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Idee per le feste in salsa orientale

Filippine, luci di Natale decorano una chiesa a Las Pinas

Natale e capodanno tradizionalmente non sono feste asiatiche. Tuttavia, in entrambi i Paesi cittadini sempre più entusiasti di celebrare all’occidentale sono riusciti a dare a questi due momenti un tocco tipicamente orientale.

In Cina, cristiani e non hanno preso l’abitudine di abbellire la casa con “l’albero della luce”, che al posto di nastri e palline sfoggia lanterne, fiori (di carta) e festoni fatti a mano intrecciando stisce di carta o raso rosse. Nei pressi dell’albero, non manca mai un Babbo Natale (in cinese Dun Che Lao Ren, letteralmente vecchio signore di Natale) di pezza o di plastica, che secondo gli asiatici ha il compito di attirare la buona sorte nelle abitazioni. Per i banchetti, i cinesi tendono a preferire il ristorante, che spesso per l’occasione ricrea un’atmosfera più carnevalesca che natalizia, mettendo a disposizione di ogni tavolo stele filanti, fischietti e cappellini a cono destinati all’intrattenimento dei commensali.

A Hong Kong, nel periodo natalizio si festeggia anche il Ta Chiu, una ricorrenza di pace e rinnovamento, in occasione della quale si portano offerte alle divinità dei templi di quartiere e si leggono i nomi di tutti coloro che abitano nella stessa zona. Il custode del tempio, dopo la lettura, incolla i fogli dei nomi a un cavallo di carta per poi bruciarli, convinto che fuoco e cavallo li aiuteranno a trovare la strada del paradiso quando sarà necessario.

In realtà, nella tradizione cinese il Natale è soltanto una delle celebrazioni che precedono il capodanno cinese, che, in base al calendario lunare, cade tra gennaio e febbraio. È questa la vera festa in cui le famiglie si ritrovano per scambiarsi regali e per ricordare gli antenati bruciando incenso e candele.

Per i giapponesi, invece, il Natale è una ricorrenza per scambiarsi regali e impegnarsi in attività di beneficenza. Nonostante i cristiani del Sol Levante non superino l’1,2% della popolazione, in tutte le case non manca mai un piccolo presepe per ricordare la natività. Il Babbo Natale giapponese, invece, non è Santa Claus ma Hoteiosho, un monaco buddista vestito di rosso che viaggia con enormi borse di doni da depositare nelle case dei bambini buoni.

Infine, in attesa del primo giorno dell’anno, a dicembre i giapponesi mettono ad essiccare sui terrazzi collane di cachi sbucciati da regalare come snack di buon augurio ad amici e parenti. Il primo gennaio, infatti, è per il Giappone uno dei giorni più importanti dell’anno. Per l’occasione, le abitazioni vengono lucidate a dovere e i familiari indossano gli abiti migliori per seguire il padre in un itinerario che copre tutte le stanze. Secondo le usanze locali, il posizionamento di fagioli rossi in ogni angolo permetterebbe di scacciare tutti i diavoli dalle mura di casa e di far entrare gli spiriti della fortuna.

