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Bufera in Vaticano, "arrestato il corvo" E' il maggiordomo privato del Papa Foto - Svolta nel caso VaticanLeaks: Paolo Gabriele è accusato di aver diffuso i documenti segreti del Papa  - Il presunto corvo individuato dalla gendarmeria vaticana è Paolo Gabriele, "aiutante di camera" della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere del Papa. Questa mattina Gabriele è stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi. L'esperto di diritto canonico: "Subirà tre gradi di giudizio"

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Gli esorcisti: l’Inferno esiste ed è densamente popolato

OkNotizie

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  • Tags: esorcismo, Gabriele-Amorth, Gabriele-Nanni, inferno
  • 3 commenti

La discussione sull’esistenza dell’inferno si “infiamma” e contrappone Ratzinger a Wojtyla. Panorama.it ha interpellato due esperti del ramo, gli esorcisti padre Gabriele Amorth e don Gabriele Nanni. Per entrambi non ci sono dubbi: l’inferno esiste ed è popolato di anime dannate. La conferma, spiega il più noto degli esorcisti italiani, padre Amorth, “ci viene dalle numerose visioni di santi e di mistici. Suor Lucia di Fatima racconta di aver osservato, durante una visione, le anime dannate scendere all’inferno numerose come fiocchi di neve. E da secoli ripetiamo in una preghiera per l’esorcismo che Giuda è all’inferno. Dunque la pena eterna esiste e all’inferno c’è almeno un’anima dannata, quella di Giuda. Ma, è mia opinione personale, probabilmente all’inferno ci sono moltre altre anime, a cominciare da quella di Hitler e di Stalin”. Nessuno sa però se l’inferno è davvero come ce lo descrive Dante. “In realtà non sappiamo se l’inferno è un luogo o una situazione dello spirito” osserva a sua volta don Nanni, esorcista e docente di esorcismo al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum e in numerose altre Università del mondo. “Gesù stesso ha usato l’immagine del fuoco. Ma di più non possiamo dire”. Chi è stato posseduto dal demonio, dopo essere stato esorcizzato, racconta la visione dell’inferno che ha avuto, spiega don Nanni: “Spesso si tratta di immagini che richiamano quelle dei grandi mistici, con le fiamme ardenti. Ma dobbiamo tener presente che in questi casi possiamo trovarci di fronte a rielaborazioni soggettive. Certamente l’inferno è il luogo della massima sofferenza perché è il luogo della massima lontanza da Dio e dal suo amore”.

  • ignazio.ingrao
  • Martedì 27 Marzo 2007
Papa contro Papa: ma che Inferno è mai questo? »
« Fermi tutti, il multitasking fa male

Commenti

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Il 27 Marzo 2007 alle 19:20 Papa contro Papa: ma che Inferno è mai questo? » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:

[...] Gli esorcisti: l’Inferno esiste ed è densamente popolato [...]

Il 2 Ottobre 2010 alle 22:06 angelodiluce ha scritto:

Don Gabriele Nanni, l’Esorcista!

«Gabriele Nanni ha fatto scopo della sua vita distruggere Padre Andrea e l’Armata Bianca»
(L’Arcivescovo Mario Peressin a mons. Piero Vergari)

Dalla sentenza assolutoria di Padre Andrea D’Ascanio del primo processo ecclesiastico:
“Dagli atti e da quanto è stato dimostrato (can. 1608 §2) Don Gabriele Nanni può essere ritenuto fra gli orditori del complotto contro il P. Andrea D’Ascanio, motivo per il quale (evitare un possibile spergiuro) il Presidente – Istruttore non gli chiese di emettere il giuramento «de veritate dicenda» (di dire la verità)”

Chi è Don Gabriele Nanni?
Dalla sentenza di assoluzione:
“Don Gabriele Nanni nacque il 9 marzo 1959 a Forlì. Dopo gli studi medio-superiori entrò nel seminario diocesano di Bologna, ma dopo circa un anno ne uscì. Laureato in Storia della Filosofia a Bologna. Dopo una crisi interiore si riavvicinò alla pratica religiosa e voleva diventare sacerdote in una congregazione mariana e missionaria. Nel 1987 conobbe il P. Andrea D’Ascanio e diventò membro dell’«Armata Bianca». Nel 1990 si trasferì da Modena a L’Aquila per dedicarsi completamente all’ «Armata Bianca» e per ottenere il Baccellierato in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense, in vista della sua futura ordinazione sacerdotale.

Ebbe con la Dott.ssa Alessia Zimei alcuni episodi sentimentali. Anche se formalmente era uno dei candidati dell’«Armata Bianca» al sacerdozio (quando ciò sarebbe stato possibile), in realtà, vi erano delle reciproche perplessità sulla sua vocazione e idoneità. Finalmente, in occasione di una missione a Mosca (autunno 1993), intrapresa di sua iniziativa e per conto dell’ «Armata Bianca» (per studiare il russo, asserendo che la conoscenza di questa lingua sarebbe poi tornata utile per l’apostolato nell’Est), decise di lasciare formalmente l’ «Armata Bianca» (…)”

A Mosca infatti incontra due suore della Congregazione Pro Deo et Fratribus (ora Famiglia di Maria) che operano a Novosibirsk in Siberia, e va in aereo a trascorrere il periodo natalizio con loro. In breve decide di lasciare definitivamente l’Armata Bianca e si trasferisce in Slovacchia, nella casa di formazione teologica della Pro Deo et Fratribus:

Dalla sentenza di assoluzione:

“Incorporato alla «Pro Deo et Fratibus» in Slovacchia (inizi marzo 1994), vi rimase fino al 13 dicembre 1994, data in cui si trasferì alla sede della «Pro Deo et Fratibus» di Civitella del Tronto (Teramo-I) e dove rimase fino alla sua uscita definitiva (verso la fine di novembre 1996). Presso la «Pro Deo et Fratibus» non vi erano certezze sulla sua ordinazione sacerdotale (…)”

Il suo trasferimento a Civitella del Tronto, casa di probandato, è per lui una profonda umiliazione e ha il timore che in quella struttura difficilmente sarà ordinato sacerdote.

Non pensa minimamente che i superiori abbiano bloccato la sua ordinazione perché non idoneo al sacerdozio; si convince invece che tutto sia stato provocato da una ipotetica cattiva presentazione di Padre Andrea D’Ascanio. Comincia a covare nei suoi confronti un astio che nel tempo diventerà odio feroce che trasmette a tutte le donne alle quali “apre gli occhi”: da estimatrici diventano tenaci accusatrici di Padre Andrea D’Ascanio. Cominciando da Alessia Zimei.

