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Oggi fare compere andando in un negozio per volta è obsoleto. Ci vuole qualcosa di più per rendere lo shopping speciale, perché il cliente si senta coccolato, perché viva una “esperienza di consumo” originale e unica.
Una moda che arriva dagli Stati Uniti è quella dei negozi multifunzione: locali ibridi in cui la clientela può trovare un ventaglio di offerte più ampio del solito. I grandi store di libri, musica e tecnologia (come ad esempio Feltrinelli, Mondadori, Fnac) l’hanno recepita aprendo già qualche anno fa, nei punti vendita più grandi, caffetterie e wine bar.
Ma alla fantasia non ci sono limiti: e viaggiando per l’Italia si possono trovare negozi davvero bizzarri, in cui farsi la ceretta mentre si sceglie un quadro d’autore, comprare un biglietto aereo e poi prendersi un caffè, o addirittura gustare un piatto sushi in una boutique d’alta moda.
A Milano c’è quello che viene chiamato affettuosamente il “Cubo”, il Bookshop e Caffetteria degli Atellani, in via della Moscova, all’interno di un moderno edificio di vetro a forma cubica: le grandi vetrate si affacciano su uno splendido giardino interno accessibile ai clienti. Qui si mescolano libri, dvd, mostre d’arte, musica dal vivo e bicchieri di buon vino. Il locale, che esiste dal 2003, è adiacente alla mediateca di Santa Teresa, sezione digitale della Biblioteca Braidense, ma ha una sua vita indipendente come orari e gestione. Alla caffetteria si possono ordinare bevande, panini, insalate; per gli aperitivi invece c’è il bistrot. Il Bookshop, con più di 2.500 titoli in dvd, è diventato un vero punto di riferimento per gli appassionati di cinema.
Invece al Gattò, sempre a Milano ma in via Castelmorrone, il ristorante è nascosto: dalla strada sembra un semplice negozio di abbigliamento, e invece nasconde una sala con 40 coperti. In cucina la giovane proprietaria, la 28enne Valeria Martinetti: “Abbiamo aperto nel 2004. Mia madre si occupa del negozio, andando in giro per il mondo in cerca di vestiti, cappelli, borse, scarpe, bijoux che le piacciano, da proporre alla nostra clientela. Ma non è un caso che l’esistenza del ristorante non sia segnalata: vogliamo che chi entra da noi possa scoprire poco a poco quel che gli offriamo. E contiamo sul passaparola”. Nel nome del locale si ritrovano le radici napoletane della famiglia: il gattò infatti è una ricetta tipica della Campania, uno sformato gustoso (”ma leggero!”, assicura Valeria) di patate, uova, mozzarella e scamorza. Come resistere?
A Roma c’è Tad, in via del Babuino, a due passi da piazza di Spagna. Un “concept store” enorme, oltre mille metri quadrati, aperto dal 2001. Al suo interno, senza soluzione di continuità: un negozio d’arredamento, una boutique d’alta moda, una caffetteria/vineria/ristorante, una galleria d’arte contemporanea, un salone di bellezza con una schiera di parrucchiere, estetiste e massaggiatrici pronte a regalare ore di benessere. E in più anche una profumeria e una fioreria, o meglio un “corner” dove si confezionano per la clientela oggetti di design floreale. All’inizio del 2006, Tad si è sdoppiato aprendo un gemello a Milano, in via Statuto.
Imponente per dimensioni e per offerta è anche il Kursaal Kalhesa di Palermo, che sorge in una specie di grotta nel palazzo Forcella De Seta, nel centro della città, all’interno del Bastione Vega (quella parte delle mura della città costruita nel Cinquecento dal viceré spagnolo Giovanni De Vega). Il nome “Kursaal” riprende quello delle strutture ottocentesche costruite in riva al mare per dare ristoro al corpo e alla mente della clientela. All’interno del locale ci sono una libreria, un ristorante (nella bella stagione - nove mesi all’anno, considerando che siamo in Sicilia! - i tavoli vengono disposti nel bellissimo giardino interno del palazzo), un wine-bar, un internet point. E poi addirittura un’agenzia di viaggi e un ufficio di consulenza per aziende.
