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Archivio di Giugno, 2007

I Velvet: basta hip hop, non se ne può più di suoni finti

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  • Tags: Amy Winehouse, Battles, Biagio Antonacci, Luciano-Ligabue, Pierluigi-Ferrantini, Snow-Patrol, Velvet
  • Un commento

A pochi giorni dall’inizio del tour estivo, Panorama.it Pierluigi Ferrantini, voce e chitarra dei Velvet .
Nel brano Boy band, che vi ha reso famosi nel 2001, cantavi: “Soffro lo stress, (io) soffro lo stress…”. Tra qualche giorno aprirete il concerto di Biagio Antonacci a San Siro: sintomi da tensione?
Nessuno, per fortuna. I grandi spazi hanno rappresentato una mia grande paura fino all’anno scorso, quando abbiamo diviso il palcoscenico, allo stadio Olimpico, con Luciano Ligabue. Dopo quel concerto ho capito che non c’è differenza tra stadio e club: l’unica cosa da fare, sempre, è essere altruista. Dài il massimo e senti il pubblico vicinissimo, in qualsiasi luogo ti trovi.
Com’è nata la collaborazione con Antonacci?
Ci siamo conosciuti a Livigno, due anni fa. Come Biagio ed Elisa, abbiamo partecipato a concerti ’speciali’, davanti a una platea di solo sciatori, a 1.800 metri. Subito Antonacci ci ha dimostrato il suo apprezzamento. Fa molto piacere ricevere i complimenti dai colleghi.
Con chi ti piacerebbe lavorare?
Stimo molto Lorenzo Jovanotti : lo apprezzo come uomo, oltre che come cantautore, per la sua attitudine al lavoro. Un sogno? Cantare con Bono o i Coldplay.
Qualche scoperta recente?
Amy Winehouse e i Battles. Mi piacciono anche gli Snow Patrol. Finalmente, mi sembra che l’ondata di hip hop cominci a calare e che stiano tornando in auge le band che usano chitarra, basso e batteria. Non ne posso più di suoni finti e testi su donne, denaro e motori!
Gli ultimi cd che hai acquistato?
Impossibile ricordarli! Ne compro in quantità industriali su Amazon.
A quando il vostro nuovo, invece?
Nel 2008. Stiamo allestendo uno studio di registrazione tutto nostro e ne approfittiamo ogni volta che ci viene qualche idea: in questi mesi non ci siamo mai fermati, ma abbiamo già molti pezzi pronti. E da un vecchio hard disk abbandonato abbiamo recuperato del vecchio materiale interessante….

Le prossime date del tour, che durerà fino a ottobre:
28/06/2007: Catania, Mercati Generali - Operazione Soundwave Mtv
04/07/2007: Grugliasco (To), Le Gru
07/07/2007: Novara, Notte Bianca
14/07/2007 : Casoni di Luzzara (Re), Parco Comunale
15/07/2007: Vigliano Biellese (Bi), Piazza Martiri della Libertà

  • cristina.marinoni
  • Mercoledì 27 Giugno 2007

Second Earth: benvenuti nel Web che verrà

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  • Tags: Google-Earth, Neal-Stephenson, Second-Earth, second-life, Snow-Crash, Technology-Review, World-Wide-Sim
  • 5 commenti

http://www.flickr.com/photo_zoom.gne?id=383234293&size=m
Dopo la seconda vita ora è la volta di Second Earth, ovvero un ambiente immersivo frutto dell’incrocio tra Second Life e Google Earth. È questa l’ipotesi avanzata da Technology Review, autorevole testata del Mit (Massachuttes Institute of Technology), che in un lungo articolo prova a spiegare perché i sistemi di mappe tridimensionali online (tipo Google Earth o Microsoft Virtual Earth) finiranno prima o poi col fondersi con i mondi virtuali tanto di moda (SL, Entropia Universe, There e altri ancora).
Certo, l’impresa non è delle più semplici, ci vorranno anni e anni di sviluppo per duplicare l’intero globo in 3D e renderlo abitabile. Ma, secondo l’autore dell’articolo, si tratta anche di una evoluzione ormai inevitabile, se non altro perché troppo cool (e redditizia) per essere tralasciata. Il risultato sarà un Metaverso in cui gli avatar potranno passeggiare tra le avenue di Manhattan, ascoltare un’opera all’interno della riproduzione della Scala di Milano o esplorare la savana africana con un utente conosciuto per caso (guarda le immagini). E, ovviamente, ci si potrà teletrasportare sui continenti, nuotare nelle acque delle Maldive, fare una visita alla sede virtuale del Louvre o degli scavi di Pompei. Il tutto comodamente da casa propria.
L’altra conseguenza dirompente di Second Earth sarà (o meglio: sarebbe) il superamento del Web così come lo conosciamo ora: a due dimensioni, navigabile per pagine piatte. La rete evolverà verso il World Wide Sim, un ambiente di simulazione in cui siti e indirizzi corrisponderanno a veri e propri luoghi del Metaverso.
Ironia della sorte (o sagacia della letteratura): tutto ciò era stato già descritto in un romanzo cyberpunk di Neal Stephenson, Snow Crash (introvabile ormai in italiano). Correva l’anno 1992 e il web era appena nato.

