- Tags: africa, cinema-africano, Francia, Ousmane-Sembène, Senegal, Venezia
- Un commento
Il Senegal è in lutto. E assieme al Senegal anche tutto il mondo cinematografico africano. È morto sabato scorso, a 84 anni, Ousmane Sembène, il padre fondatore della Settima arte africana. Nato nel 1923 in una povera famiglia di pescatori a Zinguichor (Casamance, sud del paese), Sembène era noto per l’impronta sociale che ha caratterizzato la sua intera carriera artistica. Segnato sin dall’infanzia dalla perversità del sistema coloniale francese, Sembène ha iniziato a dare sfogo alle proprie frustrazioni con il romanzo, la sua prima vera passione. È del 1960 Les bouts de bois de Dieux, storia che ripercorre lo sciopero dei ferrovieri senegalesi e maliani tra il 1947 e il 1948. Seguiranno altri sette romanzi, messi però in secondo piano da una carriera cinematografica folgorante iniziata negli anni ‘60. Dopo un soggiorno a Mosca presso gli studi Gorki, Sembène torna in madrepatria, convinto che soltanto la potenza visiva della Settima arte gli consentirà di accedere a un pubblico di massa in larga misura analfabeta e poco propenso a capire il francese (la lingua predominante in ambito letterario). È cosa fatta nel 1966 con La Noire de…, il primo lungometraggio della storia del cinema africano. Ancora una volta è la Francia, attraverso il tragico destino di una giovane senegalese schiavizzata da una coppia francese, a fare le spese dell’impegno sociale e politico di Ousmane Sembène. Che poi, con Le mandat (capolavoro premiato al Festival di Venezia nel 1968), non risparmia nemmeno la borghesia africana post-indipendentista. Da sempre considerato un regista impegnato nella difesa dei più deboli, Sembène inizia nel 2000 una trilogia “sull’eroismo al quotidiano”, e in particolare sulla donna, protagonista assoluta di un altro capolavoro, Mooladé, che nel 2004 convince la giuria del Festival di Cannes a ricompensare un film durissimo sull’infibulazione con il premio Un certain regard. Membro fondatore del Festival del cinema panafricano di Ouagadougou (Burkina Faso), nel 2005 Sembène affermava di “avere ancora il cuore di un ventenne” e che “un militante rimane giovane per tutta la vita”. Forse questa è l’immagine che più si addice a un regista fuori dal comune. Il commento rilasciato a Panorama.it da Anna Maria Gallone, co-direttrice del Festival del cinema africano di Milano , lascia spazio al ricordo “di una personalità tra le più straordinarie della cultura africana, una delle poche ad aver saputo trasmettere una vera immagine dell’Africa”. Che ieri, a Dakar (Senegal), gli ha dato il suo ultimo saluto.
In questo video, Ousmane Sembène intervistato nel 1993, quando fu premiato al Festival di San Francisco con l’Akira Kurosawa Award
- Martedì 12 Giugno 2007










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Commenti
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Il 19 Ottobre 2007 alle 11:57 Cinema: sbarcano a Verona le pellicole africane » Panorama.it - Cultura e società ha scritto:
[...] Sorpresa, il cinema africano si esporta bene. Almeno in Italia, dove si contano ben due festival cinematografici interamente dedicati alla Settima arte targata made in Africa. La rassegna di Verona, in programma fino al 24 novembre propone per questa sua ventisettesima edizione otto film in concorso (tra cui Afrique Paradis, già vincitore di un premio all’ultimo Fespaco, il più importante festival panafricano del mondo), un omaggio all’immenso Ousmane Sembène, una sezione di cortometraggi, incontri e dibatti con registi, critici ed esperti di una delle cinematografie più affascinanti del panorama internazionale. [...]
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