I presepi sbarcano a Genova

I presepi sbarcano a Genova
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La tradizione dei presepi sbarca a Genova. Se si decide di andare nella città ligure nel periodo natalizio, ci si potrà immergere ne “Il tempo dei presepi”: eventi, manifestazioni, allestimenti di natività artistiche in contesti scenografici storici e moderni, concerti di musica sacra e barocca, itinerari tematici, visite e tour guidati a partire dal 5 dicembre fino ai primi di febbraio.
La notte del 24 dicembre la tradizionale messa di mezzanotte sarà celebrata nella sede dell’Acquario, una sede singolare in una atmosfera suggestiva e particolare degna di una città dalle antiche tradizioni marinare. Tra i presepi di importanza storica ed artistica allestiti, da non perdere quello settecentesco del Brignole Sale a Palazzo Rosso. Al Museo dei Beni culturali Cappuccini, dal 5 dicembre al 1 febbraio, la mostra “La magia della natività, dai maestri della pittura al presepe meccanico”. Si potrà fare un vero e proprio viaggio alla scoperta dell’infanzia di Gesù come l’hanno raccontata gli artisti del XVI e XVII secolo con una attenzione particolare alla produzione genovese. In questa sede sarà possibile ammirare anche il presepe meccanizzato dei padri cappuccini, unico nel suo genere ed il noto presepe storico artistico della scuola del Maragliano. Inoltre uno splendido presepe moderno in terracotta policroma sarà esposto nella chiesa di San Giorgio, nel cuore della città medievale. Tra gli eventi del periodo natalizio, una serie di rappresentazioni viventi della natività: l’8 dicembre nell’antico borgo del Carmine, il 14 sulle alture di Voltri, tra boschi e torrenti, il 21 sulla passeggiata a mare di Voltri, il 4 gennaio nel cuore della città antica. Il 7 dicembre si rinnova la tradizionale accensione dell’abete natalizio donato per il 16esimo anno consecutivo dalla Comunità Fiemme. Infine, l’ultimo sabato prima di Natale lo scambio di auguri tra l’abate del popolo impersonato in età moderna dal presidente dell’associazione “A compagnia” dedita alla salvaguardia delle tradizioni ed il Doge che oggi è il sindaco della città.

Babbo Natale ha sbagliato? E tu ricicla il regalo. Ecco come

Inutile negarlo nascondendosi dietro sorrisi e ringraziamenti di prammatica. Spesso quello che troviamo sotto l’albero ci delude e non poco. Una recente ricerca Doxa quantifica in 29 milioni i regali non graditi, lo scorso anno, dagli italiani. E eBay, che ha commissionato l’indagine, dichiara che già il 2 gennaio 2007 erano in vendita ben 1600 pezzi descritti come doni non azzeccati, e dopo poche settimane la quantità di ricicli all’asta aveva raggiunto le 88.000 unità. Numeri che aggiungono, allo stress delle corse nel traffico per arraffare un presente per tutti, anche l’ansia di non azzeccare quello giusto. Ci si consola, appunto, col riciclo: antica arte bollata come cheap ma praticata più o meno in segreto da tutti. Tanto che l’esperto di galateo Nicola Santini l’ha sdoganata senza problemi.

Facendo un po’ di attenzione: “Quando si ricicla si può incorrere in due errori: che se ne accorga chi ci ha fatto il regalo o che ci scopra il destinatario finale a cui vogliamo sbolognarlo. Per questo il bon ton del riciclo deve seguire un metodo scientifico”, spiega. La regola numero uno è tenere conto del fattore spazio-temporale: un regalo ricevuto a Milano per esempio va riciclato a Roma e non immediatamente, a meno che non sia qualcosa molto di moda. Ricollocandolo troppo in là con il tempo, infatti, si rischia che l’aspetto datato ne riveli la dubbia origine. Se non è un oggetto fashion, è meglio aspettare: ricevuto un regalo a Natale, lo si ricicla per un compleanno, avuto a Pasqua lo si porterà come cadeau ad una cena, preso a una cena, lo si riproporrà qualche settimana dopo in un’altra città e in un diverso giro di amici. “I riciclatori di professione annotano provenienza e data del regalo, per essere certi di non commettere gaffe”, aggiunge Santini.

La seconda norma è non risparmiare sulla confezione. Ovvero, va bene riciclare il libro o il Cd, ma guai a presentarlo con la carta strappata o il fiocco ammaccato e polveroso. “Visto che non spendete per il regalo, almeno investite su carta e coccarda nuovi e luccicanti. E senza lustrini, renne o Babbo Natale, se lo portate per un compleanno”.

Terzo dogma, azzeccare il dono. Ossia, non commettere lo stesso sbaglio che gli altri hanno fatto con voi. “Non abbiate fretta. Il set di sottopiatti arancione che stride nella vostra cucina potrebbe essere perfetto per la tavola di amici. Prima o poi troverete la giusta collocazione ad ogni oggetto: basta un po’ di spirito di osservazione per fare bella figura alleggerendovi di qualcosa che non gradite”.

