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Archivio di Giugno, 2007

Roy Paci: la mia Sicilia non sa lottare

OkNotizie

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  • Tags: Aretuska, Musica, Roy-Paci, sicilia, Soundnoglobal
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Rita Antonioli

Roy Paci è come una tipica arancia rossa di Sicilia. La scorza tenera e amara, la polpa succosa e leggermente acre. Quando lo raggiungiamo telefonicamente risponde con tono fermo, senza indugi. È in giro per promuovere il suo ultimo album, Soundnoglobal, suonato insieme agli inseparabili Aretuska.

Il titolo si spiega facilmente: il suono, cioè la musica, è globale, mischia generi e mondi diversi, ma è no global. Un disco nato non solo in Sicilia, ma che proprio in quelle terre trova il suo senso profondo. Ma più che parlare del disco la nostra intervista con Roy Paci è diventata il modo per dipingere la realtà siciliana. Una realtà vista da chi l’ha vissuta e la vive con slancio, ma a volte con asprezza, proprio come il sapore di un’arancia. Dopo le prime domande di rito, su come è nato l’album, sulle sue mille collaborazioni (Manu Chao, Pau dei Negrita, Cor Veleno, Raiz, Erriquez della Bandabardò, Caparezza e Sud Sound System) e sul fatto che il singolo Toda joia, toda beleza sta diventando il nuovo tormentone dell’estate, parliamo di Sicilia. Il pretesto è una frase che ci colpisce durante la nostra mezz’ora di chiacchierata: “Questo disco ha le stimmate della sicilianità” ci dice il musicista-padrino. E se ha le stimmate, quanto deve, a questo punto, alla tradizione siciliana? “Molto”, risponde secco. “Quello che faccio vive nella Sicilia, ma ha anche i crismi del suono globale”. Il suono è globale, ma tu hai mai pensato di contaminare la tua musica con qualcosa che sia legato alla tradizione, per esempio con i cosiddetti cunti? E perché no, far salire sul tuo palco il famoso cuntastorie e puparo, Mimmo Cuticchio? “Eccome se ci ho pensato” dice “ma lui è troppo impegnato, è sempre in giro per il mondo. Però ho intenzione di coinvolgere in un mio progetto le giovani leve di questa forma di cultura. La verità è anche che io sono stato sempre affascinato dai cunti. Sono una forma antichissima di rap”.
Qualche tempo fa parlavi della voglia di rivalsa e di ribellione dei siciliani. Sei ancora di quell’avviso?
No. Ho cambiato idea. Non si ribellano mai davvero. Pensavo che qualcosa potesse migliorare. Mi sono sbagliato. Anzi sai che ti dico…che i siciliani si meritano quello che hanno. Negli anni abbiamo fatto lotte politiche, etiche e sociali. Eppure siamo al punto di partenza.
C’è un’alternativa a questo?
Non saprei. I giovani hanno spostato il loro epicentro. Per esempio io lavoro meglio da quando sono fuori dalla mia regione (vive, infatti, con moglie e figlie nel Salento, ndr).
È una situazione difficile quella che descrivi…
Ho sempre combattuto per far sentire la mia e la nostra voce. Ho rischiato anche molto. Ci sono state delle minacce.
Hai fatto battaglie importanti. Ce le vuoi ricordare?
Sono state tante. Da quelle contro la costruzione del ponte sullo Stretto all’ultima contro le trivellazioni nel Valle di Noto. Sono anni che ci battiamo per evitare quello scempio. Pochi sanno che ho anche collaborato alla realizzazione del film-inchiesta 13 Variazioni su di un tema barocco; Ballata ai petrolieri del Val di Noto. Siamo stati noi a portare quell’argomento alla ribalta. E poi, finalmente, anche il maestro Camilleri, dopo tante insistenze, si è fatto sentire. Per fortuna è andato tutto a buon fine.
Chiudiamo con il sogno lavorativo di Roy Paci. Qual è?
Fare un disco con Tom Waits.

