
Archivio Slow Food/Egidio Nicora
Il Mediterraneo sarà il protagonista assoluto della tre giorni genovese di Slow Fish 2009, dal 17 al 20 aprile alla Fiera di Genova. La manifestazione internazionale a cadenza biennale dedicata al mondo ittico e alle sue problematiche, giunta alla quarta edizione propone convegni, incontri, laboratori e degustazioni si parla di produzione ittica sostenibile e consumo responsabile relativamente al mare e agli ecosistemi acquatici.
Centrale è il ruolo giocato dall’educazione del gusto, e le buone pratiche da adottare per aiutare il Mediterraneo a vivere saranno il leitmotiv della manifestazione. La novità dell’edizione 2009 è il personal shopper, un esperto che accompagna tra i banchi del mercato i visitatori durante l’acquisto del pesce per scoprire l’immensa varietà dell’universo ittico e per dare rilievo a quelle specie che, magari poco conosciute, sono buonissime in cucina.
I momenti d’informazione e approfondimento sono affrontati nei Laboratori dell’acqua, mentre tornano le degustazioni guidate dei Laboratori del Gusto e l’Enoteca, dove poter assaggiare i vini che si sposano al meglio
con i piatti a base di pesce e le Osterie del mare, le Isole del Gusto e le Cucine di strada, per esperienze nuove alla scoperta delle specialità gastronomiche dei più svariati territori.
Sono 266 le specie di animali acquatici commestibili che vivono nel Mediterraneo (fonte Aic), ma a fronte di questa immensa varietà, poco più del 10% (una trentina) si trovano con una certa regolarità sui banchi delle pescherie. Le specie che dominano il mercato sono orate, pesce spada, tonno e branzini.
È necessario ampliare gli orizzonti del consumatore, fornendogli la possibilità di conoscere e scegliere le numerose tipologie che il mare offre: molte specie “dimenticate” dai mercati hanno notevoli qualità nutrizionali e, proprio perché poco pescate, sono presenti in abbondanza e a prezzi contenuti.
Il consumo di poche varietà ha gravi conseguenze sull’impatto ambientale della pesca. Uno studio pubblicato dalla rivista Nature sostiene che tra le 29 specie che peschiamo con maggior frequenza, 10 si sono ridotte a meno del 10% rispetto a cinquant’anni fa. Non diversificare l’offerta significa stressare enormemente alcuni stock ittici pregiudicando gli ecosistemi e la biodiversità di mari e fiumi.
- Giovedì 16 Aprile 2009