In tour con Google Earth

Come funziona Second Life

  • nicolabruno
  • Mercoledì 27 Giugno 2007

On the lot, un’italiana nel reality di Spielberg

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  • Tags: a-cinic-angel, Claudia-La-Bianca, DreamWorks, film, Italia, miami, On-the-Lot, reality, Steven-Spielberg
  • Un commento

Il reality è ancora un format vivo e vegeto, con buona pace di tutti quelli che ne avevano già decretato la morte. Dopo il successo globale di The Big Brother, Survivor, isole dei famosi e fattorie dei disperati, il tormentone continua. Nelle sfide senza tregua per un quarto d’ora di successo, ci sono aspiranti cantanti, modelli, attori, cuochi, produttori e registi.

Se poi un nuovo reality nasce da un’idea di Steven Spielberg e di Mark Burnett, e in palio c’è un contratto da un milione di dollari con la DreamWorks per realizzare un film, allora l’attenzione è planetaria. Il progetto si chiama On the Lot. E ha messo in moto speranze e creazioni di migliaia di registi in erba. Agli studios sono arrivati 12 mila corti, di un massimo 5 minuti, per 3.600.000 secondi di girato totali. Tra questi sono stati scelti 200 registi, cui è stato affidato il primo compito: realizzare un cortometraggio in una sola settimana.

Claudia La Bianca (qui alcuni suoi video), unica italiana in concorso, una degli unici tre europei selezionati, ci ha impiegato cinque giorni, e ha passato anche questa seconda selezione. Claudia è una regista italiana che da dieci anni vive a Miami, dove si occupa principalmente di realizzare video musicali. E dove ha girato A cinic angel (guarda il video), il corto con cui ha partecipato al concorso:

“Steven Spielberg ha personalmente guardato tutti i 200 corti” spiega la regista a Panorama.it “Ed è stato lui in persona a scegliere i 50 semifinalisti. Dopo quella selezione, siamo stati invitati a Los Angeles per una settimana veramente faticosa: l’hanno definita il campo di concentramento di Hollywood.”
Raccontaci com’è andata
La nuova prova consisteva in 3 minuti di discorso con cui vendere il nostro primo film. Hanno eliminato così un altro gruppo e siamo rimasti in 36. Poi ci hanno concesso 24 ore per realizzare un nuovo cortometraggio e siamo rimasti in 24. L’ultima prova è stata per me la più eccitante: girare un corto con l’aiuto di una produzione professionista negli studi di Hollywood in solo 1 ora. E ne hanno mandati a casa altri 6. Infine rimanevano 18 finalisti e io ero ancora in gioco!
I tuoi lavori sono piaciuti alla giuria?
Mi hanno fatto molti complimenti. Ne sono orgogliosa perché i nomi erano di tutto rispetto: Carry Fisher, la Principessa Leila in Guerre Stellari, Garry Marshall, il creatore di Happy days e il regista che ha scoperto Julia Roberts con Pretty Woman, Jon Avnet, regista di Pomodori verdi fritti… e Brett Ratner, regista di Red Dragon, Rush Hour3 e X men 3.
E ai 18 finalisti cosa è successo?
Sono stati votati da casa, con il televoto, e i primi tre ad essere eliminati siamo stati noi unici europei… ma non importa, io la mia sfida l’ho vinta! Sono stata selezionata fino alle finali dai Big di Hollywood e ora sono sotto contratto con la DreamWorks per un anno e potrò presentare idee e copioni!

Claudia ci confessa di avere in cantiere due progetti di film da ambientare in Sicilia. Nel frattempo la sfida a On the Lot continua, tutto ora è nelle mani del pubblico. E di eliminazione in eliminazione, in agosto, con i voti on line si arriverà al vincitore. Il migliore. Oppure quello con la famiglia più numerosa…

