di Andrea Sironi
Poiché il caso ha voluto che nascessi avendo come nonno Mario Sironi, mi sono per forza di cose trovato spesso a riflettere su che cosa significhi per degli esseri umani comuni, come il sottoscritto, avere la ventura di un qualche tipo di vicinanza (parentale, di amicizia, amorosa) con una persona fuori dal comune, con qualcuno destinato a passare alla storia. Con un genio, insomma.
Nel mio caso, poi, la questione è stata complicata dal fatto che al vincolo di sangue non ha corrisposto in nessun modo una vicinanza. E non solo perché, quando Sironi morì, nel 1961, non avevo ancora compiuto i due anni. Ero nato “fuori dal matrimonio” e questo a Sironi non era andato affatto a genio. Tanto più che per mia madre, per quei tempi davvero “moderna”, la nascita di un figlio senza avere un marito non era stata affatto un pietoso accidente ma una scelta molto precisa. Troppo, per il grande artista del XX secolo, che, come uomo, apparteneva in pieno all’Ottocento, proprio quel secolo che andava da sempre vituperando per quanto riguarda la storia dell’arte. Non solo non volle più vedere mia madre, non solo rifiutò sempre ogni contatto con me: di tanto in tanto, tra i suoi forsennati appunti “privati” degli ultimi anni mi capita di trovare maledizioni e improperi a me rivolti (ero, allora, un infante di pochi mesi). Avrei potuto avere numerose ragioni per essere seriamente offeso.
A non farmi cadere nella trappola dei risentimenti e delle recriminazioni ha provveduto un caso, o un destino: mentre nella lontana, “nordica” Milano il genio intento alla tragica serie delle sue composizioni rupestri e apocalittiche imprecava verso un pargolo a lui sconosciuto, sotto il sole di Roma, ove avevo visto la luce, abitava con noi un altro genio, forse ancora più universale, impareggiabile e profondo di Sironi: Anna Maria Ortese. E, a quanto pare, presso di lei non avevo migliore sorte. Un accenno di pianto da parte mia bastava a creare interminabili grida, sbattimenti di porte, accuse ed ire. Ovviamente, tutto questo mi è stato raccontato più tardi e non ne ho memoria diretta. Ma non ho il più vago dubbio circa la veridicità di questi racconti. Troppo bene essi coincidono con quanto successivamente ho potuto sperimentare dei lati lunatici e imprevedibili di Anna Maria, alla quale ho voluto bene. Come quando una sera trascorrevamo ore in un colloquio di inenarrabile tensione intellettuale, ma anche pieno di affetto e di calore, e il giorno dopo Anna Maria, vedendomi per strada, cambiava marciapiede per non incontrarmi. O affermava in pubblico di conoscermi appena. Non mi offesi mai per queste bizzarrie, né mai se ne risentì mia madre, che per Anna Maria nutriva, oltre a una sconfinata stima, affetto di sorella.
Compresi molto presto, e senza dover leggere trattati, che la creazione troppo ha a che vedere con uno stato neurotico, con una sensibilità esasperata, con uno scollamento dalla realtà. Compresi che le debolezze del genio non sono meno abissali delle sue grandezze. Che il Sironi maledicente e solitario degli ultimi anni non si può valutare con i criteri destinati agli esseri umani “normali”. Tanto più che, sempre per casualità o per destino, più tardi mi capitò di conoscere altre persone di non minore genialità di Sironi e della Ortese, e di rivivere le stesse assurdità e le stesse stranezze, così come gli stessi tesori.
Oggi, quando un’immancabile, entusiasta signora esclama, conoscendomi: “Ma che fortuna che lei ha avuto a conoscere tanti personaggi così straordinari!”, rispondo “ah sì”, com’è d’uso, e sorrido tra me e me, ma senza ombra di ironia o di causticità. Piuttosto, penso sempre di regalare l’indomani a quella signora una copia di “Carlotta a Weimar” di Thomas Mann (di gran lunga il più grande romanzo che tratti il tema del genio come essere umano). Cosa che, tuttavia, poi non faccio mai.
LEGGI ANCHE: Sironi metafisico, tra biciclette, pallottole e manichini
- Giovedì 21 Giugno 2007

![Mario Sironi in una fotografia di Anton Giulio Bragaglia</p> <p>[color=red][b]SIRONI METAFISICO<br /> L'atelier della meraviglia[/b][/color]<br /> Dal 31 marzo al 15 luglio<br /> Mamiano di Traversetolo (Parma)<br /> [url=http://www.magnanirocca.it/]Fondazione Magnani Rocca[/url]<br /> [url=http://www.studioesseci.net/mostra.php?IDmostra=323]Mostra[/url] a cura di Andrea Sironi](http://gallery.panorama.it/albums/upload/foto/mostra_sironi/normal_sironi17.jpg)









I calendari 2012
Tutto su Belen Rodriguez
Tutto su Lady Gaga








Talent show: le 10 star internazionali più amate su Facebook
Musica, le gallery più cliccate: Jennifer Lopez e Noemi in testa, e ci sono sorprese


Le ragazze di Periscopio
Le foto più belle, settimana dopo settimana
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 4 Aprile 2009 alle 22:15 ciarlatano ha scritto:
Buongiorno Andrea,
Mi sembra un articolo un po’ cupo - per un nonno che ti ha lasciato tanti colori! Mi ricordo che eri tanto fiero di tuo nonno, come mai questo attacco ora? Se avesse vissuto fino al 1965, to saresti ricordato cose piu belle?
Charles, Bologna 1987
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.