[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/sarajevo_oggi/normal_sarajevo_steffen42_06.jpg)
Mazen Haidar, Laura Cipollini e Elmar Kosser sono gli autori del saggio Città e Memoria - Beirut, Berlino e Sarajevo (Bruno Mondadori). Obiettivo dei tre studiosi è partire dai “luoghi emblematici di città spianate e stravolte dalle guerre, luoghi che sono stati radicalmente alterati da un processo di ricostruzione che è al tempo stesso cesura con un passato traumatico e incessante rivendicazione del nuovo” per cercare di capire quale rapporto c’è oggi tra il “luogo attuale” e quello scomparso. La ricerca su Sarajevo dell’architetto Laura Cipollini (nel merito, leggi anche qui) anche si è basata essenzialmente su lunghe interviste “qualitative”: parlare con gli abitanti e osservare i luoghi, per capire cosa è successo. Le persone sono state selezionate sulla base di criteri di rappresentatività, ma il campione non ha valore statistico in senso stretto. D’altra parte, ancora oggi, i numeri a Sarajevo sono evanescenti. “L’ultimo censimento risale al ‘91, poi più niente. Forse, il prossimo sarà effettuato nel 2010, ma non è sicuro. Il problema” spiega Laura Cipollini “è che queste informazioni potrebbero diventare fonte di polemiche. Si suppone per esempio che oggi ci sia una maggioranza musulmana e che buona parte degli ortodossi non abbia fatto ritorno dopo la fine della guerra. Numeri che, nel caso, indicherebbero che le politiche di riconciliazione degli operatori internazionali non hanno avuto gli effetti sperati. Numeri che potrebbero venir usati strumentalmente, vista la delicata situazione politica nei Balcani”.
La mancanza di informazioni statistiche, prosegue Cipollini, rappresenta una forte lacuna anche per i progetti di riqualificazione della città. “Difficile fare progetti specifici, per esempio di accoglienza, se non si sa chi sono e quanti sono i nuovi abitanti di Sarajevo”.
- Venerdì 6 Aprile 2007









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Il 6 Aprile 2007 alle 10:35 Quegli alberi di Sarajevo: storie dell’assedio 15 anni dopo » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:
[...] Chi abita oggi a Sarajevo [...]
Il 6 Aprile 2007 alle 11:27 Voci da Sarajevo: così ci ha cambiato quel 6 aprile 1992 » Panorama.it – Mondo ha scritto:
[...] Il ricordo della giornalista bosniaca Azra Nuhefendic, ex reporter bosniaco-musulmana della tv di Stato di Belgrado, arriva a Sarajevo, la sua città natale, il 5 aprile 1992, alla vigilia dell’attacco (qui il suo articolo testimonianza). “Mi illudevo c che la guerra durasse qualche settimana”, dice. Quando torna a Belgrado, il mese successivo, i colleghi e i vicini di casa serbi faticano a salutarla. Una settimana dopo viene licenziata. Perché bosniaca e musulmana. “Eravamo - racconta a Panorama.it - come gli ebrei durante la seconda guerra mondiale”. La Sarajevo di oggi, spiega Azra, non è più la città tollerante, multiculturale e cosmopolita dove è cresciuta e che ha amato: “Ai bambini, nelle scuole, insegnano a diffidare delle persone delle altre etnie. Purtroppo Sarajevo non sarà mai più come prima” (leggi Chi abita oggi a Sarajevo) . Azra vive a Trieste, fa la segretaria e collabora con alcune note testate nazionali tra cui l’Osservatorio sui Balcani. La sua è un toccante testimonianza su una delle più tragiche pagine della nostra storia. L’intervista audio ad Azra Nuhefendic [...]
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