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Londra
Il Tamigi la taglia in due con il suo corso serpentino. Ne lambisce dolcemente le sponde da Chelsea a Westminster, dal South Bank a Tower Bridge, dalla City a Canary Wharf. Londra si è a lungo svelata ai visitatori attraverso le acque del suo fiume, navigate da ogni genere di crociere turistiche dall’East al West End. Ma quest’estate, all’acqua – come via di trasporto – si aggiungerà l’aria. A chi vuole conoscere la città dall’alto, infatti, un operatore tedesco offre per la prima volta una serie di tour della città su dirigibile. Dal 10 luglio al 21 agosto, navi-aerei attraverseranno i cieli di Londra a 300 metri di altezza. Sponsorizzata dal marchio Stella Artois, l’iniziativa si chiama Star Over London ed è stata promossa da Rory Laing, ex partecipante di un reality show della Bbc. Un dirigibile a neon, partendo dall’aerodromo di Damyns Hall (a est di Londra), sorvolerà la città da cinque a otto volte al giorno. Passeggeri ammessi a bordo: 12. Il Tamigi resterà stella polare per i tour: i voli seguiranno infatti il corso del fiume, sorvolando London City airport, oltrepassando il distretto finanziario di Canary Wharf e puntando verso la Torre di Londra. I tour variano a seconda di quanto tempo si ha e di quanto si è disposti a svuotare il portafoglio. Per un viaggio di mezz’ora, detto L’Etranger, si spendono 233 euro. Il dirigibile vola sopra la Isle of Dogs, il Thames Barrier e l’O2 Concert Arena. Si sposta poi a sud verso il National Maritime Museum, King Charles II Royal Observatory e la Queens House. Opzione numero due: tour L’Origine. Percorso più «storico», più lungo (45 minuti) e decisamente più costoso (371 euro), L’Origine segue il Tamigi verso il Tower Bridge, lo Shakespeare Globe e con un po’ di fantasia si potranno vedere a nord la St Paul Cathedral e il quartiere della City. La terza possibilità è Le Courage, tour di un’ora (453 euro) che vola oltre il Tower Bridge, sopra la Tate Modern, verso le Houses of Parliament, il Big Ben e il London Eye. A nord si intravedranno Hyde Park, Trafalgar square e Bukingham Palace. Bus navette gratuite condurranno i passeggeri dal centro di Londra (Fenchurch street) all’aerodromo di Upminster ogni 20 minuti. Prenotazioni solo telefoniche allo 0044 207 183 3911.

Gli italiani amano Londra, tanto che siamo fra i più assidui fruitori di weekend low cost nella capitale britannica. Low cost: anche il nostro parlare è infarcito di espressioni inglesi. Del resto gli inglesi hanno colonizzato mezzo mondo nei secoli precedenti, imponendo la loro cultura e diffondendo il loro mito. E ora, nonostante si siano ritirati sulla loro isoletta, continuano a dettare legge e affascinare. Anglomania! Un fenomeno contagioso e per la maggior parte dei casi positivo, e assolutamente non ristretto all’Italia.
“Questo fervore anglomane toccò il suo apice agli albori degli anni Cinquanta con i primi viaggi a Londra, e soprattutto con i ritorni da Londra; nell’arrivo al caffè o al circolo con la cravatta del Clark College o delle Coldstream Guards, con le brogues del tale calzolaio o con quei pantaloni speciali comprati da Harrods, nel raccontare le meraviglie viste nelle vetrine di Londra, i soli musei a cui quei giovani fossero seriamente interessati”.
Questo racconta nel suo libro Milord - Avventure dell’anglomania italiana, Edgardo Bartoli, corrispondente da Londra per il Corriere della Sera e La Repubblica. Ironico e appassionato, Sir Edgardo cela in malo modo la sua passione tutta british. “L’anglomania non è invidia, è imitazione. - spiega lui - E non di tre o cinque cose, di una sola: lo stile, che a sua volta è fatto di mille cose”.
“L’anglomania - conclude l’autore - forse è una moda, probabilmente al tramonto. E al tempo stesso il sintomo di un complesso d’inferiorità e non di un malessere come molti credono”. E la protagonista indiscussa di questa moda è Londra, la città più viva del mondo, capace di spodestare New York.