La sua difficile situazione viene conosciuta in casa Zimei, il centro operativo del “pool” contro Padre Andrea D’Ascanio. Una delegazione aquilana va a trovarlo a più riprese nell’estate ’96 a Civitella del Tronto e gli lascia intravedere la possibilità di entrare nel seminario di L’Aquila. Il Vescovo Molinari si dichiara disponibile ad accoglierlo. E’ la soluzione a tutti i suoi problemi.

Il primo successo da “esorcista”: la “apertura degli occhi” di Alessia Zimei
Dalla sentenza di assoluzione:

“La Dott.ssa Alessia Zimei è stata battezzata dal padre Andrea D’Ascanio ed ha conservato sempre con lui un rapporto di fiducia e di amicizia (…) Si è inserita nell’Armata Bianca nell’89, in occasione dell’Udienza speciale concessa da S.S. Giovanni Paolo II all’”Armata Bianca” nell’Aula Paolo VI, ma la sua partecipazione è divenuta più intensa poco dopo (…). La collaborazione con l’«Armata Bianca» assunse, senza particolari formalità, carattere “vocazionale” di piena dedizione (in qualche occasione Alessia si firma Alessia di Dio e di Maria”). All’inizio del 1996 il Padre Andrea D’Ascanio invitò Alessia a partecipare ad una missione in Ecuador. Vi fu una dura opposizione familiare (…) Rientrò a L’Aquila dall’Ecuador il 31 ottobre 1996 con l’intento di ritornare nel Paese Latino americano dopo pochi giorni (15 novembre) e continuare la sua missione con l’«Armata Bianca» (…)

La Dott.ssa Alessia Zimei afferma che, prima dal suo rientro dall’Ecuador, «nella famiglia [di lei] avevano avuto contatti con Gabriele Nanni». Inoltre, dice: «arrivai all’aeroporto di Fiumicino. Tornai dall’Ecuador il 31 ottobre 1996, furono a ricevermi i miei fratelli (…). I miei fratelli intravedevano qualche speranza di “recuperarmi”, anche se il piano era che io ritornassi in Ecuador circa 20 giorni dopo (…)».

Vi è certezza morale che i fratelli parlarono ad Alessia dell’opportunità di andare a trovare Don Gabriele Nanni, il quale si era precedentemente incontrato con la famiglia ed era nota la sua amicizia con Alessia. Infatti, il giorno successivo, 1° novembre, Alessia chiama Don Gabriele e si danno appuntamento per il 2 novembre e trascorrono l’intera giornata insieme. (…).

Dopo aver passato con lui quasi tutta una giornata nel Seminario in cui questi abitava (“Pro Deo et Fratribus” a Civitella del Tronto TE) il successivo 2 novembre, gli occhi di Alessia si “aprirono” (…)”

Dopo dieci ore di pressione psicologica Gabriele Nanni la convince che Padre Andrea è stata la sua rovina:

Dall’interrogatorio di Alessia Zimei al tribunale ecclesiastico:

Presidente: “Questo racconto quando avvenne?”

Alessia Zimei: “Quel giorno, sempre quel giorno il 2 novembre.”

Presidente: “All’inizio della giornata? Alla fine della giornata?”

Alessia Zimei: “No, alla fine, alla fine, dopo ore che parlavamo, che non ero mai convinta.”

Rientra a L’Aquila a notte inoltrata e assicura i parenti che si distaccherà dall’Armata Bianca. Di fatto uscirà di scena senza neanche consegnare ai responsabili del Movimento alcuni documenti importanti che l’Arcivescovo di Quito le aveva affidato. Porta con sé una lunga lista di accuse contro Padre Andrea D’Ascanio, compilate da Gabriele Nanni, che lei dovrà presentare al Vescovo Molinari.

Questi, il 6 novembre, si reca in casa Zimei e chiede di preparare al più presto una denuncia: l’8 novembre ha in mano la dichiarazione firmata da Alessia Zimei sulla base della quale sarà impiantato il processo ecclesiastico contro Padre Andrea D’Ascanio.

Gabriele Nanni torna a L’Aquila
Il 24 novembre 1996 Alessia Zimei e Annarita Bellisari vanno a prelevarlo a Civitella del Tronto e nel pomeriggio lo accompagnano alla cattedrale dell’Aquila dove Mons. Molinari sta celebrando. Dopo la Messa si presenta in sacrestia e il Vescovo lo accoglie senza esitazione assicurandolo che lo ordinerà sacerdote: “Io ero felicissimo - dichiara nella sua testimonianza al Tribunale Ecclesiastico - il giorno stesso cacciato da una parte, preso dall’altra.”

Gli chiede però di scrivere subito una dichiarazione contro Padre Andrea D’Ascanio e di cercare altri accusatori. Lo fa ospitare in casa Zimei, dove c’è il clima più idoneo per adempiere a questo mandato. (cfr: 2 - La storia di un processo)

Dalla sentenza di assoluzione:

“Lo strumento di detta «apertura degli occhi», Don Gabriele Nanni, lasciò la «Pro Deo et Fratibus» e si trasferì a L’Aquila: «mi sono trovato a L’Aquila senza casa, per cui sono stato ospitato a casa Zimei», (…) Lì si venne a costituire un “pool” per accusare il P. Andrea D’Ascanio, come è stato riconosciuto (…) dai protagonisti in occasione delle loro deposizioni come testi. Casa Zimei fu frequentata, più o meno intensamente, dal Sig. Domenico Pelliccione, dalla Sig.ra Pierina Mirka Manfredi, dalla Dott.ssa Anna Rita Bellisari, ecc.: tutti ex-membri dell’ «Armata Bianca». Con la collaborazione di Alessia, dei suoi fratelli e di Don Gabriele Nanni furono redatte alcune accuse e trascritti diversi nastri contenenti interventi orali del P. Andrea.”

Dall’interrogatorio di Alessia Zimei al Tribunale Ecclesiastico:

Presidente: “Lei pensa di aver aiutato Gabriele Nanni a diventare sacerdote?”

Alessia Zimei: “(…) lo mandarono via dalla Pro Deo. Non sapeva dove andare e… io parlai di lui (”lo raccomandai”, nella prima versione) a Mons. Molinari.”

Dall’interrogatorio di Annarita Bellisari al Tribunale Ecclesiastico:

“Allora Molinari venne a casa mia (…) e io gliene parlai il 23 novembre e Gabriele fu accettato da Molinari perché era stato in sostanza licenziato dalla Pro Deo la mattina, venne a L’Aquila e fu accolto da Molinari e mandato a casa Zimei”

Dalla sentenza di assoluzione:

“Mons. Molinari, che non lo conosceva ma sapeva di lui tramite Alessia, lo accolse sotto la sua diretta protezione in vista di una non lontana ordinazione sacerdotale: don Gabriele diventò suo autista e suo figlio spirituale (…)”

Perché Don Gabriele Nanni fu cacciato dalla Pro Deo?