Il video (da Youtube) roy paci & aretuska -toda joia toda beleza

LEGGI ANCHE: La Krikka Reggae e il figliocci di zio Roy

Rita Antonioli

  • saverio.grimaldi
  • Venerdì 29 Giugno 2007

La Krikka Reggae, i figliocci di zio Roy

OkNotizie

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  • Tags: Krikka-Reggae, Musica, Ry-Paci
  • Un commento

Roy Paci non è soltanto musicista e trombettista ammirato da molti grandi della musica mondiale. È anche uno che cerca di dare possibilità a gruppi e artisti emergenti. Con la sua Etnagigante sta facendo proprio questo. L’ultimo progetto, in ordine di tempo, ha portato la Krikka Reggae alla realizzazione del loro secondo album: Na’ Soluzion. La band di Bernalda, in provincia di Matera, è tra le più interessanti della scena musicale reggae. E da anni si è legata al quel particolare circuito che fa riferimento alla musica e all’esperienza salentina, ma che attinge dalla cultura popolare lucana, sempre pulsante nelle loro vene. Insomma dopo i primi passi, nemmeno tanto timidi, è arrivato uno step deciso verso qualcosa di più importante, con la benedizione dello “zio” Roy, non sembra poco.

  • saverio.grimaldi
  • Venerdì 29 Giugno 2007

Troppe mostre inutili: parla Gonzalez-Palacios

OkNotizie

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  • Tags: Alvar-Gonzalez-Palacios, Antonello-da-Messina, Louvre, mostre, Parigi, Raffaello, Roberto-Longhi, Roma, storia-dellarte, Un-anno-in-meno
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Burneau Gerald - Grazia Neri

di Terry Marocco

Abbandonato su cuscini di velluto verde smeraldo, nel suo salotto dalle pareti rosso pompeiano, affacciato su via delle Botteghe Oscure a Roma, Alvar Gonzalez-Palacios sospira: “Mi annoio, mi sono annoiato molto nella mia vita. La noia è il sentimento tipico del Settecento, ed è sinonimo di pensiero. Oggi l’uomo non è più capace di annoiarsi, né di pensare”.
Uno dei massimi storici e critici dell’arte al mondo, allievo di Roberto Longhi, vicino a Bernard Berenson, amico di tutta quella generazione della critica dell’arte (da Federico Zeri a Giuliano Briganti) che oggi non c’è più, Gonzalez-Palacios racconta il suo ultimo anno in un diario cinico e melanconico, Un anno in meno (appena uscito per la Skira). Raffinato conoscitore del bello, arbitro del gusto, trendsetter ante litteram, è amico e frequentatore di una mondanità d’élite: dalle case reali d’Europa a grandi famiglie come i Rothschild e gli Agnelli, a intellettuali come Mario Praz, Indro Montanelli e lo scrittore Harold Acton.

Camicia bianca e superbi mocassini nocciola, Gonzalez-Palacios, nato a Cuba nel 1936 (sotto il segno del Toro), racconta: “Sono cinquant’anni che non torno nella mia isola. So che la troverei come l’ho lasciata: un grande bordello. Ai tempi di Fulgencio Batista per gli americani, oggi per italiani e tedeschi”. Assolutamente proustiano, è stato grande per aver dato dignità a quelle che erano considerate le arti minori, decorative.
Jacques Chirac gli ha conferito la Legion d’onore francese, lui ha scritto libri importanti, da quello sui Valadier ai due volumi sul gusto dei principi, o la sua tagliente autobiografia Le tre età, dove i giudizi sono tranchant (”Giangiacomo Feltrinelli? Tracotante e ingenuo”). Con mossa felina, degna dei suoi adorati gatti, si solleva dai cuscini, afferra un biscottino posato su un tavolo di marmo antico e dice: “Vado avanti per spirito giudaico-cristiano, come diceva Zeri, anche se non sono né giudeo né cristiano”.

