
Un libro, un fiore. In Catalogna è tradizione regalare una rosa a ogni volume venduto nel giorno di San Giorgio, patrono della regione, il 23 aprile. Da questa consuetudine è nata la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, quest’anno alla dodicesima edizione. Si celebra sempre il 23 aprile, omaggiando così anche tre grandi scrittori morti in quella data, nel 1616: William Shakespeare, Miguel de Cervantes Saavedra e “El Inca” Garcilaso de la Vega. Un’occasione per festeggiare i compagni di notti insonni, di piacevoli pomeriggi o di viaggi su snervanti Intercity o in metro. Ma anche per riflettere sulla funzione della lettura e dell’editoria. E, soprattutto, sul ruolo del libro oggi e sul suo essere e restare vettore di ogni espressione culturale. “Il libro è indubbiamente un oggetto diverso rispetto a dieci anni fa” dice Carlo Federici, professore di Teoria e tecniche della Conservazione del materiale archivistico e librario alla Ca’ Foscari di Venezia ed ex direttore dell’Istituto Centrale per la Patologia del Libro, specializzato nel restauro dei materiali librari. “Prima era luogo di cultura e ricerca, ora la ricerca si è spostata su internet. Ciò non vuol dire che non saranno più stampati libri: resteranno il luogo del piacere, della poesia, dell’arte. Sarà come con le anfore: nonostante non servano più per portare vino o acqua, si continua a costruirle e venderle come oggetto artistico”. Ed è indicativo che proprio oggi, fino a domenica, su Second Life, mondo virtuale parallelo, si tenga la prima fiera del libro, a cui parteciperà, tra gli editori, l’italiano Castelvecchi. Il professor Federici lunedì sarà tra i relatori della tavola rotonda, in programma alle 16 alla Biblioteca Nazionale di Roma, Celsius 232°, parafrasi del celebre Fahreneit 451 di Ray Bradbury, romanzo ambientato in un ipotetico futuro dove i libri sono bruciati perché leggerli è reato. Metafora di molte distruzioni di patrimoni librari, dalle origini della “civiltà” a oggi, tra millenni di guerre e disastri naturali. Sono tante le manifestazioni in corso o prossime in Italia e nel mondo per far festa con un libro. Il tutto alla vigilia della Fiera del Libro per Ragazzi, che si tiene a Bologna dal 24 al 27 aprile.
- Venerdì 20 Aprile 2007









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Commenti
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Il 23 Aprile 2007 alle 10:30 kubaiashi00 ha scritto:
“…non vuol dire che non saranno più stampati libri… (per i libri) sarà come con le anfore: nonostante non servano più per portare vino o acqua, si continua a costruirle e venderle come oggetto artistico…”
Oggetto artistico?? Anfore?? Professore, ma lei le pensa veramente queste cose o siamo noi che abbiamo capito male?
Il 26 Aprile 2007 alle 18:38 Centochiodi torna a dividere. Cosa sono in fondo i libri? » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:
[...] “I libri, se non diventano vita incarnata, sono oggetti inchiodati nella rigidità di un sapere inutile”. Ermanno Olmi torna a spiegare così uno dei passaggi emblematici del suo ultimo film, quello dell’inchiodatura dei libri. Il regista di Centochiodi (e anche de L’albero degli zoccoli, Il mestiere delle armi e molti altri film) replica oggi sulle pagine del Corriere della Sera alle critiche che Oliviero Diliberto, bibliofilo e segretario del Pdci, gli aveva mosso qualche giorno fa in occasione della Giornata mondiale del libro: “Sarò provocatorio, ma ora ci si è messo pure Ermanno Olmi: lui lo avrà fatto pure con le migliori intenzioni, ma lo scegliere di inchiodare libri in nome di una presunta purezza del cristianesimo è profondamente diseducativo, perché individua il libro come un pericolo da estirpare. Operazione non dissimile a mille altre fatte in passato che hanno portato a immani tragedie”. E ancora: “i libri vengono distrutti sempre in occasione di eventi terribili e luttuosi”. Come per esempio è accaduto in Iraq: “Le guerre distruggono le città e di conseguenza bruciano anche le biblioteche. Basta ricordare le ultime devastazioni criminali in Iraq”. Una critica che ha trovato sponda in Alfredo Mantovano, ex sottosegretario di An: ‘’Per una volta sono d’accordo con Oliviero Diliberto. Un evento direi. Trovo anch’io diseducativo il film di Olmi. Bruciare i libri? Si sa come si comincia, ma non si sa dove si va a finire’’. Il regista ribatte sul Corriere che evidentemente non si è colta la “provocazione del paradosso” e conclude con ironia: “Tuttavia, dopo essere stato redarguito, mi rendo conto della gravità della mia colpa e farò pubblica ammenda. Riconosco che il paradosso del mio film è talmente diseducativo che il contesto in cui ci troviamo inorridisce: infatti, la qualità del dibattito della nostra classe politica, la correttezza dei comportamenti parlamentari, il rigore della spesa nelle funzioni pubbliche, la sollecita giustizia, la eguaglianza di trattamento nella sanità, la autorevolezza degli insegnanti nella scuola, l’educazione e il sostegno della speranza per i giovani, la democrazia stessa, tutto è così altamente educativo che per consolarmi della mia colpa cercherò anche un solo amico disposto a bere un caffè in mia compagnia”. In un’intervista all’Avvenire, Olmi aveva già provato a chiarire il suo punto di vista in materia: “Mi chiedi se l’inchiodatura dei libri che mostro nel film può sembrare dissacrazione della cultura accademica e anche religiosa. Posso rispondere che troppo spesso proprio certa cultura mal intesa e le religioni stesse hanno profanato la sacralità della vita umana”. Il film e anche il trailer che lo ha accompagnato (”Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”) hanno sollevato critiche (come quelle di Giuliano Ferrara o di Nico Orengo, per esempio), ma anche elogi (tra gli altri Claudio Magris, nel libro pubblicato con lo stesso titolo del film da Federico Motta editore, e Padre Ruggiero Cantalamessa, predicatore di Casa Pontificia che ha rievocato la famosa scena del film per poi citare San Paolo: “La scienza gonfia, l’amore edifica”). Polemiche rimbalzate dai giornali ai blog. Il rapporto tra fede, cultura e vita i temi del dibattito. Perché, per Olmi, “la parola scritta può anche dire solide verità. Ma la sostanza di un gesto, di un atto compiuto, vale più di qualsiasi sostantivo impresso in una pagina. Prova a domandarlo a qualsiasi innamorato. Insisto: la parola può evocare la vita, ma solo la vita è viva”. E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con Olmi? [...]
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