Dalla lettera di S.E. Mons. Paolo Hnilica a Padre Andrea D’Ascanio:

“Lui lasciò la comunità perché noi lo abbiamo posto dinanzi ad una scelta: o restare nella nostra comunità missionaria lasciando in pace Padre Andrea – perché crediamo nella tua integrità e nella meravigliosa missione dell’Armata Bianca – oppure di lasciare la nostra comunità.”

Entra immediatamente in azione
Non sono passate 24 ore e il Nanni contatta Mirka Pierina Manfredi di Modena - altra sua antica conoscenza che Padre Andrea D’Ascanio aveva aiutato a terminare gli studi ed a sistemarsi come insegnante - ed è subito pronta la seconda denuncia:

Dall’interrogatorio di Pierina Manfredi al Tribunale Ecclesiastico:

“Ho deciso di scrivere il documento di denuncia quando ho avuto una telefonata di Gabriele Nanni, spiegandomi come Mons. Molinari stava raccogliendo testimonianze per fare luce circa Padre Andrea. L’ho scritto quella stessa sera della telefonata, il 24 novembre 1996. Credo averlo poi spedita a posta ad Alessia Zimei, ma non sono certa.”

Due giorni dopo, il 26 novembre, Nanni presenta la sua prima denuncia contro Padre Andrea a Mons. Molinari ma questi gliene chiede un’altra più consistente e lo sprona ad attivarsi per procurare ancora nuove testimonianze. Prende così corpo la sua seconda denuncia, che il Vescovo trasmette a Roma con un foglietto di presentazione:

Dal verbale di interrogatorio di Gabriele Nanni al Tribunale ecclesiastico:

Presidente: “La seconda denuncia di lei (Nanni) è arrivata il 7 marzo 1997 alla CDF, quindi è di prima di quella data. Mons. Molinari scrive in essa: “Questo testo lo ha fatto Nanni perché glielo ho chiesto io”.”

Nei giorni successivi Gabriele Nanni farà sottoscrivere denunce contro Padre Andrea D’Ascanio ad Anna Rita Bellisari e ad una signora albanese che da poco era giunta in Italia. Alla Congregazione per la Dottrina della Fede hanno materiale sufficiente per attivare il primo processo.

Diacono e sacerdote
Gabriele Nanni, dopo tre mesi di permanenza in casa Zimei e dopo aver presentato al Vescovo le altre denunce richieste, viene inviato presso il Parroco di Sassa (AQ). Due mesi dopo viene ordinato diacono e inserito ufficialmente nella diocesi. Cinque mesi dopo, il 30 agosto 1997, è ordinato sacerdote:

“Diacono”

Con quale spirito si prepara ad essere ordinato Diacono, l’ultimo gradino prima del sacerdozio?

Dalla dichiarazione di Mons. Molinari al Tribunale Ecclesiastico:

“Allora (il 30 marzo 1997 n.d.r.) io ho detto a Don Gabriele “che dici, ti ordino domani oppure aspettiamo”, e lui mi ha detto: “forse se aspettiamo non capiterà più questa occasione”. L’ho ordinato… Dopo Mons. Peressin mi ha detto: “Mi hai tradito, io scriverò a Roma. Io farò annullare questa ordinazione…”.

Ben conscio di ingannare l’Arcivescovo titolare, il 31 marzo 1997 si fa ordinare diacono, con poche ore di preavviso, prendendo al volo questa buona “occasione” che forse “non capiterà più”. Mons. Mario Peressin così commenta questa ordinazione nella lettera da lui inviata al card. Ratzinger il 24 giugno 1997:

“Mi sorgono molte perplessità sull’intenzione e la vera vocazione del Diacono Gabriele Nanni… forse questo Nanni è la chiave per intendere tutte le recenti difficoltà con il P. Andrea e con l’Armata Bianca. Pare che sia proprio lui, il Nanni, a tessere le fila dell’opposizione.”

“Sacerdote”

Con quale spirito si prepara ad essere ordinato Sacerdote? Lo dice lui stesso il 2 marzo 1999 nelle sue dichiarazioni al Tribunale Ecclesiastico:

“Io non volevo farmi ordinare, lo dissi a Mons. Molinari, lui mi chiese più volte di lasciar fare. L’ho fatto in obbedienza a Mons. Molinari e per devozione.”

Sorge il legittimo dubbio sulla validità della ordinazione sacerdotale di Gabriele Nanni, dubbio supportato dal Codice di Diritto Canonico:

Can. 1026:“Chi viene ordinato deve godere della debita libertà; non è assolutamente lecito costringere alcuno, in qualunque modo, per qualunque causa a ricevere gli ordini”.

Gabriele Nanni dichiara che “non voleva”; l’obbedienza alla quale ricorre il Vescovo è una pesante “costrizione” morale. Cosa significa “per devozione”? Devozione a chi?

Can. 1029: ““Siano promossi agli ordini soltanto quelli che (…) sono mossi da retta intenzione”.

L’“intenzione” con la quale Gabriele Nanni è passato alla diocesi dell’Aquila era quella dichiarata ai suoi Superiori della Pro Deo:

“…disse che doveva, in coscienza, andare a L’Aquila per accusare Padre Andrea D’Ascanio perché indemoniato e pericoloso per la Chiesa” (dalla lettera di S.E. Mons. Paolo Hnilica a Padre Andrea D’Ascanio).

Ma, nella sua ultima lettera dalla Slovacchia datata 13 maggio 1994, si era rivolto a padre Andrea D’Ascanio con queste espressioni:

“Ti ringrazio infinitamente… non ho un contraccambio uguale da donarti se non tanta riconoscenza e la mia preghiera quotidiana per te. Con affetto Gabriele”

In base a quali elementi, non avendo avuto più alcun contatto con lui, lo dichiara ora “indemoniato e pericoloso per la Chiesa”?

Don Gabriele Nanni nel cammino sacerdotale che intraprende non è mosso da una “intenzione retta”: pur di salvare se stesso non esita ad uccidere moralmente un sacerdote e a scagliarsi contro un’Opera di Maria accolta da decine di Cardinali e Vescovi e da Sua Santità Giovanni Paolo II che ha concesso a 10.000 piccoli dell’Armata Bianca la più grande udienza, riservata a soli bambini, della storia della Chiesa.

“Canonico” della Cattedrale
Dopo tre anni e mezzo, il 5 febbraio 2001, Mons. Giuseppe Molinari, lo nomina canonico della cattedrale, carica onorifica che si conferisce “solo a sacerdoti che si distinguano per dottrina e integrità di vita e che abbiano esercitato lodevolmente il ministero” (can. 509 del Codice di Diritto Canonico).

“L’Esorcista”
Internet è pieno di siti nei quali si parla di Don Gabriele Nanni come esorcista o, meglio, come formatore di esorcisti.

