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Mercoledì 9 gennaio, a Firenze si prevede un’invasione di modaioli agguerriti: si apre la 73esima edizione di Pitti Immagine Uomo, la più importante manifestazione fieristica al mondo di prêt-à-porter maschile. Fino a domenica 12 gennaio (ma già da sabato c’è il fuggi fuggi verso le sfilate di Milano) tutti quelli che nel campo contano fanno i conti con le tendenze A-I 2008-2009 e con il fatturato: la Fortezza da Basso e i dintorni si trasformano in luoghi deputati per mettere in mostra le novità e per dare un’ulteriore spinta a un settore in sensibile ripresa.
“Pitti Uomo è il luogo dove il business si intreccia alla creatività, ma è anche la mappa più fedele e aggiornata del panorama della moda internazionale” - ricorda l’amministratore delegato Raffaello Napoleone – “Dalla grande vetrina dell’eleganza maschile del Padiglione Centrale al mix contemporaneo del fashion district da poco inaugurato, passando per i giovani talenti di New Beat(s), le luxury collections di Pitti Rooms e i progetti e gli investimenti che le aziende dello sportswear e dell’informale stanno facendo sul salone”.
Agli oltre 26.000 buyer (quasi 10.000 dall’estero) attesi per visionare 897 brand di 727 aziende, la fiera e la città offrono un panorama unico: non solo il campanile di Giotto, la chiesa di Santa Maria Novella e la Cupola del Brunelleschi da visitare nei ritagli di tempo, ma anche una serie di eventi, dentro e fuori il salone, che rendono l’addetto ai lavori un invidiatissimo maratoneta della mondanità. Per non perdere nemmeno un happening, ecco un veloce promemoria dei primi tre affollatissimi giorni, ma con una raccomandazione: per i party fuori salone, assicurarsi di avere l’invito!

Mercoledì 9 gennaio:
- alla Fortezza da Basso:
da Fiume: special guest Sandro Munari
da Ballantyne: incontro con Matteo di Montezemolo
da Alea Fashion Industries: special guests Ulderico Acerbi e Melita Toniolo
da Latitudine 45: special guest Gianni Morandi
da Aeronautica Militare: special guest l’astronauta Roberto Vittori
- presso Palazzo Pitti: Mostra “Simonetta. La prima donna della moda italiana”, Fondazione Pitti Discovery in collaborazione con la Galleria del Costume
- presso Loretta Caponi Boutique: happening “40 anni tra glicine, viola e lilla’”
- presso Gallery Hotel Art: Hans Van Der Meer presenta la mostra e il libro “European Fields”
- presso Rebecca Boutique: presentazione del nuovo monomarca
- presso Cinema Gambrinus: prima visione di “Official Party” offerta da Rebecca Boutique
- presso Yab: party “A Sud del mondo” di Rosanegra
- a Castel di Poggio, Fiesole: presentazione della prima collezione uomo e donna di Rocco Siffredi. A seguire il party “Rocco Rocks”
Giovedì 10 gennaio:
- alla Fortezza da Basso:
da Cotton Belt: special guest Adrian Mutu
da Latitudine 45: special guest Alberto Rossi
da Caesar 1935: special guests Roberto Alessi, Raffaello Tonon, Ascanio Pacelli
da Aeronautica Militare: special guests la squadra italiana volley femminile, Andrea Baldini, Manuela Levorato, Clarissa Claretti, Matteo Tagliarol, Stefano Carrozzo, Bianca del Carretto, Natalie Moellausen
da Chevignon: special guest Edoardo Costa
- presso Museo della Fondazione Capucci: incontro su “Donna Simonetta e Roberto Capucci. L’amicizia è un viaggio lungo tutta la vita”
- presso Happy Books: presentazione del libro “L’abito fa il manager” di Cinzia Felicetti
- presso MNAF, piazza Santa Maria Novella: Dockers San Francisco Wall Of Fame, opening mostra “Stars on Stage”
- presso Luisa via Roma: Post Card “Yeti’s Party”, music by Asia Argento & Felice Limosani
- presso Enoteca Rossini: “City Time: wine and fashion taste”, special guests Raffaello Tonon e Ascanio Pacelli
- presso Boutique Dior: presentazione della nuova collezione primavera – estate 2008
- presso Edison Bookstore: presentazione del romanzo “I Postromantici” di Carlo Mazzoni, con l’autore e Gabriele Ametrano, Fabrizio Moretti, Fulvio Paloscia
- in via Santo Spirito: “Lo Spirito della Rive Gauche”, happening, mostre e musica on the road e nei negozi
Venerdì 11 gennaio:
- alla Fortezza da Basso
da Blauer: special guests Jimmy Ghione e Valerio Staffelli
- presso Maison Bibelot: asta “La donna italiana e il suo guardaroba. Abiti e accessori d’epoca (1920 –1980)”
- presso Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea: mostra “Belladone Island” con foto di Guido Mocafico
Il calendario completo (in pdf) - La mappa della Fortezza (in pdf) - La GALLERY

Natalie Massenet è una donna che sa quel che vuole. Ad esempio, sa come vestirsi e cosa vorrebbe trovare in un negozio. E lo sceglie per le altre, mettendolo a disposizione a portata di un clic.
