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estate
di Antonella Piperno
Il re di Sardegna è in temporaneo esilio. Si è rifugiato nella reggia keniota per gli ultimi giorni della sua contestata estate, attaccato dal popolo in rivolta contro la Sardegna miliardaria e cafona e pugnalato alle spalle perfino da colei che fino a ieri era la sua fedelissima alleata nelle notti condite da strass e champagne: Daniela Santanchè che, con un atto di autopentimento, ha appena dichiarato di provare imbarazzo di fronte a tanto lusso esibito in tempi in cui la gente fa fatica a campare. Secondo la leader della destra di Storace che ha iniziato le manovre di riavvicinamento al Pdl, il neodiseducativo Billionaire (di cui è socia al 10 per cento) andrebbe addirittura chiuso.
Il sovrano dunque rischia di rimanere da solo a difendere il suo regno. Esterna così, tra lo sconsolato e l’indignato: «Invidia. È solo invidia, il vero cancro dell’umanità. Oggi purtroppo nessuno si accontenta di quello che ha». Obiezione che non sta in piedi per l’onorevole di destra: invidiosa anche lei? «Daniela deve aver preso troppo sole. Anche se credo che il suo sia un problema politico. E quello che dice è assurdo: se il lusso dà improvvisamente fastidio allora bisogna chiudere Bulgari, Cartier. Anzi, facciamo una cosa, chiudiamo tutte le discoteche, i ristoranti, chiudiamo la Costa Smeralda e andiamocene tutti a Ostia in pizzeria. Ma non lo capiscono che il lusso muove l’economia, che il Billionaire porta soldi?».
L’appuntamento per l’intervista telefonica è fissato alle «11, Kenia time», come scrive nel suo sms il fanatico dell’angloitaliano che nel suo sito si presenta come «a successful manager» con relativa traduzione: «Un uomo che costruisce successi». Il demiurgo del Billionaire è volato nel suo resort di Malindi Lion in the sun alla vigilia di Ferragosto, prima di tornare al lavoro a Valencia al Gp di Formula 1, nelle sue vesti di team manager Renault («Il mio vero lavoro, il Billionaire è solo un hobby»). Dopo soli otto giorni a Porto Cervo. Pesantissimi. Perché al sovrano che regnava incontrastato da dieci anni, in questa inedita estate di lotta di classe in Costa Smeralda, il popolo in rivolta non gli ha fatto mancare nulla: le critiche per il matrimonio cafon-sfarzoso; le contestazioni per lo sbandierato menu turistico anticrisi a 200 euro al Billionaire («Un’inesattezza, ne bastano 120, se non si ordina pesce anche 100» precisa lui, novello Maria Antonietta che in mancanza di pane carasau vorrebbe sfamare il popolo sardo con le brioche); le polemiche per l’ingresso negato a un ragazzo con le stampelle («Non c’ero, non sono il portiere d’albergo del Billionaire, ma i miei manager mi dicono che non è andata così»). E, massimo sfregio rivoluzionario, i gavettoni lanciati dai neosanculotti da spiaggia sul monarca sbarcato nel suo nuovo «Billionaire beach rubacuori» sull’arena di Capriccioli, in compagnia della corte accomodata su tre gommoni.
La rivoluzione sarda è appena cominciata. Ma il re dalla corona sbilenca ha un’altra verità, non ci sta a incarnare il simbolo dello sfarzo arrogante e cafone: «Non è vero che in Sardegna mi contestano, ogni volta che scendo in spiaggia la gente si accalca per avere foto con me, anche 200 al giorno. Quella di Capriccioli è solo una bufala mediatica, ordita da qualche invidioso. Nessuno mi ha mai tirato gavettoni».
Veramente sono state fotografate anche le secchiate d’acqua…
Però non erano dirette a me, che ero arrivato indisturbato da un pezzo, ma al terzo gommone, quello che portava i miei amici russi.