Il count down è iniziato, manca un mese al grande giorno e i preparativi fervono da nord a sud e da est a ovest del mondo. Ma a Londra il Natale inizia dieci settimane prima del fatidico 25 dicembre, quando si accendono le luci su Regent Street, i commessi di Starbucks indossano la loro maglia rossa e le vetrine si riempiono di addobbi e idee regalo. Ovunque lustrini e pacchetti: Londra è un’esplosione di luci e colori, Christmas Carroll e Christmas Cake. A New York tagliano sulle luci natalizie; a Londra non si bada a spese. Se i quartieri più famosi e gettonati dai turisti sono e restano Oxford Street, Regent Street e Covent Garden con i loro grandi magazzini, c’è tutta una Londra di vecchie glorie e nuove tendenze del mercato natalizio che non ci si può perdere. La confusione del centro è stravolgente, e l’unica cosa che vale la pena fare è una capatina da Hamleys: 5 piani di giocattoli ed elfi (o meglio commessi costretti in ridicole tutine a saltare e cantare) per entrare nello spirito giusto.
Camden Town e Portobello Road sono e restano sempre affascinanti, ma per vivere la Londra del periodo (quella più gettonata e d’alta classe) bisogna partire da King’s Road nel cuore di Chelsea: una passeggiata tra piccole e grande botteghe per acquistare le cose più inutili e sfiziose. E poi su attraverso la Montenapoleone britannica, ossia Sloane Street, da Prada a Gucci, da Fendi a Bottega Veneta qui ci sono tutti, italiani in prima fila. E chi non è sul viale ha il suo piccolo grande stand nei dei due imperdibili, impareggiabili colossi, Harvey Nichols e Harrods.
Harrods: fuori un gruppetto di amici dei visoni protesta ogni giorno perché dentro vendono pellicce, ma lo scintillio del più famoso e colossale megastore dell’isola toglie il fiato. Qui si può trovare di tutto: pensate una cosa e… Qui c’è. E molto di più, oltre l’immaginabile! Al piano terra ci sono trucchi parrucchi e cibarie varie, intere sale dedicate a dolci, gelati, caramelle, e poi carni, pesci, formaggi. Poi su, un piano dopo l’altro: vestiti, uomo, donna, bambino pure per i cani; e anche i cani, i gatti e diversi altri tipi di animali. Oggetti per la casa, mobili, quadri, pietre preziose e minerali, gioielli e accessori. Addobbi natalizi e televisori di ultima generazione. Cd, libri e poi ristoranti, bar e ancora scarpe e borse. E gente famosa. Se si riesce e non concentrarsi solo sugli oggetti, si possono riconoscere facce note del jet set internazionale, da Sienna Miller a Cavalli con figlio.
Una volta entrati si perde la cognizione di tempo e spazio, le sale a tema e le faraoniche scale confondono e intrappolano in un labirinto di tentazioni per lo shopping. E una volta stanchi si può arrancare fino alla zona poltrone e provarle. Ci sono anche quelle elettriche (poltrone, non sedie) capaci di fare straordinari massaggi. C’è anche uno speciale aggeggio che fa i massaggi ai piedi: un toccasana che permette di ripartire verso sale inesplorate. Da Harrods entrano ogni giorno 35 mila persone, che vengono assistite da circa 4 mila addetti, che diventano 4 mila e 5 cento nel periodo natalizio e il doppio per i saldi.
C’è anche Babbo Natale, ma non è in vendita. Mister Mohammed Al Fayed (padre del più tristemente famoso Dodi) l’ha messo nel suo Christmas Grotto per ricevere i bambini che hanno iniziato a prenotarsi ad agosto…
![[i]© 1956 The Richard Avdeon Foundation[/i]</p> <p>[color=red][b]The Golden Age of couture Paris and London 1947-1957[/b][/color]<br /> Londra, Victoria and Albert Museum<br /> Dal 22 settembre al 6 gennaio 2008<br /> [url=http://www.vam.ac.uk/vastatic/microsites/1486_couture/][b]Il sito ufficiale[/b][/url]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-novembre/golden-age/normal_goldenage01.jpg)
