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Adesso si brinda con il luppolo

Adesso si brinda con il luppolo
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Chi l’ha detto che bisogna andare in Germania o in Belgio per degustare ottime birre artigianali? Forse in pochi lo sapranno, ma anche il nostro Paese può vantare microbirrifici degni di competere con i colleghi d’Oltralpe. Per questo l’Associazione degustatori birra organizza da quattro anni l’Italia Beer Festival, e cioè il salone della birra artigianale.La manifestazione farà tappa ogni mese in una città diversa. Si comincia il 20 marzo al Palalido di Milano: una quattro giorni durante la quae si potranno assaggiare le migliori birre prodotte da 30 aziende artigianali, come il birrificio padovano Vecchio Birrario, il brianzolo Menaresta e il friulano Birra di Meni. Ma ci saranno anche bionde (e scure) tedesche, inglesi e americane: per gustarle si paga un biglietto d’ingresso di 8 euro, che comprende bicchiere e portabicchiere oltre alla possibilità di accedere a un’altra, gustosissima area, quella dedicata al cioccolato, ovviamente artigianale. Poi, ogni degustazione di birra da 10 cl costerà 1 euro e quella da 25 cl 2 euro.

Vale poi la pena segnare in agenda i laboratori in programma nei giorni del festival, la cui lista completa si trova sul sito: gli appassionati non perdersi, per esempio, il workshop «La birra fatta in casa: come iniziare, attrezzature e materie prime» che si terrà il 21 alle ore 17. O «La birra in cucina», curato dal ristorante 2 stelle Michelin Sadler. Consigliamo però di prenotare per tempo, perché a ogni laboratorio sono ammessi solo 30 partecipanti.

Dopo l’evento milanese toccherà, fra le altre, anche a Roma, dal 17 al 19 aprile presso le Officine Farneto e ad Alessandria, dal 22 al 24 maggio alla Caserma Valfrè. Ma l’Associazione degustatori birra ha già confermato che l’impegno a promuovere la cultura della birra artigianale in Italia continuerà tutto l’anno e coinvolgerà moltre altre città.

A Dublino si brinda alla storia. Della birra Guinness

In Guinness si brinda alla storia

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E’ la stout per eccellenza, la più famosa tra tutte le birre scure, con quel suo aroma al gusto di caffè. E oggi, per tutti i suoi estimatori è arrivato il momento di celebrarla, perché nel 2009 la Guinness compie ben 250 anni. Una notizia che agli italiani piacerà senz’altro, se è vero che l’Italia è il terzo Paese d’origine dei visitatori (dopo Gran Bretagna e Stati Uniti) della Guinness Storehouse, l’edificio a sette piani che ha sede nel cuore di Dublino e dove tutto ebbe inizio.

Correva l’anno 1759 quando il 34enne Arthur Guinness firmava un contratto di locazione della durata di 9 mila anni per aprire un birrificio a St. James’s Gate, nel centro di Dublino. Da quel momento ne ha fatta di strada la Guinness, lei che con i suoi 450 mila litri di birra stout prodotti ogni anno è diventata la più grande fabbrica di birra stout da esportazione al mondo. E mentre il gruppo di cui fa parte, Diageo, sta valutando l’apertura di nuove fabbriche fuori città (anche se al momento tutto sembra fermo), la Guinness Storehouse ha dato il via ai festeggiamenti con una serie di eventi che coinvolgoeranno molti Paesi nel mondo. Tra questi sembra che che saranno messi in palio anche dei concorsi per vincere biglietti con destinazione Dublino: basta tenere d’occhio il sito.

Tra le novità comunque, presso la Guinness Storehouse è stata allestita una mostra e, soprattutto, si può già prendere parte a un tour sulla storia della stout, un vero e proprio tuffo nel passato che comprende anche delle degustazioni di tutte le varianti di Guinness: per chi non lo sapesse, infatti, esistono diverse variazioni sul tema della famosa stout. Ricordate però di prenotare, per non restare a bocca asciutta proprio nel tempio della birra.