Perché andava veloce, incurante dei bagnanti a mollo…
I gommoni erano a motore spento. Era tutto organizzato: sulla spiaggia c’era un paparazzo pronto a scattare e quelli che tiravano gavettoni erano solo quattro, mica tutti i bagnanti. E poi non li capisco: i vu’ cumprà che girano in spiaggia con le sedie arrugginite non li disturbano, chi investe in Sardegna sì.
Forse sono infastiditi dalla nuova «beach» per ricconi, inaugurata proprio in un’estate di crisi.
Ma su quella spiaggia un chiosco c’era già. E io offro un comfort maggiore, l’anno prossimo metterò anche le tende. E venirci mica è un obbligo, chi non gradisce può andare altrove. Non capisco tutto questo accanirsi contro il Billionaire e il Rubacuori che danno lavoro a 265 persone. Quando poi la Costa Smeralda è piena di ristoranti più cari dei miei. Deve essere la solita invidia. Che comunque mi porta fortuna.
Cioè?
Quest’anno il Billionaire sta andando benissimo, fanno a gara per accaparrarsi un tavolo.
Però si dice che la qualità della clientela sia un po’ scaduta. Perfino lo stilista Roberto Cavalli, ex habitué, ha detto di aver chiuso «con la volgare esibizione di certi locali dove si considerano vip le starlette televisive».
L’esternazione di Cavalli mi stupisce, visto che sua moglie Eva c’è sempre. Se quello della Santanchè è un problema politico il suo è personale: vuole fare il giovane, quest’anno ha preferito Ibiza, dove i voli low cost scaricano i turisti mordi e fuggi nelle discoteche da 5mila persone. Quelli sì che sono cafoni. Qualcuno mi dica quali sono i cafoni al Billionaire: nel nostro privé questa estate è passata gente come gli Aznar, Kate Moss, Naomi Campbell. E pochi russi, non è vero che il locale è pieno di oligarchi arricchiti, anche se io non ho niente contro di loro, anzi, welcome. Queste polemiche però mi stanno innervosendo, va a finire che non vado più a passare l’estate in Sardegna.
Anche perché, lavorandoci, forse non sono esattamente vacanze. Adesso che è in Kenia come si rilassa?
Sveglia alle otto meno un quarto, passeggiata, poi idromassaggi, fanghi, lunch leggero in spiaggia. Ho perso cinque chili, anche grazie ai pomeriggi sportivi, basket, tennis. E alle dieci di sera tutti a dormire, senza neanche un bicchiere di vino a cena.
Una vita monacale. La giovane neosposa Elisabetta Gregoraci non si annoia?
No, condivide. Abbiamo gli stessi interessi, anche lei è molto attenta alla cura del fisico. E poi in vacanza si cercano stili di vita opposti a quelli lavorativi: durante l’anno noi facciamo tardi la sera, qui ci riposiamo.
Com’è la sua prima estate da sposato?
Rassicurante: non penso più al singolare, ho accanto una donna con cui condividere tutto.
In vacanza legge?
Sì, adesso mi sto dedicando all’ultimo saggio di Giulio Tremonti, La paura e la speranza.
Non proprio una lettura d’evasione, si parla di crisi globale, secondo lei come si dovrebbe affrontare quella che ha colpito anche la Sardegna?
Allungando la stagione, la Sardegna deve diventare la Florida italiana. Servirebbe anche abbassare un po’ i prezzi.
Lei al Billionaire lo ha fatto?
Diciamo che non li ho alzati.
Ma da ragazzino, quando abitava a Verzuolo con i suoi genitori insegnanti elementari, che vacanze si concedeva?
Andavamo a Sanremo, dove i miei avevano una casetta. Quando sono cresciuto un po’, ho cominciato a girare con gli amici.
Dove?
In Sardegna, a Castelsardo. Altro che Billionaire, facevo il maestro di sci, avevo pochi soldi in tasca e andavamo in campeggio. Avevamo dei trucchi per farci bastare i nostri pochi soldi: tenere meticolosamente i conti e, soprattutto, frequentare gente con il portafogli più pieno. Bei tempi, dopo due giorni sapevamo quali erano le tende da frequentare, quelle con le ragazze più belle.
Ha deciso lì che da grande sarebbe diventato il re del Billionaire?
