Nella festa dei lavoratori, c’è poco da festeggiare se sei un precario. Soprattutto nel caso in cui ti chiedano di lavorare anche il primo maggio. Tra interinali, contratti a termine e altre formule dalla pronuncia anglofona, in Italia sono un esercito. Le loro storie finiscono spesso nei blog personali, e poi, a volte approdano in libreria. Per raccontare cosa significa veramente la parola flessibilità.
Ti assumono con un contratto Co.co.pro. E tra le righe ti dicono che il tuo unico obiettivo è raggirare la casalinga media: venderle un mostruoso - e costosissimo - aspirapolvere. Ti può capitare se ti assumono in call center. Come racconta Michela Murgia nel suo libro Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria (Isbn edizioni). Le pagine scorrono tra castighi aziendali da “gulag svizzero”, segretarie sado-maso, invasatati dirigenti alla Scientology e un acrobatico spirito di adattamento degli impiegati. “Non è un libro di denuncia” scrive l’autrice sul suo sito “Non è un libro di sinistra. Non è un libro di protesta sul precariato. Non è una sit com sui call center. Non era neanche un libro, in origine. Era il mio blog tematico sul lavoro che facevo. Certo” continua “se un blog può diventare un libro, può darsi anche che il libro - che non era nessuna di quelle cose elencate - possa poi diventarle tutte”.
Il suo libro è diventato un modo per dare visibilità a chi fuori dai call center non ha voce. Ma il precariato non riguarda solo chi sta al telefono per mestiere. In Italia, i lavoratori in simili condizioni sono sette milioni. Impiegati a vario titolo, con più doveri che diritti. E con una straordinaria capacità di non fare progetti a lungo termine. Spesso, come nel caso di Michela Murgia, lanciano le proprie grida di protesta nei blog e poi approdano in libreria.
Nell’enorme esercito della flessibilità si scoprono così storie personali, diversissime tra loro, che valgono più di qualsiasi Libro bianco sul lavoro. Perché rappresentano una grande fetta del mercato professionale italiano, dove ogni universo ha il proprio bagaglio nascosto di magagne, sotterfugi, escamotage fiscali delle aziende, turni massacranti, stipendi fuori legge e nessuna garanzia in caso di malattia.
A dare il via alla letteratura sul precariato è stato Tu quando scadi? (AA. VV.), pubblicato nel 2005 da Manni editori. Poi, le librerie si sono riempite di quello che ormai ha la dignità di un vero genere letterario. Fra i titoli sugli scaffali, c’è ad esempio Generazione mille euro, pubblicato da Rizzoli nel 2006 e ancora vivo nel blog omonimo. Stipendio molto più basso, invece, nel titolo del libro di Aldo Nove: Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese (Einaudi), libro di interviste a giovani e non più giovani, tutti alle prese con la parte meno protetta e sicura del lavoro. Una carrellata non di personaggi ma di persone vere, dove c’è chi rimane stagista a vita, chi lavora in uno studio da avvocato ma si mantiene facendo il cameriere, chi fa il part-time in un museo.
Fra i molti altri libri usciti negli ultimi due anni, c’è poi La donna è mobile, curato da Maria Teresa Cassini e Alessandro Castellari (Alberto Perdisa editore), con undici storie di precariato femminile in Italia. Sconfina oltralpe, invece, il saggio di Anna Maria Merlo e Antonio Sciotto. S’intitola La rivoluzione Precaria. E ripercorre lotta dei giovani contro il Cpe (contratto di primo impiego) proposto in Francia dal primo ministro Dominique De Villepin, considerato l’anticamera verso la precarietà a vita. Nel saggio, si descrivono i fatti accaduti, a partire dalla rivolta delle banlieues, immediatamente precedente, fino al ritiro del provvedimento da parte del governo. Una partita contro l’incertezza che a Parigi si è chiusa in due mesi e dalla quale avremmo qualcosa da imparare.
LEGGI ANCHE: Giornalisti precari: anche l’informazione è a rischio - Il precariato visto da Youtube
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- Lunedì 30 Aprile 2007










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Commenti
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Il 1 Maggio 2007 alle 22:58 linux747 ha scritto:
Andate a lavorare, FANNNULLLONI !!!
E’ chiaro il concetto ?
Il 3 Maggio 2007 alle 10:50 persefone ha scritto:
Presente! Precaria flessibile senza alcuna prospettiva a lungo/medio/breve termine. Mi spiace tutti questi libri non posso nemmeno comprarmeli, costano troppo.
Il 22 Aprile 2008 alle 13:39 alicetta ha scritto:
Ciao a tutti!
Ho letto il libro di Michela Murgia e casualmente ho avuto modo di sentirla parlare in piazza Santa Maria in Trastevere in occasione della giornata mondiale del libro. E’ stato molto interessante, sarà che il tema del precariato lo sento molto vicino a me, facendo parte della categoria… Adesso sono curiosa di leggere il suo libro “Il mondo deve sapere” e di vedere lo spettacolo che a breve ha detto sarà in scena al piccolo eliseo e che a Napoli pare sia stato un successo.
Alla prossima
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