L’aceto balsamico senza veli

Il balsamico senza veli

(Credits: Alessandra Chemollo)

Il suo sapore agrodolce, la sua consistenza e il suo profumo delicato fanno di lui lo sposo ideale di di ogni pietanza, dall’insalata di gamberetti all’arrosto, dal risotto alle tagliatelle. Per non parlare del gelato alla crema o delle fragole. L’aceto balsamico tradizionale di Modena (quello originale, s’intende) è un alimento antico, raffinato e prezioso. E i suoi estimatori possono ora scoprirne tutti i segreti grazie a un corso organizzato dalla Consorteria dell’aceto balsamico tradizionale di Modena: si terrà dal 6 al 9 febbraio presso la sede della Consorteria a Spilamberto, naturalmente in provincia di Modena. Forse un po’ scomodo da raggiungere, ma in una terra di sicuro fascino, dove gli spunti per fare del turismo enogastronomico e storico non mancano.
La quattro giorni sarà guidata da assaggiatori professionisti che racconteranno proprio tutto di questo «elisir»: i vigneti e la vendemmia, le fasi della produzione (come la cottura del mosto) e la costruzione delle botti fino a come si lavora e si vive in un’acetaia. Senza tralasciare la sua storia millenaria, che comincia nella Roma imperiale e arriva alla Dop ottenuta nel 2000. A chi è interessato consigliamo di iscriversi in fretta: il corso è a numero chiuso, a tutti i frequentanti sarà consegnato un attestato di partecipazione e sembra che l’idea stia facendo gola già a molti, in ogni parte del mondo. Tra chi si è iscritto c’è anche una signora che viene dal Giappone.

E per chi si appassionerà tanto da volerne fare una professione (o almeno un secondo lavoro) può rivolgersi agli Assaggiatori italiani balsamico, i quali peraltro già organizzano corsi, aperti per ora solo ai loro soci. Il 6 novembre per esempio è stata inaugurata la prima di sei serate di degustazione condotte dal giudici di Analisi sensoriale: i prossimi appuntamenti saranno il 5 febbraio, il 5 marzo e il 9 aprile e si svolgeranno presso la sede del consorzio Aceto balsamico tradizionale di Modena. A Modena.

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Questa è la stagione ideale per nuotare con le orche

A spasso con le orche

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I marinai le chiamavano «balene assassine», ma questa fama è del tutto immeritata. Non solo perché le orche appartengono alla famiglia dei delfini e non a quella delle balene, ma soprattutto perché non rappresentano affatto una minaccia per gli esseri umani: tant’è vero che gli unici casi di attacchi che si siano mai registrati sono avvenuti in condizioni di cattività e, quindi, di particolare stress. E allora perché non concedersi uno dei safari più affascinanti, quello che permette di avvicinarsi alle orche nuotando proprio accanto a loro? Basa tenere sempre a mente che sono animali sociali e che si nutrono di pesci, pinguini e altri uccelli marini.

In questo periodo dell’anno e fino a metà gennaio, è nei mari della Norvegia, oltre il Circolo Polare Articoco, che si registra un’altissima concentrazione di orche, tra le più alte al mondo: merito dell’enorme quantità di aringhe che popolano le acque e della particolare temperatura del mare. Chi volesse addentrarsi in questa esperienza ha diverse opportunità di scelta. La località più famosa è Tysfjord, da dove partono escursioni da novembre fino all’11 gennaio: lì, ci si può appoggiare all’ente del turismo locale o a quello norvegese, oppure a siti come Visit Nordland. A chi invece preferisce affidarsia un tour operator suggeriamo Diamante, che fa parte del consorzio Quality Group: si può scegliere tra la sola escursione e il pacchetto completo (a circa 1.400 euro per quattro notti).
Chi invece non può concedersi una vacanza invernale, sappia che anche a da giugno ad agosto si possono provare le stesse emozioni anche in Sudafrica e in Brasile. Uno dei tour operator che lì propongono un safari tra le orche è l’italiano AzonzoTravel e il costo parte da 1.200 euro. In entrambi i Paesi, però, è proibito immergersi vicino alle balene e alle orche: si deve rispettare una distanza di 50 metri e senza immergersi. Si può invece vedere da vicino lo squalo, questa volta, però, protetti da una gabbia.

Ad Aosta le «regine» si preparano alla sfida

Bataille de Reines ad Aosta
Si guardano, si studiano, cercano il punto debole delll’avversaria. Gli zoccoli cominciano a battere il terreno e poi via, parte il testa a testa: così ha inizio la Bataille des Reines, e cioè la «battaglia delle regine». Ma non pensate a una battaglia nel senso tradizionale del termine: le regine sono animali preziosi, niente meno che le mucche della razza valdostana. Quella maculata nera e castana, famosa soprattutto per la produzione di latte di altissima qualità. Una «mucca regina» è agile e caparbia, fisicamente perfetta e dotata di grande fermezza. E le sue doti emergono dalla tenzone tutta psicologica che è appunto la Bataille des Reines: spesso non c’è neppure bisogno che si sfiorino. A ospitare l’evento è un’arena naturalmente valdostana, la Croix Noire alle porte di Aosta, e l’appuntamento è fissato per domenica 19 ottobre ed è la finale di un «campionato» costituito da 20 eliminatorie. Alle spalle, la battaglia ha una tradizione secolare: secondo alcuni storici risalirebbe al XVII secolo, anche se il primo torneo ufficiale è del 1859, quando si svolse nella Conca Vertosan.

