Meno cinque… mancano cinque giorni alla messa in onda su Sky Cinema Max del primo episodio di Masters of Horror: Jenifer, il film dell’unico europeo coinvolto nel progetto, Dario Argento.
“Quando i produttori americani mi chiamarono ne fui molto orgoglioso” racconta il regista “mi dissero che ero libero di mettere tutta la violenza che volevo in 55 minuti di film. Di solito qui in Europa, e in Italia specialmente dove il cinema è schiavo della tv, non si può: ci sono mille compromessi con la produzione, la distribuzione, e poi c’è la censura”.
In realtà, un piccolo compromesso il regista l’ha fatto: “quando i produttori hanno visto il film” spiega “ci hanno ripensato e mi hanno chiesto di fare due taglietti… a due scene di sesso orale considerate un po’ eccessive.”
“Tre secondi e tre secondi di censura” puntualizza Landis, l’altro protagonista della presentazione e autore di Deer Woman - Leggenda Assassina (il secondo film in programma) “e non è semplice sesso orale: nella prima scena, infatti Jenifer ha a che fare con un membro davvero enorme, mentre nella seconda ne divora uno a un povero quindicenne, come fosse uno snack! Probabilmente è stato un bene per il film, che in questo modo evita di cadere in quei due momenti nel ridicolo.”
Dario Argento annuisce. E continua a parlare del suo film e dell’intero progetto davanti a una sala gremita di studenti che tentano di spolparlo di domande per colmare la loro curiosità, e quel che resta di lui viene messo sotto torchio dai giornalisti, che hanno ancora meno pietà.
Signor Argento, come nasce l’idea di Jenifer?
Jenifer è la storia di una moderna Lolita, ragazza dal corpo aggraziato ma dal volto mostruosamente sfigurato ma che, grazie al suo fascino oscuro e selvaggio, seduce le povere vittime che poi annienta e divora. Per questo film mi sono ispirato abbastanza in modo fedele ad un fumetto americano degli anni 70, epoca in cui si facevano fumetti liberi e non legati a delle serie.
Com’è stato girare in America?
Divertente! Abbiamo lavorato bene per dieci giorni, come piace lavorare a me, iniziando presto al mattino e finendo di girare verso le cinque del pomeriggio. Dopo dieci ore di set, le idee iniziano a confondersi e non è bene. Oddio, divertente, forse, non è il termine esatto, il film è duro, è stato un grande impegno e poi io non mi diverto mai.
Ma la gente ha così voglia di aver paura?
Assolutamente sì!
Per liberarsene?
Spero che la gente non guardi i miei film con una funzione catartica, ma per divertirsi ed emozionarsi.
Dopo i capolavori splatter di Tarantino e il crimine in prima serata di serial come Csi tutto questo sangue fa ancora paura? O è diventato più difficile terrorizzare?
Sempre questa domanda! Le reazioni del pubblico sono sempre uguali, si lascia terrorizzare sempre per le stesse cose, e gli piace lasciarsi pervadere dall’angoscia.
In 37 anni di onorata carriera, il suo modo di fare cinema si sarà evoluto?
Ho osato, cercato nuove storie e sperimentato modi per raccontarle, ma il mio modo di fare cinema è sempre quello.
Guarda la VIDEOINTERVISTA a Dario Argento
- Mercoledì 30 Maggio 2007










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