento. Perché la grande vela è ormai un business che fa gola a molti e smuove non solo appassionati, ma soprattutto businessman e capi di governo. E così, una dopo l’altra, ecco arrivare le varie candidature, da ogni angolo d’Europa e oltre: Valencia, Marsiglia, Malmoe, Atene, Dubai. Oltre alle italiane Cagliari, La Maddalena e Trapani.
Fra tutte le pretendenti, la città spagnola sembrava fino a ieri ovviamente in pole position: nonostante l’afflusso di visitatori nell’edizione appena conclusa non sia stato all’altezza delle aspettative, Valencia è infatti già pronta con le strutture, che saranno anche potenziate con le prossime edizioni del Gran Premio di Formula 1. Inoltre, il nuovo Challenger of Record (il primo team ad accettare la sfida del Defender Alinghi) è stato proprio Desafío Español, che con questa mossa ha dato una bella spinta alla sua città.
Subito dietro la candidatura di Valencia, sembra esserci proprio il trittico italiano, che sulla rotta delle sue isole maggiori sta già facendo sogni di gloria. Consolidati dalla visita di ieri mattina di Ernesto Bertarelli a Romano Prodi. Forte della precedente esperienza del 2005, quando ospitò due acts della Coppa,Trapani potrebbe sembrare favorita: anche se come strutture non sembra all’altezza delle concorrenti, può però fare affidamento su alcune dichiarazioni molto positive di Bertarelli (”A Trapani torneremo. Due anni fa tutta la città ha contribuito a rendere ogni pre-regata un evento davvero speciale”), oltre che di un vento fra i migliori in Europa.
Il vento è anche uno dei protagonisti della probabile candidatura maddalenina avanzata con forza da Renato Soru e dal sindaco Comiti. L’isola sarda non avrebbe nemmeno problemi di strutture, in quanto farebbe ruotare tutto l’evento intorno alle basi della marina americana libere dal prossimo febbraio. Il Giro d’Italia di quest’anno, e il vertice del G8 previsto nel 2009, comporteranno anche un notevole rafforzamento delle strutture alberghiere e ricettive dell’isola. Unica pecca, il fatto che la coppa perderebbe quel legame con le grandi città, che da San Diego a Valencia, passando per Auckland, è sempre stato uno degli aspetti più amati dagli organizzatori. La carrellata nostrana si completa con Cagliari, che può vantare uno dei migliori campi di regata mondiali e Napoli, già in lizza nel 2003 ma bocciata per i problemi che da sempre affliggono la città campana.
L’asse Spagna-Italia sembra dunque quello con maggiori possibilità di successo finale, con Malmoe e Marsiglia, che hanno già ospitato qualche act della Coppa, subito dietro. Infine, nella lista delle papabili, spuntano Atene, che ha il problema però del Meltemi, il forte vento locale che rischierebbe di spazzar via le fragili imbarcazioni di Coppa, e Dubai. La città araba, forte dei suoi legami economo-velici con Alinghi (qui, negli scorsi mesi, il team ha organizzato l’UBS Dubai Defender Trials, un trofeo di allenamento in vista della Coppa), potrebbe essere un outsider molto potente, visto anche che i 150 milioni di euro necessari sarebbero bruscolini per gli sceicchi arabi. Ma Dubai non brilla certo per la qualità del suo vento, e per averlo, almeno quello, nemmeno tutti i soldi del mondo sarebbero sufficienti.
- Tags: +39, Alinghi, Americas-Cup, Coppa-America, Girard-Perregaux, Kirsty-Bertarelli, Louis-Vuitton, Luna-Rossa, Mascalzone-Latino, Murphy-&-Nye, New-Zealand, Oracle, Romolo-Ranieri, Shosholoza, Swarovski, Valencia
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La 32° America’s Cup si è da poco conclusa, ma il grande giro di acquisti generato dalla manifestazione non si appresta a fermarsi. Anzi, sull’onda del successo di martedì, è sicuro che il gigantesco negozio all’interno della base di Alinghi verrà preso letteralmente all’assalto da centinaia di tifosi svizzeri. Che dalla città di Valencia, non vogliono andarsene senza un piccolo souvenir dell’esperienza spagnola, da scegliere fra decine di gadget in vendita, di ogni genere e colore.
Marini, come il coltellino da barca di Alinghi, o meno, come gli sci che il team svizzero, memore per un attimo delle sue origini montanare, ha messo recentemente in commercio. E per il tempo libero, oltre ai libri e ai videogiochi già trattati in precedenza, non c’è niente di più utile della borsa refrigerante da vino o la macchina del caffè, entrambe ovviamente griffate con il logo dei vincitori dell’America’s Cup.
Al mondo femminile, ci ha pensato invece Kirsty Bertarelli, moglie del patron svizzero, che in proprio in questi mesi ha creato una linea di abbigliamento e gioielli con il logo del team del consorte.
New Zealand invece, se in mare ha dato non poco filo da torcere agli avversari, nella gara al gadget più stravagante perde un po’ di terreno, puntando più sulle divise da regata che sull’originalità. Unica eccezione, la t-shirt con la scritta “Let’s bring it home!”, indossata dalla gran parte dei tifosi kiwi presenti a Valencia. Peccato però, che con la sconfitta di martedì, la maglietta sarà l’unica cosa che gli appassionati neozelandesi potranno riportarsi a casa. L’universo dei gadget non si ferma però alla finale di America’s Cup, coinvolgendo infatti tutti i team di Coppa. Che nonostante abbiano ormai da tempo lasciato la Spagna, negli e-shop continuano a vendere un po’ di tutto. Da Mascalzone Latino, che grazie a una collaborazione con Kappa e Swarovski potrà ora sfoggiare divertenti coppole, eleganti giacchette o comodi bauletti tutti tempestati di brillanti, a Shosholoza, passando per le biciclette di +39. Fino a Luna Rossa, che oltre alle decine di scarpe create per l’occasione, e qui giocava in casa, e alle repliche delle divise ufficiali, mette in vendita nel suo negozio on-line anche le originali magliette disegnate dal grinder Romolo Ranieri.