Chi è l’esorcista? L’esorcista, nella Chiesa cattolica, è il sacerdote che libera dal potere del demonio le persone che ne sono possedute.

Chi è il demonio? La personificazione dell’odio e della menzogna, giacché è l’opposto di Dio che è Amore e Verità. Gesù lo chiama “omicida sin dall’inizio… padre della menzogna” (Gv 8,44)

Il più autentico “posseduto” dal demonio è colui che ha il cuore carico di odio che lo porta a scagliarsi contro il fratello (“chiunque odia il proprio fratello è omicida”- 1Gv 3,15) colpendolo a volte fisicamente, nella maggior parte dei casi con la calunnia che è frutto di menzogna.

Vediamo – in quattro casi testimoniati e giurati – i frutti che Don Gabriele Nanni produce con i suoi “esorcismi”. Il primo è quello effettuato su Alessia Zimei il 2 novembre 1996: dopo dieci ore di scontro (“dopo ore che parlavamo, che non ero mai convinta” dice la Zimei) l’“esorcista” vince la sua battaglia: caccia dal cuore di Alessia l’Amore e lo riempie di odio spietato facendone la più tenace accusatrice di Padre Andrea. Lo stesso farà con le altre testimoni sulle dichiarazioni delle quali sarà impiantato il processo.

1° caso: Alessia Zimei:

Questa “liberazione” lascia disorientati e perplessi quanti, fino a pochi giorni prima, la hanno frequentata durante i mesi di missione in Ecuador.

Dalla dichiarazione di S.Em. Card. Bernardino Echeverria Ruiz, Arcivescovo Emerito di Guayaquil:
“Dichiaro che il 12 novembre 1996 venne a trovarmi Alessia Zimei con il fratello Francesco presso la Casa Generalizia dei Frati Minori a Roma, in Via Santa Maria Mediatrice, 25. Mi disse che voleva accusare Padre Andrea e l’Armata Bianca alla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede e che sarebbe andata dal Card. Sodano. Cercai di dissuaderla, ricordandole quanto aveva lavorato per questo Movimento mariano e l’affetto che aveva sempre dimostrato per Padre Andrea. La trovai irremovibile e mi sembrò strano come in pochi giorni si potesse cambiare in tale maniera e ancor più strano che si rivolgesse al Card. Segretario di Stato che non aveva nulla a che fare con la Congregazione per la Dottrina della Fede. Pochi giorni dopo incontrai Padre Andrea e lo avvertii dell’accaduto. Gli dissi di essere forte perché questa era solo una prova per lui e la sua opera, voluta da Padre Pio da Pietrelcina. Bernardino Card. Echeverria Ruiz, OFM”

Dalla testimonianza giurata di Patricia Puccini de Raad rilasciata all’Arcivescovo di Guayaquil (Ecuador) su richiesta del Presidente del Tribunale Ecclesiastico:

“Para ella Armada Blanca lo era todo, desde pequeña hizo parte del movimiento (…) Yo era feliz de oírla hablar de Armada Blanca y sobre todo me emocionaba ver el profundo respeto y amor con que siempre hablaba del Padre Andrea y de su obra. Lo llamaba “Pa mio” porque me decía que para ella él era como otro padre” (“Per lei l’Armata Bianca era tutto, faceva parte del movimento sin da bambina (…) io ero felice di sentirla parlare dell’Armata Bianca e soprattutto mi emozionava vedere il profondo rispetto e amore con il quale sempre parlava di Padre Andrea e della sua opera. Lo chiamava “Pà mio” perché diceva che per lei era come un altro padre”)

Questa l’ultima lettera che dall’Ecuador Alessia Zimei indirizza a Padre Andrea il 2 ottobre 1996:
“Pà mio carissimo, ti comunico che la riunione di oggi è andata a meraviglia. La lettura del tuo fax è stata una specie di sollievo per ognuno. Tutti sono molto contenti (…) Oggi giocherellando con la calcolatrice ho fatto il conto di quanti bambini ho incontrato sola soletta. Indovina quanti sono? 28.682 (…). Ti abbraccio forte forte come all’aeroporto. Alessia”

2° caso . Mirka Pierina Manfredi

L’effetto di questo secondo esorcisma è immediato, “apre gli occhi” dopo una telefonata con Gabriele Nanni (il 24 novembre 1996), come leggiamo dalla sua denuncia al Tribunale Ecclesiastico:
“Fino a poco tempo fa scrivevo a P. Andrea lettere di gratitudine (…) oggi accuso Padre Andrea di plagio”.

3° caso. Anna Rita Bellisari.

Dalla sua testimonianza al Tribunale Ecclesiastico:
“Il 3 XI Gabriele Nanni, con una telefonata di due ore e mezza, incominciò ad aprirmi gli occhi”

4° caso. Rosa Pelliccione.

Dall’interrogatorio della figlia Maria Gabriella Pelliccione:
“Mio padre l’ha portata (la mamma) subito da Gabriele, tanto da volermici portare anche a me; più volte mi ha ripetuto: “Lella, vieni da Don Gabriele, lui potrà aiutarti ad aprire gli occhi, a capire”. Al mio no mi disse che mia madre c’era già stata e aveva aperto gli occhi…”

Uno stesso fenomeno che si ripete più volte, nelle stesse condizioni, acquista validità scientifica.

Il vero potere esorcistico di don Gabriele Nanni è quello di togliere l’Amore dai cuori delle persone che “esorcizza” e riempirli di odio; di togliere dalla loro mente la Verità e mettervi la menzogna.

Queste testimonianze sono state considerate false ed inattendibili dai Giudici che hanno assolto Padre Andrea D’Ascanio.

Il vero volto di Gabriele Nanni
Dalla sentenza di assoluzione:

“Sul carattere, i sentimenti più intimi e profondi di Don Gabriele Nanni vi è un suo documento manoscritto, inviato al P. Andrea D’Ascanio quando Don Gabriele era ancora nell’ «Armata Bianca» (2 settembre 1992, atto del processo. n.116. allegato). (…) Don Gabriele Nanni dice di se stesso (i commenti sono superflui)”

“Autodenuncia
Desidero, nel profondo, affermare me stesso: esercitando un potere sottile, fascinoso, sulle persone e creare una dipendenza; raggiungendo un potere istituzionale atto a modificare e a strutturare a mio piacimento realtà quanto più grandi possibili.

Desidero essere amato, avere un posto nel cuore degli altri, possibilmente il primo. Siccome non mi è mai piaciuta la violenza e il plagio perché non determinano una venerazione sincera o vera cerco il modo di ottenere tutto questo facendomi amare per quello che sono: ovviamente occorre essere il più perfetto possibile: l’imposizione di questa “realtà” dovrebbe convincere gli altri in modo evidente, di per sé. Questa perfezione dell’essere di per sé esclude ovviamente un percorso, una maturazione, perché l’essere è.