Ci sono arrivato qualche anno dopo quando sono andato in gita a Monte Carlo «a vedere come erano fatti i ricconi». Scendevano da barche di 20 metri che mi sembravano transatlantici. Li guardavo e pensavo: «Se ce l’hanno fatta loro posso farcela anch’io».
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Agosto, moglie mia non ti conosco, eccetera. Oppure i convogli carichi di mariti che ogni venerdì raggiungono mogli e figli al mare, ribattezzati poco elegantemente su tutte le riviere “treni dei cornuti”. La liturgia del tradimento estivo si ripete quasi immutata anno dopo anno, con schemi che differiscono poco dalle commedie italiane anni ‘50 e ‘60. Anche se, sottolinea l’esperto di galateo Nicola Santini, “Oggi l’ultima frontiera della trasgressione è la fedeltà dura e pura. Risulta eccentrico chi mantiene le promesse, non chi si scatena incurante della canicola appena il legittimo compagno gira l’occhio”.
Se corna devono essere però, dice Santini, almeno che siano di classe. E quindi ecco le 5 regole auree per metterle rispettando il bon ton. Servono altre dritte? Provate su Tradimento.net che si autodefinisce “il portale dell’infedeltà”.
1) Si fa ma non si dice. Guai vantarsene, guai rischiare. Se vi capita, ricordate che l’ora migliore è il primo pomeriggio. Mattina e sera sono incompatibili con il lavoro e il resto del tran tran. La notte? E’ troppo impegnativa e pericolosa…
2) Occhio all’alito. Se pianificate un tradimento subito dopo colazione, fate un pasto leggero e portatevi uno spazzolino da denti. Il fuoco della passione non può essere messo a rischio da un alito effetto bruschetta.
3) Luogo incontaminato. Scegliete posti che non siete soliti frequentare con il vostro partner. Da evitare anche i locali troppo affollati e alla moda: potreste incontrare qualche pettegolo.
4) Breve ma chic. La scappatella per esser definita tale deve essere rapida, ma non per questo meno elegante. Gli uomini apriranno la porta alle signore per farle entrare ed uscire dall’auto sia prima che dopo l’incontro. Regola valida anche se l’amplesso si consuma in cabina! Una volta terminata, però, ognuno a casa sua. Senza telefonate, messaggini, biglietti clandestini nei pantaloni. E nessun tentativo di accaparramento.
5) No al piagnisteo. Non giustificate mai il flirt con un momento di stanca coniugale: è super kitsch. Un’amante non può pensare che la passione è scatenata da squallide crisi personali anziché dalla sua sensualità.
Siete le vittime? Prendetela con spirito con l’archetipo del siciliano tradito. Il VIDEO
Non sapete come dire all’amico che avete scoperto il suo partner in dolce compagnia? Provate con una canzoncina… Il VIDEO
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“Dimenticate il fascino d’antan del Titanic o il romanticismo anni 80 di Love Boat: le crociere di oggi, ahimé, sono autentici villaggi turistici ambulanti tra le onde del mare, spesso in puro stile low cost“, si lamenta l’esperto di galateo Nicola Santini.
Visto però che il numero di persone che sceglie la crociera come vacanza è in continuo aumento e le navi moderne sono in grado di contenere fino a 5000 individui, l’esigenza di qualche pillola di bon ton appare davvero indispensabile.
Ecco le 7 regole d’oro della crociera:
1) Cerchiamo di distinguere la zona albergo dalla zona piscina. In costume e ciabatte si circola solo nei dintorni del solarium e della vasca;
2) Niente fronzoli, tacchi assassini, gioielli, bijoux vistosi e profumi a bordo piscina;
3) Chi cerca quiete e e relax si tenga alla larga dalle zone popolate da animatori e bambini. Altrimenti, niente lamentele;
4) La sera ci si cambia sempre d’abito. Dalle 6 in poi l’abbigliamento si fa più formale. La dicitura “serata di gala” va rispettata: abito lungo per le donne, giacca scura per gli uomini;
5) Al Comandante ci si rivolge chiamandolo, appunto, Comandante e dandogli del lei. Pacche sulla spalle e commenti amichevoli sono fuori discussione;
6) La mancia al personale deve essere sempre più alta rispetto a quella che si sarebbe elargita in una vacanza a terra;
7) Solo l’ultimo giorno, a cena, è consentito un look è più informale, perché solitamente gli abiti più impegnativi sono già stati riposti in valigia.
