
Manca poco e i libri in prestito saranno a pagamento: una contraddizione in termini che però diverrà realtà. Il provvedimento è previsto dalla Finanziaria 2007, che sulla base di una direttiva europea (n.92/100 Ce del 1992) ha introdotto il principio della “remunerazione degli autori e degli editori per i prestiti effettuati in biblioteca”. Insomma, secondo il principio Ue, chi scrive e pubblica libri deve essere pagato non soltanto in base alle copie vendute in libreria, ma anche rispetto al numero di volte che un’opera è data in prestito.
La norma ha fatto saltare sulla seggiola i lettori accaniti e i bibliotecari più accorti. Ma la loro protesta per ora è servita a poco. Dopo che l’Italia aveva ignorato la direttiva per circa quindici anni, la giustizia europea è arrivata implacabile, e con un procedimento d’infrazione ha condannato il nostro Paese al pagamento di una mora assieme agli altrettanto refrattari Spagna, Irlanda e Portogallo. Ora dunque ci si deve adeguare.
Non è ancora chiaro se l’obbligo di pagamento riguarderà soltanto i libri effettivamente sotto diritto d’autore (ovvero entro i 70 anni dalla prima pubblicazione) o se invece si estenderà a tutte le pubblicazioni. E non è nemmeno chiaro se a pagare dovrà essere il singolo utente oppure la biblioteca. L’unico dato certo, per il momento, è il compromesso proposto dal ministro Rutelli: che sia lo Stato a pagare un forfait alla Siae (tre milioni di euro) per non gravare sulle tasche dei lettori. La proposta, contenuta in un emendamento della finanziaria (il 163), ha trovato d’accordo chi i libri li vende (gli editori), ma ha fatto infuriare il popolo delle biblioteche.
“Il forfait proposto da Rutelli equivale comunque a una tassa sulla lettura” commenta a Panorama.it Luca Ferrieri, direttore della biblioteca di Cologno Monzese (Milano) “perché una spesa dello Stato altro non è che una spesa dei cittadini”. La questione ha anche altri risvolti. “La finanziaria” spiega Ferrieri “ha modificato un comma della legge sul diritto d’autore, introducendo il principio di remunerazione a tutto campo. Dunque è probabile che anche la semplice consultazione in biblioteca possa presto diventare a pagamento. Così le biblioteche che lavorano di più saranno anche quelle a pagare maggiormente. Ma il vero punto cruciale” sottolinea il direttore “è che la direttiva Ue lede il principio di gratuità del prestito, sancito da moltissime organizzazioni, non ultima l’Unesco“.
Per contrastare il prestito a pagamento, proprio dalla biblioteca di Cologno Monzese è partita la campagna Non pago di leggere, che conta già migliaia di adesioni. “L’obiettivo a breve termine è quello di fare un’opera informativa, perché questa situazione è ancora molto sconosciuta al grande pubblico dei lettori” spiega Ferrieri. “L’obiettivo a lungo termine, invece, è quello di attivare una raccolta internazionale di firme per ottenere una modifica della direttiva o almeno una deroga, e permettere alle biblioteche d’Europa di raggiungere gli standard di qualità imposti proprio dalla Ue”. Come a dire: prima di chiederci soldi, dateci almeno quelli che ci avevate promesso.
- Lunedì 7 Maggio 2007









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Commenti
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Il 9 Maggio 2007 alle 13:43 Fox_Mulder ha scritto:
Dopo l’iva inserita dal mortadella ai cd e ai libri ( i primi rientranti nell’ambito culturale ), ora ci tocca pagare anche per la consultazione di polverosi e spesso mal conservati libri.
Nel caso in cui questa direttiva non la si possa raggirare, proporrei d’attuare il sistema più legittimo e comune: rilasciare delle tessere previo pagamento annuale di una minima commissione. Un po’ come gli abbonamenti agli autobus, alle palestre, ma molto ridimensionati, visto che la cultura è un bene che non va privato ma tutelato e garantito a tutti.
30-50 max l’anno per consultazioni continuative senza vincolo di tempo e di quantità e gratis per coloro che hanno un reddito inferiore ai 20000 euro l’anno con uno o più figli e/o moglie a carico.
Comunque, proposte personali a parte… è veramente disgustoso vedersi privare del diritto all’auto-istruzione.
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