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“Milano non è lo sfondo del mio film, è essa stessa un personaggio”. Le parole della regista milanese Marina Spada, il cui nuovo lungometraggio Come l’ombra è uscito il 22 giugno nelle sale italiane, sono di amore e tenacia, da guerriera, contro i tanti problemi che spesso condizionano il mondo dell’audiovisivo nella capitale della moda, della tecnologia e del design… Ma del cinema?
“La mia è una visione poetica” dice la regista a Panorama.it “un omaggio alla città, dopo anni. L’ultima volta che Milano è stata letta in questa chiave è stato con Silvio Soldini in L’aria serena dell’Ovest“. Anno? 1990.
È invece recente, e aveva suscitato non poche polemiche, la pellicola A casa nostra (2006) di Francesca Comencini, dove Milano viene maltratta, assunta a simbolo di un mondo vilmente legato al piccolo o grande denaro inquinatore.
Milano raramente sede di set cinematografici, in proporzione alla sua centralità, e quando lo è spesso è descritta in una luce negativa. E all’origine di questa “diaspora del cinema” non tanto preferenze estetiche per altre città (almeno non sempre) ma vere e proprie difficoltà strutturali milanesi nell’appoggiare le produzioni.
La scommessa della Spada, assieme al fotografo milanese Gabriele Basilico, è stata invece proprio quella di puntare su Milano. Come l’ombra, che ruota attorno a due giovani donne, una italiana e una ucraina, legate da un professore di russo, è ambientato nel capoluogo lombardo d’estate, tra Melchiorre Gioia, la zona in cui vive Basilico, e Ripamonti-Vigentino, dove abita la Spada e guarda caso scenario del documentario fotografico Milano, ritratti di fabbriche (1983) di Basilico.
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Marina Spada, com’è lo stato del cinema a Milano?
Triste, ma ce la faremo: io sono la persona più ottimista del mondo. Però rimane che qui non siamo riconosciuti, non ci sono soldi, le istituzioni non ci aiutano. Poaritt ma gnucc, come si dice in lombardo: poveri ma cocciuti. Poi ogni tanto qualcosa di bello viene fuori.
Da cosa dipende questa situazione?
Milano è abbandonata da anni, sia politicamente sia umanamente. Ma se non si risveglia questa città temo che non si risvegli neanche l’Italia.
Cosa ne pensi dell’Agenzia per il Cinema a Milano, sorta di recente?
Sono contenta, sono stata una delle prime a iscriversi. Ho visto voglia di fare qualcosa di positivo. E poi è transgenerazionale, racchiude tanti e tanti giovani interessati. È vero che è presieduta da Lionello Cerri, che appartiene alla vecchia guardia, ma serviva una persona di esperienza e competente alla guida.
Riportando parole di Basilico, in passato hai parlato di Milano come di “un malato terminale a cui però non vai lì a sparare”.
Voglio bene a Milano, e del resto non poteva che essere così: sono una che ha chiesto un mutuo in banca per produrre Come l’ombra. Noi a Milano ce li inventiamo i modi per fare cinema. Per il mio precedente lungometraggio, Forza Cani, ho chiesto i soldi in Internet, e tramite una colletta ho raccolto 63 milioni di lire.
Dici che l’ultimo film che presenta poeticamente la città è L’aria serena dell’Ovest di Soldini. Ma lui, milanese, sta ora producendo un film a Genova, e anche il precedente Agata e la tempesta era stato realizzato in Liguria.
Non so se sia per questo nel suo caso, ma di certo molti registi non scelgono Milano perché la Film Commission Lombarda non funziona. Non ha fondi, e non li ha per volontà politiche.
Ma al di là di mancanza di fondi e di intenti, Milano, architettonicamente e nel suo insieme, si presta a essere location di produzioni?
Milano non ha le rovine romane, ma a me non interessa. Esprime l’immagine del contemporaneo, dove la gente vive. E di certo io non vado a riprendere il Duomo o il Castello Sforzesco, ma vado dove c’è vera vita.
- Lunedì 25 Giugno 2007









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Il 27 Ottobre 2011 alle 17:42 Il mio domani, Marina Spada: “Racconto la modernità attraverso le donne” – Video in anteprima | Vivi Fiano Romano ha scritto:
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