Mentre si celebra la giornata internazionale del diritto d’autore, si moltiplicano i libri che lo mettono in discussione, lo adeguano ai tempi, ne rompono gli argini. Come Kai Zen, in libreria con La strategia dell’Ariete, il primo libro Mondadori in copyleft.
Panorama.it ha incontrato questo gruppo di anime diversissime, che partrecipano al fenomeno sempre più diffuso della scrittura collettiva con una nuova formula che ridisegna i confini del diritto d’autore (da Luther Blisset a Wu Ming). Si chiamano Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani. Vivono in città diverse (Bologna, Bolzano, Messina, Sesto San Giovanni-Milano). E comunicano solo via web, dove si sono incrociati nel 2003, partecipando ad un’iniziativa di scrittura a più mani.
Non c’è conflitto tra il copyleft e gli interessi commerciali di una grande casa editrice?
Non c’è nessuna contraddizione. Noi pubblichiamo tutto in copyleft. Questo significa che chiunque può riprodurre, esporre in pubblico, recitare e anche modificare le nostre opere. Le uniche condizioni che chiediamo sono di citare l’autore e non specularci sopra. Insomma, le regole del Creative Commons. Mondadori ha accettato subito l’idea, in modo molto naturale.
Eppure c’è ancora chi ha paura del copyleft…
Per noi il copyleft è questione di rispetto per il lettore e di onestà intellettuale. È un contatto diretto con il nostro pubblico. Ed è una possibilità creativa senza limiti.
In che modo?
Su kaizenlab.it è in corso un nostro progetto di scrittura a più mani. Per quanto riguarda la Strategia dell’Ariete, sul sito dedicato abbiamo aperto le porte ai lettori e ai navigatori che possono agire direttamente sulla storia, sui personaggi, e sugli spin off. L’iniziativa sta avendo un successo enorme. E ogni dieci giorni nasce un nuovo racconto apocrifo che mettiamo online.
C’è un anche un blog di Kai Zen?
C’è un myspace, che contiene anche un blog
Avete blog personali?
No. Il formato blog in realtà non ci è molto congeniale, preferiamo il wiki, e presto inseriremo delle parti in wiki sul sito del libro.
C’è un rapporto tra le dinamiche della rete e la genesi di un’opera corale come kai zen?
Il web ha influito soprattutto sulla struttura de La strategia dell’artiete, che è fortemente ipertestuale. È possibile far nascere da ogni pezzo del romanzo un intero racconto (o perché no, un nuovo romanzo). Si possono far germogliare i semi piantati con il glossario alla fine del libro, aproffondire le ricerche storiche, tracciare mappe, aggiungere suoni e immagini… Per questo abbiamo costruito il romanzo assieme al sito, in modo da lasciare molti punti aperti.
I consigli di Kai Zen per chi vuole cimentarsi con la scrittura di gruppo?
Il nostro metodo è piuttosto semplice. Ognuno di noi parte da una prima stesura individuale. Poi si montano le parti. Si continua con una serie infinita di editing di ognuno su tutto e, se si è ancora amici dopo le discussioni, si taglia, si aggiusta, si riscrive quanto necessario.
E i consigli per chi vuole approfondire il concetto di copyleft?
Ci sono molti siti che se ne occupano. Per esempio il sito Copyleft Italia, il sito di Creative Commons in cui è possibile creare una licenza ad hoc per i propri progetti. E poi c’è il blog di Antonella Beccaria che si occupa di queste tematiche da lungo tempo. E non possiamo dimenticare i15, un gruppo di lettori molto particolare che diffonde e promuove la scrittura in CL. Poi c’è Terra nullis, un atelier di scritture a sorgente libera… Ma ce ne sono molti altri legati anche al software open source e a Linux.
Che cosa significa Kai Zen?
Ha a che fare con un’espressione giapponese che significa “In continuo miglioramento”. Ma non si pensi che siamo vicini a filosofie orientali o misticheggianti. In realtà è anche il nome di una band che fa una musica piuttosto violenta. Ci piaceva la loro musica, il loro nome… e l’abbiamo preso.
- Venerdì 20 Aprile 2007










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Il 14 Giugno 2007 alle 14:12 Lingua e identità: se l’io diventa l’altro, dal gossip ai blog » Panorama.it – Libri ha scritto:
[...] “Nel libro c’è un’unica tesi” spiega l’autore a Panorama.it: “oggi, in Occidente, percepiamo la nostra identità come minacciata e, per difenderci, cerchiamo di riformularla. Il web” continua Arcangeli “è uno dei luoghi in cui questo fenomeno si vede meglio. Su Second life, ad esempio, c’è chi cerca semplicemente di svagarsi” spiega “ma c’è anche chi è alla ricerca di un’identità nuova e diversa, che lo faccia sentire al sicuro e più protetto di quanto non lo sia nel mondo reale. In questo secondo caso però” sottolinea l’autore “non si tratta di sminuire l’identità reale, bensì di arricchirla con quella virtuale, che si nutre di relazioni”. “In sostanza, non c’è più soltanto l’io” spiega ancora Arcangeli “L’io nel nostro tempo diventa anche l’altro, e in questo modo si rafforza. Questo fenomeno” conclude “avviene in tutti i social network, e anche negli ensamble creativi alla Kai zen o Wu Ming, dove il singolo sacrifica la propria individualità in favore di un lavoro collettivo, ma al contempo si arricchisce dei contributi di tutto il gruppo”. [...]
Il 7 Agosto 2007 alle 9:20 Transmedia storytelling: si chiama così la nuova cultura pop » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] In Italia un esperimento simile è nato con Manituana, l’ultimo romanzo di Wu Ming: il collettivo di scrittori ha creato un sito in cui i lettori possono partecipare al mondo narrativo del romanzo inventando nuove storie. Nel livello due (accessibile dopo aver inserito il nome di uno dei personaggi del libro) si può entrare nella conversazione con gli autori, scrivere un racconto a partire dai capitoli del romanzo e visitare i luoghi narrati da Wu Ming con le mappe di Google Earth. Il romanzo come esperienza globale, insomma. E sulla stessa linea è anche il gruppo Kai Zen che, come Wu Ming, ha adottato il copyleft per l’ultimo libro pubblicato, La strategia dell’ariete. [...]
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