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Londra va pazza per il termine “Epoca d’Oro”: Golden Age era il regno di Elisabetta, Golden Age era la moda degli anni 1947-1957, Golden Age può essere considerata a buon diritto l’offerta culturale della city inglese oggi. 1947-1957 è l’epoca scelta dal Victoria and Albert Museum per una esposizione alla moda come nessun altra. Il museo in questione è il più grande di Londra e nei 6 piani del suo enorme edificio raccoglie 3000 anni di storia e un intero pianeta; da est a ovest, da nord a sud, dal passato al presente, dall’architettura alla fotografia, dalla scultura alla moda. Il Victoria and Albert Museum possiede infatti la più grande e fashion esposizione permanente dedicata ai vestiti. Di “The Golden Age of Couture - Paris and London 1947-1957″ parla Eleri Lynn, una delle curatrici, che ricorda: “l’idea della mostra nasce dal volere omaggiare Christian Dior, la cui prima collezione New Look compie quest’anno 60 anni”. Ma la moda può essere considerata una forma d’arte? “Certo, a volte. Prendiamo Cristobal Balenciaga, uno degli stilisti citati dalla mostra attraverso alcuni modelli, di lui Cecil Beaton diceva che era come uno scultore che lavora il marmo. Balenciaga lavorava le sue idee e le plsmava rendendo fisico e materiale l’astratto”. All’interno di una serie di sale scure sono esposte oltre 100 macchie di colore: abiti e poi fotografie, copertine, e ancora accessori e gioielli. Sono opere di Dior, Balenciaga, Givenchy, Chanel, Balmain, Fath, Schiaparelli; e poi dei londinesi puri Hardy Amies, Worth, Digby Morton, Norman Hartnell e John Cavanagh. “Il 95% dell’esposizione è di proprietà del Victoria and Albert Museum stesso. Abbiamo ricevuto alcuni prestiti dal Fashion Museum di Bath per quanto riguarda gli abiti e dall’archivio Britannico e dal French Gaumont Pathe archives per i video”. Non solo abiti per ricreare l’atmosfera di un tempo, “sono state scelte musiche e video che posso trasportare davvero il pubblico in un altro mondo, e sono indispensabili per mostrare chi e come indossava questi capolavori”.
Lo stilista-artista principale è Christian Dior: “1947 è l’anno della sua prima collezione, 1957 è l’anno della sua morte: Dior trasformò la moda nell’industria che conosciamo oggi”. E qual è il più importante stilista della nostra epoca? “Lo dirà il tempo, proprio a questo proposito è interessante notare come così tanti designer d’oggi facciano riferimento agli anni Cinquanta“. Ma la moda non è cambiata da allora? “Certo, dalla fine degli anni Cinquanta prese il sopravvento il facile da indossare, in una costante ricerca di un stile giovanile, quasi da teenagers”. Ma quanto sono importanti le modelle per i vestiti? “Modelle e make-up sono indispensabili e la nostra ricostruzione è assolutamente fedele per consegnare tutto un mondo alle future generazioni”.
![[b]Amanda Wakeley[/b]<br /> [i](Credits foto: Luca Lazzari)[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-settembre/sfilate-londra-pe08/normal_amanda-wakeley.jpg)
Londra non è la Cinderella della moda. È vero, stretta tra la Fashion Week di New York (da poco conclusasi) e la settimana di Milano Moda Donna (ai nastri di partenza), la swinging London ha sempre fatto una certa fatica a danzare nel panorama internazionale. Tra gli addetti ai lavori si vociferava: d’accordo, non ci sono i big, ma è la piazza degli stilisti emergenti. Come dire di una ragazza: non è bella, ma è simpatica. E, invece, Londra, edizione dopo edizione, si è conquistata il suo posticino: ha lanciato nel fashion system tanti bei nomi nuovi, ha attirato quelli consolidati, ha fatto ritornare quelli che ci erano già stati. Non è più Cinderella, è Principessa. In attesa di diventare Regina?
Dal 15 al 20 settembre la London Fashion Week, con le collezioni per la PE 2008, si è dimostrata all’altezza della situazione. E non solo per il mega party d’inaugurazione all’Holland Park con Naomi Campbell e Claudia Schiffer starring (sì, sono ancora loro le vere, originali top model). Spulciando nel carnet delle sfilate spiccano nomi del calibro di Paul Smith (non ha bisogno di presentazioni), Luella, di nuovo a Londra dopo aver sfilato a NYC come Matthew Williamson (lo stilista che disegna da dieci anni la griffe con il suo nome e da qualche stagione anche l’italiana Emilio Pucci), di Issa (firmata dalla brasiliana Daniella Helayell) e di Biba, (lo storico marchio degli anni Settanta fatto rivivere sull’onda del revival), di Stella McCartney con una collezione in esclusiva per Adidas e di Amanda Wakeley, di Julien MacDonald e di Aquascutrum, di John Roche e di Nicole Farhi (ha compiuto 25 anni di carriera), di Sinha-Stanic e di Basso&Brooke. Tutti nomi che all’estero stanno facendo circolare un linguaggio della moda molto innovativo, pronto a invadere anche le più prestigiose boutique italiane, in attesa della consacrazione definitiva da parte del pubblico di casa nostra. Di questo passo, riusciranno a far diventare anche Londra Regina?
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