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In spiaggia calorie obbligatorie sui menu per salvare la linea

calorie a ristorante

di Cecilia Pierami

A partire dal 5 luglio, non sarà più soltanto il conto a turbare pantagruelici pranzi e cene. Almeno per chi decide una sosta ristoro in quelli di Ascea (Salerno). Famosa località del Cilento, nota per il mare, da oggi fra le sue peculiarità potrà vantare anche il primato di primo comune di Italia e d’Europa ad avere, per ordinanza del sindaco, l’obbligo per i ristoratori di indicare sui menù l’apporto calorico di ogni piatto.
Il sindaco, Mario Rizzo, pare tenere molto alla salute dei suoi concittadini. Già medico, diviene ora infatti anche vigile della loro linea: “Sarà forse perché quando mi sono sposato ero 57 chili e ora ne peso 84″ scherza. “In realtà l’idea mi è venuta perché guardando gli adolescenti ho notato che soprattutto le ragazze hanno spesso qualche chilo in più”.
Dal Municipio di Ascea tengono a chiarire come non ci sia nessuna ossessione per la linea, mla questione è esclusivamente un problema di salute: “La Campania è la regione con il maggior numero di casi di obesità: il 51% degli abitanti sotto i 18 anni è obeso. E tutti ormai sappiamo quali rischi per la salute questo può provocare, l’aumento di peso è un importante fattore di rischio per molte malattie come il diabete, l’ipertensione, l’infarto e il cancro”.
Da oggi ad Ascea, quindi, si cambia registro: entro il 5 luglio i ristoranti che danno sulla spiaggia (una quindicina) dovranno adeguarsi all’ordinanza, più tempo invece per l’entroterra, dove la data si sposta al 24 ottobre.
Per facilitare questa piccola rivoluzione il Comune ha messo a disposizione dei ristoratori che ne faranno richiesta un nutrizionista: con bilancia e tabelle in mano, aiuterà nel dietetico conteggio. E per chi cercherà di fare il furbo, indicando poche calorie per piatti forse fin troppo gustosi? “Ci stiamo industriando per fare dei controlli a campione” fa sapere il sindaco.
Per ora i ristoratori, accessoriati con nuovi menù freschi di stampa, sembrano entusiasti: dalla Confcommercio di Salerno arriva il plauso: “L’iniziativa rappresenta un gesto di civiltà e un atto importante per la promozione del territorio”.

Gambero Rozzo: non conta l’etichetta, è una questione di forchetta


“Meno le persone sanno come sono fatte le salsicce e le leggi e meglio dormono la notte”, disse Otto von Bismarck, e da questa saggia sentenza parte Carlo Cambi per raccontare l’Italia attraverso ristoranti e trattorie famosi per la loro cucina e non per il loro nome. Mangiare bene e non alla moda, e così, dietro ad ogni sosta e ad ogni portata, vengono raccontate tante storie di paesi, cuochi e avventori, che il giornalista autore (tra gli enogastronomi più autorevoli d’Italia) raccoglie in una guida dal titolo Il Gambero Rozzo - Guida alle osterie e trattorie d’Italia. Sottotitolo: “Più che una questione d’etichetta è una questione di forchetta”, parola di buongustaio, a cui non importa nulla del nome del locale e della cittadina: quello che fa la differenza è che cosa si mangia!

Tra le tante guide insolite che vi possono capitare fra le mani in libreria, questa, appena uscita per Newton Compton Editori, unisce al dilettevole (una storia da leggere alla scoperta dell’Italia che tutti ci invidiano) all’utile (dove fermarsi a mangiare e cosa ordinare). Le guide in realtà sono due perchè, oltre a quella dedicata ai luoghi c’è quella dedicata alle ricette: una sorta di compendio della cucina italiana, con oltre mille piatti dall’ovvio titolo: Le ricette e i vini del Gambero Rozzo. Se la guida è di piacevole lettura, ma di difficile utilizzo dato che ordina i ristoranti per comune, il ricettario, al contrario, ha l’andamento ordinato di un pantagruelico pranzo. E le ricette sono descritte in modo tanto rigoroso quanto appetitoso e trasmettono a pieno l’autentico piacere italiano della tavola.

Risotto milanese? Sotto la Madonnina si mangia sushi e filetto alla Stroganoff


Stufi del solito ristorante in cui si mangiano sempre e solo spaghetti e tagliata di vitello? Non ne potete più di pizza, birra, macedonia e caffé? E che dire poi dei tailleur così seriosi e delle polo sempre azzurrine? Se avete deciso di dire basta a tutto questo, allora scoprite l’altra Milano, la città più multietnica d’Italia.
Secondo una ricerca effettuata dalla Camera di commercio del capoluogo lombardo, infatti, sotto la Madonnina ci sono così tanti negozi, ristoranti, caffetterie e atelier di proprietà di stranieri che vi dimenticherete presto dei classici made in Italy. Per chi ha voglia di sperimentare è a disposizione anche una guida di 368 pagine - realizzata da Actl e Unione del Commercio di Milano - che raccoglie tutte le informazioni su ristoranti, negozi, centri benessere, bed & breakfast ed eventi dedicati al multietnico cittadino. Non che ci siano tutte le 19mila aziende registrate all’anagrafe delle imprese, certo, ma solo una selezione dei 150 più belli, curiosi o interessanti luoghi di ritrovo. Ecco quindi che chi vuole potrà gustare un buon sushi su un comodo tatami orientale sorseggiando sakè al Kandoo, al Nu-Cube o al Soho Cafè, oppure potrà cenare sotto una tenda berbera a piedi nudi sulla sabbia al Sud-Dinner Bar. Chi predilige la Russia può sempre optare per il Favorit, che ricalca nel nome e nell’arredamento la prima nave imperiale voluta dallo Zar Pietro il Grande, e per il Podkova, dove tra una vodka e l’altra potrà asssaggiare il filetto allo Stroganoff. Si mangia invece un ottimo pollo alla brace nel peruviano El Carajo, dell’anatra alla canna da zucchero dal cinese Ta Hua o del riso nero di seppie in prugne giapponesi da Finger’s. Un’ultima panoramica poi sugli spiedini con foglie di bergamotto preparate dal vietnamita Vietnamonamour, sullo stinco di maiale affumicato del bavarese Kapuziner Platz e sui magnifici gamberoni al profumo del Nilo dell’egiziano Il Faraone.
Se invece non è il palato che volete stuzzicare ma il corpo, basta fare un salto al Kalinka Russian Steamroom, dove sarete sottoposti a un bagno che aiuta a depurare l’organismo e a prevenire i raffreddori grazie ai vapori aromatizzati, al massaggio coi rami di betulla e agli impacchi balsamici o anche all’Hammam della Rosa - che propone trattamenti rigeneranti tra marmi, mosaici e fontane - o al Moresko Hammam Cafè, il più bagno turco più grande d’Italia.

Sbarca in Giappone lo chef Alajmo, ma con le sue stoviglie

Le Calandre di Rubano, il ristorante del padovano che grazie all’enfant prodige dei fornelli Massimiliano Alajmo può vantare tre stelle Michelin, ha cominciato il conto alla rovescia per l’inaugurazione del suo nuovo locale nel Sol Levante: aprirà il 27 aprile, si chiamerà Il Calandrino e occuperà il settimo piano di un grattacielo di Tokyo, con vista sui giardini imperiali. Intanto, dalla cucina Massimiliano Alajmo è passato anche al design e con la collaborazione del fratello Raffaele, che dirige Le Calandre, ha firmato la nuova linea di stoviglie “in.gredienti” della Rosenthal.