Per veri nostalgici: la sigla di Love Boat
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![[i]Immagini classiche (e non) dell'estate italiana.[/i]<br /> Un ragazzo sembra tuffarsi in mezzo ad un mare di ombrelloni.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/fotogiugno/solita-estate-italiana/normal_estate-italiana-06.jpg)
Ci risiamo. Ogni anno, proprio a ridosso dell’esodo di Ferragosto, ecco da più parti un proliferare di norme di bon ton per non rovinare e rovinarsi la vacanza. Perché, soprattutto in spiaggia, dimenticare l’educazione e diventare molesti nei confronti dei vicini d’ombrellone, pare sia una prerogativa tutta italiana. Da una ricerca internazionale commissionata dall’Expedia’s best tourist League 2007 (il sito più cliccato per prenotare viaggi), risulta che siamo tra i peggiori turisti al mondo (diciannovesimi su ventinove) , con i soliti cliché: spilorci, rumorosi, maleducati e restii alle tradizioni locali.
Un vero fallimento, tanto che Telefono Blu , Aduc e Sib (il sindacato dei balneatori) hanno stilato il decalogo del turista balneare, nella speranza di migliorare le vacanze, se non altro a chi ci sta intorno. Le regole, per la verità, sono quelle che tutti conoscono: vietati radio e rumori in generale, attenzione agli animali in spiaggia (nella maggior parte dei casi non è consentito portarli), non lasciare rifiuti all’aperto, rispettare le bandiere che indicano se è possibile o meno fare il bagno. Insomma, nulla di speciale.
“Collaboriamo tutti perché il benessere di uno è il benessere di tutti”, dice Camilla Bruneck, responsabile del centro Immagine Research di Milano, che organizza corsi di bon ton: “In spiaggia è buona norma sorridere ai propri vicini e salutare, ricordando che il galateo prevede che sia la donna a prendere l’iniziativa di allungare la mano per rispondere a un saluto discreto”. Il suggerimento di non invadere la privacy, vale, naturalmente, anche per i cellulari: “Mettete sempre il silenzioso e allontanatevi per parlare. Ma, soprattutto, non sentitevi importanti perché tutti vi cercano. Meglio dare degli orari per farvi chiamare quando non siete in spiaggia”. L’etichetta non risparmia commenti e richiami al buon gusto, specialmente in fatto di abbigliamento: “Dalla spiaggia al bar è decoroso indossare anche un semplice velo, pareo o altro, per rispettare il proprio corpo, che dal sole cocente va all’ombra, e per chi sta lavorando”. Stop insomma a passerelle improvvisate con modelle, non proprio in splendida forma: “Il bikini va bene, ma il costume intero in molti casi dona di più ed è più sensuale”. Quindi, se siete tra coloro che al mare si vogliono spogliare, è proprio il caso di dirlo, da ogni inibizione fisica, sappiate che il galateo disapprova.