Ex redattrice moda, un aspetto elegante e curatissimo che oltremanica definirebbero classy, Natalie è la mente di Net-a-Porter, sito di culto dello shopping online griffatissimo. Nato nel 2000, il business è cresciuto rapidamente, tanto da raggiungere i cento dipendenti e un fatturato da 37 milioni di sterline (più di 53 milioni di euro). E che promette di fare sfracelli per questo Natale, con una guida al regalo pensata ad hoc. Tutto, dice chi la conosce bene, grazie allo charme e al fiuto impareggiabile di Natalie per le nuove tendenze, accumulato negli anni di lavoro per Tatler, W Magazine e Women’s Wear Daily. Ma dovuto anche al suo background internazionale di americana cresciuta a Parigi, figlia di una modella di Chanel.

Proprio l’esperienza nelle riviste di moda le ha dato l’idea per lanciarsi in questa attività imprenditoriale: non appena un servizio veniva pubblicato, fioccavano le telefonate di lettrici che chiedevano dove poter acquistare quella gonna o quella cintura. Da lì a pensare di rendere gli oggetti disponibili online, il passo è stato breve. E con il suo gusto le proposte del sito, scelte fra circa 150 griffe, sono sempre, quelle più calde della stagione e i capi vintage selezionati diventano immediatamente oggetti del desiderio. Arricchiti da consigli da stylist, suggerimenti per acquistare le taglie giuste e fotografati in abbinamenti impeccabili.
Non solo, però, per chi si può permettere di spendere migliaia di euro ad ogni acquisto. Le consumatrici online sono eterogenee, e spesso approfittano di saldi e offerte speciali. E tra il milione di utenti che visitano il sito ogni mese c’è anche chi lo utilizza come una patinata rivista di moda da sfogliare per cogliere le ultime tendenze e i must have della stagione. Magari per ispirarsi e poi acquistarli nelle versioni low cost.
Natalie presenta Net-a-Porter
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Tutta nera, a scanso di equivoci si chiama Black, Carta Black. Di cosa si tratta? Denaro di plastica, come qualcuno si ostina a considerare il mercato delle carte di credito, che hanno rivoluzionato le abitudini e il concetto di acquisti per i generi di consumo.
La novità del nuovo prodotto lanciato da Deutsche Bank (che sarà presentato questa sera a Milano) è che alle spalle ha un certosino lavoro sul concetto di lusso, accompagnato da una ricerca elaborata da Future Concept Lab.
In base ai dati elaborati dall’istituto di ricerche , il nero risulta essere il nuovo colore di riferimento del piacere e del comfort (in passato vinceva l’oro), e lo status di ricchezza, oggi, va oltre le “semplici” possibilità economiche. Sono infatti i servizi a fare la differenza, come si legge nell’indagine: “Prodotti e servizi acquisiscono uno spessore culturale ed emozionale e determinano una nuova estetica e cultura del consumo, dove la felicità generata dal lusso si estende a nuovi target all’insegna della qualità specifica dell’esperienza, delle emozioni e della memoria che essa può generare”.