Più raccolto è invece il Moodlibri, a Torino in via Cesare Battisti: tra pareti tinta avorio e lampade in rafia di gusto orientale, vasi pieni di fiori, sedie di metallo e ceramiche lavorate a mano, si può comprare un libro o bere un caffè. In questo spazio, che ha aperto i battenti nel 2002, vengono spesso organizzati presentazioni di libri e incontri con gli autori.
E un localino originale, purtroppo privo di sito internet ma degno di essere citato, è certamente il Broadside Concept, nel cuore di Genova, in via San Vincenzo. Che di giorno è una boutique glamour e di sera si trasforma in ristorante giapponese (il Sushi Side). Così i clienti possono gustare sushi e sashimi tra grucce, borse e manichini.
L’esperienza dello shopping sale all’apice quando soddisfa una totale fusione dei sensi: vista-udito-tatto-olfatto-gusto, tutti insieme coinvolti per dare il massimo piacere ai forzati dell’acquisto voluttuario.
La tendenza, arrivata come sempre dagli Stati Uniti, dove non sono mai sazi di sperimentare, è diventata il piatto ghiotto della stagione autunno-inverno, in particolare del periodo natalizio: fare shopping, mangiando. A Milano, la Rinascente e Coin hanno rinnovato la loro immagine sulla scia dei famosi department stores internazionali, inaugurando il piano bar-restaurant dove tra breakfast, brunch, lunch e dinner (anche il vocabolario, giocoforza, si è adeguato) si può mangiare a tutte le ore, prima o dopo aver scorrazzato tra i vari reparti a suon di euro.
Ma, sempre a Milano, c’è qualcuno che ha saputo fare di più: a Brera, nel quartiere degli artisti, è nato il primo “foodesign shop”. Idea illuminata e coraggiosa dell’intraprendente designer e arredatrice Francesca Mondini che, sotto l’insegna “Altamoda Caffè-Castellinaria Fusion& Restaurant” www.altamodaitalia.it, ha identificato un nuovo modello di vendita e svago dedicato ai cinque sensi: un “concept-store fusion” con oggetti e complementi di arredo e design, completati da eccentriche incursioni di capi e accessori fashion, avvolti da un’atmosfera rilassante e conditi da un menu trendy.
Con il plus che tutto si può acquistare, persino la tazzina nella quale si è bevuto il caffè o il tavolo sul quale si è pranzato. Ogni oggetto è unico, originale ed esclusivo, messo lì proprio per essere conosciuto da vicino: toccato, guardato, ascoltato, odorato, assaggiato, prima di essere portato a casa. Ma solo dopo aver soddisfatto il palato.

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Shopping e solidarietà? Il 5 dicembre alla Rinascente di Piazza Duomo a Milano settantaquattro star tra personaggi dello spettacolo, della moda e dello sport si improvviseranno personal shopper per una giusta causa. Commessi per una sera (dalle 19 alle 23) i vip prescelti hanno aderito con slancio all’iniziativa organizzata in collaborazione con Vogue Italia e Rinascente a sostegno di Convivio. Negli stand distribuiti sui sette piani del grande magazzino i clienti “al maschile” si potranno lasciar consigliare da Victoria Cabello, ma anche da Ramona Badescu, Gaia Bermani Amaral, Natalia Mesa Bush, Ellen Hidding, Anna Kanakis, Justine Mattera, Valeria Marini, Eva Riccobono, Maria Teresa Ruta, Emanuela Folliero e “al femminile” da Michel Altieri, Daniele Interrante, Valerio Merola, Beppe Convertini, Manuel Casella, Max Pisu e tanti altri. Un modo diverso di pensare ai regali di Natale, ma anche un’occasione unica per vivere una serata da protagonisti con una foto ricordo accanto al divo preferito, consapevoli di aver contribuito, con il 10% sugli acquisti, alla ricerca contro l’AIDS.