  • giulia.crepaldi
  • Mercoledì 27 Giugno 2007

Le mucche della Cowparade valgono un milione di euro

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  • Tags: Champions-for-childre, Clarence-Seedorf, Cowparade, Milano, mucche-dartista, Piero-Lissoni, Sothebys
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[url=http://www.cowparademilano.it/]Cowparade[/url] è la grande mostra a tema di arte contemporanea che dal 1998, da un'idea del famoso scultore svizzero Pascal Knapp, invade tutti gli anni le vie delle metropoli del [url=http://www.cowparade-eu.com/]mondo[/url] portando la creatività degli artisti in mezzo alla gente. Fino ad oggi cowparade è stata in scena in 40 città (New York, Chicago, Sidney, Londra, Parigi, San Paolo, Tokyo, ecc.) coinvolgendo centinai di creativi, attirando in media per ciascuna edizione oltre un milione di visitatori. Le mucche milanesi saranno esposte fino al 17 giugno.<br /> [i](Credits: [url=http://flickr.com/photos/marmaz/]marcomazzei[/url] by Flickr)[/i]

Ammirate, ambite, cavalcate, sfregiate, rapite. Si conclude con un lieto fine la movimentata avventura delle mucche d’artista della Cowparade, la mostra open air che ha incuriosito Milano nei mesi scorsi.
Le mucche, variopinte e tutte diverse, erano sparse per vie e piazze. Una di loro è stata rubata da un giovane artista, che se l’è caricata in auto e l’ha esposta in camera da letto. Ma l’ha dovuta restituire perché scoperto dalla polizia. Un’altra invece non è mai stata ritrovata, nonostante la diffusione di una foto segnaletica. I vitellini dipinti dai bambini ed esposti al Parco Sempione hanno subito l’attacco dei vandali. Mentre altre sculture sono state rovesciate e calpestate dagli ultras del Milan durante i festeggiamenti per la Champions League.

Le fatiche della mandria colorata sono finite la sera del 25 giugno alla Triennale. In un’asta benefica battuta da Sotheby’s, cui hanno partecipato più di 600 persone, sono stati raccolti 924 mila euro che sono stati devoluti a Champions for children, la onlus creata dal giocatore del Milan Clarence Seedorf per aiutare i bambini dei Paesi in via di sviluppo. La mucca più pagata (42 mila euro) è stata “Vitella”, che pascolava in largo La Foppa. L’autore è Francesco Lissoni, figlio del famoso designer Piero, la cui mucca è stata battuta a “soli” 13 mila euro.

Guarda la GALLERY

  • cristina bassi
  • Mercoledì 27 Giugno 2007

Anche i gangster hanno un cuore: Lunatic, il film londinese autoprodotto

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  • Tags: Bill-Maloney, dvd, film, Lunatic, Time
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In questi giorni esce in Inghilterra il dvd di Lunatic, un film che ha attirato l’attenzione dei media e di giornali prestigiosi come il Times, perché è stato realizzato in 21 giorni a un costo di 40 mila sterline (60 mila euro). Una cifra praticamente irrisoria per un lungometraggio.

La ragione di un costo così basso è che per girarlo il regista ha scelto attori non professionisti, gente della strada che doveva interpretare se stessa. L’uomo ha un metodo che definisce “pionieristico”, e consiste nel rendere le scene il più vicino possibile alla realtà, a beneficio dello spettatore. Ogni attore deve conoscere a memoria anche tutte le battute degli altri, così quando la telecamera si accende, la scena è girata in un unico ciack: sequenze di 4 o 5 minuti senza tagli, che simulano la vita vera e lasciano anche spazio all’improvvisazione.

Il film è scritto, diretto e interpretato da Bill Maloney, prodotto da sua moglie Maria e girato dalla figlia Regan. Lunatic racconta le vicende di un gangster e prende spunto dalla vita dello stesso Bill e qualcuno, visto il contenuto del film, ha persino tirato in ballo Il Padrino.

Forse questo film non sarà un capolavoro, forse non brilla per tecnica o qualità, ma Lunatic ha qualcosa di particolare, che pochi film di oggi hanno: ha cuore. Ha infatti rafforzato i legami di una famiglia che credeva in un progetto ambizioso, i Maloney, e sopratutto ha unito gli abitanti di un’area grande come una piccola città, Lewisham, spingendoli a impegnarsi e supportare il progetto. Ognuno con i propri mezzi. I gestori di pub e negozi hanno messo a disposizione i loro locali per le riprese, i tassisti si sono offerti di interpretare tassisti, e così gli operai e persino gli alcolisti: tutti insieme, per costruire qualcosa di importante. Questo film. Ed è ironico che un film gangster, violento e pieno di parolacce, abbia saputo in realtà unire così tante persone.