Se un tempo pensavo che ciò che domina il tutto è l’unica attività sintetica, cioè la filosofia, ho poi scoperto che lo spirito, specie se unito all’Unico e Vero è assai più potente. Ho intrapreso allora un cammino per potere entrare e conoscerne i segreti, per poter potenziare me stesso e poter esercitare quell’attività di sintesi della realtà e di governo di essa.

Dio può essere un rivale, anzi un aiuto, tanto rimane in disparte. Il mio cruccio è dato dal non ottenere poteri straordinari da Dio.

Nel quotidiano il cruccio, ovviamente, è quando ciò che faccio non mi sembra corrispondere ad una dignità più alta. Tutto faccio perché spero che in futuro le cose cambieranno. (…)

Quello che cerco non è la carica ecclesiastica (se arriva,ben venga) quanto una carica di spirito tale da poter esercitare un potere sconfinato. Sarei disonesto se tacessi anche un vero, se pur raro, desiderio di purificazione. Ma poi prevale il desiderio di purificazione fatta da solo, o da Dio, per il mero desiderio di essere quale vorrei, per me stesso.

Come ho detto, non mi interessa impormi agli altri con la menzogna o i camuffamenti. Agogno ad essere perfetto per essere il dio per gli altri (Dio è così grande che spero mi lasci un po’ di spazio).

Delirio? Con un esame di realtà la risposta è affermativa. Ma io so che, paradossalmente, con lo spirito non vi sono limiti, confini, ostacoli e tutto è possibile. Penso che questo sia demoniaco. Una coscienza di cosa è il demonio ce l’ho chiara perché pensiamo le stesse cose, illudendoci con noi stessi di operare per il meglio, meglio di Dio oppure lui nonostante.

E’ il momento di chiedermi e dichiarare da che parte stare. So perfettamente che non c’è una via di mezzo e che questi desideri mi brucerebbero in qualsiasi situazione.

Se non scegliessi Dio non sopporterei l’inerzia e la mediocrità. D’altronde è come avere un’arma senza impugnatura. Qualora la trovassi o mi fosse data partirei all’attacco e, sono certo, se non al servizio di Dio sarebbe contro Dio, in una insopprimibile, insopportabile spinta ad esercitare il potere. (…)

La sintesi è che la mia non è una “santa vocazione”; il mio desiderio non è di servire Dio ma me stesso

Gabriele.”

Dalla sentenza di assoluzione:

“Questa «autodenuncia» (che potrebbe essere servita per una profonda conversione) è importante e non sembra aver perso attualità, considerato il modo di comportarsi di Don Gabriele Nanni in questa causa”.

Profilo di Gabriele Nanni fatto da uno psicologo.

Dalla lettera scritta dal dott. Andrea Alfonsi, psicologo, a Padre Andrea D’Ascanio, agli atti del processo ecclesiastico:

“Caro Padre Andrea…

Sento il dovere di esprimerle un parere credo assai oggettivo circa le persone di Gabriele Nanni, Alessia Zimei, Annarita Bellisari.

Sono persone - in particolare Gabriele - che come lei ben sa ho avuto modo di conoscere a fondo, frequentandole continuamente (nel caso di Gabriele, vivendo con lui nella stessa casa) e condividendo con loro tutte le difficoltà (ma anche le gioie!) che la vita all’Aquila ci presentava di giorno in giorno.

Il senso di questa mia lettera è molto semplice e lo esprimo con una frase, forse un po’ amara ma credo chiara al punto giusto e per niente esagerata: “non mi stupisce affatto che persone come Gabriele, Alessia e Anna Rita abbiano potuto, incuranti di ogni verità e dimentichi di ogni buon affetto che le legava a lei, riversare su di lei un odio violento ed assolutamente ingiustificato”. Forse questo a lei può tornare un po’ nuovo….

Ricordo a questo proposito una delle prime frasi dette a me da Gabriele sul suo conto: “Padre Andrea ha più doni di Gesù Cristo!”. E ancora “Padre Andrea non ha una personalità definibile, è impossibile inquadrarlo secondo criteri umani”.

A sproloqui di questo genere si alternavano - anche nel corso di una singola giornata - le più basse e violente accuse nei suoi confronti che emergevano ogni qual volta si infrangeva un suo (di Gabriele) sogno di grandezza. I miraggi di Gabriele trovavano una parvenza di realtà nella sua adesione ad una persona come lei sulla quale - secondo Gabriele - Dio in Prima Persona si stava giocando il destino del mondo.

La sua aspirazione al sacerdozio non ben si conciliava con l’atteggiamento che aveva nei confronti della vita stessa dalla quale si aspettava ogni riconoscenza…. Né le sue aspirazioni si fermavano al sacerdozio! Lui aspirava sicuramente all’Episcopato, diceva lui: “Per avere la pienezza del Sacramento”; correggo io: “per avere la pienezza di sé”…

La sua adesione all’Armata Bianca era una narcisistica adesione (perdoni il tecnicismo psicologico) a quel Padre Andrea che doveva essere il suo trampolino di lancio… Lui voleva Vescovi amici e potenti, doni dall’Alto, potere e gloria.

Povero Gabriele dai sogni infranti, povero eterno adolescente innamorato di sé fino al punto di ingannarsi sulle motivazioni del suo agire. E’ quello che sta facendo ora rivestendo di zelo per la verità la sua crudele vendetta verso colui che non è stato all’altezza dei suoi insaziabili desideri, non ne è stato l’artefice e neppure il tacito e consenziente collaboratore.

Lo andai a trovare in visita nella casa di formazione a Civitella, dove si rifugiò, scappando da L’Aquila: diceva di starci benissimo mentre invece “scoppiava” e si contorceva ancora di più nel suo groviglio di passioni. Ora si trova nella condizione miserrima di chi imposta la sua vita sulla menzogna, una menzogna che non risparmia neppure se stesso.

Questo è Gabriele: una miscela esplosiva di immaturità, squilibrio, ambizioni grandiose, risentimenti ed odi covati e alimentati, passioni sregolate.”

Profilo di una sua ex compagna di studi:

“Riguardo Gabriele Nanni ho notato ciò: passa da momenti di sincera ricerca di Dio e delle cose di Dio, a momenti di confusa ricerca di se stesso e della propria realizzazione.

In diverse occasioni, quando si è trattato di far morire il proprio io, ha cercato di distruggere chi gli si opponeva piuttosto che se stesso.

Esercita un grande fascino nel campo femminile, ma soprattutto ama vedere che c’è chi subisce questo fascino. Passa da momenti di stima verso una persona fino a cercarla frequentemente a momenti di rigetto della sua presenza, fino a calpestarla moralmente e, se fosse possibile, anche fisicamente. Ho sperimentato ciò a mie spese…” (Testimonianza di Paola Cirillo, Modena)

L’“esorcista” continua nella sua azione di diffamazione
E’ proprio vero quello che disse l’Arcivescovo Mons.Mario Peressin a Mons. Piero Vergari: “Gabriele Nanni ha fatto scopo della sua vita distruggere Padre Andrea e l’Armata Bianca”.