Tuffo nei cuscini e fuoco aperto sul mondo dell’arte: “Quello che mi disturba oggi è la mancanza di interesse per gli oggetti. Si parla solo di contenuto e di contenitore. Stiamo vivendo un nuovo dannunzianesimo. I filologi, soprattutto quelli della scuola tedesca, si perdono in dettagli minimi. È così importante conoscere la data di nascita di Caravaggio? È pari alla curiosità televisiva dei reality” ironizza giocando con gli occhiali appesi al collo. “Tutto questo porta a un ammasso enorme di materiale cartaceo, che mi annoia. Come le notizie: non è necessario sapere 24 ore al giorno cosa succede nel mondo. Si rischia di diventare culturalmente obesi”.
Ha vissuto tra Roma e Parigi e le sue critiche vanno a entrambi i paesi. “Il direttore del Louvre ha dato con orgoglio la notizia che il museo ha 10 milioni di visitatori l’anno. Per me è una notizia ferale: a cosa servono? L’arte non è per le masse, implica la meditazione, l’allontanamento”.

Poi l’affondo tocca a Roma e ai due eventi più importanti dello scorso anno, definiti “manifestazioni agrituristiche”.
“La mostra di Antonello da Messina, grande successo di pubblico, era mostruosa e non è servita a nulla, se non a distruggere con un restauro raccapricciante il sublime San Sebastiano di Dresda”. Lo stesso vale per l’antologica di Raffaello: “Utile solo a chi l’ha fatta. Bisognerebbe servire le opere d’arte, non servirsene”. Invece le opere d’arte vengono usate, spostate. “Il Louvre ha prestato 300 capolavori al sultanato di Abu Dhabi. Non si deve spostare l’arte, ma le persone che vogliono vedere l’arte”.
Per descrivere la nuova generazione di storici Gonzalez-Palacios usa una parola della sua madrelingua, “chapucero”, cioè approssimativi, non attenti: “Non ci sono dei grandi talenti oggi, non ci sono degli storici dell’arte che riescano a commuovere. Non vedo un Longhi, né un Berenson”. Una concessione la fa: “Rispetto a quando iniziai, c’è una media più alta, anche se non riesco a spiegarmi il perché della rivolta verso chi è venuto prima. Oggi si torna in auge solo da morti” dice con un sospiro. Se l’arte contemporanea ha superato l’arte antica “è colpa dei miei colleghi, perché chi compra non si sente protetto: troppi falsi in giro e pochi veri grandi capolavori. E così un Warhol diventa non solo una moda, ma un investimento più sicuro”.

Sulla parete rossa alle sue spalle un favoloso quadro barocco, sui tavolini miniature e oggetti preziosi… “Se i mobili francesi non vanno più è perché la gente non vuole più vivere come una volta. Vuole case facili da tenere, e dentro, magari, solo due pezzi di altissima qualità”. Forse le sue case non sono così facili da tenere, certo bellissime, molto curate. Le crea, le vive per cicli di sette anni e poi le rivende. “A Roma ho abitato davanti alla Chiesa San Carlo in via del Corso, l’unica che mi dispiacque lasciare, poi in salita Sant’Onofrio”.
Casa strepitosa acquistata da Franco Tatò. A Parigi per 17 anni è stato in rue du Marché Saint-Honoré: “Ho venduto quando è morto il portiere”. Che snob. Si trasferisce al Marais, “ma i gay sono troppo aggressivi” e così se ne va. Ora parte, due mesi in Puglia, a Bagnolo, la sua ultima creatura: una suite di lusso, così la chiama, con un giardino, che il compagno Marcello ha riempito di rose rare.

“Non sono legato a nulla, l’unica casa che considero mia è quella dell’infanzia. Il resto è solo un divertimento letterario. Come scrivere una poesia con le parole di un altro. Se immagino il futuro penso a un convento dove allontanarmi da tutto”.
E cioè: dai cuscini verdi, dal busto di Augusto senza volto che fa da custode alla porta d’ingresso, persino dai gatti silenziosi che zampettano sui tappeti antichi.

