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Il Sulabh International Museum of Toilets di New DelhiSe le giornate sdraiati in spiaggia iniziano a pesarvi, se all’aperto ci siete stati abbastanza e questo sole d’agosto proprio non lo sopportate più, quale idea migliore di quella di trascorrere il pomeriggio in un museo? D’accordo forse lo scenario è poco realistico. Può darsi che la prospettiva di andare per gallerie non vi solletichi lo spirito quanto la brezza marina, il profumo di crema abbronzante, una batida di cocco da sorseggiare all’ombra di un palmeto su una spiaggia caraibica. Eppure, fidatevi, i 10 musei più strani al mondo riportati sul sito Rates to go hanno davvero dello straordinario. Cliccando, scopriamo che a Parigi è possibile visitare il Museo del sistema fognario (ottava posizione), che forse non avrà il profumo dei giardini di Luxembourg, ma è sicuramente carico di storia. Costruite nel 13th secolo per volere del re Filippo Augusto, e coperte in età napoleonica, le fogne parigine sono le più antiche al mondo. Più a est, in India troviamo il Sulabh International Museum of Toilets di New Delhi (decima posizione): in mostra esempi di toilette decorate e raffinate, corredate dal racconto di storia e origini dei sanitari indiani e mondiali. Come spiega Bindeshwar Pathak, fondatore del Sulabh Sanitation Movement, «le toilette sono parte della storia dell’igiene umana, un capitolo fondamentale nella crescita della civilizzazione dell’uomo». Spostandoci in Turchia, eccoci nella valle di Göreme, un luogo davvero magico. Nel cuore della Cappadocia, Göreme è celebre per i “camini delle fate”, grotte di roccia calcarea dalle forme sinuose. E non c’è nessun altro posto dove la misticità può fondersi così facilmente con fenomeni paranormali. Uno dei camini delle fate è dedicato agli Ufo. Qui un museo (nono posto in classifica) raccoglie le documentazioni sugli avvistamenti di oggetti volanti non identificati. Tra le altre, il disegno di un alieno a grandezza naturale, realizzato da un autoctono presumibilmente tenuto prigioniero e poi rilasciato. Salendo nella classifica al settimo posto incontriamo un museo del Minnesota celebre per la raccolta di strumenti medici “discutibili”: marchingegni per combattere mal di testa, problemi di cuore o di prostata (occhio al Rector Rotor). Proseguiamo nella classifica andando in Islanda. Sesto posto al Museo Fallologico del paesino di Husavik: un’incredibile collezione di peni di animali. Se l’esemplare si trova in Islanda, il tessuto erettile è in mostra, altrimenti lo si può ammirare in foto. Procedendo nella stravagante graduatoria, dopo il Museo del gatto in Malesia e quello etnoantropologico di San Pietroburgo, sul gradino più basso del podio troviamo il Museo della stregoneria. Aperto nel 1951 in Cornovaglia, raccoglie un’enorme quantità di libri e oggetti magici. Il sito raccomanda: evitare di lanciare incantesimi, non si sa cosa potrebbe succedere. Se siete appassionati di torture, invece, vi piacerà il Museo di strumenti di tortura di Praga, medaglia d’argento nella top 10. Una sessantina di marchingegni realizzati in età medievale per provocare dolore nei modi più sadici. Ma il primo posto spetta a un particolare museo giapponese. Non adatto ai deboli di stomaco, il Meguro parasite museum di Tokio ospita ed espone ogni tipo di parassita vivente, dal verme solitario alle sanguisughe. Con dovizia giapponese una serie di didascalie si premurano di illustrare al visitatore il complicato rapporto del parassita con l’ospite umano o animale.
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A scuola di immersioni Cubi, triangoli, cilindri cavi: un percorso di forme geometriche si snoda sul fondo del mare a 300 metri dalla costa di Arenzano, nel Ponente ligure. È il primo esempio di palestra subacquea in Italia, per fare pratica di immersione. Inaugurata a giugno, la palestra ligure si estende per circa 1.600 kmq a 18 metri di profondità. Ha 25 moduli in cemento non inquinante che disegnano passaggi, ingressi, salite, discese, studiati per chi vuole far proprie le tecniche di immersione. «La palestra» spiega Giorgio Barsotti, ideatore del progetto, «si rifà all’idea di Precontinente II, un villaggio sottomarino allestito nelle acque di Port Sudan nel 1963 dall’équipe dell’esploratore Jacques Cousteau. È anche un tentativo di favorire il ripopolamento: dopo soli 3 mesi dall’immersione dei moduli vi si sono già attaccati una serie di organismi marini».