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Il count down è iniziato, manca un mese al grande giorno e i preparativi fervono da nord a sud e da est a ovest del mondo. Ma a Londra il Natale inizia dieci settimane prima del fatidico 25 dicembre, quando si accendono le luci su Regent Street, i commessi di Starbucks indossano la loro maglia rossa e le vetrine si riempiono di addobbi e idee regalo. Ovunque lustrini e pacchetti: Londra è un’esplosione di luci e colori, Christmas Carroll e Christmas Cake. A New York tagliano sulle luci natalizie; a Londra non si bada a spese. Se i quartieri più famosi e gettonati dai turisti sono e restano Oxford Street, Regent Street e Covent Garden con i loro grandi magazzini, c’è tutta una Londra di vecchie glorie e nuove tendenze del mercato natalizio che non ci si può perdere. La confusione del centro è stravolgente, e l’unica cosa che vale la pena fare è una capatina da Hamleys: 5 piani di giocattoli ed elfi (o meglio commessi costretti in ridicole tutine a saltare e cantare) per entrare nello spirito giusto.
Camden Town e Portobello Road sono e restano sempre affascinanti, ma per vivere la Londra del periodo (quella più gettonata e d’alta classe) bisogna partire da King’s Road nel cuore di Chelsea: una passeggiata tra piccole e grande botteghe per acquistare le cose più inutili e sfiziose. E poi su attraverso la Montenapoleone britannica, ossia Sloane Street, da Prada a Gucci, da Fendi a Bottega Veneta qui ci sono tutti, italiani in prima fila. E chi non è sul viale ha il suo piccolo grande stand nei dei due imperdibili, impareggiabili colossi, Harvey Nichols e Harrods.
Harrods: fuori un gruppetto di amici dei visoni protesta ogni giorno perché dentro vendono pellicce, ma lo scintillio del più famoso e colossale megastore dell’isola toglie il fiato. Qui si può trovare di tutto: pensate una cosa e… Qui c’è. E molto di più, oltre l’immaginabile! Al piano terra ci sono trucchi parrucchi e cibarie varie, intere sale dedicate a dolci, gelati, caramelle, e poi carni, pesci, formaggi. Poi su, un piano dopo l’altro: vestiti, uomo, donna, bambino pure per i cani; e anche i cani, i gatti e diversi altri tipi di animali. Oggetti per la casa, mobili, quadri, pietre preziose e minerali, gioielli e accessori. Addobbi natalizi e televisori di ultima generazione. Cd, libri e poi ristoranti, bar e ancora scarpe e borse. E gente famosa. Se si riesce e non concentrarsi solo sugli oggetti, si possono riconoscere facce note del jet set internazionale, da Sienna Miller a Cavalli con figlio.
Una volta entrati si perde la cognizione di tempo e spazio, le sale a tema e le faraoniche scale confondono e intrappolano in un labirinto di tentazioni per lo shopping. E una volta stanchi si può arrancare fino alla zona poltrone e provarle. Ci sono anche quelle elettriche (poltrone, non sedie) capaci di fare straordinari massaggi. C’è anche uno speciale aggeggio che fa i massaggi ai piedi: un toccasana che permette di ripartire verso sale inesplorate. Da Harrods entrano ogni giorno 35 mila persone, che vengono assistite da circa 4 mila addetti, che diventano 4 mila e 5 cento nel periodo natalizio e il doppio per i saldi.
C’è anche Babbo Natale, ma non è in vendita. Mister Mohammed Al Fayed (padre del più tristemente famoso Dodi) l’ha messo nel suo Christmas Grotto per ricevere i bambini che hanno iniziato a prenotarsi ad agosto…
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È sabato pomeriggio, l’euro ha fatto segnare un nuovo record sul dollaro, davanti all’Apple store sulla Quinta avenue di Manhattan c’è la fila. Le code sono addirittura due, una per entrare e una per uscire, regolate da buttafuori il cui inglese risulta davvero incomprensibile alla folla di europei che si accalca per entrare.
Dentro è stato appena imposto un limite al numero di iPhone che si possono comprare, da cinque a due per persona: la richiesta era troppo forte, nonostante il cellulare possa operare ufficialmente solo negli Stati Uniti, e i commessi non si stanchino di ripeterlo. Non c’è ancora, invece, un tetto per gli iPod, anzi: per comprarli non bisogna neppure passare dalla cassa perché i commessi accettano carte di credito anche coi loro lettori portatili di codice a barre. Andrea Frascatani, romano, fa la conta del risparmio: “Per un iPod nano qui ho pagato 160 dollari comprese le tasse, in Italia sono 150 euro: la differenza è di circa 40 euro”.
