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Predicatori nelle piazze che raccontano la loro verità e trasformano le nostre strade in succursali del famoso Speaker’s Corner londinese. Linee dei call center intasate di notte da chi chiama solo per parlare, come si legge anche in questo divertente racconto. O il successo di un’iniziativa come Due chiacchiere gratis, Onlus che gira per le città con un tavolino e due sedie per ascoltare chi ha voglia di sfogarsi.
Vivremo anche in una società high tech-low touch, come teorizza il sociologo Enrico Cheli. Ma la realtà è che le persone hanno sempre più bisogno di parlare con qualcuno. E di sentirsi davvero ascoltati, cosa che capita di rado in famiglia e con gli amici.
“Parlare con una persona e non solo via computer, se ci si sente ascoltati, è una soddisfazione che non ha probabilmente uguali” dice la psicologa Giuliana Proietti “Il problema oggi è quello di trovare qualcuno realmente interessato ad ascoltare le nostre confidenze. Come accadeva invece tempo fa, quando si viveva in famiglie allargate, piccole comunità; gli argomenti molto spesso riguardavano e interessavano tutti”, sottolinea la psicologa.
Lo ha capito anche Sergio Napolitano, ingegnere elettronico appassionato di teatro, e fondatore di Due chiacchiere gratis. “Da noi vengono tutti” spiega “dalla ragazza furiosa con la suocera all’uomo con problemi di lavoro. Arrivano scuri in volto e se ne vanno con un sorriso. Dicono che parlare con un estraneo è meglio; non hanno tabù e non si sentono giudicati. Noi” precisa “non diamo consigli e i volontari non seguono training specifici. Il segreto è solo la voglia di ascoltare”. Ma qual è l’identikit delle persone che la domenica si siedono davanti a lui o ai suoi collaboratori? “Più o meno lo stesso numero di uomini e donne” racconta Sergio Napolitano “ma gli uomini sono più giovani. E poi abbiamo una crescita esponenziale di immigrati, soprattutto latini. Per loro, così espansivi, la freddezza delle nostre città è davvero difficile da affrontare”, spiega.

Una nuova voglia di chiacchierare come reazione all’eccesso di virtuale, così di moda oggi? “Anche” ipotizza il sociologo Francesco Morace “Nelle relazioni emerge la necessità di vedersi, parlarsi” dice “torna l’importanza della tangibilità e della sensorialità, la centralità del cibo, del bere, del conversare. Basta guardarsi attorno: sui marciapiedi delle nostre città incontriamo nugoli di persone che fuori dai bar si dilettano nella semplice arte della chiacchiera. Perché l ‘eccesso di virtuale conduce a un fenomeno di compensazione che è proprio l’incontro intimo e personale”.
Non solo: il glorioso Telefono Amico, che compie 40 anni, pur in assenza di incontri continua a fare numeri notevoli: 120.000 contatti all’anno per un totale di 19.000 ore di ascolto gestite da circa 700 volontari. “Ascolto è la nostra parola d’ordine” spiega il presidente Silvio Bagattin “anche se i volontari seguono corsi di formazione, non danno direttive. Se è il caso, consigliano uno specialista, anche se per i problemi più comuni, ossia crisi nelle relazioni sentimentali e in famiglia e beghe di lavoro, spesso basta il nostro appoggio”, dice ancora Bagattin. E aggiunge che a telefonare sono in leggera maggioranza gli uomini, e la fascia di età più rappresentata è tra i 26 e i 55 anni. Ma anche, a sorpresa, che i fatti di attualità spesso si traducono in un’impennata di chiamate: “Sembrerà strano, ma l’ultimo picco lo abbiamo avuto vicino alla scadenza per destinare il Tfr. In casi del genere in famiglia la tensione aumenta, saltano equilibri già precari. E la gente si affida a un filo per sfogarsi”, conclude.
Anche con il miglior training, comunque, sarebbe difficile ascoltare la donna che parla più velocemente al mondo: guarda il VIDEO
- Domenica 22 Luglio 2007









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Commenti
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Il 23 Luglio 2007 alle 16:43 zelda__ ha scritto:
Però il paragone tra virtuale e onlus “fisiche” non mi convince, si tratta comunque di due cose molto diverse tra loro. Internet (o il virtuale, come lo chiamano alcuni) ha un vantaggio: permette di individuare un intelocutore che ha i miei stessi interessi o problemi. I ragazzi di telefono azzurro o delle onlus saranno pieni di buona volontà ma dubito che si divertano come matti ad ascoltare conversazioni su argomenti di cui, tutto sommato, non gli importa molto. In più internet consente di conversare con altre persone ovunque esse si trovino, polo nord incluso. E poi a me non piacerebbe chiacchierare con un tizio che lo fa solo per farmi un piacere. Molto meglio una persona “vera” che condivida “davvero” i miei stessi interessi. Anche se questa sta lontano.
Il 24 Luglio 2007 alle 15:52 barbara.sgarzi ha scritto:
Zelda: certo, si tratta di cose diverse, come sottolinei tu. La “stranezza”, secondo me, è che appunto, nonostante la grande possibilità di trovare un interlocutore online, gli italiani continuano a rivolgersi ancora alle persone fisiche con cui fare due chiacchiere, che facciano parte di associazioni storiche, come Telefono Amico, o nuove di zecca, come Due chiacchiere gratis.
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