La palestra ha anche un’altra particolarità. Si trova a meno di 1 miglio dal relitto della superpetroliera Haven, esplosa in mare aperto nell’aprile 1991. Affondando, la nave cisterna aveva riversato in acqua oltre 100 tonnellate di greggio. A distanza di 17 anni la Haven è un mondo nuovo. La fauna marina ha colonizzato il relitto e i fondali che ospitano la ex petroliera si sono trasformati in un «reef» di grande interesse naturalistico. Oggi la Haven è un’attrazione che richiama gli appassionati di immersioni di tutto il mondo. «L’idea» spiega Mauro Gavazzi, assessore al Turismo di Arenzano, «è quella di creare un percorso subacqueo, usando anche relitti recuperati da altre zone del Mediterraneo». La lunghezza del corso varia secondo le capacità e le attitudini. Il costo è fra 300 e 400 euro. Prezzo per l’immersione in palestra, invece: 2 euro.
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Librarsi nell’aria fino a 10mila metri di altitudine sfruttando le correnti ascensionali dell’atmosfera: i piloti di aliante più forti si sfidano in questi giornii a Rieti, in occasione del campionati mondiali di volo a vela (FAI World Gliding Championships). Fino al 20 luglio nei cieli sopra l’aeroporto Ciuffelli, si sfideranno a suon di colpi d’aria 25 campioni provenienti da tutto mondo. Fra questi l’italiano Giorgio Galetto. Vincitore di decine di campionati italiani e di un mondiale, Galetto ha diversi record imbattuti, oltre 6mila ore di volo a vela alle spalle ed è conducente di terza generazione. “Mio padre – racconta – è pilota di volo sia a vela sia a motore, ed è ancora attivo all’età di 81 anni. Mio nonno ha conseguito il brevetto militare in Francia nel 1914, diventando poi pilota da caccia e ha partecipato alla Prima Guerra Mondiale ricevendo varie decorazioni al merito fra cui una Medaglia d’argento al Valor Militare con 88 missioni di guerra”. Per proteggere gli occhi dei piloti dai raggi ultravioletti, dagli infrarossi che affaticano la vista e da tutte le superfici che creano bagliori accecanti, l’azienda Barberini ha prodotto speciali lenti cristalline in vetro ottico. Il campione Galetto le ha sperimentate, utilizzandole in gara. “Per volare in sicurezza i volovelisti devono poi saper interpretare anche il più impercettibile segnale del cielo ed è quindi fondamentale che l’occhio non si stanchi e che la visione sia sempre perfetta”.

Giorgio Galetto
Che sia un’accoppiata leggera di crema e limone, un’ode alla frutta secca (nocciola, noce e pistacchio), o un azzardato connubio di fragola e cioccolato, con la sua cremosità e la varietà dei gusti il gelato italiano non ha eguali al mondo. Oltre al solito di boom di vendite, arrivato con la canicola estiva - tre italiani su quattro combattono le alte temperature a colpi di cono e coppetta - la fresca delizia celebra questo mese anche un’altra occasione: i sessant’anni del gelato confezionato. Correva l’anno 1948, la guerra era da poco finita, il nostro paese cercava di rimettersi in piedi. E nelle latterie arrivava il bastoncino di panna ricoperto al cioccolato. Pratico buono ed economico, il cremino fu subito un successo. Secondo le stime dell’Associazione industrie dolciarie italiane (Aidi), i golosi italiani degli anni ‘50 ne consumavano circa quattro a testa ogni anno. Oggi, di gelati confezionati, ne gustiamo circa sessanta all’anno. Ben 15 volte di più. E il fatturato annuo sorride: 1.941,7 milioni di euro. E se il gelato industriale spopola, quello artigianale non se la cava affatto male. Tra coni e coppette si consumano (secondo la Coldiretti) circa 9 chili di gelato sfuso ogni anno. (3 miliardi di fatturato). I produttori si sbizzarriscono ormai da tempo alla ricerca della tipologia più bizzarra e atipica. Se i gusti disponibili hanno raggiunto