  • redazione
  • Venerdì 29 Giugno 2007

Lupin III festeggia i 40 anni. Al cinema

OkNotizie

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  • Tags: animazione, Arsenio-Lupin, Cinema, Dolmen-Home-Video, film, fumetto, Hayao-Miyazaki, Il-castello-di-Cagliostro, Kazuhito-Kato, Lupin-III, manga, Maurice-Leblanc, Mikado-Film, Monkey-Punch, Yamato-Video
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Di Hayao Miyazaki<br /> Animazione, Giappone 1979<br /> Data di uscita: 06/07/2007 </p> <p>[url=http://www.lupiniii.it/]www.lupiniii.it[/url]<br /> [url=http://www.mikado.it/scheda_film.asp?ID_FILM_MIKADO=274]www.mikado.it[/url]</p> <p>[i]Original Comic Books created by Monkey Punch ©<br /> Monkey Punch<br /> All Rights Reserved<br /> © TMS All Rights Reserved<br /> Under Licence to YAMATO S.r.l.<br /> Produced by TMS ENTERTAINMENT, LTD.[/i]

Guarda LA GALLERY

Addosso una giacchetta verde che sarebbe diventata di culto, così come quella rossa di pochi anni dopo, e al seguito la banda più improbabile: un pistolero con la sigaretta piegata sempre sulle labbra, un samurai inflessibile e una donna formosa e spregiudicata. Così debuttava quarant’anni fa come fumetto sulle pagine di Manga Action Lupin III, con la sua gang sgangherata ma infallibile composta da Goemon, Jigen e Fujiko Mine. Un po’ James Bond, un po’ liberamente ispirato al ladro gentiluomo Arsenio Lupin, di cui è nipote, il 10 agosto del 1967 Lupin III usciva dalla matita di Kazuhito Kato, in arte Monkey Punch: un disegnatore grande amante dell’agente segreto 007, appunto. Ricercato dalla polizia di tutto il mondo, fisico asciutto, sciupafemmine e abilissimo nei travestimenti, Lupin III è uno degli eroi della fantasia più amato, ancora oggi, e reso ancor più noto dalla versione cartoon, che esordì sulla tv giapponese nel 1971.
Quest’anno, per di più, ricorrono anche i cento anni dalla pubblicazione del primo libro sul nonno Arsenio: il primo luglio del 1907 uscirono le prime novelle, che ottennero un successo tale da convincere Maurice Leblanc, l’inventore di Lupin, a fare del ladro gentiluomo il protagonista di tutte le sue produzioni successive.

Di Hayao Miyazaki<br /> Animazione, Giappone 1979<br /> Data di uscita: 06/07/2007 </p> <p>[url=http://www.lupiniii.it/]www.lupiniii.it[/url]<br /> [url=http://www.mikado.it/scheda_film.asp?ID_FILM_MIKADO=274]www.mikado.it[/url]</p> <p>[i]Original Comic Books created by Monkey Punch ©<br /> Monkey Punch<br /> All Rights Reserved<br /> © TMS All Rights Reserved<br /> Under Licence to YAMATO S.r.l.<br /> Produced by TMS ENTERTAINMENT, LTD.[/i]

È per celebrare tutto, ma soprattutto lui, il truffatore più affascinante del mondo dell’animazione - che ha sfumature diverse dal manga da cui è tratto, ma solo i più accaniti fan lo sanno -, che Mikado Film, Dolmen Home Video e Yamato Video si sono unite per dar vita a un evento: il 6 luglio, infatti, esce nelle sale cinematografiche la nuova edizione rimasterizzata di Lupin III - Il castello di Cagliostro (Cagliostro No Shiro), il film del 1979 del regista premio Oscar Hayao Miyazaki. E poche settimane dopo Dolmen Home Video distribuirà le prime due storiche serie televisive in cofanetti Dvd, in versione italiana e giapponese con sottotitoli.

La pellicola che sarà presto al cinema costituisce un’autentica chicca: per realizzarla è stato acquistato l’intero negativo giapponese, per poter offrire una qualità superiore delle immagini, ed è stato compiuto un inedito doppiaggio italiano che si avvale delle voci “storiche” della serie. Noto soprattutto per La città incantata (che gli è valso l’Oscar) e Il castello errante di Howl, Leone d’oro alla carriera nel 2005, Miyazaki ha in Lupin III - Il castello di Cagliostro il suo primo lungometraggio. All’epoca riscosse così tanto consenso che per cinque anni è stato votato come il “miglior film” dai lettori della rivista Animage.