Stessa ressa al negozio di Brooks Brothers a pochi isolati di distanza: “È un piacere servire gli italiani, perché comprano sempre all’ingrosso” spiega Eleonora Bahradi, commessa che lavora su commissione, e in questo periodo è quindi molto felice. L’affare del momento? Tre camicie a 190 dollari contro i 90 euro l’una dei negozi italiani.
Un rapporto simile a quello che si trova da Ralph Lauren, dove una polo a maniche lunghe costa 79 dollari contro gli 80 euro dei negozi italiani. E allo sconto spesso si aggiunge l’offerta speciale. Se ne è accorta Ambra Totaro, arrivata da Milano per quattro giorni di shopping newyorkese: “Da Saks Fifth avenue ci sono ribassi del 15 per cento, da Bloomingdale’s si toglie un altro 11 per cento a chi visita dall’Europa. E questo prima ancora dei saldi invernali, che cominciano a inizio dicembre”.
Benvenuti a New York, ovvero il nuovo paese dei balocchi, dove per chi si presenta armato di euro tutto è in offerta speciale con uno sconto del 43 per cento in aumento (1 euro vale 1,43 dollari). E gli europei infatti arrivano in massa: secondo l’ufficio del turismo i visitatori sono aumentati del 7 per cento nei primi 7 mesi di quest’anno, mentre nello stesso periodo i negozi hanno aumentato il loro personale del 9 per cento.

“Una volta i commercianti di Manhattan non potevano sopportare gli europei, che venivano chiamati eurotrash, per la loro arroganza un po’ snob” spiega a Panorama Alex Kuczynski, giornalista specializzata in consumi, che sul supplemento Style del New York Times tiene una rubrica intitolata “Obsessions”. “Ma la crisi economica ha cambiato tutto: ora gli eurotrash sono accolti a braccia aperte, anche perché non si limitano certo a comprare qualche camicia. Ho assistito di persona a vere e proprie aste in cui italiani e inglesi battono regolarmente gli americani. E, sebbene sia francese, il negozio della Van Cleef and Arpels sulla 57esima strada è preso d’assalto dalle parigine che vengono apposta per comprare a prezzi scontati le collane di diamanti della linea Alhambra, una vera ossessione transcontinentale”.
C’è anche chi si spinge oltre: “Non ho mai avuto più richieste” racconta Piero Protti, la cui società Paradise garage aiuta chi vuole comprare auto americane per portarle in Europa, adattandole e completando tutte le certificazioni necessarie all’esportazione: “Alla fine conviene comunque” assicura lui. Sulle Dodge Nitro da 29 mila euro il risparmio è circa del 20 per cento. Stesso sconto che ci si ritrova comprando una Cadillac Escalade seminuova per 63 mila euro, contro i 76 mila che ci vogliono per la stessa macchina nuova in Italia.
Non è tutto. Da qualche tempo gli investitori europei stanno sostenendo con i loro acquisti il mercato immobiliare newyorkese, che non a caso è tra i pochi a non avere subito la flessione che si registra in altre città americane. Sebbene alcuni economisti ritengano che anche a Manhattan il prezzo degli appartamenti sia destinato a calare, nei primi sei mesi del 2007 gli investimenti degli europei sono aumentati del 37 per cento circa. “Molti puntano non su cooperative, ovvero appartamenti in palazzi amministrati da regole rigide che limitano per esempio la libertà di affittare a terzi, ma sui cosiddetti condo che si possono mettere subito a reddito” spiega Giampiero Rispo, agente immobiliare a New York con la sua Domus realty.

di Marco De Martino
Un appartamento da 70 metri quadrati dentro al Trump palace sulla Terza avenue costa ancora caro, circa 700 mila dollari, ma può essere subito affittato per 3.500 dollari al mese. Secondo Rispo, però, i veri affari si fanno ora su altre piazze americane come Miami, una delle città dove il mercato immobiliare è calato più che altrove, e un condo da 100 metri quadrati si può avere per 360 mila dollari. “A chi mi chiede quanto investire rispondo: il più possibile. Non c’è mai stato un momento più propizio per comprare americano, e non è detto che duri a lungo”.

