Un quinto degli americani partono in ferie col pc e lavorano anche in vacanza, ma si tratta di un trend mondiale che non risparmia l’Italia. Panorama.it ha chiesto un commento a Luciano Gallino, ordinario di Sociologia all’Università di Torino.
Siamo lavoro-dipendenti? E quanto incide la tecnologia sulla nostra incapacità di staccare?
La tecnologia incide molto se non moltissimo. Le tecnologie dell’informazione sono ubiquitarie, si portano ovunque, hanno un impiego agevole, ci si può connettere in rete da qualunque luogo. Diventa tecnicamente possibile lavorare anche fuori dall’orario di lavoro. La tecnologia sollecita in questo senso.
Ma i lavoratori sono spinti a non staccare anche da altri fattori?
Altri aspetti passano attraverso la tecnologia anche se non sono direttamente riconducibili ad essa. Nelle imprese la competizione tra le persone è sempre più alta, si teme di non essere considerati abbastanza produttivi, presenti, solerti. I collegamenti tramite posta elettronica anche dal luogo di vacanza servono a far capire all’azienda che continuiamo a essere presenti, che restiamo competitivi. Moltissime persone si chiedono se tra un anno avranno ancora un posto di lavoro, sentono parlare di aziende che chiudono di delocalizzazione della produzione, di abbassamento dell’età degli impiegati e allora cercano di farsi vedere e sentire, di mantenersi presenti all’azienda.
Le ferie si vivono oggi con senso di colpa?
No, ma la disponibilità delle tecnologia e il timore di contribuire in qualche modo alla perdita del proprio lavoro incentivano le persone a usare una parte del loro tempo cosiddetto libero per mantenere i contatti. Un altro aspetto da non trascurare è che l’economia mondiale è sempre più un’economia che funziona 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Moltissime aziende hanno collegamenti internazionali e non è che ad agosto vadano in ferie in tutto il mondo. Se uno sta via tre settimane, in vacanza, e stacca completamente la spina, il suo allontanamento risulta in realtà molto più lungo. L’interconnessione tra paesi rende il distacco più difficile.
La necessità di lavorare anche in vacanza riguarda solo i manager o anche gli impiegati?
La competizione nelle aziende arriva fino a livello impiegatizio: chiunque abbia un lavoro di minima responsabilità trova opportuno e conveniente essere presente. Il motto “se non sei in rete non esisti” vale per moltissimi lavoratori.
Oltre alla necessità di non far sentire la propria lontananza dal lavoro non c’è anche una componente di attaccamento alla tecnologia in sé?
Sì, c’è un po’ di addiction: in un viaggio di 5 ore e mezza che ho fatto di recente da Parigi, una signora, che sarà stata sicuramente una manager, ha parlato al cellulare per 5 ore. Per quanto importanti fossero le questioni da risolvere è chiaro che si tratta di un’esagerazione.
Un rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro pone l’accento sul problema degli straordinari, che in molti Paesi del mondo sono una prassi e raggiungono in alcuni casi anche il 50 percento dell’orario di lavoro normale. La tendenza al super-lavoro è destinata ad aumentare?
La tendenza è in crescita ma poi ci si avvicinerà a una sorta di livellamento: si raggiungerà un plafond. Comunque noi abbiamo la fortuna di avere ferie piuttosto lunghe. Molto più lunghe, ad esempio, degli americani.
- Mercoledì 13 Giugno 2007









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Il 13 Giugno 2007 alle 9:39 Stati Uniti: se il pc ti rovina la vacanza » Panorama.it – Cultura e società ha scritto:
[...] Il sociologo Gallino: la tecnologia non ci fa staccare Panorama Canali Cultura e società Stati Uniti: se il pc ti rovina la vacanza [...]
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