Ma non tutti la pensano così: “Non esageriamo, la situazione è cambiata rispetto agli anni passati”, commenta Enrico Della Rosa, titolare della Spiaggia 61 di Riccione (e noto come Enrico il bagnino di Radio Deejay), “la radio non la porta più nessuno e anche le persone che giocano a racchettoni sul bagnasciuga (sarebbe vietato ma che cerchiamo di tollerarlo), sono diventate più attente”. Certo, chi si lamenta c’è sempre, ma anche i reclami si sono adeguati ai tempi che corrono: “Da quando non è più consentito fumare nei locali, capita che qualcuno si venga a lagnare del fatto che i vicini fumano sotto l’ombrellone, solo perché non siamo più abituati a sentire odore di sigarette in ogni luogo. Ma noi non possiamo vietarlo, al limite ci capita di dover cambiare posto a chi si lamenta”. E per evitare che ognuno senta i fatti degli altri? “Abbiamo trovato una soluzione che risolve il problema, almeno per le file vicine alla riva: tende più larghe e spaziose al posto degli ombrelloni (ospitano comodamente tre lettini), e separé tra un gazebo e l’altro”. Così, approfittando del calo di turisti che la Riviera romagnola ha registrato negli ultimi anni, lo spazio è aumentato a beneficio di tutti: “in fondo vacanza fa rima con libertà. Da qualche anno c’è meno gente, e qui ci piace l’idea di premiare chi continua a scegliere Riccione”. Oasi di pace, per i tanti vacanzieri in cerca di dare libero sfogo ai più inconsulti “orrori da spiaggia”.

L’Istituto del gelato italiano ha stilato un vademecum per capire, all’aquisto, cosa fa di un gelato un prodotto di qualità. Ecco tre consigli utili.
1 - Il primo fenomeno indice di una errata conservazione del gelato è la perdita di gas, cioè dell’aria contenuta nel gelato. In una coppetta, per esempio, si nota una perdita di volume, in uno stecco una perdita della forma originaria.
2 – Il negoziante deve garantire il trasporto in una confezione termica. È non deve rimanere fuori dal congelatore per più di trenta minuti dall’acquisto.
3 - La temperatura ideale per conservare il gelato nel freezer di casa è intorno a meno15/20° C. Ogni variazione di temperatura (basta anche aprire lo sportello del freezer spesso) comporta lo scioglimento di qualche cristallo di cristallo di ghiaccio del gelato. Quando poi la temperatura si abbassa di nuovo, quell’acqua disciolta si solidifica formando altri cristalli più grandi che risulterano spiacevoli al palato. Anche nel pozzetto del bar può succedere la stessa cosa: è facile notarlo dalla formazione di brina o di cristalli di ghiaccio sulle confezioni.
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Crema o frutta? È il dilemma dell’estate. Di solito si va per gusto o per abitudine: c’è l’affezionato di bacio e nocciola, l’irriducibile della coppetta al limone e lo sperimentatore compulsivo di coni al marakuja. Sì, quella del gelato è la più bella mania estiva. Una mania che la scorsa estate ha fruttato 1.860,7 milioni di euro, una produzione di 245 mila tonnellate e tre miliardi e mezzo di porzioni vendute. È anche una mania tutta italiana: secondo i dati dell’Istituto del gelato italiano, il dolce estivo per eccellenza si consuma in 19 milioni di famiglie e lo gustano 3 italiani su 4. E rigorosamente artigianale: l’acquisto di gelati industriali, infatti, è calata dell’1,4 per cento.
La preferenza del gelato più genuino è stata analizzata anche da uno studio dell’Aiipa, l’Associazione italiana industrie prodotti alimentari per Sigep di Rimini Fiera, il salone del gelato artigianale. Dalla ricerca emerge un grande ritorno di gusto, il cioccolato: “È molto rivalutato e tra i tipi più di tendenza ci sono quelli provenienti dal Madagascar e dalla Colombia o gli abbinamenti cioccolato e tè o cioccolato e spezie, come peperoncino e anice stellata” spiega Giancarlo Timballo, presidente del Cogel Fipe Confcommercio (l’associazione dei gelatieri).
Dopo l’iniziale successo dei gelati più strani (chi non ricorda il gusto puffo?) e di quelli alla frutta tropicale, tornano adesso gli storici crema, nocciola e caffè. “In crescita i gelati ai cereali e soprattutto il riso a chicchi abbinato a panna, caffé, frutti di bosco e lampone” osserva Alberto Pica, presidente dell’Associazione italiana gelatieri.
Proprio dall’ultima edizione del Sigep è poi emersa una novità: la tendenza a creare gusti regionali. Un esempio? In Calabria spopola il gelato ai fichi e in Sicilia il variegato di pistacchio, al nord i gusti alle grappe di pera o mela e le creme di frutta al miele di fragola o di pesche. Per non parlare delle solite stranezze, come il gelato Zorro (al cioccolato ma con la zeta rossa) e il gelato Barbie, naturalmente tutto rosa.