Un’esperienza ludica, una terapia dell’anima, una deformazione professionale, persino un vizio da non perdere: scuse o no poco interessa, il fatto è che, soprattutto nel periodo prenatalizio, lo shopping si trasforma nell’attività “sportiva” più praticata. Se è vero che c’è sempre una buona scusa per girare per negozi, adesso a Firenze ce n’è una in più, che spingerà anche i detrattori del consumismo sfrenato a rivedere i propri piani d’acquisto grazie al progetto “Mestieri della Moda a Firenze”: un invito ad andare alla (ri)scoperta dei luoghi storici dell’artigianato e della tradizione locale. Fuori dal solito giro delle grandi griffe, dentro una dimensione d’altri tempi, alla ricerca dell’eccellenza del made in Italy, quella fatta in un centinaio di botteghe e atelier da artisti e artigiani che affidano le sorti della propria produzione all’abilità manuale e al talento creativo: qui il concetto di “limited edition”, oggi tanto abusato dall’industria seriale e standardizzata per caricare valore aggiunto, è una realtà per collezioni di biancheria ricamata, abiti da sposa, gioielli, guanti e cappelli, tessuti, profumi, pizzi e merletti che da sempre custodiscono nel Dna unicità ed esclusività.

La guida “La moda a Firenze tra arte e artigianato” (presso Comune di Firenze, Ufficio del Turismo, Sistema Moda) e il nuovo portale Florenceartfashion interpretano il ruolo di Ciceroni moderni per aiutare a tracciare un viaggio dalle molte tappe, da fare da soli o in minitour organizzati partendo dal giro della mostra ControModa a Palazzo Strozzi, da prenotare al numero 055.2469600 oppure scrivendo a cscsigma at tin.it. Ecco il calendario:
6 novembre e 14 dicembre: Aprosio: gioielli; Elio Ferraro Gallery/Store: abbigliamento vintage.
9 e 23 novembre: Antico Setificio Fiorentino: tessuti d’arte; Pietre e Gioielli di Petra Casini: monili.
13 novembre e 21 dicembre: TAF: corredo e biancheria; Alisi: gioielli in oro e pietre preziose.
16 novembre e 18 dicembre: Lucio Antonucci Atelier: abiti da sposa e da cerimonia;
Ceri Vintage: abbigliamento.
27 novembre: Atelier Loretta Caponi: biancheria ricamata; Il Gatto Bianco: gioielli in argento, pietre, acciaio.
20 novembre e 7 dicembre: Morbar: abiti da sposa e da cerimonia; Angela Caputi-Giùggiù: gioielli.
4 dicembre: Casa dei Tessuti; Alessandro Dari: gioielli.
11 dicembre: Vertigo: gioielli in oro e pietre preziose; Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella: profumi ed essenze.
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Spesso il confine tra le creazioni non è così delimitato e settori come la moda, il design e l’arte si incrociano, si intersecano fino a creare delle zone comuni, che appartengono a tutte e a nessuna in particolare di queste categorie. Questo è il senso della mostra “Meccaniche del feticcio”, in esposizione dal 13 giungo al 31 luglio presso la gallery shop Temporary love di Roma, nel quartiere di Trastevere.
Qui, a fianco alle opere d’arte, saranno in vendita abbigliamento, borse e accessori vari. Pezzi unici disegnati dagli artisti e seguiti in ogni fase della loro produzione artigianale. Protagonisti dell’iniziativa sono due giovani creativi che hanno in comune l’esperienza come tatuatori: Rudy Fritsch da Trieste, pittore e incisore, e Amanda Toy da Genova, con la passione per le bambole, suoi soggetti prediletti (come la borsa nella foto).
Inoltre, nella location, tutta dedicata all’arte contemporanea, trovano posto le esposizioni di altri artisti emergenti, che si confrontano e confondono con le nuove tendenze e le ispirazioni della strada. Insomma, per chi fa un giro nella Capitale, e passa da Trastevere, un piccolo promemoria: lo shopping più alla moda passa attraverso la galleria… d’arte.