Ultima raccomandazione: occhio agli omaggi e ai doni aziendali. “Se per il vostro lavoro ne ricevete molti, che non vi venga mai la malsana idea di girarli a qualcuno. Da qualche parte in caratteri minuscoli, molto nascosta o magari ton sur ton potrebbe celarsi la terribile scritta: campione gratuito vietata la vendita oppure omaggio. Figuraccia garantita”, conclude Santini.

Cene, serate, aperitivi: il galateo per i party delle feste

Dopo il ponte dell’8 dicembre, si entra di diritto nel vortice degli inviti natalizi. Periodo di feste, aperitivi a casa, cene aziendali e fra amici, al quale si può sopravvivere in due modi opposti: negarsi, sempre, oppure scivolare allegramente sull’onda e passare da una serata all’altra fino al 6 gennaio.
Nel caso apparteniate a questo secondo gruppo, sappiate che per invitare, ma anche per essere un perfetto ospite, ci sono da rispettare alcune semplici regole di etichetta. Che valgono anche per gli inviti più informali. Per chi invita, si inizia dalla lista: “Mai stilarla in modo troppo omogeneo, chiamando solo colleghi di lavoro o amici d’infanzia: si rischierebbe di parlare sempre delle stesse cose. Risultato, noia mortale”, ricorda Tiziana Rocca, Pr e organizzatrice di eventi. Per cui, via al mix: giovani e anziani, colleghi e amici della palestra o del corso di sommelier. Fatta la lista, devono partire gli inviti: quelli formali per posta ormai non si usano quasi più, per cui via libera a telefonate, e-mail o addirittura sms, concessi solo per una cena al volo con gli amici più cari. Facili e rapidi anche quelli online, su siti come Evite, Zoji o Yahoo! Upcoming. I nomi degli invitati sono visibili a tutti, e voi eviterete di sentire l’odiosa domanda, vietata dal galateo, ma gettonatissima: “Chi c’è, di altri?”.
Ma quanta gente si deve invitare per un party a casa? «Io mi baso sul 50%; su 50 invitati, verranno in 25. Preparate una lista principale e una secondaria dalla quale attingere altri nomi man mano che arrivano le defezioni. Ma tenete conto di quel 5-10% che potrebbe presentarsi senza confermare. Il cibo è importante, ma attenzione a non restare mai senza bevande: calcolate 4 o 5 bicchieri a testa e rifornitevi al meglio”, aggiunge Tiziana Rocca. E occhio allo spazio: “Ogni ospite ha bisogno di almeno 60 centimetri per cenare tranquillamente. Se non ci sono, meglio una cena in piedi o un buffet”, aggiunge Barbara Ronchi della Rocca, autrice di numerosi libri sul galateo. E non preoccupatevi della spesa: ci sono modi per fare un gran cenone anche con pochi euro.

Altro tema scottante: i bambini. Chi li ha, tende a imporli sempre e comunque. Chi appartiene alla schiera dei childfree, preferirebbe evitare pargoli altrui che si appendono ai festoni natalizi e saltano sui divani. “La cosa più semplice è dire chiaramente che è una festa per adulti, senza fare allusioni che potrebbero non essere colte”, sottolinea Barbara Ronchi della Rocca. Più possibilista Tiziana Rocca: “Per invitare anche i bimbi, basta attrezzarsi con un tavolo basso solo per loro, alcuni giochi e magari un animatore che li tenga buoni”. Come quelli che si trovano su Bambinopoli o Feste per bambini.

Ultima regola per i padroni di casa: armarsi di santa pazienza. Sottomettersi di buon grado al giro di telefonate qualche giorno prima dell’evento per sapere chi effettivamente verrà (per molti, rispondere agli inviti è un optional), fare buon viso di fronte ai ritardatari cronici (in ogni caso, a cena si aspetta per 30, 40 minuti al massimo e poi si inizia), e a chi si presenta con un paio di persone non invitate. Almeno quella sera, per non creare imbarazzi o tensioni: il giorno dopo, liberi di dirgliene quattro al telefono o di persona.