Per questo quelli della Deutsche Bank non hanno lesinato servizi aggiuntivi a chi sottoscriverà la nuova carta di credito: un concierge disponibile tutti i giorni dell’anno per 24 ore al giorno (per prenotare ristoranti, viaggi, biglietti per concerti, spettacoli, musei) e l’accesso illimitato a oltre 500 Vip Lounge aeroportuali. Con un fido mensile che arriva a 15 mila euro.
Soldi e soldoni, in collaborazione con il mondo della moda: la presentazione ufficiale avverrà nel nuovo Teatro Versace e, a dare il benvenuto, questa sera, ci sarà lo stilista Santo Versace, presidente dell’associazione di imprese Altagamma.
Perché se i soldi sono tanti, bisogna anche suggerire come spenderli.
![[i]© 1956 The Richard Avdeon Foundation[/i]</p> <p>[color=red][b]The Golden Age of couture Paris and London 1947-1957[/b][/color]<br /> Londra, Victoria and Albert Museum<br /> Dal 22 settembre al 6 gennaio 2008<br /> [url=http://www.vam.ac.uk/vastatic/microsites/1486_couture/][b]Il sito ufficiale[/b][/url]<br />](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto-novembre/golden-age/normal_goldenage01.jpg)
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Londra va pazza per il termine “Epoca d’Oro”: Golden Age era il regno di Elisabetta, Golden Age era la moda degli anni 1947-1957, Golden Age può essere considerata a buon diritto l’offerta culturale della city inglese oggi. 1947-1957 è l’epoca scelta dal Victoria and Albert Museum per una esposizione alla moda come nessun altra. Il museo in questione è il più grande di Londra e nei 6 piani del suo enorme edificio raccoglie 3000 anni di storia e un intero pianeta; da est a ovest, da nord a sud, dal passato al presente, dall’architettura alla fotografia, dalla scultura alla moda. Il Victoria and Albert Museum possiede infatti la più grande e fashion esposizione permanente dedicata ai vestiti. Di “The Golden Age of Couture - Paris and London 1947-1957″ parla Eleri Lynn, una delle curatrici, che ricorda: “l’idea della mostra nasce dal volere omaggiare Christian Dior, la cui prima collezione New Look compie quest’anno 60 anni”. Ma la moda può essere considerata una forma d’arte? “Certo, a volte. Prendiamo Cristobal Balenciaga, uno degli stilisti citati dalla mostra attraverso alcuni modelli, di lui Cecil Beaton diceva che era come uno scultore che lavora il marmo. Balenciaga lavorava le sue idee e le plsmava rendendo fisico e materiale l’astratto”. All’interno di una serie di sale scure sono esposte oltre 100 macchie di colore: abiti e poi fotografie, copertine, e ancora accessori e gioielli. Sono opere di Dior, Balenciaga, Givenchy, Chanel, Balmain, Fath, Schiaparelli; e poi dei londinesi puri Hardy Amies, Worth, Digby Morton, Norman Hartnell e John Cavanagh. “Il 95% dell’esposizione è di proprietà del Victoria and Albert Museum stesso. Abbiamo ricevuto alcuni prestiti dal Fashion Museum di Bath per quanto riguarda gli abiti e dall’archivio Britannico e dal French Gaumont Pathe archives per i video”. Non solo abiti per ricreare l’atmosfera di un tempo, “sono state scelte musiche e video che posso trasportare davvero il pubblico in un altro mondo, e sono indispensabili per mostrare chi e come indossava questi capolavori”.
Lo stilista-artista principale è Christian Dior: “1947 è l’anno della sua prima collezione, 1957 è l’anno della sua morte: Dior trasformò la moda nell’industria che conosciamo oggi”. E qual è il più importante stilista della nostra epoca? “Lo dirà il tempo, proprio a questo proposito è interessante notare come così tanti designer d’oggi facciano riferimento agli anni Cinquanta“. Ma la moda non è cambiata da allora? “Certo, dalla fine degli anni Cinquanta prese il sopravvento il facile da indossare, in una costante ricerca di un stile giovanile, quasi da teenagers”. Ma quanto sono importanti le modelle per i vestiti? “Modelle e make-up sono indispensabili e la nostra ricostruzione è assolutamente fedele per consegnare tutto un mondo alle future generazioni”.