quota 600, i consumatori sono rimasti comunque tradizionalisti e al gusto pecorino preferiscono ancora cioccolato, crema e fragola. Oltre alla varietà dei gusti, le novità arrivano anche sul fronte della produzione. Dalla gelateria alla stalla, numerose aziende agricole hanno dato il via al fai-da-te, servendo il gelato direttamente in fattoria. Con un po’ di fantasia ecco la rivoluzione degli ingredienti. Chi l’ha detto, ad esempio, che solo il latte di mucca è buono per fare il gelato? Se l’è chiesto l’azienda agricola Montebaducco (in provincia di Reggio Emilia), che ha iniziato a utilizzare il latte di asina come base per il gelato. Ai gusti fior di latte, ovviamente, nocciola e variegato alla fragola. Nell’ultimo anno, poi, sono fiorite anche una serie di gelaterie “ai gusti locali di stagione”. E allora ecco il gelato al pistacchio di Bronte a Catania, al Bergamotto in Calabria e al vino amarone veneto. Alla Agrigelateria, nel torinese, i gelati sono tutti a base di latte rigorosamente appena munto, con nocciole e amaretti della zona e albicocche del frutteto dell’azienda. C’è poi il gelato a “chilometro zero” - ovvero quello il più ecologico nel rapporto spostamento/consumo di energia - che si può assaggiare alla cremeria San Zeno di Verona: il latte arriva dagli allevamenti del Monte Baldo, le uova da un’azienda padovana. Uva spina, lamponi, ribes, fichi, ciliegie selvatiche e mele cotogne sono del giardino. Insomma, è proprio il caso di dire che di gelato, quest’estate, ce n’è proprio per tutti i gusti.
Il Tamigi la taglia in due con il suo corso serpentino. Ne lambisce dolcemente le sponde da Chelsea a Westminster, dal South Bank a Tower Bridge, dalla City a Canary Wharf. Londra si è a lungo svelata ai visitatori attraverso le acque del suo fiume, navigate da ogni genere di crociere turistiche dall’East al West End. Ma quest’estate, all’acqua – come via di trasporto – si aggiungerà l’aria. A chi vuole conoscere la città dall’alto, infatti, un operatore tedesco offre per la prima volta una serie di tour della città su dirigibile. Dal 10 luglio al 21 agosto, navi-aerei attraverseranno i cieli di Londra a 300 metri di altezza. Sponsorizzata dal marchio Stella Artois, l’iniziativa si chiama Star Over London ed è stata promossa da Rory Laing, ex partecipante di un reality show della Bbc. Un dirigibile a neon, partendo dall’aerodromo di Damyns Hall (a est di Londra), sorvolerà la città da cinque a otto volte al giorno. Passeggeri ammessi a bordo: 12. Il Tamigi resterà stella polare per i tour: i voli seguiranno infatti il corso del fiume, sorvolando London City airport, oltrepassando il distretto finanziario di Canary Wharf e puntando verso la Torre di Londra. I tour variano a seconda di quanto tempo si ha e di quanto si è disposti a svuotare il portafoglio. Per un viaggio di mezz’ora, detto L’Etranger, si spendono 233 euro. Il dirigibile vola sopra la Isle of Dogs, il Thames Barrier e l’O2 Concert Arena. Si sposta poi a sud verso il National Maritime Museum, King Charles II Royal Observatory e la Queens House. Opzione numero due: tour L’Origine. Percorso più «storico», più lungo (45 minuti) e decisamente più costoso (371 euro), L’Origine segue il Tamigi verso il Tower Bridge, lo Shakespeare Globe e con un po’ di fantasia si potranno vedere a nord la St Paul Cathedral e il quartiere della City. La terza possibilità è Le Courage, tour di un’ora (453 euro) che vola oltre il Tower Bridge, sopra la Tate Modern, verso le Houses of Parliament, il Big Ben e il London Eye. A nord si intravedranno Hyde Park, Trafalgar square e Bukingham Palace. Bus navette gratuite condurranno i passeggeri dal centro di Londra (Fenchurch street) all’aerodromo di Upminster ogni 20 minuti. Prenotazioni solo telefoniche allo 0044 207 183 3911.