Poi, esattamente 50 anni fa nacque l’associazione Amis de Bataille des Reines, allo scopo di preservare un evento che va al di là dello spettacolo: la Bataille è un mezzo per stimolare gli allevatori a preservare la razza locale ottenendo vitelli di qualità superiore e, quindi, di maggior valore commerciale. Le mucche partecipanti appartengono infatti alla varietà rodze, dal mantello più chiaro pezzato e dal muso bianco, e alla neira, la più antica tra le razze bovine delle Alpi. E per gli spettatori, è senza dubbio anche l’occasione per trascorrere un weekend tra i panorami mozzafiato della regione.
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Il buongusto ha l’oro in bocca

L'oro alimentare
Agli alchimisti serviva per preparare medicamenti, gli speziali di Milano, nel Medioevo, lo mescolavano alle medicine per addolcirne il gusto, mentre nel Rinascimento veniva servito alla fine dei pasti: parliamo di oro. Gli impieghi di questo simbolo di ricchezza sono infatti ben più svariati di quanto si possa immaginare, tant’è vero che il suo uso nell’alimentazione non è certo una scoperta del nuovo Millennio. Oggi l’oro alimentare è usato da chef come Gualtiero Marchesi e il romano Alberto Ciarla, ma può fare capolino anche tra i fornelli di cucine molto più “comuni” perché negozi e centri benessere cominciano a venderlo a prezzi tutto sommato accessibili.

Il centro estetico Cemp di Torino, per esempio, dopo aver fatto innamorare i suoi clienti dei massaggi all’oro ha cominciato a vendere anche l’oro alimentare: a partire da un budget di 19 euro si acquistano pagliuzze da spolverizzare sui piatti, petali e foglietti per decorare qualsiasi tipo di leccornia. A produrlo è una società italiana, Frm-Food, che ha ripreso appunto antiche ricette sfruttando le qualità per le quali era noto secoli addietro: digestive e ricostituenti soprattutto. Tuttora nella medicina cinese e indiana riveste un ruolo importante ed è usato in rimedi omeopatici e in terapie come quelle per combattere laa psoriasi e le dermatiti allergiche. In cucina sta ritrovando lo spazio che merita anche perché, sia che si tratti di antipasti o di primi, di secondi o di dolci e bevande, non teme alterazioni della struttura: può essere riscaldato in forno fino a 250 gradi o surgelato. Senza che perda nulla neanche in brillantezza. Gli stesi prodotti cominciano a essere venduti anche in piccoli negozi di qualità: c’è l’Enoteca Di Leva di Gragnano (Napoli), c’è la Salumeria Pasini di Parla e c’è il negozio della famiglia Gastaldello a Marostica, in provincia di Vicenza. E qualcuno di loro sta già andando oltre proponendo anche altri metalli nella loro versione alimentare: a cominciare dall’argento.

Napoli diventa la capitale del tango

Tango
Tango a Castel Sant’Elmo, tango nel famoso Grand Hotel Parker’s e tango al Circolo ufficiali della Marina Militare: dal 9 al 14 settembre Napoli si trasformerà nella Buenos Aires italiana grazie alla sesta edizione di Tano Tango Festival, la rassegna che porta i sensuali ritmi argentini nei luoghi storici del capoluogo partenopeo.

Per tutti i sei giorni della manifestazione ci saranno stage, seminari e lezioni di tango durante il giorno. Spazio alle performance dei ballerini professionisti, invece, alla sera. Sarà questa l’occasione giusta anche per chi desidera muovere i primi passi nel mondo del tango: ai principianti è riservato un pacchetto che comprende tre lezioni di tango di 1 ora e 30 minuti ciascuna (a 5 euro a lezione). A tenere i corsi saranno i maestri della Milonga Portena, la scuola fondata dallo stesso organizzatore di Tano Tango Festival, Stefano Donisi: un ingegnere napoletano che, dopo aver lavorato a Roma per 19 anni decise di seguire la sua antica passione, il tango appunto: lasciò tutto per trasferirsi di nuovo a Napoli e fondare la Milonga Portena. Accanto a lui, nella vita e nel lavoro, c’è la moglie: Dolores Anselmi. Una tanguera.