Il trailer del film:

  • bartoloansaldi
  • Martedì 26 Giugno 2007

Le stanze dei misteri nell’arte di Thomas Demand

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  • Tags: arte, mostre, Thomas-Demand
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[color=red][b]THOMAS DEMAND[/b][/color]<br /> Fondazione Giorgio Cini, Venezia<br /> Fino al 7 luglio<br /> [url=http://www.fondazioneprada.org]www.fondazioneprada.org[/url]

di Gianluca Marziani

Intorno al 1989 il tedesco Thomas Demand (1964) ha avuto un’intuizione: replicare luoghi esistenti con modellini in cartone, quindi fotografarli affinché nella stampa sembrino reali mentre nascondono strane atmosfere metafisiche. In passato ha ricostruito il nascondiglio di Saddam Hussein, lo studio di Albert Speer, la casa del serial killer di Milwaukee, legando storia e finzione nel suo teatro fotografico senza figure umane. A Venezia (a cura di Germano Celant) arriva con due progetti: un’installazione che richiama l’intervento americano in Iraq e un lavoro dove alla foto si aggiungono il backstage documentativo e la stessa scultura che vediamo nel quadro.

Fino al 7 luglio, alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia (progetto di Fondazione Prada) www.fondazioneprada.org

  • redazione
  • Martedì 26 Giugno 2007

Inteatro a Polverigi: il borgo diventa un palcoscenico

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  • Tags: Andrea-Rivera, Big-Art-Group, Cinema, danza-contemporanea, Polverigi, Rosa-Casado, teatro-contemporaneo
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Polverigi, un piccolo comune in provincia di Ancona che conta appena 3 mila e 400 anime, sta per essere invaso da circa 5 mila visitatori in occasione della trentesima edizione dell’Inteatrofestival, un cartellone di creazioni teatrali contemporanee diretto da Velia Papa assessore alla cultura del comune di Senigallia, che anno dopo anno ha fatto conoscere il piccolo borgo marchigiano anche ai grandi circuiti europei del teatro e della danza contemporanea.

Il festival che si svolgerà dal 27 giugno al primo luglio prossimo, ospiterà 13 tra compagnie e artisti solisti di cui otto stranieri (tra cui Rosa Casado e Simona Levi dalla Spagna, Big Art Group e Theo and the Skyscrapers di New York, e Nico and the navigators da Berlino) e cinque italiani (tra cui Santasangre e Andrea Rivera). Le serate più attese sono quelle conclusive (30 giugno e primo luglio) quando Big Art Group, la compagnia giudata dal regista newyorkese Caden Manson, presenterà la prima mondiale di The people, uno spettacolo che trasformerà il borgo di Polverigi in un unico grande set teatrale. I protagonisti saranno gli abitanti del paese ripresi nell’intimità delle loro case e nelle piazze. Le inquadrature di vita quotidiana “indoor” e “outdoor” verranno poi proiettate in diretta sulle pareti degli edifici cittadini.
Per questo mix di realtà e finzione, azione e proiezione, improvvisazione e azione teatrale, gli abitanti saranno affiancati da attori della compagnia. Un piccolo tributo che i polverigiani dovranno pagare agli organizzatori del festival, per aver reso famoso il proprio paese anche a livello europeo.

La gallery degli artisti Inteatro 2007

  • daria.bianchi
  • Martedì 26 Giugno 2007

Homer Simpson, nuovo testimonial di Cristo

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  • Tags: Blair, Chiesa-anglicana, Homer, Papa, Simpson
  • 2 commenti

Mentre Blair è tentato dal cattolicesimo e va in visita a Roma per incontrare il Papa, in Gran Bretagna si affaccia un nuovo testimonial per la Chiesa anglicana. È Homer Simpson, lo svogliato papà di Bart negli ormai strafamosi cartoon di Matt Groening. Homer abbandona divano e telecomando e si appresta a diventare predicatore. Lo rende noto il quotidiano inglese Telegraph, spiegando che Homer “affiancherà Gesù nell’educare i ragazzi della Chiesa anglicana”. La settimana prossima - continua il Telegraph - i catechisti delle diocesi inglesi riceveranno un libro intitolato Mixing it up with The Simpson, in cui i temi della fede cristiana verranno affrontati attraverso episodi del cartone animato. L’attesa della seconda venuta di Cristo sarà spiegata ai ragazzi attraverso l’impazienza di Bart di vedere Krusty il Clown, mentre l’amicizia tra i compagni di sbronze Homer e Barney sarà l’esempio per far capire l’importanza di costruire relazioni forti. Il volume suggerisce anche attività per i giovani fedeli, come quella di porre davanti a loro un piatto di ciambelle con la scritta ‘non toccare’ per provare la loro resistenza alle tentazioni. L’iniziativa ha già avuto risposte negli ambienti ecclesiastici: il vescovo di Oxford John Pritchard ha dichiarato che “dando agli educatori risorse che riflettono la cultura popolare, li aiuteremo a diventare narratori per una nuova generazione”.

  • antonio.carnevale
  • Lunedì 25 Giugno 2007
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