Dopo 13 anni Don Gabriele Nanni continua la sua azione diffamatoria in qualunque parte del mondo lo porti la sua “carriera” di esorcista, con menzogne sempre più grandi, con calunnie sempre più pesanti. L’odio è duro a morire e si rafforza nel tempo.

Ma l’odio non è compatibile con il Sacerdozio.

Il Comitato Internazionale pro Padre Andrea D’Ascanio consiglia a Don Gabriele Nanni di ripensare seriamente alla sua ordinazione sacerdotale che “non voleva” e che non ha ricevuto con “intenzione retta”.

Il Comitato Internazionale pro Padre Andrea D’Ascanio si propone di rivelare al mondo l’altro volto della giustizia ecclesiale.

Il 4 Febbraio 2011 alle 22:46 angelodiluce ha scritto:

LE PROVE DEL COMPLOTTO AI DANNI DI PADRE ANDREA D’ASCANIO
Dagli interrogatori I e II di Don Gabriele Nanni nel primo processo ecclesiastico:

Presidente: Siamo stati informati da persone denuncianti che a un certo punto ci fu una certa attività istruttoria da parte di persone ex-membri dell’Armata Bianca che per fornire prove - immagino a questa Congregazione - si misero a trascrivere nastri e omelie di P.Andrea la cui ortodossia poteva essere dubbia. Di questo “pool” lei cosa ci potrebbe dire?

Gabriele Nanni: (…) L’attività c’è stata…

Presidente: Però lei non ha avuto nessun intervento?

Gabriele Nanni: Mi è capitato di leggere, mi chiesero di correggere (… )

Presidente: In dovere di lealtà nei suoi confronti e per accertare la verità, devo dirle che ieri è stata qua la Sig.ra Manfredi e ci ha raccontato che il 24 o il 26 novembre 1996 in cui lei mise per iscritto alcune cose contro P.Andrea, quello sarebbe stato perché lei l’avrebbe chiamata e che mise per iscritto quello stesso giorno.

Gabriele Nanni: Non ricordo il particolare, perché l’episodio di Mirca Manfredi era molto marginale rispetto alle altre cose.(…) Sì, è possibile perché era nel momento in cui si collegavano tante cose, allora c’è stato un momento di congiunzione di queste persone. Io sono stato in qualche modo involontariamente il centro di queste persone.

Gabriele Nanni: Il mio ruolo è stato marginale nel senso che ho raccolto delle testimonianze perché sono venute da me.

Presidente: In realtà voi sete andati lì un po’ per… e questo confermerebbe se non la tesi del complotto sì la tesi del pool…

Gabriele Nanni: Domenico Pelliccione cercava… io proprio come sostegno, andavamo tutti insieme così… (…)

Presidente: Non è che sembra, realmente cercavate qualcosa, quello è vero. Che andavate a cercare qualcosa, quello è il fatto.

Gabriele Nanni: Questo senz’altro…”

Gabriele Nanni dichiara di essersi trovato coinvolto nel pool “involontariamente”, ma leggiamo nelle deposizioni:

1. Teste Pierina Manfredi: Ho deciso di scrivere (la denuncia) quando ho avuto una telefonata di Gabriele Nanni spiegandomi come Mons. Molinari stava raccogliendo testimonianze per fare luce circa P.Andrea. L’ho scritto quella sera stessa della telefonata, il 24 novembre 1996. Credo averlo poi consegnato ad Alessia Zimei.

Pierina Manfredi dichiara quindi che il 24 novembre - cioè poche ore dopo il suo arrivo a L’Aquila, Gabriele Nanni le ha telefonato per chiederle di scrivere la denuncia.

2. Presidente: “… è iniziato questo lavoro un po’ come il “pool” mani pulite…Chi facevate parte di questo lavoro?

Teste Anna Rita Bellisari: Alessia, Gabriele, la Mamma di Alessia, Domenico Pelliccione e io.” (…)

Presidente: “Intervenne un altro per correggere l’italiano o per vedere quello che aveva scritto la Ndoja?

Teste Anna Rita Bellisari: Sì, lo facemmo io e Gabriele”.

Don Gabriele Nanni non è del tutto estraneo alle telefonate intimidatorie fatte al dott. Gianni Garuti di Modena, che lui dichiara di aver già avvicinato in precedenza:

3. “Quando (il dr. Gianni Garuti) dovette ritornare a Roma per firmare, so per certo, che ricevette altre telefonate, ma non mi disse da chi, ma si ripeteva la medesima intimidazione, che se avesse cambiato il suo comportamento, avrebbe riferito tutta la faccenda al nostro Vescovo. Queste nuove telefonate, lo costrinsero a rispondere come al primo colloquio (perché, non lo fecero solo firmare, ma gli rifecero di nuovo tutte le domande, per avere la certezza delle sue risposte, anzi ebbero di più perché si sentì il dovere, o la coscienza, di rendere certe anche quelle domande alle quali era stato timoroso o insicuro). Quando me lo disse per telefono, aggiunse anche: “Credo di aver peggiorato la situazione. Chiedi a P.Andrea, se può, che mi perdoni”. (Dalla lettera della sig. ra M. Matteucci a Padre Andrea D’Ascanio).

Gabriele Nanni è stato circa tre mesi a casa Zimei dove, per dichiarazione di Enrico Zimei “questi argomenti erano stati la materia principale della conversazione nostra …”

E che lo scopo di queste conversazioni fosse cercare accuse contro Padre Andrea per denunciarlo, lo dichiara ancora la stessa Alessia Zimei: “all’inizio del ‘97 …ancora ci davamo tanto da fare per trovare testimonianze”.