Il fulcro del Festival, comunque, saranno senza dubbio gli spettacoli serali perché la rassegna riesce a raggruppare a Napoli alcuni dei migliori esperti di tango. Le esibizioni si terranno in location come la Sala dei Cannoni di Castel Sant’Elmo, da cui si gode un panorama mozzafiato, nel Grand Hotel Parker’s e sulla terrazza del Circolo ufficiali della Marina Militare. Tra gli altri, si esibirà l’orchestra Beltango, il gruppo di Belgrado famoso per le influenze balcaniche nelle note argentine. E poi Silencio Tango, l’orchestra dell’argentino Roger Helou, considerata uno dei migliori ensemble di tango d’Europa. E se ora qualcuno si stesse chiedendo da dove arrivi quel “tano” del titolo della rassegna, a spiegarlo è lo stesso organizzatore: è la contrazione di napoletano ed è usato proprio in Argentina per indicare gli immigrati di origine italiana.

Una notte tra le stelle per l’incanto di San Lorenzo

L'Hotel Terme Manzi di Casamicciola a Ischia

Poche notti sono magiche e romantiche come quella di San Lorenzo, quando dal cielo piovono le leggendarie «lacrime dei desideri». Ma la notte del 10 agosto può essere anche l’occasione per vivere esperienze irripetibili: e l’Italia, ricca di tesori (spesso nascosti) com’è, offre innumerevoli spunti.

Tra i posti che da sempre sono meta di astrofili c’è il Parco Nazionale del Gran Paradiso, che si estende tra Piemonte e Valle d’Aosta a 1.612 metri d’altezza. Per l’occasione, l’ente che gestisce il parco ha bloccato il traffico automobilistico domenicale lungo la strada di accesso al monete Nivolet: per raggiungerlo, basta salire a bordo delle navette che saranno messe a disposizione. A chi volesse trascorrere la notte lì consigliamo di prenotare perché in vetta ci sono solo due rifugi: il rifugio Città di Chiasso e il rifugio Savoia.

Sul lato opposto d’Italia, gli ospiti del Miglio d’Oro Park Hotel di Ercolano passeranno la notte delle stelle cadenti in una location di sicuro fascino: la direzione dell’albergo organizza una visita notturna agli scavi di Ercolano. Nella stessa sera sarà possibile anche assistere allo spettacolo «L’ultima notte di Ercolano», che si tiene in questi giorni proprio nel parco archeologico.

Tra le montagne abruzzesi, invece, c’è un piccolo rifugio di puro charme, ideale per chi fugge dalla calca estiva: è il Relais Ducale Spa&Pool di Pescocostanzo (L’Aquila), i cui interni sono firmati dall’interior designer partenopea Alberta Saladino e arricchiti da pezzi d’epoca dell’antiquaria Tullia Gargiulo e dalle sculture di Michele Iodice. Da qui si parte per trascorrere il 10 agosto tra sentieri montuosi sconosciuti ai più, per poi fermarsi tutti laddove il cielo è più limpido.

Tra le nostre splendide isole segnaliamo Ischia, dove accanto ai posti più alla moda d’Italia ci sono anche piccoli tesori lontani dai circuiti di massa. E’ il caso del monte Epomeo: lì sorge l’agriturismo Pera di Basso, ricavato da un antico podere. Gli astrofili ceneranno con il naso all’insù, accompagnati dalle note di un violino, che continuerà a suonare sul belvedere per accompagnare le osservazioni astronomiche. E sempre a Ischia, l’Hotel Terme Manzi di Casamicciola, invece, invita a regalarsi un massaggio sotto le stelle e a godere degli effetti benefici della sua spa termale, che sorge sulla fonte del Gurgitello.

Si lascerà avvolgere dalle acque termali anche chi andrà a Sirmione (Brescia). Ad Aquaria, il centro benessere Termale di Terme di Sirmione, si può trascorrere una delle serate più romantiche scegliendo un pacchetto riservato alle coppie. Lì, sotto la luce delle stelle, ci si abbandona tra piscine termali, idromassaggi, lettini effervescenti e docce aromo-cromatiche. E poi ci si concede trattamenti rigeneranti al fango e massaggi viso e corpo: tutto da vivere in due, nella stessa cabina.