- Tags: Alcatel, benQ, cellulari, D&G, ferrari, giorgio-armani, griffe, hi-tech, mandarina-duck, moda, motorola, Prada, samsung, stilisti, telefonini, versus, vertu
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Belli, colorati, preziosi. I telefonini di ultima generazione scoprono il lusso della moda e diventano accessori da passeggio, da coordinare con borsa, scarpe e bijoux. Anzi, a volte, il vero gioiello è proprio il cellulare da tenere in mano, esibire in pubblico, attaccare alla tracolla come un charms di riconoscimento.
Coinvolti dalle aziende produttrici di hi-tech, gli stilisti non si sono tirati indietro e hanno disegnato nuovi modelli, adeguandoli alle singole maison.

L’ultimo nato nella serie dei famosi è il Mandarina Duck Mobile Pack, il telefono realizzato da Alcatel, caratterizzato da una variopinta gamma-colori (rosso ciliegia, lilla e verde acido) e da una clip in tinta che consente di agganciare il cellulare alla borsa per averlo sempre a portata di mano. Sarà in vendita dal prossimo dicembre, e si propone come idea regalo per le giovani metropolitane, studentesse e non.
Per il resto, ammesso che l’aspetto tecnologico sia importante in questa lotta di marketing griffato, si tratta di un telefonino dalle dimensioni ridotte, compatto, dotato di lettore Mp3, fotocamera e dispositivo Bluetooth.
L’accordo tra l’azienda famosa per le borse e Alcatel rappresenta l’evoluzione di un fenomeno, in realtà, non nuovissimo: all’inizio si trattava solo di esperimenti, giocati per lo più sul colore. Dal nero imperante, che faceva tanto tecnologia triste, si passò all’argento, al bicolor e alle tonalità femminili: il fucsia di Motorola, solo per fare un esempio, e il rosa confetto di Hello Kitty, prodotto ora da BenQ.
Ma è con i grandi nomi della moda che il settore ha scoperto un nuovo approccio al consumo: tra i modelli più gettonati il Motorola firmato D&G (che tuttavia non è più in vendita), il nuovo Samsung disegnato da Giorgio Armani (che segue la collaborazione con Versus), e il Touch screen di Prada, prodotto da Lg. Per gli uomini, invece, ottimi riscontri del telefono Vertu, in collaborazione con Ferrari (del quale Panorama.it aveva già parlato).
Un successo di vendite, facile da intuire per il collegamento con il mondo glamour: “Oggi la moda influisce prepotentemente sul nostro stile di vita”, commenta Giorgio Armani, “non solo su come vestiamo, ma anche su come progettiamo la nostra casa, gli hotel nei quali soggiorniamo, l’auto che guidiamo e la tecnologia che compriamo. Infatti il cellulare”, continua lo stilista, “è l’affermazione della nostra personalità, tanto quanto le borse, le scarpe che indossiamo oppure i mobili che scegliamo per la nostra casa. Queste sono tutte decisioni che prendiamo per esprimere il nostro stile di vita, per le quali il design e le prestazioni rappresentano i nostri criteri guida”.

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La domanda sorge spontanea, come direbbe qualcuno: “Ma gli stilisti si sono messi d’accordo?”. Tomaia in camoscio, puntale tondo, para in gomma chiara, impunture a contrasto. E un’eleganza lasciata per strada nel corso delle stagioni della moda.
Le sneakers maschili dell’autunno-inverno strizzano l’occhio agli anni ‘70 e si ripropongono come calzature informali, abbandonano del tutto la competizione con il mondo sportivo. Da indossare sotto i completi, nelle tonalità più scure (su tutte il blu), le stringate in pelle, camoscio e (perché no?) qualche dettaglio in tessuto impermeabile o tecnico, riscoprono lo stile del casual. Le tonalità predominanti sono le varianti del bruciato, i marroni, il blu notte e il verdone, vero colore di stagione.