E’ vero che il peso maggiore di una serata ricade sulle spalle di chi organizza; ma se non volete finire nella lista nera di ogni padrona di casa, anche come ospiti ci sono delle regole da rispettare. Partendo dall’invito, al quale si risponde sempre, nei tempi indicati. Adeguandosi allo stile di chi lo ha fatto: una risposta rapida e informale a telefonate ed e-mail; possibilmente per iscritto se si riceve un cartoncino stampato. E niente bidoni dell’ultimo minuto. “A meno che non siate influenzati, acciaccati o di pessimo umore. In quel caso, non imponente la vostra presenza e i vostri musi lunghi agli altri”, ricorda Barbara Ronchi della Rocca. Alle feste e ancora di più alle cene, si arriva puntuali e rispettando il dress code indicato nell’invito.

Si lasciano a casa tutte le persone non espressamente menzionate e soprattutto non ci si presenta a mani vuote. “I fiori vanno bene per tutte le occasioni, ma solo se fatti consegnare nel pomeriggio o il giorno dopo. Altrimenti la padrona di casa dovrà perdere tempo a cercare un vaso mentre è ancora impegnata nei preparativi o a ricevere gli altri ospiti. Bene anche i libri illustrati, un Cd, cioccolatini extralusso. “Il vino è ammesso solo se l’etichetta è ottima e chiarendo che è per la cantina, così da non obbligare i padroni di casa a stapparlo”, spiega Nicola Santini, esperto di bon ton. I cibi homemade portati da casa, a meno che non siano stati espressamente richiesti, vanno evitati. Per quanto riguarda gli atteggiamenti da tenere, mai monopolizzare i padroni di casa o un solo invitato (se è particolarmente interessante, è lecito cercare di ottenere il numero di telefono per rivederlo) . No anche alle smancerie da coppia in luna di miele con il partner, o alle crisi di astinenza se in casa non si fuma (e non c’è neppure un balcone disponibile).

La regola aurea, però, è per il giorno dopo: “Ringraziate sempre per l’invito con una telefonata, una mail o un sms per gli amici più intimi. Niente offende chi ha organizzato una serata più del silenzio”, conclude Barbara Ronchi della Rocca.

Natale in vista: ecco come fare un cenone (e un figurone) con 12 euro

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/ma1974/343055936/]Ma1974[/url] by Flickr)[/i]
Per il pranzo di Natale e il cenone di Capodanno non si bada a spese. Nonostante la contrazione dei consumi, il Codacons ha ipotizzato che, per l’abbuffata di San Silvestro, ogni famiglia spenderà almeno 175 euro. Circa 30 euro in più dell’anno scorso, a causa dell’aumento dei prezzi nel settore alimentare. Eppure, secondo una ricerca dell’Accademia italiana della cucina, il 20 per cento delle bontà cucinate finiscono nella spazzatura (in particolare, il 30 per cento degli antipasti, il 23 dei dolci, tra cui panettone e pandoro, il 18 di arrosto e zampone e il 10 per cento dei primi, in particolare i ravioli).
Per questo la stessa Accademia ha pensato bene di offrire qualche consiglio salva spesa e salva menu.“Per prima cosa basterebbe attingere all’enorme bacino di ricette umili della tradizione evitando ciò che è moda e standardizzazione” spiega Giuseppe Dell’Osso, presidente dell’Accademia. “Se per la cena della vigilia tutti comprano spigole, orate, scampi e gamberoni imperiali, non ci vuole molto a capire che il loro prezzo salirà alle stelle, magari a scapito della qualità”. Eppure anche stoccafisso e acciughe sono pesci tipici della stagione e della tradizione. “In più, sono stati di recente riscoperti dai grandi chef e non hanno nulla da invidiare ai pesci nobili e costosi che, per altro, non hanno niente a vedere con la tradizione italiana, come salmone, astici e aragoste”.
Ecco perché si può fare un figurone anche spendendo poco. Una famiglia di 6 persone può cavarsela, per esempio, con poco più di 65 euro per la cena della vigilia e meno di 100 per il cenone di Capodanno. L’Accademia ha messo quindi online una serie di ricette che permettono di conciliare il rispetto della tradizione e la necessità di contenere le spese.
Gli spaghetti con molliche di pane e acciughe, per esempio, sono un classico omaggio alla migliore cucina molisana della Vigilia, lo stoccafisso con patate di quella pisana e il fritto vegetale di quella emiliana. Se si aggiungono la romana pasta con i ceci, le patate al forno, la tipica “insalata di rinforzo” napoletana, un pandoro, un vino bianco Igt e uno spumante, si mette su un menu da 12 euro a persona.
Per il cenone di Capodanno, invece, accanto ai capisaldi della tradizione, come l’anguilla marinata, i tortellini in brodo e il cappone, si possono proporre la lasagna vegetale, i classici cotechino e lenticchie, i crostini di fegatini, un vino, uno spumante e un panettone. Totale della spesa? Solo 17 euro a persona. E il menu è tutt’altro che povero.

