È già un caso letterario. È Terra matta, l’autobiografia postuma del contadino semianalfabeta Vincenzo Rabito pubblicata da Einaudi. La storia, messa insieme nel corso di 80 anni e poi rimasta in un cassetto per altri 15, era contenuta in un manoscritto con un punto e virgola dopo ogni parola. Oltre mille fittissime pagine scritte - o meglio parlate - in un sicilano secco. “Se all’uomo di questa vita non ci incontra aventure non ave niente derraccontare”.
Di “aventure” Rabito ne ha raccolte per una vita intera, cominciata nel 1899 a Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa e proseguita in giro per l’Italia fino alla morte nel 1981. Una vita che attraversa le due guerre, il fascismo, l’emigrazione e la quotidianità in Sicilia, tra brigantaggio, contrabbando e povertà endemica. Tutto il Novecento in una storia cinica, poetica e tragicomica che è venuta alla luce grazie al figlio Giovanni. O meglio “Ciovanni” come lo chiama il padre nel testo: “Ciovanni pazzo che senevoleva antare a cirare litalia, la Spagna, la Francia tutta con lauto stoppe”. Giovanni se ne va fino in Australia. E dopo la morte del padre passa le serate sul manoscritto per renderlo presentabile, per sintetizzarlo senza perderne forza e sfumature. Nel luglio del 1999 decide che il lavoro è terminato. Spedisce una riduzione della biografia all’archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (che raccoglie migliaia di diari privati). E chiede che l’opera partecipi al premio Pieve- Banca Toscana, indetto ogni anno dall’archivio. La commissione legge il testo, ne rimane folgorata e vuole la versione integrale. Arrivano così a Pieve i sette quaderni originali che affascinano la giuria. La monumentale opera è premiata nel 2000 col massimo riconoscimento. Ma le poche speranze di trovare un editore inducono la commissione a presentare il diario come: “il capolavoro che non leggerete mai”. Invece ora Terra matta è al secondo posto tra i libri più venduti in Sicilia. All’archivio di Pieve arrivano curiosi e studiosi per dare un’occhiata ai sette quaderni originali. E nei blog se ne parla moltissimo ogni giorno.
Leggi qui le prime tre pagine di Terra Matta, il libro di Vincenzo Rabito (in pdf)
- Venerdì 30 Marzo 2007









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Commenti
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Il 2 Aprile 2007 alle 23:00 talete ha scritto:
“Se all’uomo di questa vita non ci incontra aventure non ave niente derraccontare”…..fantastico: da far studiare nei licei questo Vincenzo Rabito!
Il 6 Aprile 2007 alle 17:48 Terra mia, qualcuno l'ha letta? « gruppo/i di lettura ha scritto:
[...] Così introduce, Einaudi, il caso letterario di Rabito, contadino semianalfabeta siciliano. Se ne parla sul sito di Panorama: È già un caso letterario. È Terra matta, l’autobiografia postuma del contadino semianalfabeta Vincenzo Rabito pubblicata da Einaudi. La storia, messa insieme nel corso di 80 anni e poi rimasta in un cassetto per altri 15, era contenuta in un manoscritto con un punto e virgola dopo ogni parola. Oltre mille fittissime pagine scritte - o meglio parlate - in un sicilano secco. [...]
Il 6 Aprile 2007 alle 17:48 Terra mia, qualcuno l'ha letto? « gruppo/i di lettura ha scritto:
[...] Così introduce, Einaudi, il caso letterario di Rabito, contadino semianalfabeta siciliano. Se ne parla sul sito di Panorama: È già un caso letterario. È Terra matta, l’autobiografia postuma del contadino semianalfabeta Vincenzo Rabito pubblicata da Einaudi. La storia, messa insieme nel corso di 80 anni e poi rimasta in un cassetto per altri 15, era contenuta in un manoscritto con un punto e virgola dopo ogni parola. Oltre mille fittissime pagine scritte - o meglio parlate - in un sicilano secco. [...]
Il 6 Aprile 2007 alle 20:10 Terra matta, qualcuno l'ha letto? « gruppo/i di lettura ha scritto:
[...] Così introduce, Einaudi, il caso letterario di Rabito, contadino semianalfabeta siciliano. Se ne parla sul sito di Panorama: È già un caso letterario. È Terra matta, l’autobiografia postuma del contadino semianalfabeta Vincenzo Rabito pubblicata da Einaudi. La storia, messa insieme nel corso di 80 anni e poi rimasta in un cassetto per altri 15, era contenuta in un manoscritto con un punto e virgola dopo ogni parola. Oltre mille fittissime pagine scritte - o meglio parlate - in un sicilano secco. [...]
Il 14 Gennaio 2010 alle 9:55 elena ragusa ha scritto:
L’autobiografia è valida dal punto di vista storico, anche se molte date sono inventate. Si è data tanta enfasi ad un testo che non rispecchia nemmeno il dialetto locale da imporlo come una eccelsa opera letteraria.
“Se all’uomo di questa vita non ci incontra aventure non ave niente derraccontare”… non è il dialetto originale che è stato battezzato “il Rabbitese” nè ha un’originalità culturale.
Resta un interessante documento storico di un contadino rozzo ed ignorante (sapeva leggere e scrivere come ricordano in paese).
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