E aggiunge: “all’inizio del ‘97 avvenne un incontro con un giovane che fa parte dei Cavalieri del Santo Sepolcro e lui mi disse tu potresti fare una testimonianza…” (…) e disse a mio fratello: “dì a tua sorella che deve scrivere queste cose…” Venne Francesco e disse “guarda che devi scrivere ‘sta cosa…”

Riportiamo quanto scritto nella sentenza di assoluzione: “Lì si venne a costituire un “pool” per accusare il P. Andrea D’Ascanio, come è stato riconosciuto (con qualche reticenza) dai protagonisti in occasione delle loro deposizioni come testi. Casa Zimei fu frequentata, più o meno intensamente, dal Sig. Domenico Pelliccione, dalla Sig.ra Pierina Mirka Manfredi, dalla Dott.ssa Anna Rita Bellisari, ecc.: tutti ex-membri dell’ «Armata Bianca». Con la collaborazione di Alessia, dei suoi fratelli e di Don Gabriele Nanni furono redatte alcune accuse e trascritti diversi nastri contenenti interventi orali del P. Andrea D’Ascanio, ritenuti eretici. Tale materiale fu consegnato alla CDF da S.E.R. Mons. Giuseppe Molinari e, direttamente, da alcuni dei denuncianti, in particolare dalla Dott.ssa Alessia Zimei, talvolta accompagnata dalla mamma, e dal Sig. Domenico Pelliccione. (p. 15)

“Il complotto è un intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone”: perché S. E. Mons. Eduardo Davino esterna “meraviglia e dispiacere” se la sentenza assolutoria del Tribunale di Prima Istanza parla di “complotto”? E in che altro modo si potrebbe definire quello che hanno fatto i testimoni di alcuni dei quali abbiamo riportato le dichiarazioni?

Dobbiamo concludere:

- o Mons. Eduardo Davino non ha preso neanche visione della sentenza di primo grado

- o ne ha preso visione e allora egli impugna la Verità conosciuta:

“Né minor meraviglia, se non sconcerto (sic), può provocare il non certamente richiesto giudizio, su S.E. Mons. Giuseppe Molinari, Arcivescovo dell’Aquila, le Autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri dicasteri della Curia Romana.

Si legge infatti nella sentenza: “…in realtà le prime vittime del complotto contro Padre Andrea D’Ascanio sono state S.E.R. Mons. Giuseppe Molinari e le Autorità della C.D.F. e di altri Dicasteri della Curia Romana, tratte in inganno dagli orditori del complotto e dalle persone da loro strumentalizzate come accusatrici”.

Mons. Eduardo Davino – aggiungendo alla “meraviglia” lo “sconcerto” - dichiara finalmente le motivazioni di questo illegittimo processo di appello: Mons. Molinari e le Autorità della C.D.F. e di altri Dicasteri non hanno gradito che un Tribunale da loro stessi attivato abbia ufficialmente dichiarato che sono stati “tratti in inganno”.

“In realtà una attenta lettura degli atti mostra quanto sia inverosimile una ipotesi del genere”

Come può Mons. Eduardo Davino definire il complotto “inverosimile”, cioè privo di qualsiasi rispondenza alla realtà, dopo quello che risulta dagli Atti del processo e di cui abbiano riportato appena qualche brano?

E’ una delle tante asserzioni non dimostrate, ma date come inconfutabili dal Presidente del tribunale di seconda istanza.

E di quale “attenta lettura degli atti” parla? Ha realmente letto “attentamente” le 4.000 pagine del processo che hanno portato all’assoluzione di Padre Andrea D’Ascanio?

Da come si esprime dobbiamo dedurre che non ha esaminato neanche le 120 pagine della sentenza di assoluzione:

“Né vale far ricorso, alla fine, ai “poteri ipnotici” di Don Gabriele Nanni per giustificare come mai le due testimoni fondamentali, A. Z. e G. P., le quali godono di buone testimoniali, abbiano accettato di dire, anche sotto giuramento, delle falsità davanti alle autorità ecclesiastiche”.

Poteri ipnotici? Chiamiamoli come si vuole: dagli atti del precedente processo risulta che la prima ondata di testi fu contattata da Gabriele Nanni che “apre gli occhi” ai vari testimoni perché possano “vedere” finalmente chi è P. Andrea cfr
http://www.truthaboutpadreandr.....ni-ita.php :

“LE DUE TESTIMONI FONDAMENTALI”
In sede di Appello, inoltre, l’ unico teste che viene interrogato è in realtà, la Sig.ra Ciancia, e su di essa il Promotore di Giustizia crede di poter costruire la “novitas” dell’intero impianto accusatorio in secondo grado; ma la teste Ciancia, come emerge chiaramente da tutta la documentazione prodotta, si rivela totalmente inattendibile, avendo ripetutamente e, per di più, palesemente, mentito tante volte. Nel corso dell’interrogatorio, però, emerge ancora una volta la inattendibilità della teste che viene perciò rimpiazzata da altre due testimoni ripescate nel primo processo canonico nell’ambito del quale erano state già valutate non credibili.

1. Alessia Zimei

Abbiamo già trattato di questa teste “fondamentale” nella terza parte di questo sito e ad esso rimandiamo  www.truthabaoutpadreandreadasc.....anio.net).

In questa sede facciamo solo una sintesi su questa ”teste fondamentale” per evidenziare la mutabilità delle tante accuse che alla fine lei stessa smentisce, come vedremo.

Nel 1990 conosce Gabriele Nanni che è a L’Aquila per completare i suoi studi di teologia con l’Armata Bianca. Nasce tra di loro una profonda relazione sentimentale che si chiude nel 1993, quando Gabriele Nanni decide di entrare nel noviziato della Pro Deo et Fratribus.

Da allora partecipa con impegno generoso alle iniziative dell’Armata Bianca e nel 1996 partecipa ad una missione di tre mesi tra i bambini dell’Ecuador. Nel suo ultimo fax dell’ottobre 1996 così si rivolge a Padre Andrea:

“Pà mio carissimo, ti comunico che la riunione di oggi è andata a meraviglia. La lettura del tuo fax è stata una specie di sollievo per ognuno. Tutti sono molto contenti (…) Oggi giocherellando con la calcolatrice ho fatto il conto di quanti bambini ho incontrato sola soletta. Indovina quanti sono? 28.682 (…). Ti abbraccio forte forte come all’aeroporto. Alessia”

I parenti, temendo che ella voglia dedicarsi per sempre all’Armata Bianca, durante la sua permanenza in Ecuador fanno della loro casa - come abbiamo appena letto nelle deposizioni di più testimoni - il centro degli incontri di quanti, per vari motivi, non hanno in simpatia Padre Andrea D‘Ascanio.

Tra questi emerge Gabriele Nanni che, ormai alle soglie del sacerdozio, dalla casa di teologia in Slovacchia è stato retrocesso a quella di probandato di Civitella del Tronto e di questo dà la colpa a Padre Andrea D’Ascanio che, a suo giudizio, avrebbe parlato male di lui. A Civitella viene avvicinato più volte dai membri del “comitato” e lui prepara la sua lunga lista delle accuse che farà firmare da Alessia Zimei.

Quando questa torna dall’Ecuador decisa a ripartire dopo 15 giorni, i parenti organizzano un suo incontro con Gabriele Nanni e - “…alla fine dopo ore che parlavamo, che non ero mai convinta” (dall’interrogatorio) – questi la convince a sottoscrivere e a presentare al Vescovo Giuseppe Molinari de L’Aquila la lista delle 21 accuse che lui ha preparato e che i tecnici della Congregazione per la Dottrina della Fede, useranno per dare inizio al primo processo ecclesiale.