L’istituto del gelato italiano si è anche divertito a fare anche una classifica delle preferenze di consumo del gelato artigianale (a casa o a spasso? cono o coppetta?), un vademecum per capirne la qualità al momento dell’acquisto, e persino una tabella di smaltimento delle calorie (per cancellare gli effetti sulla linea di un gelato con lo stecco ci vogliono 43 minuti di tennis, 17 di calcetto o 20 di bicicletta).
Ma la vera notizia, quest’anno, è che il gelato fa la felicità: secondo una ricerca dell’università di Amsterdam, infatti, il piacere freddo provocato dall’assunzione di gelato dipinge sul viso un’espressione di beatitudine. Due scienziati informatici, Nicu Sebe e Theo Gevers, lo hanno dimostrato durante gli esperimenti per testare un software che calcola la relazione tra i mutamenti dei tratti del viso e le emozioni che li determinano. Ebbene, quando gli italiani mangiano il gelato il loro volto esprime per l’86 per cento felicità (64 per cento negli altri Paesi) contro il 26 per cento di una barretta di cereali (in quel caso, pare predomini la rabbia).

Insomma, mangiare il gelato fa bene, bisogna solo scegliere tra i mille gusti di moda anche quest’anno. E attenzione, non solo crema o frutta ma anche la scelta tra cono e coppetta può essere determinante. La psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali, ha infatti stilato una classifica dal titolo Dimmi che gelato mangi e ti dirò chi sei. Da consultare prima di scegliere.
Ben inserito in una dieta equilibrata e senza strafare, il gelato non è certo più calorico di un piatto di pasta. Ma per i fissati della dieta, l’Istituto del gelato italiano ha stilato un bilancio tra le calorie assunte con un gelato e i modi per bruciarle. Ecco la tabella realizzata da Loredana Torrisi, dietista esperta del Coni.
Gelato con lo stecco (88 grammi) – 257 calorie: 43 minuti di tennis, 17 di calcetto, 26 di nuoto, 20 di ciclismo e 35 di jogging.
Cono gelato (75 grammi) – 233 calorie: 39 minuti di tennis, 16 di calcetto, 24 di nuoto, 18 di ciclismo e 31 di jogging.
Gelato con il biscotto (80 grammi) – 224 calorie: 37 minuti di tennis, 15 di calcetto, 16 di nuoto, 17 di ciclismo e 30 di jogging.
Pallina di gelato al cioccolato (145 grammi) – 233 calorie: 24 minuti di tennis, 10 di calcetto, 10 di nuoto, 11 di ciclismo e 20 di jogging.
Ghiacciolo alla frutta (72 grammi) – 72 calorie: 12 minuti di tennis, 5 di calcetto, 5 di nuoto, 6 di ciclismo e 10 di jogging.

Secondo la ricerca dell’Istituto del gelato italiano (Igi) e Eurisko, il 29 per cento di chi mangia gelato lo fa solo a casa e il 35 fuori. Per quanto riguarda le principali occasioni di consumo, sembra essere il pomeriggio (55 per cento) il momento migliore per un break di freschezza, magari tra un bagno e l’altro. Seguito a ruota dal dopocena (47 per cento). Ma, negli ultimi tempi il “dolce freddo” si sta sempre più attestando come parte integrante o addirittura come sostitutivo di uno dei tre pasti principali della giornata: tra chi lo consuma per colazione (1 per cento), al posto del pranzo (3 per cento), a pranzo come dessert (11 per cento), al posto della cena (3 per cento) e a cena come dessert (14 per cento), si arriva a collezionare il 32 per cento di consensi.