Nate come scarpe americane da college, bicolore, in lino e plastica, le sneakers si sono imposte subito per la loro comodità. Si dice che la loro origine sia legata ai sandali usati alla fine dell’ottocento per il gioco del croquet, e poi scelte per sport emergenti come il tennis e il basket (da qui: scarpe da tennis).
Oggi, dopo aver testimoniato scontri generazionali e sociali, tornano all’uso che le ha rese popolari soprattutto tra i non sportivi: camminare comodi, senza costringere i piedi in tomaie austere e modelli troppo classici per la frenesia della vita quotidiana.
Scarpe da indossare tutti i giorni, a metà tra lo stile casual e quello formale, si adattano ai gusti moderni che le vogliono sempre, anche di sera. Così l’attenzione ai materiali di qualità differenzia le sneakers di ultima generazione dalle calzature tecniche, che viceversa scelgono la strada dell’hi-tech applicato al comfort, con l’obiettivo di migliorare sempre le prestazioni per le quali sono state ideate.
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Castagne, vino e olio novello. Polenta, funghi e salumi di ogni genere. E poi dolci, per iniziare al meglio il rush natalizio. Novembre è il mese dell’anno che sancisce il passaggio verso la stagione più fredda, dove la tavola perde la freschezza delle crudité estive e recupera la forza e il gusto dei piatti della tradizione.
Così proliferano da ogni parte degustazioni gastronomiche e corsi di cucina da consumare in un solo giorno o nel fine settimana, che strizzano l’occhio al mondo della moda e si infarciscono di concetti rubati alle passerelle: collezioni, eleganza, nobiltà.
Come la cucina Prét-a-porter organizzata per sabato 17 novembre dall’azienda Le Tamerici di Mantova (specializzata in confetture e mostarde), in collaborazione con Ballarini (che fa utensili per i fornelli): un corso dedicato a torte e biscotti, dal nome accattivante, Chic & Sweet. Grazie a stampini a forma di borse e décolletée (presentati già in occasione della settimana della moda a Milano), con dettagli degni della migliore sfilata, diventare esperte pasticcere sarà tutt’altro che low profile (la lezione, della durata di quattro ore, costa 50 euro).
Ma, se i dolci non sono la vostra passione, nessun problema. La scuola di cucina delle Tamerici ha un vero e proprio calendario delle lezioni: si va dal corso per fare il pane (casereccio, siciliano, pugliese e chi più ne ha più ne metta), in programma il 23 e 24 novembre al costo di 140 euro a persona, alla preparazione del gran buffet di fine anno (due lezioni per 100 euro).
Di altra natura, e di altri sapori, la seconda edizione di “Frantoi Aperti”, la rassegna dell’olio nuovo lungo le strade del Garda. Per due sabati (il 17 e il 24 novembre) i frantoi presenti lungo la Strada dei Vini dei Sapori del Garda, aprono le porte al pubblico, per una merenda all’insegna di bruschetta e vino (l’elenco dei frantoi che partecipano all’iniziativa è consultabile sul sito della strada dei vini). L’iniziativa, perfetta per gruppi e famiglie, è gratuita, ma su appuntamento.
Se, invece, siete in coppia e pensate ad un regalo speciale, ci sono delle settimane ad hoc, dedicate tutte all’arte culinaria. Come quelle organizzate dal Romantik Hotel Jolanda Sport di Gressoney, in Val d’Aosta. Qui, nel mese di dicembre, i pacchetti vacanza includono il corso di dolci tipici valdostani: hòckiené (gonfiotti), chiechené (bugie) e kanoschtrèlle (560 euro a persona, con trattamento di mezza pensione).
- Tags: abiti, blugirl, Cenerentola, disneyland-resort-paris, favole, iceberg, minnie, moda, natale, patrizia-pepe, sfilata, topolino, trilli, walt-disney
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Una cosa va detta subito: lo scopo dell’iniziativa è benefico. Le creazioni di alta moda, disegnate per l’occasione dai grandi couturier italiani, sfilano infatti solo oggi al Disneyland Resort Paris) e poi saranno vendute all’asta sul sito di Ebay per raccogliere fondi a favore dell’Unicef.
