
Dopo le prime pagine dei giornali di mezzo mondo, i continui annunci di sbarchi eccellenti e le mirabolanti promesse di soldi facili per tutti, è arrivato il momento della ritirata da Second Life? Il mondo virtuale è davvero in crisi, così come racconta il Los Angeles Times in un articolo subito ripreso da gran parte della stampa italiana e internazionale?
Secondo la testata americana sono tre gli indizi dello “sboom” in corso: 1) diverse multinazionali stanno abbandonando le isole faraoniche costruite durante il facile entusiasmo della prima ora; 2) i tentativi di business su SL si stanno rivelando un clamoroso flop; 3) gli avatar che fanno regolarmente visita al mondo virtuale non sono tanti (30-40mila) e quasi esclusivamente interessati ai quartieri a luci rosse e ai negozi in cui si vendono genitali (già, perché l’avatar “modello base” non prevede questi optional).
Il quadro a tinte fosche del quotidiano californiano si è subito attirato le critiche di alcune aziende tirate in ballo (si veda questo pezzo di VisionPost). Laura Thomas di Dell accusa l’autore del pezzo di parzialità (”guarda a un solo aspetto della vicenda”) e, nonostante il calo delle visite negli ultimi mesi, ribadisce il ruolo strategico della presenza nel mondo virtuale per la sua società. Sperimentare, d’altronde, vuol dire anche imparare dagli errori e arrivare pronti alle prossime sfide. Secondo i dati di Gartner, infatti, di qui al 2011 l’80 per cento degli utenti web avrà una “seconda vita” virtuale.
Marc Schiller di ElectricArtist, agenzia che ha gestito per conto di Starwood il lancio dei fallimentari hotel virtuali Aloft, ammette l’ingenuità di fondo del progetto (”gli abitanti di SL non hanno bisogno di dormire in un hotel”), ma riconosce l’importanza dei feedback arrivati dagli avatar per la progettazione della nuova linea di hotel del mondo reale.
Prova ad andare oltre il facile sensazionalismo (sia ottimista che pessimista) che circonda Second Life anche Pierluigi Emmulo di Communication Village (agenzia italiana focalizzata sulla comunicazione nei mondi virtuali), che critica la lettura troppo semplicistica del LA Times: “L’insuccesso di una o più aziende che hanno utilizzato lo strumento non coincide in nessun caso con l’inconsistenza del mezzo, ma dall’incapacità di chi lo ha impiegato a sfruttarlo al meglio. (…) In parecchi casi sono stati attuati metodi di gestione del tutto inadeguati. Ma questo ovviamente non fa di Second Life uno strumento scadente, solo uno strumento caratterizzato da una sfera di opportunità da comprendere più a fondo e da imparare a gestire al meglio”.
- Domenica 5 Agosto 2007









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