Secondo l’Igi, un gelato su quattro consumato d’estate sarà mangiato sotto l’ombrellone (per un giro di affari di circa 280 milioni di euro). Tra i più consumati nelle locali balneari, i formati più pratici e nutrienti, come lo stecco (ricoperto di cioccolato o no), il cono con la cialda, il biscotto e le coppette. Secondo stime dell’Aidi (Associazione delle Industrie Dolciarie Italiane) nei 120 giorni estivi (tra giugno e settembre) i consumi di gelato industriale saranno di 2,5 kg pro capite, rispetto ai complessivi 4 kg annui. E tra coni, coppette, stecchi, secchielli, torte e tranci, si stima che quest’estate gli italiani consumeranno circa 125 milioni di chilogrammi di gelati alla frutta e alle creme.
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La psicologa Viviana Finestrella, esperta in tematiche nutrizionali, ha realizzato una classificazione dei vari comportamenti relativi alla scelta di un tipo particolare di gelato dal titolo Dimmi che gelato mangi e ti dirò chi sei.
Il cono con cialda è scelto da chi predilige un’esperienza sensoriale completa non negandosi nulla, contando sulla sicurezza di un appagamento finale. Chi mangia il cono di solito è un tipo voglioso.
Lo stecco: a prima vista chi mangia questo tipo di gelato è una persona intraprendente. In realtà è un insicuro, ha bisogno che rimanga qualcosa di tangibile, lo stecco appunto, con cui giocare o anche solo da tenere in bocca.
Il ghiacciolo: si addice ad una personalità effimera e indipendente, preferisce un piacere da gustare immediatamente. Questo tipo di persona tollera poco la frustrazione dell’attesa.
Il biscotto è per chi ha bisogno di grande rassicurazione. È quasi la merenda preparata dalla mamma: il biscotto rimanda al bisogno di un surplus di nutrimento affettivo.
La coppetta: scelta di solito dai tipi più controllati e misurati. È il formato preferito da chi non riesce a lasciarsi andare fino in fondo e concedersi un piacere (che a volte “sporca” le mani o i vestiti), e da chi deve mantenere le buone maniere, anche con se stesso.
Le praline: sinonimo di personalità moderna. Si tratta infatti di una scelta mordi e fuggi, caratteristica dei nostri tempi. È il gelato di chi ama portarsi una scorta di benessere, un piacere più piccolo, non dilagante, ma ripetuto nel tempo.
Non solo la scelta, ma anche il modo di gustare il gelato è uno specchio della personalita, come spiega il professor Alessandro Amadori, psicologo: “Ci sono quattro possibili modi di mangiare il gelato: leccando, succhiando, a morsi, a morsetti. Chi mangia il gelato leccando è una persona che ama la vita sociale, che partecipa molto volentieri ai contesti sociali e ama conoscere gente nuova. È la modalità degli ottimisti. Succhiare è una forma più ‘infantile’ di leccare: chi mangia il gelato così probabilmente è una persona molto orientata ai legami affettivi intensi, quasi simbiotici. Chi invece consuma il gelato a morsetti tende ad essere una persona attenta, che non ama prendere decisioni affrettate e prevalentemente riflessiva. Chi, infine, mangia il gelato a grandi morsi è una persona testarda, che vuole decidere di testa propria, che ama lavorare e che è tendenzialmente molto sincera”.
Secondo l’Istituto del gelato italiano, lo scorso anno sono state consumate 1 miliardo e 310 milioni di porzioni da confezioni in vaschette o secchielli, 980 milioni di porzioni da confezioni multipack (confezioni famiglia), 683 milioni di porzioni da passeggio, 281 milioni di porzioni di gelato sfuso, 122 milioni di porzioni da torte e tranci, 39 milioni e mezzo di porzioni di specialità da tavola in confezioni singole.
Dati alla mano, ogni italiano consumerà, nel periodo estivo, l’equivalente di 2-3 porzioni di gelato a settimana (che salgono a 3,3 nel caso di giovani sotto i 14 anni), per un totale di poco meno di 150 grammi a testa. Nel 2006 il comparto ha fatto registrare una leggera flessione rispetto al 2005, con un meno 1,4 per cento in volume. In controtendenza rispetto a questi valori le specialità da asporto (+0,4 per cento), tra le quali si segnalano in particolar modo le confezioni multipack, con un eloquente +5,5 per cento.