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Babbo Natale ha sbagliato? E tu ricicla il regalo. Ecco come

Inutile negarlo nascondendosi dietro sorrisi e ringraziamenti di prammatica. Spesso quello che troviamo sotto l’albero ci delude e non poco. Una recente ricerca Doxa quantifica in 29 milioni i regali non graditi, lo scorso anno, dagli italiani. E eBay, che ha commissionato l’indagine, dichiara che già il 2 gennaio 2007 erano in vendita ben 1600 pezzi descritti come doni non azzeccati, e dopo poche settimane la quantità di ricicli all’asta aveva raggiunto le 88.000 unità. Numeri che aggiungono, allo stress delle corse nel traffico per arraffare un presente per tutti, anche l’ansia di non azzeccare quello giusto. Ci si consola, appunto, col riciclo: antica arte bollata come cheap ma praticata più o meno in segreto da tutti. Tanto che l’esperto di galateo Nicola Santini l’ha sdoganata senza problemi.

Facendo un po’ di attenzione: “Quando si ricicla si può incorrere in due errori: che se ne accorga chi ci ha fatto il regalo o che ci scopra il destinatario finale a cui vogliamo sbolognarlo. Per questo il bon ton del riciclo deve seguire un metodo scientifico”, spiega. La regola numero uno è tenere conto del fattore spazio-temporale: un regalo ricevuto a Milano per esempio va riciclato a Roma e non immediatamente, a meno che non sia qualcosa molto di moda. Ricollocandolo troppo in là con il tempo, infatti, si rischia che l’aspetto datato ne riveli la dubbia origine. Se non è un oggetto fashion, è meglio aspettare: ricevuto un regalo a Natale, lo si ricicla per un compleanno, avuto a Pasqua lo si porterà come cadeau ad una cena, preso a una cena, lo si riproporrà qualche settimana dopo in un’altra città e in un diverso giro di amici. “I riciclatori di professione annotano provenienza e data del regalo, per essere certi di non commettere gaffe”, aggiunge Santini.

La seconda norma è non risparmiare sulla confezione. Ovvero, va bene riciclare il libro o il Cd, ma guai a presentarlo con la carta strappata o il fiocco ammaccato e polveroso. “Visto che non spendete per il regalo, almeno investite su carta e coccarda nuovi e luccicanti. E senza lustrini, renne o Babbo Natale, se lo portate per un compleanno”.

Terzo dogma, azzeccare il dono. Ossia, non commettere lo stesso sbaglio che gli altri hanno fatto con voi. “Non abbiate fretta. Il set di sottopiatti arancione che stride nella vostra cucina potrebbe essere perfetto per la tavola di amici. Prima o poi troverete la giusta collocazione ad ogni oggetto: basta un po’ di spirito di osservazione per fare bella figura alleggerendovi di qualcosa che non gradite”.

Ultima raccomandazione: occhio agli omaggi e ai doni aziendali. “Se per il vostro lavoro ne ricevete molti, che non vi venga mai la malsana idea di girarli a qualcuno. Da qualche parte in caratteri minuscoli, molto nascosta o magari ton sur ton potrebbe celarsi la terribile scritta: campione gratuito vietata la vendita oppure omaggio. Figuraccia garantita”, conclude Santini.

Sport e ambiente, ora l’abbigliamento hitech è riciclato


Indossalo fino allo spasimo, e poi riciclalo. È il mantra di grandi produttori di capi sportivi come Patagonia e Aigle. Patagonia già dal 2005 ha lanciato una campagna ecologica per recuperare capi usati e ricavarne di nuovi. Da quest’anno, però, la produzione di t-shirt e giacche nuove di zecca ricavate da fibre si è allargata a nuovi capi e, per quanto riguarda la raccolta, non è più limitata solo al Capilene, fibra artificiale idrorepellente utilizzata per imbottiture, maglie termiche, ma anche a vecchie t-shirt di cotone. Con la partecipazione di una storica fabbrica di tessuti italiana.
Per partecipare al programma, basta spedire i propri capi in Capilene o cotone usati al centro di raccolta a Parigi (l’indirizzo è qui) oppure consegnarli di persona presso uno degli store autorizzati (in Italia, a Milano: telefono 02-659 0268).
A questo punto magliette e giacche ormai consunte dall’uso iniziano un lungo viaggio (con minimo impatto ambientale, assicurano dall’azienda), che le porta prima a Reno, dove vengono controllate e smistate, e poi a Matsuyama in Giappone, dove la Tejin Fibers Limited si occupa del riciclo vero e proprio. Qui vengono eliminati zip e bottoni, i tessuti sono ridotti in piccoli pezzi, poi sminuzzati in briciole e depurati da ogni impurità per produrre nuovo poliestere grezzo. A questo punto non resta che “scioglierlo” e filarlo per ottenere maglie e giacche nuove di zecca, senza utilizzare derivati del petrolio. Tutto il processo dura approssimativamente 18 mesi: i capi usati raccolti oggi diventeranno nuove collezioni in un anno e mezzo circa, e saranno composti da almeno il 50% di fibre riciclate. Riducendo anche le emissioni di anidride carbonica che sarebbero state necessarie invece per incenerirle. I prodotti riciclati in questo modo comprendono giacche come la Eco Rain Shell Jacket (circa € 196), la R2 Jacket (circa € 140) e maglie termiche come la Chamy Zip-Neck (circa € 63).
Simile il procedimento per recuperare il cotone delle vecchie t-shirt, dove entra in gioco l’Italia. Grandi quantità di cotone usato, infatti, sono inviate da Reno a Prato da Calamai, storico produttore di tessuti e recycling partner di Patagonia, che si occupa di trattare e recuperare il cotone, pronto per produrre nuove t-shirt come la Fitz Roy da uomo a circa € 39. Prima che iniziate a cercare negli armadi per fare space clearing, una precisazione: non sono previsti incentivi o buoni sconto sull’acquisto di un capo nuovo per chi consegna l’usato da riciclare. “Solo” la soddisfazione di aver fatto qualcosa per l’ambiente (e magari un po’ di pulizia nel guardaroba sportivo).
Aigle invece non prevede, almeno per il momento, la possibilità di restituire i capi usati ma, dopo l’utilizzo del cotone organico nelle collezioni precedenti, mette in commercio per la prima volta due pile a base di Polartec riciclato. Chi è attento all’ambiente potrà scegliere tra il modello da donna Akivi a 90 euro e quello da uomo Solok Eco a 85 euro (qui i punti vendita in Italia).