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Sarà che l’esperienza se l’è fatta da Ungaro, Nina Ricci e da Dior. Sarà che inventare qualcosa di nuovo nella moda non è semplicissimo e disegnare abiti belli non basta. Fatto sta che il giovane stilista Alexis Mabille, di soli 28 anni, ha trovato qualcosa di cui far parlare. Perché la sua prima collezione di prêt à porter, Impasse 13, è fatta solo di pezzi unici, nel senso che sono dedicati sia a lei sia a lui. Un guardaroba unisex, che ammicca ai nuovi dandy metropolitani e all’equivoco dell’ambiguità. Tutto composto di pantaloni a sigaretta, gilet e camicie morbide, più una serie di sopra coordinabili tra loro, da abbinare ai tessuti naturali di pinocchietti, shorts e tuniche. E se per l’estate l’idea di vestire allo stesso modo può servire ad alleggerire la valigia delle vacanze, per il prossimo inverno sono in arrivo tailleur gessati, cappotti doppiopetto e vestaglie in velluto. Così fare shopping sarà, finalmente, un affare di coppia.
“In shop we trust”: il manifesto delle ragazze di Shopaholic, blog multiautore sugli acquisti, è molto chiaro. I contenuti, anche: un elenco di foto con descrizione di capi acquistati, ricevuti in regalo o visti nelle vetrine, con preziosi consigli su come vestono, le taglie giuste e i materiali. Come fa da anni l’antesignana del genere blog da consumo sfrenato, Bibi di Redapple. Recensisce con una precisione maniacale scarpe, borse, camicette appena uscite sul mercato ed elargisce preziosi consigli, tanto da aver creato una frequentatissima comunità di shopping addicted. Più ampio il raggio di azione di Miss Trendy che oltre alle recensioni sui pezzi da avere assolutamente in guardaroba si propone come nuova trendsetter della Rete, adepta della sacerdotessa del genere, Sophie Kinsella. Nulla di nuovo: i blog modaioli italiani nascono sulla scia di pagine molto famose oltreoceano, la vera patria dello shopping compulsivo (chi non ricorda Carrie di Sex&the City e la sua ossessione per le scarpe?) Tra i siti di riferimento ci sono The Fashion Bomb e l’inglese Shopaholic? Me?
Un hobby costoso, quella dello shopping, che spesso rischia di sconfinare nella patologia, come ricordano gli esperti del Siipac, Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive: “Nell’80% dei casi di shopping compulsivo si tratta di donne, di età compresa tra i 30 e i 40 anni, lavoratrici dipendenti”.
Nel dubbio, non si sa mai, qui c’è l’identikit dello shopper ossessivo e anche il test che verifica il tuo grado di dipendenza dagli acquisti.

È un nuovo outlet, solo online, al quale si accede mediante invito. Born4Shop, lanciato in Francia nel marzo 2006 da Bnk4, è da poco sbarcato in Italia ma conta già più di 150 mila iscritti (350 mila in totale, con la Francia). Ogni settimana propone svendite di abbigliamento, accessori, arredamento e oggettistica con sconti dal 40 al 70 per cento. La particolarità è che l’offerta dura solo 2 o 3 giorni ed è accessibile solo dai soci, preavvertiti con una mail che riporta prodotti , prezzi, orari di apertura e chiusura della svendita. In Italia hanno già aderito marchi come Alessi, Philips, Foppapedretti, Robe di Kappa, Disney, Corneliani, Uno A Erre.
A questo vero e proprio club di cacciatori di affari online si accede però solo se invitati dalle aziende partner (CartaSì, Intesa San Paolo, Fastweb, RCS Digital e TicketOne). Un circolo esclusivo, quindi, per solleticare ancora di più gli shopaholic online (ecco chi sono). Ma non troppo (altrimenti, poi chi compra?). Procurarsi un invito, assicurano gli organizzatori è relativamente semplice: il passaparola corre veloce. Anche perché secondo Gionata Tedeschi, ad di Bn4k, l’obiettivo è “chiudere il 2007 con mezzo milione di iscritti in Europa”.