
A guardarla oggi, a distanza di trent’anni, la formula dell’Estate romana mette un po’ di tristezza al suo inventore, Renato Nicolini. Nel 1977, quando era un giovane assessore alla Cultura della Giunta di Giulio Carlo Argan, passeggiando per le vie dell’Urbe pensò fra sé che “è semplicemente assurdo annoiarsi a Roma d’estate”. Da quella elementare convinzione è nata l’Estate Romana, formula poi pluri-replicata, imitata e riproposta in infinite varianti nelle diverse città italiane. “Quello del ‘77 fu un progetto creato dal nulla e completamente libero da ideologie” spiega Nicolini a Panorama.it. E con con un pizzico di rammarico continua “oggi non sarebbe più possibile, la cultura è ostaggio degli equilibri politici e del mercato”.
Questo significa che la formula non è più valida?
La formula resta valida, ma è il contesto che è troppo cambiato. Forse la creatività è venuta meno, ma soprattutto gli schemi sono diventati più rigidi a causa delle logiche politiche. I partiti si sono accorti che iniziative come questa portano consensi e se ne sono appropriati. E poi si sa, ormai il mercato impone le sue regole.
L’Estate romana non le piace più?
È senz’altro un’iniziativa positiva, è ancora oggi un contenitore in cui gustare il piacere della città. Ma ha tutto un altro sapore. Negli anni Settanta riuscimmo a radunare folle di cittadini senza un motivo ideologico, in anni in cui il rischio era quello di soffocare in lotte tra fazioni. Qualcuno ha attribuito alla nostra invenzione il valore di una risposta creativa agli Anni di piombo. In realtà noi avevamo obbiettivi più modesti, siamo partiti dai cineclub, dalle cantine. E da un sogno: far fruire pienamente la città ai romani, coi suoi luoghi e le sue risorse artistiche.
Che giudizio dà alle amministrazioni di Roma e Milano sul modo di gestire svago e cultura?
Mi piace l’idea di Veltroni di concetrare ‘tutto in una notte’ (con la notte bianca, ndr) e mi piacciono le provocazioni di Vittorio Sgarbi. Ma ho l’impressione che oggi gli assessori alla Cultura abbiano più una funzione di immagine che una vera autonomia. I sindaci hanno capito che la cultura è un settore strategico, e vogliono gestirlo in prima persona.
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- Venerdì 25 Maggio 2007









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