Un codice di comportamento per chi frequenta i blog. È quello a cui stanno pensando Tim O’Reilly, l’inventore del web 2.0, e Jimmy Wales, il creatore di Wikipedia. Per ora non è un vero regolamento, ma soltanto un’ipotesi, una bozza on line aperta a suggerimenti, integrazioni o stroncature.
Stando a ciò che si legge su blogher.org, radar.oreilly, e blogging wikia, si tratta più di regole di buon senso che non di indicazioni rivoluzionarie. Ecco qualche esempio: no a insulti, ad abusi verbali, a violazioni del copyright e della privacy. Al bando gli attacchi ingiustificati verso altri utenti e niente commenti anonimi o nick cui non corrisponda un vero indirizzo e-mail. Tra le regole, anche l’invito a ignorare sempre le provocazioni sterili. Insomma, una serie di punti che sono un generale invito a non fare sul web ciò che non si farebbe nel proprio salotto di casa, in una conversazione fra amici oppure fra estranei.
Se andasse in porto, l’idea si tradurrebbe, per i blogger, in un vero manifesto da sottoscrivere, con tanto di distintivo da esibire sulla home page. Ogni blogger firmatario dovrebbe poi comportarsi di conseguenza. E cercare di sedare le risse verbali, scrivendo magari privatamente al disturbatore per indurlo a più miti consigli, scongiurando gli editwar e le risse con centinaia di insulti.
La proposta di Tim O’Reilly prevede un distintivo riconoscibile anche per chi decidesse di non adeguarsi al codice. Chi volesse aprire i commenti del proprio blog a qualunque tipo di contributo, senza censura, dovrebbe comunque avvertire i lettori con uno speciale marchio.
Il tema, che occupa anche le pagine del New York Times e del Guardian, raccoglie le più diverse reazioni. Qualcuno è assolutamente d’accordo. E anzi, estenderebbe le regole anche ai forum, dove la bagarre è all’ordine del giorno. Qualcun altro invece comincia a preoccuparsi. E teme che l’anarchica libertà del web possa annacquarsi nel trionfo del politically correct.
Ma oltre ai pareri pro o contro, l’idea di Tim O’Reilly diventa in Rete uno spunto di riflessione anche più generale per migliorare il futuro della comunicazione sui blog e fare nuove proposte.
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- Martedì 10 Aprile 2007










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Commenti
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Il 11 Aprile 2007 alle 11:42 marcella666 ha scritto:
Scusate se oso, ma più che inventore del web 2.0 Tim O’Reilly è un editore (la casa editrice porta il suo cognome, nel settore informatica è forse la più grande d’america). Poi ha inventato il termine “web 2.0″ (il termine, non il web 2.0, però). Adesso sta usando la nuova internet per improvvisarsi guru e sparare idee strampalate come questa (e così fare pubblicità alla sua azienda…)
Il 12 Aprile 2007 alle 10:38 elettra77 ha scritto:
Boh, un manifesto del genere contiene regole ovvie, già applicate da sempre sia su internet che altrove, senza che nessuno le mettesse per iscritto. C’è davvero bisogno di mettersi un distintivo per dire che “sono contro la maleducazione”?
Il 16 Aprile 2007 alle 21:34 Un codice di autoregolamentazione per i blog? « The Geek Librarian ha scritto:
[...] Il fatto che a tenere a battesimo un codice di condotta per i blogger fossero proprio due dei massimi teorici del 2.0 ha suscitato un ampio dibattito: tra gli altri sono intervenuti il Guardian e il New York Times; in Italia il blog di Antonio Carnevale su Panorama offre una ricostruzione delle vicenda. [...]
Il 3 Dicembre 2008 alle 22:36 Berlusconi: “Una proposta per regolamentare internet”. E i blogger si mobilitano » Panorama.it - Cultura e societa ha scritto:
[...] Il dibattito sulla carta dei diritti della rete è aperto da tempo. Due guru del web, Tim O’ Reilly e Jimmy Wales (fondatore dell’enciclopedia online Wikipedia) hanno proposto una bozza di regolamentazione un anno e mezzo fa: un’iniziativa che ha animato un dibattito per alcune settimane, ma è terminato in un nulla di fatto. Nella precedente legislatura la proposta del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Ricardo Franco Levi ha sollevato, invece, la reazione dei blogger italiani: una risposta che lo ha spinto a ritornare sui suoi passi. Ora in Commissione cultura alla Camera è all’esame una nuova proposta di Levi “per la disciplina del settore dell’editoria” che ha già sollevato perplessità nel popolo di internet. [...]
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