Ma la parte del leone nel mondo del merchandising di Coppa, la fanno ovviamente Louis Vuitton, che approfittando della competizione a cui dà il nome mette in vendita decine di prodotti fra scarpe, borse, ciondolini a forma di boa e kit per giocare a bocce sul ponte della barca; e Murphy & Nye, che grazie alla licenza esclusiva per il marchio 32nd America’s Cup è stato uno dei marchi più attivi nel mondo del merchandising di Coppa. Un capitolo a parte lo merita poi il mondo dell’orologeria, che durante l’America’s Cup si è davvero sbizzarrito, proponendo oggetti capaci di costare fino a 146mila euro, come il cronografo creato da Girard Perregaux in edizione limitata a soli 32 esemplari. Una moda, quella delle “Limited Edition”, che sembra aver contagiato davvero tanti marchi di Coppa, in cerca di un esclusività degna di un’America’s Cup. Combattuta a suon di gadget.
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Se la base di Luna Rossa splendeva per le particolari sembianze della sua architettura esteriore, curata da Renzo Piano, la casa di Alinghi a Valencia è un vero e proprio palazzo della tecnologia (guarda la GALLERY), con grandi spazi per i velisti e molte aree dedicate al pubblico.
Un lavoro nato grazie a 10 mesi di ricerca e una spesa di 7 milioni di euro, con numeri davvero strabilianti: quasi 7000 metri quadrati di superficie, più 2500 di piazzale, 300 mila watt di assorbimento elettrico, un negozio di 150 metri quadri e una palestra di circa 260. Il tutto, diviso su quattro piani, l’ultimo dei quali occupato dai 700 metri quadri della terrazza. “La nostra nuova base”, dice Grant Simmer, direttore esecutivo di Alinghi, “è il proseguimento ideale dello sviluppo e del lavoro che avevamo cominciato ad Auckland con la costruzione di un edificio dedicato alle nostre esigenze, al fine di avere sotto un unico tetto tutto quanto può essere necessario per l’America’s Cup. Questa base è stata la nostra casa per due anni, e qui abbiamo trascorso la maggior parte del tempo, sia con i compagni sia con i nostri amici, famigliari e tifosi”. E proprio ai tifosi è dedicata gran parte della struttura, con il piano terra aperto a tutti i visitatori. Vi trovano infatti posto: un laboratorio di ricerca “touch screen”, un pannello dove imparare a fare i nodi e il simulatore di regata. Quest’ultimo, altro non è che la replica esatta di SUI64, quella che ha vinto la scorsa edizione della Coppa. Grazie a questo apparecchio, in grado di ospitare fino a 11 persone, tutti gli appassionati possono provare l’emozione di una barca di America’s Cup, in manovra e navigazione. Ma non è tutto.
Uno speciale display audiovisivo, consente infatti agli spettatori di immergersi completamente nel mondo del Defender, per vivere in diretta una regata con tanto di raffiche di vento e spruzzi d’acqua.
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Alla faccia della scaramanzia, che non è proprio affare dei pragmatici svizzeri, domenica pomeriggio Alinghi aveva già preparato tutto l’occorrente per festeggiare la vittoria dell’America’s Cup.
Ma a mettersi contro il team di Bertarelli, ci si è messo proprio il protagonista di questo sport: il vento. La leggerissima brezza domenicale ha infatti convinto i giudici a posticipare la regata (e il possibile successo di Alinghi) a martedì, sperando in maggior grazia da parte del dio Eolo. Che con l’America’s Cup, ha da sempre un rapporto molto complicato, tanto che per azzeccare le giuste previsioni meteo i team spendevano, fino a pochi anni fa, cifre a volte superiori al milione di euro.
Oggi però la situazione è nettamente migliorata, grazie soprattutto alle nuove tecnologie. Su tutte, spicca il Meteorological Data Service (MDS), un programma che raccoglie dati meteo e li distribuisce ai team, evitando così certi “piccoli” inconvenienti che hanno segnato il passato della Coppa. Come nel 1995, quando nelle acque di San Diego i neozelandesi di Tag Heure e gli spagnoli di Rioja Espana, in regata nella nebbia più fitta, si trovarono di fronte nientemeno che l’immensa sagoma della Abraham Lincoln, una portaerei di 332 metri di lunghezza e 94mila tonnellate di peso giunta per errore a 200 metri dalla linea di partenza.
Portaerei a parte, è noto ormai come quello del meteorologo sia uno dei ruoli più importanti di un team, visto che gran parte delle sfide dipendono proprio dalla loro bravura. Soprattutto in partenza. Riuscire ad interpretare correttamente il primo salto di vento, permette infatti di guadagnare immediatamente sull’avversario, trovandosi fin da subito in una posizione di favore. Come confermano Jack Katzfey e Jon Bilger, responsabili meteo di Alinghi. “Le informazioni e la famosa ultima chiamata che diamo all’equipaggio sono spesso cruciali. L’importante però è non prendersi troppo sul serio, altrimenti si rischia di andar fuori di testa se qualcosa va storto. Per noi, comunque, la pressione psicologica è quasi tutta concentrata nei minuti immediatamente prima della partenza e dopo il via, quando cominci ad aver paura di ciò che hai consigliato. Purtroppo poi, la tecnologia non sempre è perfetta, e quindi l’istinto diventa fondamentale in quello che decidi”.
Perché per capire il vento, altro non serve che essere un po’ maghi e un po’ scienziati.
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