Un trekking notturno un po’ inedito si vive a Maratea, in provincia di Potenza, ed è proposto dalla Locanda delle Donne Monache, un relais ricavato da un convento settecentesco incastonato in una rocca. Si comincia a caricarsi con una cena d’autore nel giardino di piante rare del ristorante dell’hotel Il Sacello, firmata dallo chef Nello Razzano. Poi si prosegue tra i sentieri di monte San Biagio per fermarsi ai piedi del Cristo Redentore, la statua che domina Maratea e il Golfo di Policastro e che con i suoi oltre 22 metri d’altezza è seconda per altezza solo al Cristo di Buenos Aires.

Chi invece volesse vivere il fascino delle stelle cadenti nel lusso e in un mare di benessere, non ha che l’imbarazzo della scelta. Segnaliamo tra tutte il pacchetto dell’Hilton Portorosa Sicily a Funari, in provincia di Messina: una vista mozzafiato sulle Isole Eolie. Dalla cena a lume di candela a bordo piscina nella notte di San Lorenzo alle escursioni a Vulcano e a Lipari, dal libero accesso a una spiaggia privata al fitness center, tutto sarà compreso nel pacchetto da 249 euro a persona.

E infine, gli amanti del buon vino non dimentichino la manifestazione «Calici di stelle». Nei centri storici di oltre 250 città del vino italiane, altrettante cantine apriranno le loro porte per guidare degustazioni eno-astronomiche, poiché in molte cittadelle sarà possibile anche seguire osservazioni guidare del cielo.

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Fabio Capello e Lapo Elkann, la coppia più elegante del mondo

Lapo Elkann nel suo stand
Sul suo stile calcistico si può anche avere da ridire, su una cosa però devono essere tutti d’accordo: in fatto di vestiti, il ct della nazionale inglese Fabio Capello può dare lezione a tutto il mondo. E’ la verità, almeno secondo il mensile maschile americano Esquire, che lo ha incoronato l’uomo più elegante del 2008. Un gentleman che, ahimé, secondo i giornalisti anglosassoni ricorda un personaggio dei cartoni animati, il postino Pat. Al secondo posto dopo Capello c’è invece l’attore Christian Bale, che però è avvantaggiato perché è così bello “al naturale” che i suoi vestiti passano di solito in secondo piano.
Poi, quando si arriva al terzo gradino del podio, s’infittiscono i dubbi sulla serietà della classifica, che come ogni anno fa il giro del mondo. La direttrice di Esquire Catherine Hayward ha piazzato al terzo posto un altro italiano, Lapo Elkann. E subito dopo il rapper Lupe Fiasco. La Hayward ha precisato che “gli uomini della lista hanno aggirato i trradizionali modi di vestire e hanno creato un proprio stile”: ineccepibile. Ma allora vogliamo cambiare il titolo della classifica? O quanto meno far avanzare quelli che si trovano all’ombra di Elkann, come Barack Obama?

Sette diamanti per una camicia davvero esclusiva

Eton
Cotone egiziano superiore, filato con tecnologie all’avanguardia. E sette diamanti autentici. La casa di moda svedese Eton ha voluto celebrare i suoi primi ottant’anni così, con una delle camicie più costose del mondo: bisogna infatti pagare 25 mila euro per averla, perché è impreziosita da cinque bottoni di diamanti, ciascuno in un colore diverso, e due gemelli di diamanti bianchi bordati in smalto nero. La preziosa camicia avrà però soltanto un fortunato acquirente: dopo aver fatto il giro del mondo nelle boutique firmate Eton, sarà battuta all’asta nell’estate del 2009 e il ricavato sarà devoluto a «una giusta causa», hanno fatto sapere dall’azienda.
C’è di scuro lo zampino di Jan Borghardt, nella scelta di un «auto-regalo» del genere: Borghardt è direttore creativo della maison da oltre vent’anni ed è quindi grazie a lui se Eton è salita nell’olimpo dei marchi mondiali di fascia altsissima, conquistando clienti facoltosi e tar internazionali. La camicia da 25 mila euro sancisce quindi il legame della società con il mondo del lusso, e c’è da scommettere che non faticherà a trovare un acquirente, magari anche tra i suoi clienti più famosi, come Keanu Reeves, Mick Jagger e David Beckham. O i reali svedesi e Viggo Mortensen, che sul red carpet dell’ultima notte degli Oscar, in febbraio, ha sfilato proprio in una camicia firmata Eton.