London for Xmas, si parte da Harrods… E non si sa dove si va finire


Il count down è iniziato, manca un mese al grande giorno e i preparativi fervono da nord a sud e da est a ovest del mondo. Ma a Londra il Natale inizia dieci settimane prima del fatidico 25 dicembre, quando si accendono le luci su Regent Street, i commessi di Starbucks indossano la loro maglia rossa e le vetrine si riempiono di addobbi e idee regalo. Ovunque lustrini e pacchetti: Londra è un’esplosione di luci e colori, Christmas Carroll e Christmas Cake. A New York tagliano sulle luci natalizie; a Londra non si bada a spese. Se i quartieri più famosi e gettonati dai turisti sono e restano Oxford Street, Regent Street e Covent Garden con i loro grandi magazzini, c’è tutta una Londra di vecchie glorie e nuove tendenze del mercato natalizio che non ci si può perdere. La confusione del centro è stravolgente, e l’unica cosa che vale la pena fare è una capatina da Hamleys: 5 piani di giocattoli ed elfi (o meglio commessi costretti in ridicole tutine a saltare e cantare) per entrare nello spirito giusto.

Camden Town e Portobello Road sono e restano sempre affascinanti, ma per vivere la Londra del periodo (quella più gettonata e d’alta classe) bisogna partire da King’s Road nel cuore di Chelsea: una passeggiata tra piccole e grande botteghe per acquistare le cose più inutili e sfiziose. E poi su attraverso la Montenapoleone britannica, ossia Sloane Street, da Prada a Gucci, da Fendi a Bottega Veneta qui ci sono tutti, italiani in prima fila. E chi non è sul viale ha il suo piccolo grande stand nei dei due imperdibili, impareggiabili colossi, Harvey Nichols e Harrods.

Harrods: fuori un gruppetto di amici dei visoni protesta ogni giorno perché dentro vendono pellicce, ma lo scintillio del più famoso e colossale megastore dell’isola toglie il fiato. Qui si può trovare di tutto: pensate una cosa e… Qui c’è. E molto di più, oltre l’immaginabile! Al piano terra ci sono trucchi parrucchi e cibarie varie, intere sale dedicate a dolci, gelati, caramelle, e poi carni, pesci, formaggi. Poi su, un piano dopo l’altro: vestiti, uomo, donna, bambino pure per i cani; e anche i cani, i gatti e diversi altri tipi di animali. Oggetti per la casa, mobili, quadri, pietre preziose e minerali, gioielli e accessori. Addobbi natalizi e televisori di ultima generazione. Cd, libri e poi ristoranti, bar e ancora scarpe e borse. E gente famosa. Se si riesce e non concentrarsi solo sugli oggetti, si possono riconoscere facce note del jet set internazionale, da Sienna Miller a Cavalli con figlio.

Una volta entrati si perde la cognizione di tempo e spazio, le sale a tema e le faraoniche scale confondono e intrappolano in un labirinto di tentazioni per lo shopping. E una volta stanchi si può arrancare fino alla zona poltrone e provarle. Ci sono anche quelle elettriche (poltrone, non sedie) capaci di fare straordinari massaggi. C’è anche uno speciale aggeggio che fa i massaggi ai piedi: un toccasana che permette di ripartire verso sale inesplorate. Da Harrods entrano ogni giorno 35 mila persone, che vengono assistite da circa 4 mila addetti, che diventano 4 mila e 5 cento nel periodo natalizio e il doppio per i saldi.

