- Tags: arte, Julian-Shanbel, mostre, Palazzo-Venezia, Roma, Vittorio Sgarbi
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Guarda la gallery con alcune delle opere in mostra
La vera opera d’arte è lui, Julian Schnabel. I suoi dipinti, tra astrazione e autoritratti, saranno in mostra a Palazzo Venezia, a Roma, fino al 17 giugno. Ma, almeno nel giorno di presentazione alla stampa, è l’artista a porsi come protagonista di questo evento.
Ad uso dei fotografi, si presenta alle interviste con pigiama a strisce, babucce rosa con teschio stampato e qualche macchia di pittura a dare un’aria un po’ bohemien. Anche quando parla dell’Italia, calca sui ricordi da scapigliato. “Arrivai per la prima volta nel ‘76″ dice “ero ancora un artista squattrinato. Non avevo i soldi per il biglietto del tram e quando arrivava il controllore mi dovevo nascondere”.
I tempi duri però sono finiti. Schnabel è oggi uno degli artisti più acclamati (e pagati) della scena newyorkese. Vittorio Sgarbi, in visita a Roma in veste di assessore alla cultura di Milano (la mostra passerà poi anche dal capoluogo lombardo), lo incensa come uno dei migliori artisti contemporanei, anzi: “dopo Pollock e Bacon, l’ultimo artista integrale”. E fuori dall’eccentrico personaggio che si è costruito, un artista integrale lo è veramente, perché - il parere dei critici è pressoché unanime - Schnabel riesce a tenere insieme sperimentazione e tradizione classica.
Nei suoi viaggi di gioventù in Italia cercava il classico: a Roma Caravaggio, a Padova Giotto, in Toscana Piero della Francesca. Modelli che nelle opere esposte a Roma restituiscono ora la propria lezione, fatta di luminismo ed equilibrio compositivo.
La mostra è stata curata da Gian Enzo Sperone e Marco Voena, ma è stato Schnabel in persona a selezionare le opere e decidere l’allestimento. Sua anche la scelta di non usare luce artificiale per illuminare le opere. “Una mostra totalmente destrutturata” dice Sgarbi “priva com’è di ogni elemento di disturbo per i dipinti, i quali, da soli” spiega il critico “fanno dimenticare gli spazi, che l’artista vince di per sé”.
In rassegna ci sono una trentina di opere, in un percorso che si snoda lungo i sette grandi ambienti al piano nobile del palazzo. L’itinerario tocca quattro temi essenziali dell’artista. Dalle opere di grande formato, le immense tele dove tratti densi e corposi si mescolano a segni più sfumati e sottili (spesso dipinti con le mani), alla galleria dei ritratti e degli autoritratti. Dai Plate Paintings, i dipinti realizzati sulle superfici di frammenti di ceramica, fino ai Japanese Paintings, colori ad olio su foto digitali.
Guarda la gallery con alcune delle opere in mostra
- Venerdì 4 Maggio 2007









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Commenti
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Il 7 Maggio 2007 alle 10:45 gustaveflaubert ha scritto:
Attenzione, si chiama Schnabel, con la c.
Il 11 Luglio 2007 alle 15:00 La bella estate milanese, fra torture, polemiche e censura » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] All’ombra della Madonnina è cominciata La bella estate. Sotto questo titolo rubato a Cesare Pavese si raduna infatti il ciclo di 15 mostre volute dall’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi per animare una città che con luglio si sgonfia e scappa verso mari e monti. La prima ad essere aperta alla Rotonda della Besana è stata la rassegna (in arrivo da Roma) di Julian Schnabel, pittore, scenografo e regista. Poi, in successione, a Palazzo Reale è stata la volta dello scultore Ivan Theimer e delle mostre monografiche su Gianfranco Ferroni e Fernando Botero. La rassegna che più preme a Sgarbi è quella dedicata all’Arte italiana 1968 - 2007, sempre allestita a Palazzo Reale, dove l’esposizione riunisce “il meglio che la pittura italiana ha saputo esprimere in quest’ultimo mezzo secolo” chiarisce l’assessore alla cultura di Milano. Qual è il segno distintivo delle scelte artistiche di Sgarbi? “Si riparte dalla figurazione”, afferma l’assessore e critico che si batte da anni per la rivalutazione di artisti - da Emilio Tadini a Domenico Gnoli, da Valerio Adami a Tullio Pericoli - esclusi dalle “selezioni capricciose” delle Biennali. Si colloca su questa linea la mostra delle sculture di Ivan Theimer esposte fino al 16 settembre nelle sale della Reggia di Palazzo Reale, quasi a dialogare con gli stessi spazi neoclassici. Spadroneggia l’obelisco, eccentricamente assemblato con un animale totemico che ritorna in tutte le sculture: la tartaruga. Rigorosa anche la rassegna su Gianfranco Ferroni: duecento opere tra dipinti, disegni e grafiche che percorrono i diversi stili del pittore, a partire dagli anni Cinquanta, in un confronto serrato coi lavori di altri maestri contemporanei (al piano terra di Palazzo Reale, sempre fino al 16 settembre). [...]
Il 11 Luglio 2007 alle 16:29 cultura » Blog Archive » La bella estate milanese, fra torture, polemiche e censura ha scritto:
[...] All’ombra della Madonnina è cominciata La bella estate. Sotto questo titolo rubato a Cesare Pavese si raduna infatti il ciclo di 15 mostre volute dall’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi per animare una città che con luglio si sgonfia e scappa verso mari e monti. La prima ad essere aperta alla Rotonda della Besana è stata la rassegna (in arrivo da Roma) di Julian Shnabel, pittore, scenografo e regista. Poi, in successione, a Palazzo Reale è stata la volta dello scultore Ivan Theimer e delle mostre monografiche su Gianfranco Ferroni e Fernando Botero. La rassegna che più preme a Sgarbi è quella dedicata all’Arte italiana 1968 - 2007, sempre allestita a Palazzo Reale, dove l’esposizione riunisce “il meglio che la pittura italiana ha saputo esprimere in quest’ultimo mezzo secolo” chiarisce l’assessore alla cultura di Milano. Qual è il segno distintivo delle scelte artistiche di Sgarbi? “Si riparte dalla figurazione”, afferma l’assessore e critico che si batte da anni per la rivalutazione di artisti - da Emilio Tadini a Domenico Gnoli, da Valerio Adami a Tullio Pericoli - esclusi dalle “selezioni capricciose” delle Biennali. Si colloca su questa linea la mostra delle sculture di Ivan Theimer esposte fino al 16 settembre nelle sale della Reggia di Palazzo Reale, quasi a dialogare con gli stessi spazi neoclassici. Spadroneggia l’obelisco, eccentricamente assemblato con un animale totemico che ritorna in tutte le sculture: la tartaruga. Rigorosa anche la rassegna su Gianfranco Ferroni: duecento opere tra dipinti, disegni e grafiche che percorrono i diversi stili del pittore, a partire dagli anni Cinquanta, in un confronto serrato coi lavori di altri maestri contemporanei (al piano terra di Palazzo Reale, sempre fino al 16 settembre). [...]
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