Nonostante ciò, fa un certo effetto vedere i personaggi più amati dai bambini, e non solo, adeguarsi alle mode dei tempi. Così Minnie, la compagna di Topolino col fiocco in testa e la gonna a pois, diventa una fashion victim in piena regola, almeno nell’immaginazione di Iceberg: occhiali a specchio sulla fronte, abitino giallo e viola con sandali e borsa coordinata, orologio e anello in vistoso primo piano. Ben altro, e ben oltre, le classiche e rassicuranti immagini della protagonista di tante avventure.
Blugirl, invece, reinventa Trilli in lamé e paillettes oro, con tanto di nastrino luccicante tra i capelli (nell’immagine tradizionale indossa un abitino verde fasciante con orlo asimmetrico). La fatina di Peter Pan è la protagonista anche della creazione di Patrizia Pepe, che la rende pronta per una serata chic, con orecchini pendenti e foulard al collo.
Tante le grandi firme che hanno aderito all’iniziativa, che coincide con il quindicesimo anniversario del grande parco giochi francese. Qui, dopo la festa di Natale, per la quale è atteso il gran pienone, e che si concluderà con il défilé, si tornerà agli abiti di sempre.
Ma chissà cosa penserebbe Walt Disney delle nuove vesti dei suoi personaggi, anche se solo per una sera. Forse, ma non ne siamo certi, approverebbe il cambiamento. Anche se, ce lo insegnano le sue storie, per stare al passo coi tempi non è sempre necessario creare nuove favole. Quelle vecchie vanno benissimo.
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Per i millenials (i nati dopo il 1982 e perciò maggiorenni solo nel nuovo millennio) la felpa è un capo, come la maglia, da indossare tutti i giorni. Così le sneakers, che in oltre il 70% dei casi (anche tra i non sportivi) rappresentano semplicemente le scarpe, e non quelle per fare ginnastica. Allo stesso modo il piumino è il giaccone per la stagione fredda, e ha ben poco a che vedere con la neve e la montagna.
Moda e sport, un connubio con cifre da capogiro, che rischia di far fuori le piccole aziende tecniche, se queste non dimostreranno di stare al passo coi tempi.
Questo il risultato di un’indagine condotta da Assosport (Associazione dei produttori di articoli sportivi) sugli orientamenti dei consumatori, nel settore dello sport-fashion. “C’era il bisogno di capire la reciprocità che legano il mondo della moda e quello delle aziende tecniche”, spiega Manuela Viel, direttrice di Assosport: “per seguire il consumatore bisogna tener conto dell’evoluzione storica di un prodotto, e questo è ciò che abbiamo fatto”.
Tre le generazioni analizzate dalla ricerca, che ha individuato le caratteristiche comuni (e, da qui, l’orientamento negli acquisti) dei boomers (i nati tra il 1944 e il 1960), dei genXers (nati tra il 1961 e il 1981) e dei millenials.
In base ai dati della ricerca, risulta che nell’ultimo quinquennio la spesa degli italiani nel settore dello sport-system è cresciuta del 7% (da 13,1 a 14 milioni di euro), ma l’aumento del fatturato è dovuto solo all’abbigliamento e non alla vendita di attrezzature tecniche: +5% sportswear, +29% abbigliamento neve, +12% moda mare, + 18% calzature.
In parole povere, ciò che attira i ragazzi nei negozi sportivi non è l’uso che si può fare del capo stesso, ma il suo marchio e la riconoscibilità che questo ha tra coetanei.
Come nel passato: se negli anni 80 diventavano dei must il piumino Moncler, le felpe Best Company e le Nike modello Blazer bianche e blu, nel decennio successivo, grazie alla tv e al successo dei programmi musicali, si sono imposti le Converse consunte e i jeans in stile grunge. Oggi, invece, T-Shirt, leggings e tessuti tecnici (il negozio di articoli sportivi è il più frequentato per il 52,1% degli under 25).