A questo riguardo, leggiamo nella sentenza assolutoria a p.12

“Dopo aver passato quasi tutta una giornata con Gabriele Nanni nel seminario in cui abitava….. gli occhi di Alessia Zimei si “aprirono” e scoprì con stupore che il Padre Andrea D’Ascanio aveva attentato gravemente alla sua castità in diverse occasioni per lo più, spesso, durante la confessione sacramentale…”

Ma, per quanto numerose, queste 21 vaghe accuse non corredate da alcuna prova non garantiscono l’esito certo di una condanna. Perciò Alessia Zimei venne accompagnata da S. E. mons. Tarcisio Bertone, Segretario della CDF, che compila e le fa sottoscrivere una circostanziata denuncia, come preciseremo prossimamente su questo sito.

E’ interessante notare che Alessia Zimei farà ancora differenti dichiarazioni nel Tribunale Penale dell’Aquila, anche questo verrà precisato quando tratteremo degli altri processi penali e civili subiti da Padre Andrea D’Ascanio.

Questa teste dalle multiformi accuse era stata ben identificate dal Tribunale di prima istanza che aveva assolto Padre Andrea D’Ascanio, ma Mons. Davino ne fa una delle due colonne su cui fonda la sua condanna, nonostante quello che ella stessa dichiara in una intercettazione telefonica:

(Nastro 1 Telefonata n. 7 tra Rosa Ciancia e Alessia Zimei 13 12 1999 ore 15,41):

Alessia: “io ritengo che le cose che io so o che ho visto, a loro (ai carabinieri) non gliene importa niente perché sono le solite cose che hanno fatto per obbedienza o cose del genere. Io di cose gravi in termini …come intendeva quello, io non ho nulla da dire su cose di questo genere… quindi…”

…quindi, la “testimone fondamentale”, che gode “di buone testimoniali”, è una bugiarda. In un Tribunale corretto sarebbe stata sufficiente questa dichiarazione di Alessia Zimei, ufficialmente registrata, per far crollare il processo. Ma per i giudici del Supremo Tribunale Ecclesiastico queste intercettazioni telefoniche non sono degne della minima considerazione. Forse perché troppo solari.

2. Gabriella Parisse

“Come mai – si chiede Mons. Davino nella sua sentenza di condanna – le due testimoni fondamentali, A. Z. e G. P., le quali godono peraltro di buone testimoniali, abbiano accettato di dire, anche sotto giuramento, delle falsità davanti alle autorità ecclesiastiche?”.

In verità, da quanto risulta dagli atti, hanno detto delle falsità anche davanti alle autorità civili.

Per quanto riguarda Gabriella Parisse, “ha accettato di dire delle falsità” per ottenere una copertura ecclesiale per quanto aveva fatto con alcune suore di Madre Teresa di Calcutta. In sintesi:

Gabriella Parisse, conosciute le Suore di Madre Teresa da poco venute a L’Aquila, esprime a Padre Andrea D’Ascanio, suo direttore spirituale, il desiderio di entrare tra di loro. Questi le fa una lettera di presentazione e la candidata novizia passa una settimana nella casa di formazione delle suore in Roma. Dopo questa breve esperienza la Parisse accantona l’idea di farsi suora e, invece di entrare lei nella struttura di Madre Teresa, fa uscire dalla casa dell’Aquila Suor Valeria Frendo, maltese, e poi altre due consorelle con le quali decide di dar vita ad una nuova Congregazione di sua creazione.

Padre Andrea D’Ascanio, dopo averne parlato con l’Arcivescovo Mario Peressin, dice alla Parisse di far rientrare le suore nell’istituto o di rimandarle a casa. La proposta viene rifiutata e si chiudono i rapporti.

Ma Gabriella Parisse viene a trovarsi in una situazione difficile, dovendo giustificare e regolarizzare anche su un piano civile la posizione di queste donne di altra nazionalità che risultano ufficialmente sue ospiti. Ha quindi bisogno di un riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa e trova piena accoglienza nel nuovo Arcivescovo Mons. Giuseppe Molinari. Nascono così le “Apostole della Pace”.

Ma tutto ha un prezzo. A pagarlo è Padre Andrea D’Ascanio contro il quale la Parisse è costretta a testimoniare in più tribunali, come ella stessa dichiara dinanzi ai giudici di L’Aquila:

Gabriella Parisse: Io sono stata invitata dal Vescovo a fare la testimonianza.

Avv. Stilo: Da quale Vescovo?

Gabriella Parisse: Molinari (…)

Avv. Stilo: Dunque, lei è stata invitata da Molinari a presentarsi spontaneamente (…)

Gabriella Parisse: Sì

Questa dichiarazione della Parisse dovrebbe rispondere alle perplessità di Mons. Eduardo Davino.

“Mentre il patrono del P. A. D’Ascanio si rifà nella sua difesa alle intercettazioni telefoniche ordinato (sic) dalla stessa Magistratura italiana per suffragare la tesi del complotto”.

Effettivamente il patrono aveva presentato una lunga lista di telefonate, selezionate tra le oltre 18.000 intercettate dai Carabinieri, dalle quali risulta in modo inconfutabile la organizzazione del complotto ed emergono i nomi dei responsabili: Mons. Molinari e i suoi collaboratori Padre Giacobbe, Domenico Pelliccione, Rosa Ciancia… i quali, non sapendo che i loro discorsi venivano registrati, attestano e descrivono senza veli la tessitura del complotto. Quale prova più “probante” delle intercettazioni telefoniche registrate su disposizione della Magistratura? Ma il Tribunale non è d’accordo, ed espone la sua contrarietà con “due osservazioni” che “si impongono”:

“Al riguardo due osservazioni si impongono. Innanzitutto non si vede la logicità del ragionamento della sentenza. Logica infatti vorrebbe piuttosto la conclusione opposta che cioè le parti offese, pur in presenza delle prevedibili conseguenze penali di una falsa accusa, nella piena consapevolezza di dire il vero non hanno temuto di affrontare il giudizio in un’aula penale”.

In realtà Mons. Eduardo Davino si rifiuta di prendere in considerazione le telefonate intercettate dai Carabinieri e - per non affrontare l’ostacolo - mette in campo “due osservazioni” che “si impongono”: “la logicità del ragionamento della sentenza” e l’eroicità delle “parti offese”.

E con la coscienza di Giudice pacificata da queste considerazioni, si prepara ad emettere la sentenza di condanna.

Si continuerà ad esaminare le complessive 12 pagine della sentenza, evidenziando quante di esse sono state utilizzate per elencare – per ben due volte – i capi d’accusa di Padre Andrea D’Ascanio; quante per citazioni che potessero giustificare l’arbitrio della condanna; quante (solo tre) inerenti alla valutazione dei fatti.

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