Alcune curiosità sulla pellicola? L’auto che usa Lupin III è una Fiat 500 gialla pulcino, come quella del responsabile dell’animazione della serie di Lupin, Yasuo Otsuka. L’auto di Clarissa, la principessa in pericolo, è invece una Citroën 2CV, la prima macchina avuta da Miyazaki. Inoltre il cartoon sembra annoverare un grande fan di prima categoria: Steven Spielberg.

Ecco il trailer (da Youtube) della nuova versione del film:

 

  • simona.santoni
  • Venerdì 29 Giugno 2007

Afghanistan, i tesori ritrovati vanno in mostra a Torino

OkNotizie

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  • Tags: Afghanistan, arte, mostre
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Afghanistan, Tillia tepe, tomba III<br /> I sec., Oro, 5,8 x 7,3 cm<br /> Museo Nazionale Afgano - MK 04.40.234<br /> [i]© Thierry Ollivier / Museo Guimet[/i]</p> <p>[color=red][b]Afghanistan, i tesori ritrovati.<br /> Collezioni del museo nazionale di Kabul[/b][/color]<br /> Torino, Museo di antichità , fino al 23 settembre<br /> [url=http://www.fondazionearte.it/index.php]www.fondazionearte.it[/url]<br />

di Silvia Tomasi 

LA GALLERY

“Una mostra che non ci doveva essere” così inizia il video di Valerio Manfredi sulla rassegna Afghanistan - I tesori ritrovati, aperta fino 23 settembre a Torino, al Museo di antichità che si può vedere nel sito www.fondazionearte.it.
Forte è il cortocricuito fra la situazione dell’Afghanistan odierna, scandita da bollettini quotidiani di morte, auto-bombe, kamikaze, scontri fra talebani e soldati delle forze Nato e invece la luce e lo splendore di questi reperti nelle piccole teche di cristallo tenuemente illuminate: vasi aurei e argentei dalle incisioni con motivi geometrici e di animali di duemila anni prima di Cristo, monili dai colori intensi dei turchesi e dell’oro biondo, la trasparenza di fragili animali in vetro soffiato di epoche antichissime sopravissuti miracolosamente. Sì, perché questi gioielli si sono salvati in una vera propria Odissea iniziata vent’anni fa nella Kabul sovietica in preda alla guerra civile. I tesori vengono nascosti a rischio della vita da alcuni funzionari nel caveau della banca centrale. Poi il diluvio di due milioni di morti e i talebani al potere che si accaniscono contro ogni immagine che non sia islamica. Il museo di Kabul devastato e casse anonime in un sotterraneo della banca che contengono la memoria di un Afghanistan che si vuole cancellare. Nel marzo 2001 il tritolo fa saltare le due colossali statue di Budda che vegliavano sulla valle di Bamyan, ma le testimonianze di quella cultura miracolosamente sopravivvono. Nel 2004, con la nuova situazione politica, si apre uno spiraglio per le casse che incominciano a prendere il largo, da quella nazione che già duemila anni prima di Cristo era centro di scambi e commerci lungo le vie della seta.
Bastano i pareri dei visitatori della mostra per capire o cambiare le idee sull’Afghanistan, basta leggerne alcuni. Come questo:: “Dopo aver visto la mostra ho riveduto il mio modo di guardare all’ Afghanistan e alla sua cultura, non immaginavo che ciò che conoscevo di questo paese, in verità solo quello che mostrano i mass-media, fosse un granello di sabbia della sua sconfinata bellezza!”

  • redazione
  • Giovedì 28 Giugno 2007

Quelli che il ciringuito sulla spiaggia lo aprono davvero

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  • Tags: cambiare-vita, Ciringuito, Sardegna, viaggi
  • Un commento