E per il domani? “Il fenomeno è complesso”, dice Manuela Viel, “perché racchiude i problemi della distribuzione, della segmentazione dei produttori, delle strategie di marketing e della capacità di reggere ai cambiamenti”. Come hanno fatto e stanno cercando di fare tante realtà, pronte ad invertire la rotta: “Aziende come Timberland hanno cercato di stare dietro al fashion, ma oggi provano a tornare sui loro passi. Alla lunga”, continua la direttrice di Assosport, “si è dimostrata vincente la scelta di chi ha mantenuto la propria identità, come Colmar, che si è orientata verso la moda ma non ha esagerato, al contrario di altri”.
Ma se, da una parte, gli storici marchi sportivi cercano di fare leva sulla tradizione, dall’altra le maison non stanno a guardare: “E’ più facile che uno stilista decida di disegnare capi sportivi, con successo, che non il contrario”.
E a poco servono gli studi sui materiali: “Oggi le grandi case di moda sono all’avanguardia anche per la ricerca tecnica”, avverte Manuela Viel. “I capi sportivi sono diventati capi di vita quotidiana”. Anzi: i più giovani non sanno qual è la differenza anche se, spesso, comprano solo cose di marca (nel 43,7% dei casi).

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E finalmente Parigi. Il grande slam della moda femminile per la primavera-estate 2008 chiude qui, nella ville lumière. Mentre per New York, Londra e Milano i bilanci sono ormai belli e pronti, con tanto di nuovi obiettivi, soprattutto logistici e organizzativi, da raggiungere entro febbraio 2008, per Parigi è l’ora della verità: dal 29 settembre al 7 ottobre, il Carrousel du Louvre, il Louvre, le Tuileries e gli spazi del Grand Palais sono il palcoscenico di una staffetta che vede grandi firme alternarsi a nomi emergenti.Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in questo campo Italia e Francia non si danno battaglia, almeno non in modo dichiarato. Anzi, la Camera Nazionale della Moda e la Fédération Française de la Couture collaborano nella stesura dei calendari e si confrontano sulle reciproche difficoltà/opportunità.
L’elenco è fitto e cosmopolita, la città si apre a 88 sfilate di griffe provenienti da 10 paesi. C’è anche un piccolo gruppo di transfughi di casa nostra: Gai Mattiolo, per la prima volta a Parigi, ha sfilato lunedì 1 ottobre; Valentino, mercoledì 3 ottobre, e Miu Miu, domenica 7 ottobre, sono ormai degli habitué; Giambattista Valli, giovedì 4 ottobre, è considerato parigino d’adozione dopo l’esperienza con la direzione creativa di Ungaro. Ci sono gli inglesi (Stella McCartney e Vivienne Westwood) e i giapponesi (Yohji Yamamoto e Junya Watanabe), ma soprattutto ci sono loro, les rois de la couture.
Attesissimi gli show di: Christian Dior, disegnato da un John Galliano ipercreativo, che ha tante cartucce da sparare anche con la sua linea; Balenciaga (è spagnolo, ma è sempre un roi anche adesso che è disegnato da Nicolas Ghesquière); Jean Paul Gaultier, fuori di testa con la sua griffe, più contenuto con Hermès; Chanel, con l’eredità di Mademoiselle nelle salde mani di kaiser Kark Lagerfeld, anche lui in pista con la linea omonima; Louis Vuitton, con le sperimentazioni dell’americano Marc Jacobs. Da tenere d’occhio, l’esordio di due nomi d’arte: Francesca Versace, nipote di Gianni, con una capsule collection per il marchio di Singapore Alldressedup, e Limi Feu, figlia di Yohji Yamamoto.
Dopodiché, cala il sipario: i giochi sono fatti, ma solo per le collezioni primavera-estate 2008. A noi, non resta che buttarci nello shopping dell’inverno ormai alle porte; a loro, gli stilisti, resta da pensare come sarà il prossimo inverno, quello della stagione 2008-2009. La moda invecchia presto, e noi dobbiamo rincorrerla in fretta.
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