C’è anche Babbo Natale, ma non è in vendita. Mister Mohammed Al Fayed (padre del più tristemente famoso Dodi) l’ha messo nel suo Christmas Grotto per ricevere i bambini che hanno iniziato a prenotarsi ad agosto…

Per Natale il cesto aziendale? Bocciato


Per milioni di lavoratori italiani Natale non vuole dire solo qualche giorno di vacanza, ma anche “cesto aziendale”. Quella cosa in vimini o cartone, piena di mollicci torroncini e spumante della peggiore marca o di pancetta affumicata e bottiglia di champagne (a seconda degli utili dell’azienda per cui si lavora).
Ma quanto è apprezzato il dono che arriva dai piani alti? Pochissimo. Lo dice una ricerca commissionata da Sodexho Pass, società di servizi per le imprese, che ha intervistato un campione di circa 700 lavoratori dipendenti. E che ha anche fatto una classifica: il 38 per cento delle aziende italiane sceglie di regalare ai propri dipendenti la classica cesta. Il 18,6 per cento si limita a panettone o pandoro, l’8 per cento a bottiglie di vino o alcolici e il 6 per cento alle immancabili agende.
Ma i lavoratori si dichiarano insoddisfatti. Tra i regali meno apprezzati vince il calendario, votato dal 54,1 per cento degli intervistati. Seguono agende (46 per cento), penne (45), accessori da scrivania (36) e panettoni (32,3). Tutti bocciati.
Per questo motivo molte aziende si sono già convertite ai buoni regalo o a un cadeau in denaro che i lavoratori, per ovvie ragioni, apprezzano molto di più. Su una scala di valutazione da 1 a 10, gli intervistati hanno attribuito al denaro un punteggio di 8,5, ai viaggi l’8,4 e ai buoni regalo il 7,7. Mentre il rituale cesto si piazza solo al sesto posto, con un indice di gradimento di 6,3.

Minnie e Cenerentola si rifanno il look: sì a paillettes e tacchi a spillo

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Una cosa va detta subito: lo scopo dell’iniziativa è benefico. Le creazioni di alta moda, disegnate per l’occasione dai grandi couturier italiani, sfilano infatti solo oggi al Disneyland Resort Paris) e poi saranno vendute all’asta sul sito di Ebay per raccogliere fondi a favore dell’Unicef.

Nonostante ciò, fa un certo effetto vedere i personaggi più amati dai bambini, e non solo, adeguarsi alle mode dei tempi. Così Minnie, la compagna di Topolino col fiocco in testa e la gonna a pois, diventa una fashion victim in piena regola, almeno nell’immaginazione di Iceberg: occhiali a specchio sulla fronte, abitino giallo e viola con sandali e borsa coordinata, orologio e anello in vistoso primo piano. Ben altro, e ben oltre, le classiche e rassicuranti immagini della protagonista di tante avventure.

Blugirl, invece, reinventa Trilli in lamé e paillettes oro, con tanto di nastrino luccicante tra i capelli (nell’immagine tradizionale indossa un abitino verde fasciante con orlo asimmetrico). La fatina di Peter Pan è la protagonista anche della creazione di Patrizia Pepe, che la rende pronta per una serata chic, con orecchini pendenti e foulard al collo.

Tante le grandi firme che hanno aderito all’iniziativa, che coincide con il quindicesimo anniversario del grande parco giochi francese. Qui, dopo la festa di Natale, per la quale è atteso il gran pienone, e che si concluderà con il défilé, si tornerà agli abiti di sempre.

Ma chissà cosa penserebbe Walt Disney delle nuove vesti dei suoi personaggi, anche se solo per una sera. Forse, ma non ne siamo certi, approverebbe il cambiamento. Anche se, ce lo insegnano le sue storie, per stare al passo coi tempi non è sempre necessario creare nuove favole. Quelle vecchie vanno benissimo.

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