“Mollo tutto e mi apro un chiosco sulla spiaggia!”. Quante volte abbiamo sentito pronunciare una frase simile dal collega di lavoro o dall’amica in preda a una crisi di nervi. A volte, queste intenzioni cadono nel vuoto. La vita riprende sempre uguale, con altro stress e altre crisi di nervi. A volte. Altre volte invece no. Come nel caso di Elisa, 38 anni, milanese, single, responsabile di comunicazione in una grande azienda. Come molti, anche lei ha pensato “Cambio vita”. Ha covato il progetto. L’ha detto. Ma poi lo ha anche fatto!
Da domani la sua nuova casa sarà in Sardegna, a Lu Bagnu (Castelsardo), un angolo meraviglioso sulla costa, lontano dalla folla della metropoli e anche dalle orde del turismo di massa. Un angolo ancora abbastanza selvaggio, da dove si assiste a un tramonto spettacolare sull’Asinara. “Gestirò un chiringuito” racconta entusiasta a Panorama.it “si chiamerà La puesta del sol. Fino all’anno scorso era un chioschetto anonimo sulla spiaggia. Io invece ho pensato a qualcosa di diverso, per me e per gli ospiti. E sfruttando l’esperienzaaccumulata con il mio lavoro” dice la (ex) p.r. “organizzerò aperitivi e musica dal vivo sulla spiaggia, in un’atmosfera divertente! Ma intendiamoci” avverte “Niente a che vedere con Ibiza. La parola d’ordine dev’essere relax”.
Scelta d’impulso o meditata a lungo?
Entrambe. Era da tempo che ci pensavo ma spesso il lavoro ti travolge e neanche ti accorgi che il tempo passa. L’occasione per fare sul serio è arrivata da una chiacchierata con un amico sardo, qualche mese fa. Abbiamo cominciato fantasticando, e poi, quasi senza accorgercene eravamo in pista ad organizzare.
Come ti sei preparata al salto verso la nuova vita?
Dopo aver detto “Ok, partiamo” ci è voluto qualche giorno per realizzare veramente. Poi mi sono mossa in modo molto pratico ma anche fatalista. Al lavoro, per fortuna, mi hanno dato l’aspettativa. E poi ho cercato una persona a cui affidare il mio gatto. Il resto l’ho affidato tutto alla mia nuova… pura incoscienza.
Quattro mesi lontano dalla città, dallo stress e da tutte quelle cose di cui ci si lamenta sempre. Un periodo breve, ma chissà che non sia solo un primo passo per una scelta di vita definitiva
Io per il momento, parto. Poi si vedrà

  • francesca.pace
  • Giovedì 28 Giugno 2007

Moleskine, il taccuino diventa guida di viaggio e blog

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  • Tags: Antonio-Marras, Blog, Londra, Lou-Reed, Massimiliano-Fuksas, Mike-Figgis, Milano, Moleskine, Moleskine-City-Notebook, mostra, New-York, Paolo-Pellegrin, Parigi, Renzo-Piano, Roma, The-Moleskine-City-Notebook-Experience
  • 5 commenti

[i](Credits: [url=http://www.moleskinecity.com/]www.moleskinecity.com[/url])[/i]

Guarda LA GALLERY

Niente di più semplice: fogli di carta color avorio, un segnalibro di stoffa, una copertina cartonata nera e un elastico a racchiudere il tutto. Niente di più leggendario: il Moleskine (dal nome della tela cerata che lo rilega), il celebre taccuino che è passato per le mani di tanti artisti e scrittori, da Pablo Picasso a Oscar Wilde a Ernest Hemingway. Lo scrittore americano diceva: “Alla Closerie des Lilas mi sedevo a un tavolino d’angolo, ordinavo un café crème e passavo lunghi pomeriggi a scrivere sul mio taccuino”.

Nato in piccole manifatture francesi (nel 1986 è scomparso l’ultimo produttore, un’azienda familiare di Tours) il Moleskine è risorto dal 1998 grazie a un editore milanese. Contenitore di schizzi famosi, di appunti ed emozioni che sarebbero diventati romanzi, ora il compagno di viaggio tascabile di tanti intellettuali degli ultimi due secoli diventa blog e guida da viaggio. I Moleskine City Notebook, da poco nelle librerie delle principali città, sono infatti guide da viaggio speciali. Racchiudono il meglio delle capitali europee e statunitensi: nel classico formato taccuino, sono forniti di 228 pagine, con mappe a colori, la pianta della rete metropolitana e delle stazioni, e soprattutto un archivio personale di fogli bianchi in cui raccogliere luoghi, indirizzi, ricordi, indicazioni degli amici… E collegato ai City Notebook è sorto il sito interattivo MoleskineCity.com, dove confluiscono i blog Moleskine: un occhio puntato su Milano, Roma, Parigi, Londra e, ultima arrivata, New York. Dedicati alle città, a chi le vive e a chi ci passa per un po’, ospitano racconti di ciò che accade, curiosità e novità. Chiunque può partecipare alla community con suggerimenti e proprie esperienze.

[i](Credits: [url=http://www.moleskinecity.com/]www.moleskinecity.com[/url])[/i]

E proprio per festeggiare l’approdo dei City Notebook negli States e l’apertura del blog americano è stata organizzata la mostra Detour, The Moleskine City Notebook Experience, fino al 29 giugno ospitata all’Art Directors’ Club di New York. L’oggetto dell’esposizione sono moleskine affidati ad altrettanti artisti, architetti, cineasti, romanzieri di tutto il mondo. Acquarelli, schizzi di matita o china, profusioni di colori, collage di biglietti di spettacoli o guardaroba, fotografie incollate vivono tutti in settanta Moleskine rilegati a mano. Dagli scrittori Dave Eggers e Javier Marìas, al regista Mike Figgis, al cantante Lou Reed, fino agli italiani Massimiliano Fuksas, Renzo Piano, Antonio Marras, Paolo Pellegrin: tutti hanno consegnato la loro creatività ai taccuini neri, sul filo della tradizione, riempiendoli di storie ed esperienze quotidiane. Il progetto è a sostegno di Lettera 27, organizzazione non-profit che difende il diritto all’alfabetizzazione e all’educazione nelle aree più depresse della Terra.

  • simona.santoni
  • Giovedì 28 Giugno 2007

Latinoamericando: salsa e Sudamerica a Milano

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  • Tags: angelique-kidjo, aterciopelados, compay-segundo, Cuba, gilberto-gil, jose-feliciano, julieta-venegas, latinoamericando, los-van-van, merengue, Milano, oscar-dleon, paulina-rubio, roberto-fumagalli, salsa, son, sudamerica, yerba-buena
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ananth by Flickr
Annuncia come sempre l’inizio dell’estate l’arrivo di Latinoamericando, festival di musica, ballo e gastronomia del Sudamerica al Datchforum di Assago. Per la gioia dei sempre più numerosi salseri italiani, ma anche delle nuvole di zanzare, tenute a bada da spray e salviette, che solitamente pasteggiano con chi si agita nel salsodromo. Ricchissimo il programma dell’edizione 2007, che si è aperta con un omaggio a Compay Segundo e proseguirà fino al 26 agosto con due mesi di musica e spettacoli per consolare chi passa l’estate in città.
Fra i concerti, attesissimi José Feliciano, Gilberto Gil, Oscar D’Leon e gli immancabili Los Van Van, l’orchestra cubana più famosa al mondo.
Ma se è la Isla Grande a farla ancora da padrona nel cartellone, quest’anno c’è spazio anche per le reginette del pop Julieta Venegas e Paulina Rubio e per le nuove tendenze come l’hip hop latino degli Yerba Buena, il rock dei colombiani Aterciopelados e la world music di Angelique Kidjo, vera rivelazione.
Tra gli eventi collaterali, da non perdere la sfida fra professionisti a colpi di enchufla (ossia, giri vorticosi) del Salsa Show, l’8 luglio, e la mostra delle splendide fotografie di Roberto Fumagalli, autore del reportage Cuba Va.
Gradita sorpresa quest’anno per le signore: la martedì, con la ladies night, l’ingresso è gratuito.
Se, infine , la musica latina vi piace ma avete i fianchi imbullonati, provate a seguire i consigli del sito Salsa.it oppure le lezioni, con tanto di videoclip da imitare, su Salsa-merengue.

Guarda la GALLERY e i VIDEO
Esibizione di salsa, dall’edizione 2006

Live de La 33, orchestra colombiana

Oscar D’Léon dal vivo al Madison Square Garden

  • barbarasgarzi
  • Mercoledì 27 Giugno 2007
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